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Fortezze e piazzeforti quadrilatere in Piemonte: modelli ed esempi fra XVI e XVII secolo

Pubblicazioni > Articoli e contributi > Età Moderna


da G. Amoretti, P. Petitti (a cura di),
La scala di Pietro Micca. Atti del Congresso Internazionale di Archeologia, Storia e Architettura Militare, Torino 11-13 novembre 1998, Torino 2000, pp. 409-440

Roberto Sconfienza

FORTEZZE E PIAZZEFORTI QUADRILATERE IN PIEMONTE
MODELLI ED ESEMPI FRA XVI E XVII SECOLO

ILLUSTRAZIONI

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TESTO
*


La trattatistica rinascimentale di architettura militare propone generalmente come primo modello teorico di fortificazione il quadrilatero dotato di quattro bastioni presso gli angoli, le cui linee capitali, qualora la figura di partenza sia un quadrato, derivano dal prolungamento delle diagonali.
La concezione del quadrilatero bastionato, la cosiddetta “figura quadra”, è originariamente legata all’idea di protezione della cortina tramite l’avanzamento verso la campagna delle strutture difensive degli angoli, in un periodo in cui i tratti di cortina delle piazzeforti sono ancora considerati dall’assalitore il punto più debole da attaccare[1]. E’ nell’ambiente dei Sangallo che si recupera il primo progetto teorico di quadrilatero bastionato, datato fra il 1503 e il 1507, con la disposizione delle cannoniere lungo i fianchi ritirati dei quattro bastioni angolari, per battere d’infilata il terreno davanti alla cortina mediana[2]. Le prime realizzazioni che prevedono l’applicazione del modello geometrico sono le fortificazioni di Sansepolcro e il forte di Nettuno. Se il secondo caso (esecuzione: 1501-1503) rappresenta nella realtà tridimensionale l’immagine concreta del modello geometrico ideale, con perfetto fiancheggiamento reciproco fra i bastioni angolari e incrocio di tiri di fronte al punto medio della cortina[3], la piazza di Sansepolcro offre non solo nella cittadella (progettazione: 1500, esecuzione: 1502-1503) un esempio di quadrilatero bastionato, in quest’occasione creato su una preesistente struttura fortificata quattrocentesca, ma nell’intero circuito murario, di profilo subquadrangolare, un richiamo al modello geometrico, derivante tuttavia dall’ammodernamento di una cinta urbana medioevale[4].
I vantaggi derivanti dall’adozione del quadrilatero sono ben illustrati in un trattato anonimo del XVI secolo, in cui si spiega che tale figura è assai apprezzata dagli ingegneri militari, perché viene realizzata con poca spesa, dovendosi edificare soltanto i quattro bastioni d’angolo, è assai adattabile alle più svariate condizioni morfologiche dei siti piccoli, determina di conseguenza la necessità di una ridotta guarnigione, e, infine, è anche applicabile alle piazze di campagna, essendo il tipo più facile e veloce da realizzarsi[5]. Gli svantaggi esistono al momento in cui un quadrilatero assuma dimensioni tali da impedire la totale copertura fra un bastione e l’altro e della cortina compresa fra i due; è di questa portata l’esempio di un’illustrazione presente nell’opera del Busca, in cui l’autore raffigura l’assalto e la cattura di una cittadella quadrangolare con piccoli bastioni ormai aperti in breccia nelle facce simmetriche rispetto alla cortina centrale, a sua volta priva di opere mediane ed esterne[6]. L’ingegnere, tuttavia, appartiene già ad una generazione che aveva compreso quanto la conduzione degli assalti alle cortine fosse svantaggiosa e di gran lunga più efficace quella ai bastioni, l’elemento portante della difesa per fianco, allineandosi, d’altro canto, alla tradizione, ormai europea, delle cittadelle poligonali[7]. Da parte sua l’anonimo autore del XVI secolo citato precedentemente, dopo aver spiegato le ragioni per cui possono determinarsi condizioni sfavorevoli alla fortificazione quadrangolare[8], propone una soluzione per ovviare a tali svantaggi, inserendo nei lati troppo lunghi le piattaforme, come si era fatto a Sansepolcro[9].
La fortuna del modello quadrilatero non è certo della portata di quello poligonale, tuttavia è possibile seguirne lo sviluppo durante il XVI secolo e oltre, sia nell’Italia centrale sia nel resto d’Europa; rientrano ancora nelle attività di Giuliano e Antonio il Vecchio da Sangallo le fortezze a schema quadrilatero di Pisa (1510-1512) e Livorno (1519-1533)[10], seguono poi le fortezze medicee di Santa Barbara a Pistoia (1541), opera del Bellucci[11], la cittadella di Siena (1561), di Baldassarre Lanci[12], che nel 1564 progettò anche l’impianto quadrilatero di Terra del Sole, la nuova città voluta da Cosimo de’ Medici[13], il castello di Piombino di Giovanni Battista Camerini[14], la cittadella di Cortona (1556) di Francesco Laparelli[15], il forte di Belvedere a Firenze (1590), progettato dal Buontalenti[16]. Nel resto d’Italia si possono ancora ricordare per esempio le cinte quadrilatere di Pavia[17], Senigallia[18] e, nel Vicereame di Napoli, i castelli di Barletta (1537), dell’Aquila (1543) e di Crotone (1573)[19]. Ma è ancor più interessante notare la diffusione del modello al di fuori della penisola italiana, che spazia dal mastio della Goletta di Tunisi (1539)[20], alla piazzaforte veneziana de La Canea di Candia (1538-39), opera del Sanmicheli, con il ridotto centrale dello scoglio de La Suda (1571)[21], alle cittadelle di Metz (1560-1564) e Spandau (1578-1594)[22] o ai forti Urbano del Buratti a Castelfranco Modenese (quarto decennio del XVII secolo)[23] di Juliers (Jülich) in Renania[24] e Augustus in Scozia (1736)[25], per giungere fino alle colonie spagnole della Florida, con le fortezze di Sant’Agostino (1595) e la più recente di San Marcos (1672)[26], ed echeggiare ancora negli impianti del forte francese Carillon di Ticonderoga (1755) o del famoso forte britannico William Henry (1755), espugnato dai Francesi del Marchese di Montcalm durante la Guerra dei Sette Anni[27].
Di particolare importanza è la diffusione del modello quadrilatero bastionato in Francia, ad opera di ingegneri militari italiani come Girolamo Marini o Bernardo Buontalenti, autori rispettivamente degli impianti quadrangolari di Vitry-le François (1545), Villefranche-sur-Meuse (1545), e della cittadella di Perpignan (1562)[28]; infatti, al momento in cui Francesco I annetté il Piemonte al suo regno e i governatori francesi stabilirono di ristrutturare alcune piazzeforti come Torino, Chivasso, Carmagnola, vi era certamente da parte della committenza una sensibilità formata all’adeguamento del modello quadrilatero a cinte fortificate preesistenti. D’altro canto spesso gli architetti interpellati erano di origine italiana e perfettamente inseriti nel clima della cultura fortificatoria del primo quarantennio del XVI secolo.
Prima di procedere con la descrizione dei diversi esempi di opere fortificate quadrilatere piemontesi, è necessaria una considerazione. Il modello in esame non viene quasi mai applicato estrapolando dai trattati e trasferendo sul terreno la figura geometrica ideale, ma essa si modifica e si plasma in ogni caso particolare, obbedendo, generalmente, a due ordini di vincoli territoriali, dati a priori e con funzione catalizzatrice: la natura del sito e le preesistenze di ascendenza medioevale. Sarà possibile notare, per esempio, come i perimetri delle cinte medioevali di Torino e Chivasso inducano a trasformare le piazze in grandi quadrilateri con bastioni angolari, oppure come i castelli di Carmagnola, Pinerolo o Trino vengano racchiusi da un recinto quadrangolare bastionato ai vertici, ma anche come la natura di piccoli siti d’altura ispirino gli impianti della Castiglia e della cittadella di Ivrea o del forte di Santa Brigida a Pinerolo, o ancora come l’orografia di certi luoghi imponga varianti di adeguamento al terreno agli impianti sostanzialmente quadrilateri, per esempio, delle cittadelle di Ceva e Villefranche.
Quando l’ammiraglio Philippe de Chabot occupò il Piemonte nel 1536, trovò la piazzaforte di Torino cinta ancora dalle mura romane, modificate in età medioevale. Tuttavia il perimetro delle antiche fortificazioni descriveva nella campagna un quadrilatero perfetto che non poteva non essere apprezzato per le sue proporzioni geometriche. Già il Duca di Savoia Carlo II, nel 1533, aveva dato avvio ad un programma di fortificazione degli angoli del quadrilatero con bastioni in terra uniti da cortine, grazie all’intervento di Stefano Colonna da Palestrina, ma all’arrivo dei Francesi aveva abbandonato la città senza portare a termine i lavori[29]. E’ un fatto singolare che spetti proprio ai Francesi l’avvio materiale della tradizione architettonico-militare piemontese d’età moderna, contro la quale si scontrarono sovente nei secoli successivi, ma la contingenza degli eventi storici fece sì che nell’alta valle del Po la potenza militare d’oltralpe, per mantenere l’importante testa di ponte aperta sulla penisola italiana, dovesse fronteggiare quella spagnola, ben fornita di ingegneri militari fin dai tempi di Carlo V, e, per far ciò, avesse necessità di possedere una serie di piazze conformi alla tecnica fortificatoria dell’epoca. Torino, il centro principale della nuova provincia di Francia, doveva essere protetta adeguatamente; pertanto dal 1538 al 1541 il governatore Claude d’Annebault incaricò i fratelli de’ Medici da Casteldurante per la realizzazione di quattro bastioni in muratura con orecchioni curvilinei, che, localizzati sui quattro angoli della “città quadrata”, rispondevano perfettamente alla concezione difensiva, da angolo saliente su cortina, tipico del primo trentenio del XVI secolo. Presso la porta Fibellona, infine, fu realizzata già nel 1536 una piattaforma a fronte saliente che, oltre a proteggere l’ingresso in città dal lato del Po, rappresenta un primo esempio di associazione fra opere lungo le cortine e bastioni angolari. L’aspetto di quadrilatero bastionato fu mantenuto dalla città, pur con l’aggiunta della cittadella pentagonale filibertiana a partire dal 1564, fino alla realizzazione del primo ampliamento, ad opera di Carlo di Castellamonte, all’inizio del XVII secolo[30].
Nel 1542 i Francesi occuparono Chivasso e nello stesso anno si procedette al “guasto” dei borghi suburbani di San Francesco e San Pietro, operazione preliminare per l’edificazione di nuove fortificazioni e la creazione della spianata per battere il terreno circostante la piazzaforte[31]; evidentemente, subito dopo il completamento della ristrutturazione della piazza di Torino la Francia volle assicurarsi un secondo nodo strategico lungo il Po, che rappresentava la base di partenza per eventuali operazioni verso Est e i domini spagnoli. In seguito alla demolizione del borgo San Pietro la città assunse la forma di un rettangolo allungato, che fu munito dagli occupanti con quattro bastioni in terra sugli angoli. Il quadrilatero, tuttavia, presentava rischi di scarsa copertura delle cortine sui lati lunghi, esattamente come avvertivano i trattatisti rinascimentali, cosicché la ristrutturazione di età filibertiana, attuata probabilmente da Ferrante Vitelli negli anni ‘70 del sec. XVI, oltre al rifacimento in muratura dei bastioni, prevedette due piattaforme a metà dei lati Nord e Sud, con fronte rettilinea e cannoniere nei fianchi ritirati, per battere l’ampio fossato allagato e incrociare il tiro con i fianchi dei quattro bastioni.
La fortificazione cinquecentesca di Chivasso rappresenta in maniera piuttosto emblematica l’abitudine di adeguare le vecchie cinte medioevali ai nuovi principi difensivi. Infatti una mappa progettuale del Restae la pianta della città riprodotta sul Theatrum Sabaudiae[32] illustrano numerose torri medioevali e il fronte meridionale del castello aleramico, completo di fossato, inglobato nella cortina urbana del lato Sud, con l’aggiunta della piattaforma; inoltre, lungo lo stesso lato Sud, in corrispondenza di una rientranza della cortina, presente già in epoca medioevale[33], fra la terza torre, partendo da Est, e la piattaforma, viene realizzata una sorta d’orecchione che agevola il fiancheggiamento della cortina stessa, mal coperta nel settore orientale anche dalla piattaforma[34].
All’estremo opposto di Chivasso, rispetto a Torino, sorgeva la piazza di Carmagnola, occupata dai Francesi fin dal 1534. Si trattava di una vera spina nel fianco per lo stato sabaudo di Carlo II e un nodo strategico per la Francia in vista del controllo del Piemonte Occidentale: gli occupanti iniziarono l’ammodernamento della cinta fortificata, realizzando entro il 1559, data in cui la piazza fu restituita ad Emanuele Filiberto, i bastioni pentagonali ed il rivestimento quadrilatero bastionato del vecchio castello, dotato di fossato[35].
E’ significativo, in questa sede, notare che a Carmagnola si recupera uno dei primi esempi di cittadella quadrilatera piemontese e che accanto ad essa devono essere annoverate quelle di Alba, San Damiano, Moncalvo, Moncalieri, Pinerolo, presentate nella documentazione grafica allegata all’opera di Francesco Orologi[36]e derivanti dalla ristrutturazione di castelli più antichi. L’autore scrisse il trattato, per istanza del Maresciallo de Brissac, che, essendo governatore del Piemonte nel 1559, al momento in cui la pace di Cateau Cambresis stabilì la restituzione dei domini sabaudi ad Emanuele Filiberto, desiderava convincere il Re di Francia Enrico II a non cedere le piazzeforti piemontesi ristrutturate dai governatori francesi, facendone illustrare le caratteristiche difensive. Ma, soprattutto il fatto che le raffigurazioni delle piazze vengano subito in coda al trattato, dove sono presenti i più moderni precetti teorici e le tecniche costruttive dell’arte fortificatoria dell’epoca, potrebbe essere indicativo del valore attribuito al modello quadrilatero e alla portata della sua abbondante sperimentazione in territorio piemontese su realtà preesistenti[37]. A conferma di ciò è opportuno ricordare che nell’opera dell’Orologi risultano, inoltre, quattro piazze di perimetro quadrilatero dotate di bastioni presso gli angoli, quali le già citate Torino, con raffigurazione progettuale di cittadella pentagonale a cavallo del lato Est delle mura[38], e Chivasso, seguite da Centallo e Gaglianino.
Il mastio della cittadella di Pinerolo completa la serie delle fortificazioni realizzate dai Francesi durante il periodo d’occupazione. Si tratta del nucleo più antico della fortezza, che assunse forma di quadrilatero bastionato per cingere l’antico dongione, ottemperando, inoltre, ad una norma della trattatistica dell’epoca che consigliava l’applicazione del modello a ridotti siti d’altura, qual’era, per esempio, il Monte Pepino sovrastante la spianata di San Maurizio, su cui sorse l’opera in esame[39]. E’ noto poi il destino della cittadella di Pinerolo, che, ricaduta in mano francese nel 1630, costituì il nucleo della grande piazzaforte di frontiera, voluta da Luigi XIV e progettata dal Vauban nella pianura piemontese, a pochi chilometri da Torino, per minacciare la capitale sabauda fino al 1696[40].
Durante il regno di Emanuele Filiberto, in seno al programma di ammodernamento delle difese dello Stato Sabaudo[41], determinante la nascita di opere fortificate che vanno dalle cittadelle di Rumilly, Bourg-en-Bresse e Montmelian alle fortificazioni di Torino, Savigliano, Mondovì o a quelle dei domini sulla Costa Azzurra, si possono isolare alcuni casi di fortezze quadrilatere bastionate e prima fra tutte la cittadella di Ceva[42]. Essa fu oggetto di interventi già durante la dominazione francese e, come mostra una tavola presente nell’opera dell’Orologi, l’altura su cui sorgeva il castello più antico fu circondata di fronti bastionate[43], ma fu con Emanuele Filiberto che la fortezza assunse la forma di quadrilatero irregolare; venne poi ulteriormente rinforzata, durante il regno di Carlo Emanuele II, stando al Theatrum, e presentava una grande piattaforma a fronte saliente nel centro del lato lungo aperto verso la campagna.
Mentre i Francesi fortificavano la piazza di Chivasso, e creavano le cittadelle di Carmagnola e Pinerolo, il governatore spagnolo di Ivrea, Cristoforo Morales, nel 1544 dette l’avvio alla costruzione della fortezza arroccata a Nord-Ovest della città, oltre la Dora Baltea, denominata “La Castiglia”. La prima fase dell’opera presentava un puntone rivolto verso Ovest con due bastioni simmetrici ad Est, e tale rimase sicuramente, dopo l’occupazione francese, fino al 1559, essendo rappresentata ancora con tali caratteristiche nell’opera dell’Orologi[44]; fu probabilmente sotto Emanuele Filiberto che la Castiglia, in conformità forse alla diffusione del modello negli anni precedenti e per l’adeguamento all’area ridotta del sito d’altura, assunse il perimetro quadrilatero bastionato, dal momento che tale appare in una pianta del 1640[45] e che fu oggetto di ristrutturazioni da parte di Alessio di San Martino di Parella, entro il 1588, anno di morte dello stesso. Nell’illustrazione del Theatrum Sabaudiae si nota, pertanto, che i due bastioni aggiunti a occidente non determinano l’obliterazione del vecchio puntone, anzi sono chiari i collegamenti fra le cortine dell’ampliamento occidentale con quelle più antiche sulle reni del puntone; infine, il bastione di Sud-Ovest ricorda piuttosto un semplice trinceramento a perimetro pentagonale, ribassato rispetto alla quota di difesa alta del puntone[46].
All’aprile del 1575, inoltre, durante il regno dello stesso Duca, risale il progetto di una cittadella quadrilatera per la piazza di Savigliano, ad opera dello stesso Alessandro Resta che aveva illustrato la fortificazione di Chivasso, ristrutturata nello stesso periodo[47].
Completano il quadro filibertiano le fortificazioni di Villefranche-sur-Mer, che, pur non essendo in Piemonte, dimostrano non solo la diffusione del modello quadrilatero negli Stati Sabaudi durante la seconda metà del XVI secolo, ma anche la notevole versatilità del medesimo; infatti se il forte di Mont Alban (1559-1561) rappresenta ancora una volta il modello geometrico perfetto di quadrato bastionato, adeguato contemporaneamente alla natura orografica dell’altura su cui sorge, la cittadella di Sant’Elmo (1557-1570) si presenta come un quadrilatero regolare lungo tutto il perimetro, tranne che per il fronte a mare, strutturato con un ampio puntone centrale fra due bastioni di area ridotta, per adeguare la difesa al ciglio frastagliato della scogliera al centro della rada di Villefranche. Il forte del Sant’Ospizio, contemporaneo dei precedenti, presenta la variante di due lati opposti del quadrilatero (di Nord-Ovest e di Sud-Est) non rettilinei, ma a cortina saliente[48].
Durante il XVII secolo si assiste all’ultima ondata di diffusione del modello quadrilatero bastionato in territorio piemontese. E’ significativo notare che esso risponde sempre in maniera univoca alle necessità della committenza, motivate nel corso degli anni da ragioni diverse; per esempio, se le cittadelle di Vercelli e Trino sorgono, per volontà di Carlo Emanuele I, durante la Prima Guerra di Successione al Ducato di Mantova, a causa della necessità contingente di difendere i confini dello Stato con il Monferrato dei Gonzaga e con i domini spagnoli lombardi, nella seconda metà del secolo, durante il regno di Carlo Emanuele II, il quadrilatero bastionato è proposto per alcuni progetti di ristrutturazione di piazzeforti, in seno al programma di revisione generale del sistema di difesa nazionale e allo spirito celebrativo caratterizzante quegli anni.
La cittadella quadrilatera di Vercelli, come si presenta sul Theatrum Sabaudiae, corrisponde ad una ristrutturazione massiccia, terminata nel 1670, di una più antica fortezza a quadrilatero bastionato realizzata nel 1610[49], quando spiravano venti di guerra fra Carlo Emanuele I e la Spagna. La posizione della cittadella rimane invariata nel settore Sud-orientale delle mura e, come giustamente riporta una fonte del 1638, la fortezza aveva un impianto triangolare che andava ad attestarsi contro la gola del bastione di San Sebastiano e assumeva profilo quadrilatero integrando nel proprio perimetro sia il bastione citato, sia il bastione dell’Annunziata[50]. Sostanzialmente il caso in esame rappresenta un ottimo esempio di scelta del modello quadrilatero per adeguare nuove opere di difesa a più antiche strutture già esistenti, per quanto l’arroccamento del corpo di piazza della cittadella all’interno della cinta urbana rendesse meno efficaci le potenzialità difensive, come parrebbe dimostrare l’esito dell’investimento condotto dal Vendôme nel 1704 proprio nel settore compreso fra i bastioni di San Sebastiano e di Santa Chiara[51].
Nel 1613, Carlo Emanuele I prese l’iniziativa contro il Ducato di Mantova, volgendosi ai domini del Monferrato e occupando Trino, Alba e Moncalvo; in particolare è noto che da quell’anno a Trino iniziò la realizzazione della cinta fortificata “alla moderna” e della cittadella quadrilatera[52]. Quest’ultima fu edificata nell’angolo Sud-Est della vecchia cinta medioevale, dove sorgeva il castello paleologo del XIV secolo[53]; esso fu inglobato nella struttura della cittadella, ma non distrutto, in maniera che il suo muro di cinta Est, turrito e collegato alle vecchie fortificazioni, determinasse una tagliata interna alla fortezza. Il caso della cittadella di Trino rappresenta come quello di Vercelli un esempio di adeguamento del modello quadrilatero a fortificazioni più antiche, ma contemporaneamente differisce da Vercelli per la realizzazione di un perimetro regolare che poteva proteggere i lati Est e Sud della vecchia cinta, sopravanzando il corpo di piazza oltre il tracciato delle stesse. Pertanto, la debolezza della piazza di Trino non deve essere attribuita alla cittadella, bensì all’eccessiva distanza fra la cinta bastionata e la cinta antica, a scapito della copertura reciproca[54].
Sempre nella provincia di Vercelli si trova l’abitato di Crescentino, cinto da mura fin dal 1310; esso fu occupato da Carlo Emanuele I nel 1613 durante la stessa offensiva contro il Monferrato che condusse all’occupazione di Trino, distante pochi chilometri. Crescentino rappresenta, per il secolo XVII, un buon esempio di fortificazione di un intero centro a perimetro quadrilatero. La genesi tuttavia è lunga, infatti è noto che già nel 1542 i Francesi, occupando Crescentino, danneggiarono i quattro piccoli bastioni senza orecchioni sistemati presso gli angoli del circuito subrettangolare[55]; essi rispondono ad una concezione della fortificazione dell’angolo saliente assolutamente inadeguata al contesto architettonico militare già del XVI secolo e tanto più del XVII: le dimensioni ridottissime rispetto all’ampiezza della cinta medioevale, al contrario per esempio di Chivasso, non garantiscono la copertura reciproca, ma ogni bastione interagisce semplicemente con le torri medioevali, là dove queste ultime siano presenti. Conseguentemente, subito dopo l’occupazione definitiva del 1616, il Duca Carlo Emanuele I si preoccupò di condurre lavori di ristrutturazione e di far realizzare numerose opere esterne, trasformando l’antico borgo franco in una moderna piazzaforte. L’aspetto definitivo delle fortificazioni, documentato sul Theatrum Sabaudiae, tenendo sempre conto dello spirito dell’opera, è quello assunto sotto Carlo Emanuele II, dopo il completamento delle opere esterne, sei delle quali erano già terminate nel 1616[56]; si nota in particolare che il quadrilatero non è più fortificato soltanto sugli angoli, ma è cinto da una sorta di corona bastionata, oltre il fossato medioevale antico, che associa due opere a corona, presso gli angoli Nord-Ovest e Sud-Est, a due grandi mezzelune sui lati Nord e Sud, in corrispondenza degli ingressi urbani; altri due rivellini fortificano i lati brevi nel centro e gli angoli Nord-Est e Sud-Ovest sono protetti dal tiro incrociato delle ultime opere dei due lati convergenti in interazione con quello dei piccoli bastioni urbani.
E’ da rilevare, infine, riguardo al periodo di regno di Carlo Emanuele I, la realizzazione nel 1611 delle prime strutture fortificate sul colle di Santa Brigida a Pinerolo, dopo l’abbattimento del più antico convento; la struttura quadrilatera del forte, dopo aver subito una distruzione ad opera dell’esercito del Richelieu nel 1630, fu immediatamente ristrutturata e poi rimunita dal Vauban dopo il 1670, a dimostrazione che il modello quadrilatero continua a mantenere la sua specificità di opera fortificata per siti elevati o di area ridotta[57].
Durante gli anni Trenta del XVII secolo furono realizzate altre due importanti opere quadrilatere, le cittadelle di Asti e Ivrea. La prima, realizzata nel 1636 e abbattuta durante il regno di Carlo Emanuele II nel 1679, rappresenta, per il periodo in cui fu edificata, un esempio interessante di applicazione del modello quadrilatero puro al tipo della cittadella extraurbana, localizzata tuttavia in un settore di scarsa protezione per la città. Stando, infatti alla tavola del Theatrum Sabaudiae, la cittadella, di impianto quadrato con quattro massicci bastioni pentagonali senza orecchioni, non era allacciata alle mura, come quelle di Trino o Vercelli, né integrava strutture difensive più antiche: semplicemente andava ad occupare il settore di pianura a Sud-Est della città, compreso fra l’ampio rientrante delle mura meridionali e il corso del Tanaro, ma non governava né il resto del circuito murario né l’abitato[58].
La cittadella di Ivrea, costruita dall’architetto Bonaventura Targone a partire dal 1639, durante la guerra civile, su ordine del Principe Tommaso di Carignano, per proteggere ulteriormente la città eletta a roccaforte dei Principisti, costituisce, invece, un ennesimo esempio dello sfruttamento del modello quadrilatero per la difesa di un ridotto sito d’altura, il monte Ferroglietto, presso la sponda destra della Dora. La fortezza, quadrilatero irregolare i cui due bastioni orientali erano pentagonali senza orecchioni, mentre quelli occidentali presentavano al posto della punta una tenaglia articolata lungo l’asse capitale, era concepita per coprire il settore occidentale delle mura urbane, la porta di San Bernardino, il ponte Canavese ed il Borghetto, incrociando il tiro con la più antica Castiglia, sita a Nord oltre la sponda sinistra della Dora[59].
Rivestono un’importanza notevole, durante la seconda metà del XVII secolo, alcuni rilievi di piazzeforti sabaude conservati nella raccolta “Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A.” del Capitano Carlo Morello e caratterizzati da una notevole precisione ed aderenza alla realtà[60]. Accanto ad essi si possono inoltre ricordare le “Piante di Fortezze” presenti in un’altra raccolta, conservata alla Biblioteca Reale di Torino, che documentano le attività o le proposte di ristrutturazione svolte nelle piazzeforti sabaude da architetti come i fratelli Arduzzi o il Guibert[61].
Ritroviamo così la piazza di Carmagnola, alla cui cittadella quadrilatera il Morello propone l’aggiunta di un’opera a corno che permetta l’avanzamento del corpo di piazza oltre il fronte bastionato urbano[62]. Una soluzione simile pare proposta dallo stesso architetto per la cittadella quadrilatera di Vercelli, ponendo di fronte ai bastioni di San Sebastiano e dell’Annunziata un’opera a corno, connessa ad una serie di altre opere esterne oltre il fossato. L’opera a corno non risulta raffigurata sulla planimetria di Vercelli dell’Arduzzi, nella cui didascalia l’architetto, parlando dell’impossibilità di demolire numerose chiese per ridurre le dimensioni della piazza, dà l’impressione di raffigurare la città quale doveva essere veramente, senza aggiunte di opere a farsi. Confermerebbe, invece, lo spirito progettuale del rilievo del Morello la presenza di un fortino quadrilatero bastionato a Nord-Est della città, oltre il torrente Servo[63].
Appartengono a questo gruppo di progetti, relativi ad opere precedentemente fortificate e ora oggetto di ristrutturazione, le illustrazioni del Morello relative alla Castiglia di Ivrea, che, assumendo definitivamente l’aspetto quadrilatero, sarà protagonista insieme alla cittadella dell’assedio francese del 1704[64]; in “Piante di fortezze” Pietro Arduzzi propone invece una revisione completa della Castiglia, tale da mantenere il perimetro quadrilatero, ma allungando notevolmente i fronti Nord e Sud[65]. Ricordiamo, infine, le proposte di ristrutturazione del fronte Sud del forte di Sant’Ospizio, studiate sempre dal Morello[66].
Negli Avvertimenti compaiono, inoltre, immagini di opere d’aspetto quadrilatero non soggette a progetti di rifacimento o integrazione, come per esempio le cittadelle di Pinerolo, Trino e Ceva[67], le piazze di Chivasso[68] e Crescentino[69], i forti di Montalban e Sant’Elmo di Villefranche[70]; E’ interessante notare che nelle tavole dedicate a Crescentino, se non emergono particolari novità per il centro urbano, rispetto a quanto detto precedentemente, è illustrato invece un importante sistema di trinceramenti, articolato su due forti quadrilateri, il San Carlo e il Santa Cristina, per il controllo della confluenza fra la Dora Baltea e il Po di fronte a Verrua; si tratta evidentemente di un primo abbozzo del collegamento Verrua-Crescentino, realizzato da Antonio Bertola, che, facendo perno sul forte Ognissanti, edificato su una lingua di terra nel mezzo del Po, anch’esso con pianta quadrilatera, permise la lunga resistenza di Verrua dal Novembre 1704 all’Aprile 1705.
Chiudono la documentazione seicentesca i progetti di nuove opere quadrilatere, studiate per fortificare alcune piazzeforti degli Stati Sabaudi. Prime fra tutte devono essere ricordate le proposte, tanto del Morello quanto dei fratelli Arduzzi, di due cittadelle per fortificare rispettivamente il fronte meridionale di Cuneo[71] e quello settentrionale delle mura di Asti. Riguardo a quest’ultima piazza il Morello spiega che, a suo parere, la cittadella esistente non serve a nulla, perché è troppo distante dal Tanaro, non protegge perciò un eventuale superamento del fiume da parte di un contingente militare che venga in soccorso, né può bloccarne uno che la minacci, infine la città può essere attaccata altrove senza correre il rischio di subire il fuoco della cittadella; propone perciò di cingere con un quadrilatero bastionato il vecchio castello del fronte Nord, in modo da creare almeno un secondo caposaldo di resistenza nel settore collinare della fortificazione urbana[72].
Seguono poi in “Piante di fortezze” i progetti di due fortini quadrilateri a Pancalieri[73] e quelli per trasformare il forte di Mirabouc in quadrilatero bastionato, con o senza puntone nel centro del lato opposto al dirupo sul Pellice[74]. Negli “Avvertimenti”, infine, si può reperire il progetto per la fortificazione di Barcellonette, che merita di essere ricordato come proposta per l’applicazione del modello quadrilatero bastionato con piattaforme sui lati lunghi della cinta muraria, in pieno XVII secolo, a causa dello sviluppo rettangolare del centro urbano[75].
E’ dunque possibile concludere che fra il XVI e il XVII secolo il modello quadrilatero bastionato ricorre in Piemonte e negli Stati Sabaudi con apprezzabile frequenza. Esso percorre l’intero periodo di modernizzazione dell’apparato fortificatorio nazionale, partendo già dagli anni della prima occupazione francese per giungere fino al regno di Carlo Emanuele II, e vive una parabola di ascesa e decadimento che si articola fra le ristrutturazioni cinquecentesche delle cinte medioevali di Torino e Chivasso, o l’ammodernamento dei castelli di Carmagnola, Pinerolo, Moncalieri, San Damiano, Moncalvo, e le revisioni delle piazzeforti ducali della seconda metà del Seicento. Ciò è chiaro osservando come nella seconda metà del XVI secolo il modello quadrilatero giunga addirittura a gareggiare con quello pentagonale attraverso il progetto del Resta per la cittadella di Savigliano, ma poi, circa ottant’anni dopo, il Morello si adoperi per aumentare l’efficienza difensiva delle cittadelle di Vercelli e Carmagnola con l’aggiunta di opere a corno sul fronte d’attacco o quando apertamente lo stesso architetto dichiara l’inutilità della cittadella di Asti o ancora quando gli Arduzzi, accanto ai progetti per una cittadella quadrilatera a Cuneo, ne propongono una pentagonale, così come per Trino. D’altro canto lo stesso Morello ricorre nuovamente alla pianta quadrilatera bastionata per Barcellonette, adeguandosi all’assetto urbanistico preesistente. Questa crisi dell’applicazione del modello quadrilatero, ormai sentito come inadeguato, si inscrive bene nel clima di ristrutturazione dei sistemi di fortificazione durante la seconda metà del XVII secolo, che culminò in Piemonte negli anni precedenti il 1670, quando non solo il Morello e gli Arduzzi, ma anche il Vauban a Pinerolo tentarono di risolvere il problema di un efficace collegamento fra il cuore difensivo della piazza e il territorio circostante. Sono emblematiche in questo caso la decisione di disarmare Trino nel 1672 e la demolizione della cittadella di Asti nel 1679[76].
Risulta invece che l’adozione del quadrilatero per fortificazioni d’altura vive negli Stati Sabaudi una costante fortuna che determina sia l’applicazione del modello puro nel forte di Mont Alban, sia l’adeguamento alla natura del sito nella grande maggioranza dei casi, come per esempio la Castiglia e la cittadella di Ivrea, la cittadella di Ceva, il forte di Santa Brigida e la cittadella di Pinerolo, sia la modificazione del perimetro quadrilatero con l’aggiunta di profili difensivi ulteriori, specialmente sui lati lunghi, nella cittadella di Sant’Elmo a Villefranche o nel forte di Sant’Ospizio.
Non solo il sito d’altura, ma, come già prescriveva la trattatistica rinascimentale[77], anche quello di ridotte dimensioni areali è facilmente fortificato con quadrilateri bastionati, generalmente quando si prevedono opere campali d’appoggio ad una piazzaforte, come il fortino oltre il Servo, presso Vercelli, le opere circostanti Pancalieri o i forti San Carlo e Santa Cristina collegati a Crescentino, secondo le progettazioni del XVII secolo.
Il successo di queste specifiche applicazioni del modello quadrilatero è infine confermato non solo dalle proposte progettuali seicentesche, presentate tanto dal Morello quanto dagli Arduzzi per il rafforzamento, tuttavia singolare, del Mirabouc o per la nuova cittadella di Asti nel settore collinare delle mura, ma anche dai ben più recenti studi di ammodernamento della piazza dell’Assietta, condotti fra il 1766 e il 1770 dal Papacino d’Antoni e dal Duca di Brunswick, che in particolare proponeva la realizzazione di quattro ridotte “quarrées”, quadrate, “en bonne maçonnerie”[78].

Appendice


Trattati e Testi


T.1
Trattato n. 1
· Titolo:
Anonimo, Delle fortificazioni (copié litteralement sur le mss.de la bibliothéque N.e de Paris fonds de Bèthume n. 744 par A. Teules eléve pens.re de l’Ecole N.e de Chartres), Capitolo: Del quadro et sue misure, pp. 124-131.
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 653
a) “... due sono le cose che rendono gli siti irregolari nella fortificatione l’una è quella che la figura porge nell’essere inordinata et irregolata, et l’altra è il sito dal quale si piglia l’obbligo et sotto del quale l’huomo è costretto giacersi et sottoporsi, ma lasciando il sito da parte et toccando sopra la figura dico che questa in due modi si intende essere irregolata nella fortificatione, il primo modo sara quando ella havera gli lati et gli angoli inequali sono causa che gli ediffitii che si fanno sopra vengono poco buoni et gli lati inequali fra di loro et non possano havere quella cura del recinto come si converrebbe, la seconda irregolarita procede ancora del ordine di disponere gli ediffitii per che dove le figure fossero, et di lati et d’angoli uguali se quelli non havessero gli lati proportionati alli tiri di canoni non sarebbono ne regolari ne comode onde di necessita converrebbe havere più difese del ordinario ... . Dunque diremo che tre casi tiranno la fortificatione fuora di regola primo quando il sito non è comodo, secondo quando la figura è irregolata tertio quando le difese vengono più lontano del dovero fra di loro ...”.
b) “... il fabbricare con piattaforme si può usare in tutte le figure così regolari come irregolari mentre che gl’angoli di quelle per rispetto della lunghezza dei lati siano così l’uno dal’altro lontani che gli ediffitii non si possano diffendere commodamente come fa de bisogno il che così faremo manifesto. Sia per essempio il beloardo a. lontano dal beloardo b. per tanto spatio che se gli inimici facessero batteria nelle loro facce gli fianchi così dal uno come del altro non si potessero commodamente arrivare et dico arrivare con disegno buono per che già sappiamo che le artiglierie arrivano molto da longo faremo adunque in tal caso l’ediffitio ... fra l’uno e’altro et tutto questo con tal maniera ordinato. ...”.

T.2
Trattato n. 1
· Titolo:
Cataneo P., L’Architettura di Pietro Cataneo Sanese, Venezia 1567.
· Collocazione
BRT, Saluzzo E 626
a) Libro Primo, Cap. VIII: Recinto di mura quadrato per castello o città piccola posto in piano sottoposto a batterie con le misure de la sua pianta, e da quella tiratone il suo alzato per ordine di Prospettiva, pp. 17-19.
b) Libro Primo, Cap. XVIII: Della città maritima con la cittadella ..., pp. 34-37

T.3
Trattato n. 3
· Titolo:
Anonimo, Regole di fortificazione, Codice anonimo esistente nella Libreria Magliabechiana Classe 19, Pacchetto 4, n. 4. Copiato dall’Architetto Carlo Chirici 1833.
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 860
“... Per fare l’altra fortezza quadrata. Si divide il cerchio in 4 parti e ciascuna di esse parti si divide in 8, e si tira la difesa al 7 punto è questa meglio della passata (Capitolo precedente: Della fortezza quadrata), per avere i baluardi più ottusi, e più piazza dentro o meno fuori da guardare, che ne seguirà che ci vorrà meno artiglieria per guardarla, vertendo che detta piazza non sarà buona in tutti i luoghi. Ma solo in qualche cima di Monte o accanto a un fiume o altro luogo ...”, pp. 20-22.

T.4
Trattato n. 4
· Titolo:
Maggi G., Castriotto G., Della fortificazione delle città di M. Girolamo Maggi, e del Capitan Iacomo Castriotto, Ingegnero del Christianissimo Re di Francia, Libri III, Venezia 1564.
· Collocazione
BRT, Saluzzo E 408, e, E 411
a) Libro Primo, Cap. III, Delle piante delle antiche Città, e quali hoggi elleno si debbono disegnare: “... Hora quanto alle piante delle Città, che si haueranno à disegnare, deuete sapere, che la forma triangolare e la quadra sono le più imperfette, quanto alla fortificatione, e le più dannose che si trouino; auuenghi che douendosi ne gli angoli, e cantoni di tai forme disegnare e’ Balluardi, le punte loro uengono ad esser troppo acute, massimamente nelle forme triangolari. Con cio sia cosa che facendosi il Balluardo sopra un angolo retto, chi uuole, che le sue guance, ò fronti, che le uogliamo chiamare, siano scoperte, e guardate, è di necessità ch’elleno faccino un’angolo acuto non retto e in isguadro, come quello della muraglia, mà sotto squadro e acuto, ...”, p. 7.
b) Libro Secondo, Cap. III, Come e con che difese s’habbia à fortificare un sito quadro: “Non uoglio restare, per non discontentar l’occhio nella prima uista, di cominciar co’l quadro, anchora che questa sia fra tutte l’altre la più imperfetta forma da fortificarsi ... . Questa forma ne’ luoghi piccioli non s’ha da biasimare, ancorche e suoi Balluardi necessariamente, acciò le fronti siano guardate, uenghino ad hauere gli angoli acuti. Per il che comunemente serue à castelli, e rocche, e ad alcune terre picciole, come in molti luoghi in Italia, fuor d’Italia si uede. ...”, p. 43.
c) Libro Secondo, Cap. V, Alzato della fortificatione in quadro con quattro Piatteforme, pp. 45-46.
d) Libro Secondo, Cap. VII, Della fortificatione d’un itp quadro, con doppia difesa, e co’ Cauallieri uicini à Balluardi, pp. 47-48.

T.5
Trattato n. 5
· Titolo:
Theti C., Discorsi di fortificationi del Sig. Carlo Theti, Roma 1569
· Collocazione
BRT, Saluzzo E 108
a) “... Ma causando l’acutezza molte cose cattive, si hauranno principalmente da fuggir non solo le forme triangolari, ma etiandio le quadrangolari, e per tal rispetto anchora, la forma di cinque angoli uiene ad hauere in se stessa alcuna parte d’imperfettione, ...”, p. 5.
b) “... Auertiscasi bene che tenendosi i baluardi per edifitij principali, che non pertal causa quelli si debbano ponere assolutamente ne gl’angoli, che formano recinti, doue per causa del sito, e per accrescere difesehabbiano affare altri edifitij tra di loro; ... uengono più ottusi, quando sono posti in una drittura infra dui altri baluardi ... e formando baluardi ne gli angoli delli recinti, ... uerrebono manco ottusi ouero acuti: ... quali uengono ottusi, e quali acuti: tal che à fare che tutti questi edifitij uenissero egualmente perfetti, sarebbe necessario ridur questa figura quadrata in circulare: e si haueria li baluardi tutti eguali; ... Quando si ritrouassero dui baluardi tanto distanti tra di loro, che con i pezzi regali l’uno non potesse, come si conuiene difender la faccia de l’altro; in tal caso, quando però senza mutar la forma de baluardi non si potesse fare altro, lodarei che dentro del fosso si facesse un baluardo destaccato dalle cortine, e tanto lontano da quelle, che non impedisse i tiri de gli altri dui baluardi ...”, pp. 18-19.

T.6
Trattato n. 6
· Titolo:
Busca G., Della espugnatione et difesa delle fortezze di Gabriello Busca Milanese, Libri Due, Torino 1585.
· Collocazione
BRT, Saluzzo D246
Illustrazione alle pagine 106 e 107.

T.7
Trattato n. 7
· Titolo:
Busca G., Dell’Architettura Militare di Gabriello Busca Milanese. Primo Libro, Milano 1601.
· Collocazione
BRT, Saluzzo E 342
Primo Libro, Cap XXXVII, Della figura quadra: “... la figura quadra di quattro lati e quattro angoli retti, la quale poco migliora dalle imperfettioni del Triangolo. Et come non tanto la Triangolare sia difettosa, non ha però le perfettioni, che se le conuengano per fare una buona fortezza, anzi patisce de i medesimi mancamenti, e difetti; sebene non tanto euidenti e manifesti. Percioche fermandosi al belouardo sopra un angolo retto, siegue che l’angolo suo sia molto acuto, e tanto più acuto quanto più voremmo fare le spalle larghe , ò non allongar la cortina più del douere: altrimenti incorremo in maggiori, e più importanti errori. Lo spatio dentro la punta, come è molto stretto non dà commodità di adoperargli artiglieria, ne à bastanza allo scompartimento delle piazze de fianchi, e de parapetti. Perche facendole ampie, e capaci, non vi resta piazza al di sopra per le ritirate, essendo fatta batteria. E le gole de belouardi, restano fuor di modo strette e anguste, che fà, che le piazze d’alto del fianco, possono facilmente essere impedite. ... se bene molte fortezze, sono state fatte di tal forma cioè stato in quei primi tempi, che la fortificatione, non bene era ancora conosciuta, ouero sono stati costretti à ciò fare dal sito, e dalle muraglie antiche di quei luoghi. Alcuni per fuggire l’acutezza della punta, nella forma quadrata, hanno preso le difese tanto lontane, che sono caduti in peggiore, e più grande errore, restando le faccie de belouardi, come indifese per lontanza eccessiua de i tiri. Atteso, che sono molto fuori del iusto tiro dell’Archibuso: e si perche dal fianco, no si può tirar di ficco nella faccia del belouardo, come si vede ne’ belouardi di Torino. Al qual inconueniente, per rimediar hanno aggionte alcune piatteforme alla Cortina, le quali però non ponno nettar la faccia de belouardi, adumbrate dalla spalla. ... si deue in ogni modo volendosi fare fortezza Reale, e lodeuole fuggire similmente questa forma di quattro lati. Et il simile del quadrato lungo, al qual se bene nel mezzo si può fare un belouardo buono, quegli che faranno à gli angoli patiranno de i medesimi incommodi ...”, p. 132.

T.8
Trattato n. 8
· Titolo:
Fiammelli F., Il Principe difeso di Giovanni Francesco Fiammelli Fiorentino Matematico. Nel quale si tratta di Fortificazione, Oppugnazione, Espugnazione, e Propugnazione, ò Difesa, Roma 1604
· Collocazione
BRT, Saluzzo E 377
Libro Quarto, Cap. XIII, Delle fortezze quadrate: “... tanto più si debbono fuggire le quadrate (fortezze), ... molto più ancora, perche i puntoni vengono più acuti, poiche tanto si discosta la pianta dal circolare, che quasi con le picche si romperebbono, si che volendosi fare detta pianta non si deve più dividere la linea da angolo interiore, à angolo interiore in sei parti, perche verrebbe una cosa troppo difforme, ... ma vuole essere diuisa in otto parti, ... che verranno molto più ottusi i bastioni, ... e questo è quanto si può alla quadrata riparare à soui difetti, si che non è da farla se l’huomo non è sforzato dal sito, ò da qualche strauagante cosa, che non si possa fare altro, ben è vero che dovendo esser per guardia d’una città sarà tollerabile per le medesime cause, che si assegnarono alle pentagone, e alle volte per causa del sito sono molto buone, però non si può assegnare bontà, ò tristezza alle fortezze, se non si assegna la qualità de siti, i quali hanno tanta differenza fra di loro, che non si possono senza gran difficultà, e lunghezza di tempo comprendere sotto regole certe.”, pp. 68-69.

T.9
Trattato n. 9
· Titolo:
Mora D., Il soldato di M. Domenico Mora, Bolognese, Gentilhuomo Grisone, et Cavalliere Academico Storditi, Venezia 1570.
· Collocazione
BRT, Saluzzo B 2505
Libro Terzo, Cap. V, Con quale ordine si facciano tutti i membri delle fortezze e fortificationi, e le misure loro, p. 205.

T.10
Trattato n. 10
· Titolo:
Galilei G., Trattato di fortificazione da Codice anonimo riccardiano N. 2184, copia del sec. XVIII
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 634
Capitolo, Prime considerazioni intorno all’accomodare diversi corpi di difese alle fortificazioni: “... sono accomodate fra i baluardi le piatte forme sopra le cortine reflesse senza che impedischino le cannoniere de baluardi di maniera che la cannoniera accanto all’orecchione striscera la contrascarpa et ficcherà nell’uno e nell’altro luogo; le cannoniere della piattaforma strisceranno le facce de baluardi ma tale fortifcazione non è da eleggersi in circondare tutta una fortezza ma si può ben tolerare in un sol luogo quando si avessi la distanza tra l’uno e l’altro baluardo molto grande”; tratta poi dei cavalieri su cortina rettilinea fra due bastioni e le definisce come “i cavalieri a cavallo” che “con le piazze da basso strisciano le fronti de baluardi et sono di maniera si fatti che le cannoniere dei baluardi che sono accanto all’orecchione ficcano nella faccia del baluardo opposto et strisciano al controscarpa nella quale ficca la canoniera accanto ala cortina; nel fabricar questi cavalieri siamo del parere che la cortina che li traversa non si rompa anzi s’inalzi all’altezza del cavaliero acciocché se mai venisse zappata et rovinata la parte dinanzi resti la parte di dentro sostenuta dalla cortina a guisa di semplice cavaliero ...”. Il cavaliere è migliore perché: “... scopra la campagna fa traversa di dentro al batter per cortina serve per difesa della retirata et da alto scuopre et batte i baluardi che fussero stati tolti”; infine la piattaforma su cortina rettilinea è sconsigliata perché rende comunque difficile la copertura totale reciproca fra le opere: la piattaforma può solo strisciare scarsamente la faccia dei bastioni, cosicché sarebbe più comodo realizzare un altro bastione ...”, pp. 18-19.

T.11
Trattato n. 11
· Titolo:
Pinto B., Elementi di fortificazione
· Collocazione
BRT, Manoscritti Militari 324
Descrizione di ridotte e opere d’assedio, p. 126.

T.12
Trattato n. 12
· Titolo:
Pallavicino F., Dell’architettura militare, delle qualità de siti da fortificare in universale, e modo di ordinare eserciti per combattere, marciare, e alloggiare di Frncesco Giovanni Palavicino, l’anno 1645
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 607
Terza Parte,Capitolo V, De Posti e Redotti, p. 47.

T.13
Trattato n. 13
· Titolo:
Porroni A., Trattato universale militare moderno del Marchese Annibale Porroni Grnerale Maggiore del Regno di Polonia, diviso in sei libri, consecrato all’Altezza Reale di Monseigneur il Delfino di Francia, Venezia 1676.
· Collocazione
BRT, Saluzzo B 2943
Libro Secondo, Architettura Militare, Cap. XX, De’ forti campali ordinarij, e estraordinarij secondo la varietà delle difese, e lunghezza de’ loro lati, con fiancheggiatore di più sorti, pp. 137-138, Tav. pag. 138, 1°-9°.

T.14
Trattato n. 14
· Titolo:
Ruta G., Lettioni di fortificatione, ricevute nel Ducale Collegio di Parma, imparando dal Sig. Giuseppe Ruta, Parma 1701
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 521
Capitolo: Forti di Campagna, pp. 46-47.

T.15
Trattato n. 15
· Titolo:
Ruta G., L’Arte di fortificare
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 465
Libro Secondo, Capo Vicesimo Ottavo, Delli Forti di Campagna, p. 38

T.16
Trattato n. 16
· Titolo:
Molza L., Tractatus de Architectura Militari; et aliis omnibus ad Artem Belli spectantibus, Modena 1691
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 464
Articulus Tertius, De constructione Arcis Quadratae, p. 204

T.17
Trattato n. 17
· Titolo:
Magnelli G., Trattato di fortificazione, 1694
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 774
a) Parte Quarta, Delle Cittadelle e de’ Fortini, Cap. II, Del fortificare il quadrato, p. 114.
b) Parte Quarta, Delle Cittadelle e de’ Fortini, Cap. III, Del fortificare i fortini, p. 117.
c) Parte Quarta, Delle Cittadelle e de’ Fortini, Cap. IV, Delle linee di circonvallazione, p. 118.

T.18
Trattato n. 18
· Titolo:
Corsini R., Trattato dell’Architettura Militare irregolare. Aggiuntovi un piccolo trattato di levar la pianta
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 731

T.19
Trattato n. 19
· Titolo:
Cossetti D., Trattato di fortificazione, 1794
· Collocazione
BRT, Manoscritti Saluzzo 442

Abbreviazioni bibliografiche


  • ASTO Corte

Archivio di Stato di Torino, Sezione di Corte.

  • BRT

Biblioteca Reale di Torino.

  • Arch Mil

Architettura Militare: ASTO Corte, “Architettura Militare INV. 450”.

Amoretti 1967
Amoretti G., Torino nel suo sviluppo dalla città romana alla piazzaforte militare settecentesca, in: Armi Antiche 1967, pp. 151-177.

Beltrutti 1980
Beltrutti G., Le fortezze dei Savoia, Cuneo 1980.

Bonardi 1987
Bonardi C., La difesa dello stato sabaudo durante il governo del duca Emanuele Filiberto (1559-1580), in: L’Ambiente Storico10-11 (1987),Il Territorio e la Guerra, pp. 33-55.

Cassi Ramelli 1996
Cassi Ramelli A., Dalle caverne ai rifugi blindati. Trenta secoli di architettura militare, Milano 1964, ristampa Bari 1996.

Cavallari Murat 1976
Cavallari Murat A., Tra Serra d’Ivrea Orco e Po, Torino 1976.

Comoli Mandracci 1982
Comoli Mandracci V., Pinerolo. Temi di storia della città. Storia e fenomenologia urbana, in: Atti e Rassegna Tecnica 1982, pp. 117-143.

Comoli Mandracci 1983
Comoli Mandracci V., Torino. Le città nella Storia d’Italia, Bari 1983.

Fara 1989
Fara A., Il sistema e la città. Architettura fortificata dell’Europa moderna dai trattati alle realizzazioni, Genova 1989.

Fara 1993
Fara A., La città da guerra, Torino 1993.

Faucherre 1991
Faucherre N., Places fortes bastion du pouvoir, Paris 1991.

Gariglio 1997
Gariglio D., Le sentinelle di pietra. Fortezze e cittadelle del Piemonte Sabaudo, Cuneo 1997.

Giacobello Bernard 1990
Giacobello Bernard G. (a cura di), Biblioteca Reale di Torino, Firenze 1990.

Hermann 1992
Herman M. Z., Ramparts. Fortification from the Renaissance to West Point, New York 1992.

Hogg 1982
Hogg J., Storia delle fortificazioni, Novara 1982.

Kirilova Kirova 1972
Kirilova Kirova T., Indagine sull’urbanistica del Piemonte nel sec. XVII: Il Theatrum Sabaudiae e le illustrazioni relative a due suoi piccoli centri fortificati, in: Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, Istituto di Elementi di Architettura e Rilievo, Studi e Ricerche (Anno Accademico 1971- 1972) n. 2, Torino 1972, pp. 3-59.

Pistan 1994
Pistan F., Il rinvenimento di un tratto del bastione di Santa Chiara a Vercelli, in: Bollettino Storico Vercellese 1994, pp. 5-37.

Promis 1871
Promis C., Gl’ingegneri militari che operarono o scrissero in Piemonte dall’anno MCCC all’anno MDCL, in: Miscellanea di Storia Italiana XII, Torino 1871, pp. 411-646.

Rocchi 1894
Rocchi E., Le origini della fortificazione moderna. Studi storico critici, Roma 1894.

Rocchi 1908
Rocchi E., Le fonti storiche dell’architettura militare, Roma 1908.

Theatrum Clavasiense 1997
Signorelli B., Uscello P., Vaj C. (a cura di), Theatrum Clavasiense, Mostra cartografica e documentale sulla città di Chivasso. Chivasso Chiesa di Santa Maria degli Angeli 4-30 Ottobre 1997, Torino 1997.

Theatrum Sabaudiae 1985
Archivio Storico della Città di Torino, Firpo L. (a cura di), Thetrum Sabaudiae (Teatro degli Stati del Duca di Savoia), Voll. I e II, Torino 1985.

Viglino Davico 1992
Viglino Davico M., Il Piemonte e le guerre. Sistemi di fortificazione nel ducato sabaudo, in: Storia Urbana n. 58, XVI, 1992, pp. 39-69.

Viglino Davico 1995
Viglino Davico M. (a cura di), Cultura castellana. Atti del Corso 1994, Istituto Italiano dei Castelli, Sezione Piemonte e Valle d’Aosta, Torino 1995.

Warmoes 1997
Warmoes I., Le musée des Plans-Reliefs. Maquettes historiques de villes fortifiées, Paris 1997.

Illustrazioni


Figura n. 1:
Quadrilungo bastionato dei Sangallo, da: Rocchi 1894, Tav. 3a fig. 21a, in: Le prime fronti bastionate .
Figura n. 2:
Mappa progettuale di Alessandro Resta raffigurante la piazza di Chivasso (1572-1575), da: Cavallari Murat 1976.
Figura n. 3:
Progetto di ristrutturazione delle fortificazioni di Carmagnola, da: Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A., 1656 (BRT, Ms.Mil.178).
Figura n. 4:
Cittadella di Ceva nel sec. XVI, da: Brevi ragioni del fortificare, !552-1558 (BRT, Ms.Mil.62).
Figura n. 5:
La Castiglia di Ivrea nel sec. XVII, da: Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A., 1656 (BRT, Ms.Mil.178).
Figura n. 6:
Progetto di ristrutturazione della Castglia di Ivrea, da: Piante di fortezze, 1660-1681 (BRT, Ms.Mil.177).
Figura n. 7:
Progetto di ristrutturazione delle fortificazioni di Vercelli, da: Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A., 1656 (BRT, Ms.Mil.178).
Figura n. 8:
Trinceramenti dei forti San Carlo e Santa Cristina fra Crescentino e Verrua, sec. XVII, da: Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A., 1656 (BRT, Ms.Mil.178).
Figura n. 9:
Progetto di ristrutturazione delle fortificazioni di Asti, da: Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A., 1656 (BRT, Ms.Mil.178).
Figura n. 10:
Progetto di ristrutturazione delle fortificazioni di Cuneo, da: Avvertimenti sopra le fortezze di S.R.A., 1656 (BRT, Ms.Mil.178).

Note


* Questo contributo nasce parallelamente alle ricerche condotte per la pubblicazione di uno scavo archeologico, svolto fra l’Autunno del 1996 e l’Inverno del 1997 dall’autore e da un collega, Fabrizio Zannoni, in Chivasso sulle rovine del bastione di Santa Chiara, sito presso l’angolo Nord-Ovest delle antiche mura. In questa sede, a livello preliminare, si tenta di cogliere diacronicamente, in base esclusivamente alla bibliografia edita, la possibile linea evolutiva dell’applicazione di un modello, mediata dalla realtà storico-territoriale e locale di ogni singolo caso, suscettiibile di revisioni in ogni sua componente, e della quale Chivasso rappresenta uno dei principali caposaldi, per quanto cronologicamente iniziale.

[1]Entro il 1530 (Fara 1989, p. 81; Fara 1993, p. 14; vedere anche: Viglino Davico M., Le fortezze: tipologie agli albori dell’Età moderna e modi di trasformazione dal XVI al XIX secolo, in: Viglino Davico 1995, p. 73).
[2]Rocchi 1894, p. 124, p. 137 nota n. 16, Tav. 4a fig. 21a in: Le prime fronti bastionate; Rocchi 1908, pp. 261-262; Fara 1989, p. 83 fig. 58, p. 151, p. 152 fig. 16; Fara 1993 p. 28 e fig. IV-10; Cassi Ramelli 1996, p. 321 fig. 169. In questo progetto Giuliano da Sangallo concepì i bastioni dotati di orecchioni a protezione del fianco ritirato e con un profilo assai allungato, al punto che il loro perimetro ricorda piuttosto un triangolo che un pentagono; si prevedono inoltre, per creare un incrocio di tiri efficace, due rivellini di fronte ai lati maggiori del quadrilatero, più vulnerabili a causa della notevole lunghezza, e i lati esterni del fossato costituiti da una linea spezzata con angolo rientrante in corrispondenza del punto medio delle cortine, i cui segmenti si dispongono parallelamente alle facce dei bastioni. Riguardo a quest’ultima notazione un trattatista anonimo del XVI secolo (App., T.1; la sigla indicata rinvia all’Appendice e al numero di elenco pertinente a ciascuna opera con eventuali paragrafi, segnati dalla lettera corsiva minuscola), raccomanda che i profili delle controscarpe seguano l’andamento spezzato descritto, per impedire che un fossato troppo ampio tenga scoperta la piazzaforte sui fianchi dei bastioni.
[3]Rocchi 1894, pp. 125-129, pp. 138-139 nte n. 18 e 19, Tav. 4a figg. 24a-27a in: Le prime fronti bastionate; Rocchi 1908, pp. 260-261, p. 260 figura; Hogg 1982, p. 112; Fara 1993, p. 30, fig. IV-16-17; Cassi Ramelli 1996, p. 321, p. 324, p. 352.
[4]Rocchi 1908, pp. 314-315, p. 315 figura; Fara 1993, pp.29-30, fig. IV-13; Cassi Ramelli 1996, pp. 352-377 fig. 219. La cinta urbana di Sansepolcro presenta quattro grandi bastioni sugli angoli del quadrilatero e nel centro circa dei lati lunghi sorgono due piattaforme con fronte saliente che contribuiscono alla difesa delle cortine lunghe ed incrociano il tiro con i bastioni angolari: si tratta di una soluzione utilizzata di frequente e teorizzata dai trattatisti (infra nota n. 9).
[5]L’anonimo aggiunge inoltre che, a livello progettuale, si devono tracciare le direttrici delle cortine perfettamente ortogonali fra loro e che le linee capitali dei bastioni devono geometricamente coincidere con i prolungamenti delle diagonali del quadrato; la gola di ciascun bastione infine deve corrispondere ad 1/8 della cortina (App., T.1). Presenta, inoltre, questo modello il Cataneo (App., T.2.a), facendo anch’egli notare il miglior impiego in siti di ridotte dimensioni areali, e propone una cittadella quadrilatera per il suo primo modello teorico di città portuale (App., T.2.b). L’impiego per siti piccoli e d’altura è ribadito infine da un altro autore anonimo, presumibilmente riconducibile al XVI secolo (App., T.3), nonché dal Maggi e dal Castriotto (App., T.4.b).
[6]App., T.6; Amoretti G., Les origines de la fortification bastionnée italienne, in: Association Vauban [a cura di], Vauban et ses successeurs en Briançonnais, Paris 1995, p. 66 fig. 13, p. 68. Per Gabrio Busca: Promis 1871, pp.522-531.
[7]Le forme poligonali permettevano di ottenere sempre un’efficacissimo fiancheggiamento radente fra le facce di due bastioni vicini e dalla cortina sui bastioni, non più soltanto dai bastioni sulla cortina (Fara 1993, pp. 14-15). A proposito del quadrilatero, allineandosi alle opinioni del Maggi (App., T.4.a) e del Theti (App., T.5.a), il Busca (App., T.7) si pronuncia sfavorevolmente e a lui fa eco il Fiammelli (App., T.8).
[8]App., T.1.a.
[9]App., T.1.b. Il tema della difesa per piattaforma è ripresa, inoltre, dal Maggi e dal Castriotto (App., T.4.c; T.4.d), dal Theti (App., T.5.b), dal Mora (App., T.9) e poi, nel secolo successivo, dal Busca (App. T.7) e dal Galilei che preferisce utilizzare al posto delle strutture suddette i cavalieri, più alti dei bastioni, e tali da governarne le piazze; sconsiglia, inoltre, forte dell’esperienza ormai accumulatasi nel XVI secolo, la piattaforma nel mezzo di una cortina rettilinea, perché rende difficile la copertura reciproca fra le opere, strisciando scarsamente le facce dei bastioni (App., T.10).
[10]In particolare la cittadella di Pisa si presenta come un quadrilatero dotato di soli tre bastioni, mancando quello meridionale che cede il passo al lungo braccio fortificato affacciato sull’Arno (Rocchi 1894, pp. 123-124, pp. 134-135 nota n. 4, Tav. 1a fig. 3a in: Le prime fronti bastionate; Rocchi 1908, p. 418 nota 1, p. 417 figura; Fara 1989, pp.82-86 passim, p. 83 fig. 58; Fara 1993, pp. 31-32, figg. IV-19, IV-22; Cassi Ramelli 1996, p. 324, p. 380 fig. 221).
[11]Ristrutturata poi nel 1571 dal Buontalenti (Rocchi 1908, pp. 312-313, p. 313 figura; Fara 1993, p. 71; Cassi Ramelli 1996, p. 352, p. 354 fig. 193).
[12]Rocchi 1908, p. 319, p. 319 figura; Fara 1993, p. 71.
[13]Rocchi 1908, p. 322, p. 322 figura; Fara 1993, p. 75, fig. IV-61. Il Cassi Ramelli (1996, p. 371 fig. 219) la attribuisce al Buontalenti nel 1565
[14]Rocchi 1908, p. 323, p. 323 figura.
[15]Rocchi 1908, p. 303, p. 303 figura; Cassi Ramelli 1996, p. 354 fig. 193.
[16]Il quadrilatero presenta due puntoni al posto delle cortine mediane Nord e Sud, in modo tale che le fronti settentrionale e meridionale assumono un profilo a salienti successivi (Rocchi 1908, pp. 317-318, p. 318 figura; Fara 1993, p. 73, fig. X-59; Cassi Ramelli 1996, p. 377 fig. 219).
[17]Opera di Giovanni Maria Olgiati a partire dal 1546 (Fara 1989, p. 17 fig. 4, p. 20).
[18]Prodotto di una ristrutturazione di Francesco Maria della Rovere (Fara 1993, p. 57)
[19]Fu il Viceré Don Pedro di Toledo ad innaugurare una stagione fiorente per la diffusione dell’architettura militare “alla moderna” nelle regioni meridionali sotto il dominio della Spagna. Il Castello dell’Aquila fu progettato nel 1534 dallo spagnolo Pierluigi Escriva, influenzato dall’esperienza del Ferramolino a Tunisi (infra nota n. 20; Rocchi 1908, pp. 336-338, p. 337 figura; Hogg 1982, p. 153 fig. in basso; Fara 1993, pp. 63-64; Cassi Ramelli 1996, p. 369 fig. 214). La nuova fortificazione della città di Crotone ebbe una lunga gestazione, dal 1538 al 1573 con l’intervento di Gian Giacomo dell’Acaja e di Ambrogio Attendolo (Rocchi 1908, p. 340, p. 340 figura; Fara 1989, pp. 31-32, p. 33 fig. 26). Il castello normanno di Barletta fu chiuso in un quadrilatero bastionato dal Menga (Cassi Ramelli 1996, p. 374 fig. 218).
[20]La cosiddetta “Goletta Vecchia”, opera di Antonio Ferramolino impegnatovi saltuariamente dal 1535 al 1539 (Fara 1989, pp. 32-37, p. 35 fig. 27, p. 200 tav. LVIII; Fara 1993, p. 65, fig. X-57).
[21]E’ bene ricordare anche gli interventi di ristrutturazione de La Canea attuati da Giulio Savorgnano fra il 1561 e il 1567; si tratta di un quadrilatero aperto sul mare, il cui fronte di terra presentava una piattaforma a saliente facente sistema con i bastioni angolari, secondo i dettami teorici descritti precedentemente (Fara 1989, p. 45, p. 47 fig. 42, p. 48 fig. 43). La fortificazione dello scoglio prospicente La Canea fu progettata da Latino Orsini (Fara 1989, p. 47, p. 49 fig. 45, p. 50 fig. 46).
[22]Entrambe opere di Rocco Guerrini da Marradi (Fara 1993, p. 71, fig. X-55), ma le fortificazioni di Spandau furono completate da Henrik Ruse von Rysenstein (1624-1679; Fara 1989, p. 186).
[23]Rocchi 1908, p. 452, p. 453 figura; Scalesse T., Strategia difensiva e fortificazioni nello Stato Pontificio da Clemente VII (1523) ad Urbano VIII (1644), in: L’Ambiente Storico10-11 (1987), Il Territorio e la Guerra, pp. 87-88, p. 89 fig. Planimetria del forte Urbano; Fara 1989, p. 124, p. 125 fig. 108, p. 126 fig. 109; Fara 1993, p. 71.
[24]Warmoes 1997, p. 65, p. 64 fig. Détail du plan-relief de la citadelle de Juliers.
[25]Opera del Maresciallo George Wade (Hogg 1982, pp. 132-133; Tabraham C., Grove D., Fortress Scotland and the Jacobites, London 1995, p. 61, pp.72-73, pp.78-81, p. 80 fig. 59, colour plate n. 8).
[26]La prima fu progettata probabilmente da Battista Antonelli (Fara 1989, p. 53, p. 56 fig. 54; Fara 1993, p. 71), la seconda fu oggetto di ristrutturazioni fino al 1756 (Hermann 1992, p. 83, p. 83 fig. 3.3)
[27]Il primo è opera di Michel Chartier de Lotbinière (Hermann 1992, pp. 85-86, p. 86 fig. 3.5), il secondo fu realizzato con il forte Cumberland (1754) e il forte Satnwix (1758) lungo la via dell’Hudson di penetrazione dal Canada francese verso le colonie britanniche del Nord America (Hermann 1992, p. 88, p. 88 fig. 3.8 ). Si tratta sempre di opere in legname e terra sia in ambiente francese sia britannico.
[28]A Perpignan, capoluogo del Roussillon, allora ancora sotto la dominazione spagnola, il Buontalenti si ispirò alla cittadella di Siena (Fara 1993, p. 71; Warmoes 1997, p. 54, p. 55 fig.). Per Vitry: Faucherre 1991, pp. 24 -25, p. 25 fig. Vitry; Fara 1993, p. 67. Per Villefranche-sur-Meuse: Fara 1993, pp. 67-68; Girolamo Marini, uno dei diffusori dell’architettura militare “alla moderna” italiana, operò in Francia con Girolamo Bellarmati fra gli anni ‘30 e ‘40 del XVI secolo (Fara 1989, p. 108-109; Fara 1993, p. 7, pp. 66-67, p. 86 nota n. 64). Il Bellarmati intervenne anche a Brouage, quadrilatero bastionato, al quale aggiunse le piatteforme a saliente lungo le cortine dopo il 1568 (Faucherre 1991, p. 26, p. 27 fig. Brouage), ma ancora durante il regno di Francesco I fu ristrutturata alla moderna la cinta subrettangolare di Saint-Paul-de-Vence (Faucherre 1991, p. 26, p. 26 fig. Saint-Paul-de-Vence). In Francia il quadrilatero bastionato ebbe poi un’apprezzabile diffusione; ricordiamo per esempio: la cittadella di Belle-Ile (1550-1572), la cui piazza fu oggetto di ristrutturazioni per tutto il XVII secolo (nel 1658 ad opera del Fouquet e nel 1683 del Vauban: Faucherre 1991, pp. 101-102, p. 101 fig. Plan-relief de la citadelle du Palais, p. 103 fig. Plan du bourg du Palais; Warmoes 1997, p. 61), il Fort-Carré di Antibes (1580: Faucherre 1991, pp. 26-27, p. 28 fig. Fort-Carré d’Antibes), la cittadella di Port-Louis, fortificata dagli Spagnoli fra il 1590 e il 1598, caratterizzata da un puntone fra i due bastioni del fronte estremo della penisola, che crea un profilo a bonnetto (Faucherre 1991, p. 31, p. 31 fig. Citadelle de Port-Louis), la cittadella di Doullens, in cui intervenne anche Errard-de-Bar-le Duc (Faucherre 1991, p. 34, p. 33 fig. Doullens), il forte Saint-Nicolas di Marsiglia (1660-1663: Warmoes 1997, p. 53, p. 53 fig. Plan-relief du fort Saint-Nicolas) Chateaux-Trompette del 1660, perfezionato poi dal Vauban (Warmoes 1997, p. 57, p. 57 fig. Plans-relief de Chatea-Trompette), le cittadelle del Vauban di Saint-Martin-de-Ré (Faucherre 1991, p. 48; Warmoes 1997, p. 60, p. 60 fig. Plan-relief de Saint-Martin-de-Ré), Montlouis (Hogg 1982, p. 123 fig. Mont-Louis; Faucherre 1991, p. 48, p. 48 fig. Citadelle de Montlouis; Fara 1993, p. 93), Bayonne (Faucherre1991, p. 48, p. 49 fig. Citadelle de Bayonne; Warmoes 1997, p. 56, p. 57 fig. Dètail de la citadelle de Bayonne), Fort-Louis-du-Rin (Faucherre 1991, p. 93; Fara 1993, p. 93), il fort Vauban di Nimes (Bruno A., Dal Castello di Grinzane Cavour al Forte di Nimes, in: Viglino Davico 1995, p. 194, p. 200 figg. 7-8-9).
[29]Il Bastion Verde (angolo Nord-Est), secondo l’Amoretti (1967, p. 164), fu realizzato in terra già nel 1461 (inoltre: Beltrutti 1980, p. 17; Gariglio 1997, p. 253). Riguardo a Stefano Colonna: Promis 1871, p. 432; Beltrutti 1980, pp. 20-22.
[30] Le cortine che congiungevano i quattro bastioni rimasero ancora in terra per tutto il periodo dell’occupazione e tutte le strutture della cinta moderna erano precedute dal lato della campagna da un fossato. Per la fortificazione di Torino durante la prima occupazione francese: Promis 1871, pp. 432-434; Amoretti G., Nel quarto centenario della fondazione della Cittadella di Torino, in: Armi Antiche 1964, p. 135; Amoretti 1967, pp. 164-165, p. 167 fig. 7; Cavallari Murat A., Architettura militare e forma urbana, in: Cavallari Murat A., Forma urbana e architettura della Torino barocca (dalle premesse classiche alle conclusioni neoclassiche). Vol. I, pp. 879-880; Schmiedt G., Città e fortificazioni nei rilievi aerofotografici, in: Storia d’Italia. Vol. 5, i documenti, (Einaudi) Torino 1973, p. 222; Amoretti G., Il sistema di contromine dell’antica Torino, in: Revue Internationale d’Histoire Militaire 1978, p. 22; Beltrutti 1980, pp. 20-22; Comoli Mandracci 1983, pp. 5-9, p. 9 fig. 5; Comoli Mandracci V., La fortificazione del Duca e i mulini della città, in: Bracco G. (a cura di), Acque, ruote e mulini a Torino, Torino 1987, p. 196, p. 197 fig. Turino; Pollak M., Torino, da “castrum” a capitale. Piante e studi urbanistici, in: De Seta C., Le Goff J. (a cura di), La città e le mura, Roma-Bari 1989, p. 229; Roggero Bardelli C., La cittadella di Torino, in: Viglino Davico 1995, pp. 44-45, p. 51 fig. 2; Amoretti G., Breve storia di una grande fortezza, in: Col ferro e col fuoco. Robe di Artiglieria nella Cittadella di Torino. Catalogo della Mostra, Milano 1995, pp. 28-29; Gariglio 1997, p. 253.
[31]E’ noto da una pianta precedente il 1450, riprodotta nel 1778 dallo studioso chivassese Silvino Borla (Bettica R., Cronache della nobile città di Chivasso. Mappa di Chivasso medioevale, Chivasso 1985, pp. 50-51), che il borgo San Pietro, localizzato ad Ovest del rettangolo murato “alla moderna” e separato da esso tramite un fossato, era caratterizzato da un abitato di notevoli dimensioni, circondato da mura turrite come il nucleo principale della città. Sul borgo San Pietro inoltre: Lupano A. L., Note sul Borgo S. Pietro di Chivasso, in: Theatrum Clavasiense 1997, pp. 61-68 e in particolare p. 63. Riguardo all’azione del “guasto” e alle conseguenze sul piano urbanistico-territoriale: Lamberini D., La politica del guasto. L’impatto del fronte bastionato sulle preesistenze urbane, in: Cresti c., Fara A., Lamberini D. (a cura di), Atti del Convegno di Studi di Architettura Militare nell’Europa del XVI secolo, Firenze 25-28 Novembre 1986, Siena 1988, pp. 219-239.
[32]La prima è pubblicata in: Cavallari Murat 1976, p. 161 fig. III, I fig. 36, la seconda in: Theatrum Sabaudiae, Vol. I 1985, tav. 57. Il Resta operò durante il XVI secolo e intervenne anche alla realizzazione del naviglio di Ivrea (Promis 1871, pp. 472-473; Cavallari Murat 1976, p. 159). E’ necessario ricordare, relativamente al Theatrum Sabaudiae, tanto nel caso presente, quanto in quelli successivi citati nel conributo, lo spirito celebrativo e programmatico della raccolta seicentesca, che fornisce tuttavia preziose indicazioni dopo un riesame critico generale. E’ logico, dunque, pensare che, se le torri medioevali compaiono anche sulla tavola del Theatrum, malgrado quanto considerato, esse devono essere ritenute un elemento effettivamente qualificante la cinta anche in momenti successivi alla seconda metà del XVI secolo.
[33]Come dimostra la citata pianta anteriore al 1450 (supra nota n. 31).
[34]Sul Theatrum l’orecchione è ben visibile, mentre sulla pianta del Resta la rientranza è appena percepibile e trattata a linea continua. Per la fortificazione di Chivasso: Fea P., Tre anni di guerra e l’assedio di Torino del 1706. Narrazione storico-militare, Roma 1905, pp. 77-85; Bettica R., Chivasso nel 1705 tra Verrua Savoia e Torino, a salvare il Piemonte, in: Epoche. Cahiers di storie e costume del Piemonte, 1962, pp. 83-85; Vigliano G., Il Chivassese, strutture insediative e testimonianze di civiltà, fasc.: ‘Chivasso’, Chivasso 1969; Cavallari Murat 1976, pp.156-162; Bettica R., Cronache della nobile città di Chivasso, Chivasso 1985, pp. 49-53; Theatrum Sabaudiae, Vol. I 1985, p. 182; Dall’Olmo L., Scuccimarra R., Storia di Chivasso e del Chivassese, Voll. I e II, Torino 1986-1987, Vol. I: pp. 81-82, Vol. II: pp. 47-48, pp. 104-105, pp. 155-167; Signorelli B., Cenni sulla Città di Chivasso, in: Theatrum Clavasiense 1997, p. 11; Lupano A. L., Note sul Borgo San Pietro di Chivasso, in: Theatrum Clavasiense 1997, p. 63; Actis Caporale A., Chivasso nel Cinquecento: sua importanza militare, in: Theatrum Clavasiense 1997, pp. 69-70; Signorelli B., Signorelli A., Essi furono sacrificati: l’assedio di Chivasso del 1705, in: Theatrum Clavasiense 1997, pp. 71-74; Sconfienza R., Zannoni F., Risultanze dello scavo del bastione di Santa Chiara appartenente alle fortificazioni di Chivasso, in: Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti 1998 (in corso di stampa); Bonardi C., Scheda n. 5, ASTO Corte, Arch Mil Vol I; Bonardi C., Scheda n. 44, ASTO Corte, Arch Mil Vol I.
[35]Pegolo L., Storia della Città di Carmagnola, Carmagnola 1925, p. 92; Theatrum Sabaudiae, Vol I 1985, p. 184, Tav. 58.
[36]Titolo: Brevi ragioni del fortificare di Francesco Horologgi Vicentino, Tavv. Alba, Carmagnola, Centale, Chivasco, Gaglianino, Moncalvo, Moncalero, Pinarolo, Turino, (una copia manoscritta del 1843 è conservata alla BRT, Collocazione Manoscritti Militari 62).
[37]Su trentacinque piazze illustrate dieci presentano un caso di fortificazione quadrilatera (sei cittadelle e quattro centri di perimetro quadrilatero con bastioni angolari). Relativamente al ruolo del Brissac nel 1559 e al suo rapporto con l’Orologi: Amoretti 1967, p. 168; Actis Caporale A., Chivasso nel Cinquecento: sua importanza militare, in: Theatrum Clavasiense 1997, pp. 69-70.
[38]Sull’ “Atlante di Piante militari” di Francesco de’ Marchi (1565) è presentato inoltre un rilievo di Torino con progetto di cittadella quadrilatera bastionata, fuori la Porta di Susa, opera probabilmente dell’Orologi (Comoli Mandracci 1983, p. 9, p. 10 fig. 6; Bonardi 1987, p. 46, p. 55 nota 52). Infine, per un altro progetto di cittadella pentagonale: Bonardi 1987, p. 46, p. 55 nota 51.
[39]supra nota n. 5. In seguito, durante i regni di Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I, si proseguiì l’ammodernamento della cittadella che, basandosi sul modello quadrilatero di partenza, assunse la forma definitiva, completa di opere esterne, fra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.
[40]Per la piazza di Pinerolo dal XVI alla fine del XVII secolo: Tosi P., La cittadella di Pinerolo, in: Torino Rivista Mensile 1956, pp. 20-21; Pittavino A., Storia di Pinerolo e del Pinerolese I, Milano 1963, pp. 204-207, p. 493 fig. 36 didascalia e fig. 36 dell’apparato fotografico; pp. 508-509 fig. Pianta della cittadella di Pinerolo; Pittavino A., Storia di Pinerolo e del Pinerolese II, Milano 1966, pp. 270-271 figg. 16-17 didascalie e figg. 16-17 dell’apparato fotografico; Borgna C. G., La Fortezza di Pinerolo come era e cosa ne rimane, in: Pinerolo, la Maschera di Ferro e il suo tempo. Atti del Convegno internazionale di studio, Pinerolo 28-29 Settembre 1974, Savigliano 1976, pp. 124-161, ma in particolare: p. 138, p. 142, p. 135 fig. 3, p. 137 fig. 4, p. 143 fig. 6, p. 145 fig. 7 p. 147 fig. 8; Carminati F., Pinerolo all’epoca della Maschera di Ferro, in: Pinerolo, la Maschera di Ferro e il suo tempo. Atti del Convegno internazionale di studio, Pinerolo 28-29 Settembre 1974, Savigliano 1976, pp. 107-112, p. 111 fig. 2, p. 113 fig. 3; Comoli Mandracci 1982, pp. 121-122, p. 121 fig. Pinerolo, p. 122 fig. Plan de la ville; Viglino Davico 1992, p. 50, nota 25, p. 49 fig. 5; Gariglio 1997, pp.109-131, p. 112 fig. Fortificazioni della Piazza di Pinerolo, p. 115 fig. Città e Cittadella di Pinerolo, pp. 118-119 fig. Pianta della Cittadella di Pinerolo posteriore al 1682, p. 123 fig. Ricostruzione della Cittadella di Pinerolo nell’impianto posteriore al 1682.
[41]A tal proposito, per la trattazione dei problemi inerenti la trasformazione della difesa antica legata ancora all’incastellamento in una razionale distribuzione strategica dei centri di difesa sul territorio nazionale, tali da assumere valore di poli accentratori della provincia di appartenenza, si rimanda a: Comoli Mandracci 1982, pp. 122-123; Comoli Mandracci 1983, pp. 3-5; Bonardi 1987, pp. 33-56;Viglino Davico M., La difesa dello “Stato di quà da monti” nelle valli alpine. Fortezze in età moderna e contemporanea lungo la Stura di Demonte, in: L’Ambiente Storico10-11 (1987), Il Territorio e la Guerra, pp. 57-83; Viglino Davico M., Fortezze sulle Alpi. Difese dei Savoia nella Valle Stura di Demonte, Cuneo 1989, pp. 11-28; Comoli Mandracci V., Un rango europeo, in: Marotta A. (a cura di), La cittadella di Casale da fortezza del Monferrato a baluardo d’Italia (1590-1859), Alessandria 1990, pp. 9-17; Viglino Davico 1992, pp. 39-69 e in particolare pp. 39-52; Comoli Mandracci V., La fortificazione della capitale sabauda e dello stato fra Cinquecento e Seicento, in: Viglino Davico 1995, pp. 21-32.
[42]Camandona E., La prigioniera della fortezza di Ceva, in: Cuneo Provincia Granda XXII, 1973, p. 57; Thetrum Sabaudiae Vol. II 1985, p. 230, Tav. 46; Bonardi 1987, pp. 41-42, p. 42 fig. 3, p. 43 fig. 4; Viglino Davico 1992, p. 46, nota 16.
[43]Breve ragioni cit., Tav. Ceva.
[44]Breve ragioni cit., Tav. Invrea.
[45]Faletto L., Ravera G., Ivrea e Canavese nelle antiche stampe, Ivrea 1977, pp. 30-31, Ivrea-1640.
[46] Per “La Castiglia” di Ivrea: Casalis G., Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna, Vol. VIII. Voce: Ivrea, Torino 1833-1856, p. 88; Vesme B., Durando E., Tallone A., Patrucco C., Studi Eporediesi. Ivrea da Carlo Emanuele I a Carlo Emanuele III, Pinerolo 1900, p. 204; Carandini F., Vecchia Ivrea, Ivrea 1963, p. 290, p. 365, p. 291 fig. Planimetria del forte della “Castiglia” d’Ivrea; Benvenuti G., Istoria dell’antica città d’Ivrea, Ivrea 1976 (ristampa), pp. 414-415; Theatrum Sabaudiae Vol I 1985, p. 195, Tav. 63; Perinetti F., Ivrea, storia breve, Ivrea 1989, pp. 241-242.
[47]D’altro canto è sempre attribuito al Resta un progetto di ristrutturazione del castello di Chivasso, datato intorno al 1570. Per Savigliano e Chivasso: Signorelli B., Note di architettura militare, in: Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti XXIII-XXIV, 1969-1970, p. 124, p. 125 Schede Fig. 2, p. 146 fig. 2.
[48]Per i forti di Villefranche: Theatrum Sabaudiae 1985 Vol II, p. 263, Tav. 65; Faucherre 1991, p. 27, p. 27 fig. Fort du Montalban, p. 28 fig. Citadelle de Villefranche-sur Mer; Gariglio D., Minola M., Le fortezze delle Alpi Occidentali. Volume II, dal Monginevro al Mare, Cuneo 1995, p. 287, pp. 289-296, p. 293 figg. Pianta settecentesca della Cittadella, Pianta delle postazioni ... nel 1746, p. 296 fig. Pianta topografica del 1744, Tav. I-IV figg. 1-12;
[49]Pistan 1994, p. 15, p. 17, p. 14 Tav. 6 (in alto). I primi interventi di ristrutturazione “alla moderna” di Vercelli e per la realizzazione della cittadella sono già del 1560 ad opera del Paciotto (Bonardi 1987, p. 41, p. 54 nota 31; Viglino Davico 1992, pp. 45-47, nota 16 e 20, p. 48 fig. 3)
[50]Si tratta della legenda di una carta raffigurante l’assedio del 1638 che dice : “... una cittadella triangolare, la quale con uno di questi baluardi (fra i quattro in muratura che aveva la città a quell’epoca) forma quasi un quadrato e due tenaglie. ...” (Pistan 1994, p. 17, p. 29 nota n. 22). Sulla tavola del Theatrum Sabaudiae sono bene illustrate le giunzioni fra i bastioni della cinta urbana ed il corpo della cittadella; infatti, fra il bastione Nord-orientale della stessa e il bastione di Santa Chiara si scorge un cammino coperto a saliente che si attesta presso la gola di quest’ultimo, mentre il bastione Sud-occidentale della cittadella, a profilo irregolare, si incunea all’interno della piazza del bastione dell’Annunziata, divenendone praticamente il cavaliere; infine una cortina con andamento irregolare curvilineo collega i bastioni di Nord-Est e di Sud-Ovest della cittadella, per creare una sorta di seconda linea difensiva dietro la gola del bastione di San Sebastiano, a sua volta collegato ai bastioni di Santa Chiara e dell’Annunziata dalla cortina delle mura urbane. Per la cittadella di Vercelli: Medioevo Vercellese. Conferenze di G. C. Faccio, E. Pasteris, R. Pasté, N. Lardi, O. Quaglia, Vercelli 1926, pp. 27-29, Faccio G. C. , Le successive cinte fortificate di Vercelli, Vercelli 1963, p. 108, p. 113, Tav. IV.a; Theatrum Sabaudiae Vol. II 1985, p. 236, Tavv. 51-52; Pistan 1994, pp. 12-21.
[51]Ilari V., Boeri G., Paoletti C., Tra i Borboni e gli Asburgo. Le armate terrestri e navali italiane nelle guerre del primo Settecento (1701-1732), Ancona 1996, pp. 330-331.
[52]Si ricorda che la prima metà del XVII secolo fu per Trino un periodo continuo di occupazioni alterne: dopo quella sabauda del 1613 tornarono gli Spagnoli, ma nel 1626 Vittorio Amedeo I riconquistò la cittadina che ritornò nell’orbita spagnola durante la guerra dei cognati; nel 1643 fu il principe Tommaso a riconsegnare la città allo Stato Sabaudo, ma nel 1652 essa ricadde in mano agli Spagnoli. Finalmente nel 1657 Carlo Emanuele II prese definitivamente possesso di Trino e nel 1672 dette l’avvio al disarmo della piazza, mantenendo la cittadella e smantellando la cinta bastionata più esterna (Theatrum Sabaudiae 1985, p. 248).
[53]Il castello realizzato da Teodoro Paleologo a partire dal 1319, costituito da tre corpi, due paralleli fra loro e uno ortogonale dalla parte dell’abitato, fu addossato all’angolo Sud-orientale delle mura medioevali (Kirilova Kirova 1972, p. 16; Borla S., Note di storia ed arte a Trino, Trino 1979, pp. 9-40). La cittadella, alla quale lavorò Pietro Arduzzi dal 1628 (Promis 1871, pp. 467-468), era ancora interessata da attività di cantiere nel 1637, quando mancava il completamento del bastione di Nord-Est, verso il santuario extraurbano di San Michele (Sciolla G. C., L’arte a Trino e nel suo territorio, Vercelli 1977, p. 28).
[54]Per Trino: Kirilova Kirova 1972, pp. 8-18, in particolare: pp. 17-18, p. 44 fig. 19; Borla S., Trino fra le guerre del Seicento, Trino 1977, p. 227; Sciolla G. C., L’arte di Trino e nel suo territorio,Vercelli 1977, pp. 28-30; Borla S., Note di storia ed arte a Trino, Trino 1979, p. 12; Sciolla G. C., Dossier Trinese: alcuni documenti inediti del secolo XVII per la cittadella, in: Studi Trinesi 1, Trino 1979, pp. 17-35, in particolare: p. 18; Theatrum Sabaudiae Vol. II 1985, pp. 247-248, Tav. 56.
[55]Kirilova Kirova 1972, p. 25. A tal proposito il Nasalli Rocca (Le fortezze sul Po, in: Quarto congresso di Antichità ed Arte organizzato dalla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Casale Monferrato 20-24 Aprile 1969, Casale Monferrato 1974, p. 693, fig. 12) pubblica una pianta senza data in cui il quadrilatero di Crescentino, privo ancora delle opere di fortificazione esterna, è cinto da mura con bastioni angolari ad orecchioni curvilinei e piatteforme lungo le cortine, che ricorda la concezione fortificatoria di Chivasso. Potrebbe trattarsi della fase antecedente agli interventi sabaudi, ma si notano soprattutto, rispetto alla raffigurazione del Thetrum Sabaudiae, le differenze del rapporto dimensionale fra la lunghezza delle cortine e l’ampiezza dei bastioni e la diversità dei profili dei bastioni stessi.
[56]Bianco C., La città di Crescentino, nel suo passato e nel suo avvenire, Novara 1926, p. 48; Kirilova Kirova 1972, p. 20. E’ questo probabilmente l’assetto della piazza quando nell’Autunno del 1704 divenne con la fortezza di Verrua uno dei poli della resistenza sabauda a cavallo del Po contro l’esercito francese del Duca di Vendôme, reduce vittorioso dall’assedio di Vercelli. Per la piazza di Crescentino: Buffa G., Cenno storico della città di Crescentino, Torino 1857, pp. 81-109; Bianco C., La città di Crescentino, nel suo passato e nel suo avvenire, Novara 1926, pp. 47-54; Kirilova Kirova 1972, pp. 18-27, in particolare: pp. 24-25, p. 56 fig. 55; Theatrum Sabaudiae Vol II 1985, pp. 251-252, Tav. 58.
[57]Per il forte di Santa Brigida: Pittavino A., L’assedio di Pinerolo nel 1693 con notizie sull’eccidio di Cavour, la battaglia di Bricherasio e le geste del Generale Feuquières nella Valle del Pellice, Pinerolo 1893, p. 21; Tosi P., La cittadella di Pinerolo, in: Torino Rivista Mensile 1956, p. 21; Pittavino A., Storia di Pinerolo e del Pinerolese I, Milano 1963, p. 495 fig. 46 didascalia e fig. 46 dell’apparato fotografico; Marino U., I prigionieri di Pinerolo, Pinerolo 1979, p. 15, p. 20; Comoli Mandracci 1982, p. 123; Sterrantino F., L’assedio di Santa Brigida, in: Armi Antiche 1992 (n. monografico: La guerra della Lega d’Augusta fino alla Battaglia di Orbassano), pp. 73-78, p. 69 figg. Due disegni ... del forte di Santa Brigida, p. 72 fig. Pianta del forte di Santa Brigida; Gariglio 1997, p. 109, p. 116, p. 127 fig. L’assedio del Forte di Santa Brigida nel 1693.
[58]Per la cittadella di Asti: Vassallo C., Le mura della città d’ Asti, Torino 1889, p. 10; Comoli Mandracci V., Studi di storia dell’urbanistica in Piemonte: Asti, in: Studi Piemontesi I, 1972, pp. 67-68; Gabrielli N., Arte e cultura ad Asti attraverso i secoli, Torino 1976, p. 213, p. 220 fig. La cittadella sabauda (1636); Theatrum Sabaudiae Vol II 1985, p. 195, Tav. 28; Viglino Davico M., Piante di fortezze, in: Giacobello Bernard 1990, pp. 180-181; Viglino Davico 1992, pp. 62-64; Viglino Davico M., L’assetto urbanistico di Asti nel XVIII secolo, in: Bellini A. (a cura di), Benedetto Alfieri e la città di Asti, Torino 1992, pp. 146-152.
[59]Per la cittadella di Ivrea: Vesme B., Durando E., Tallone A., Patrucco C., Studi Eporediesi. Ivrea da Carlo Emanuele I a Carlo Emanuele III, Pinerolo 1900, pp. 215-216; Carandini F., Vecchia Ivrea, Ivrea 1963, pp. 289-290; Benvenuti G., Istoria dell’antica città d’Ivrea, Ivrea 1976 (ristampa), p. 441; Theatrum Sabaudiae Vol I 1985, p. 195, Tav. 63; Perinetti F., Ivrea, storia breve, Ivrea 1989, pp. 243-244.
[60]Sono conservati alla BRT (Collocazione Manoscritti Militari 178). Per notizie sull’opera e sull’autore: Promis 1871, pp. 477-479; Brayda C., Coli L., Sesia D., Ingegneri e architetti del Sei e Settecento in Piemonte, Torino 1963, p. 51; Beltrutti 1980, pp. 51-54; Viglino Davico M., La difesa dello “Stato di qua da’ monti”nelle valli alpine. Fortezze in età moderna e contemporanea lungo la Stura di Demonte, in: L’Ambiente Storico10.11 (1987), Il Territorio e la Guerra, p. 81 nota 5; Viglino Davico M., I Savoia e le fortezze di Verrua, in: Caramellino C. (a cura di), Verrua Savoia. Immagini di una fortezza. Catalogo della mostra, Regione Piemonte, Verolengo 1987; Viglino Davico M., Le fortezze dei Savoia nelle valli alpine fra Cinquecento e Seicento, in: Atti del XXIII Congresso di Storia dell’Architettura. Roma, Centro Studi per la Storia dell’Architettura, Roma 1989; Scotti A., Carlo Morello, Avvertimenti sopra le fortezze, in: Giacobello Bernard 1990, pp. 176-179; Viglino Davico 1992, pp. 62-64.
[61]Collocazione Manoscritti Militari 177; i disegni sono tutti datati fra 1660 e 1681 (Viglino Davico M., Piante di fortezze, in: Giacobello Bernard 1990, pp. 180-183; Viglino Davico 1992, p. 62).
[62]Avvertimenti cit., p. 32, Tav. Carmagnola; in Piante cit., ff. 26-27 gli Arduzzi presentano la situazione reale e la proposta di arretramento del fronte urbano per creare un’interazione sistematica con la cittadella (figg. 38-40).
[63]Avvertimenti cit., pp. 76-79, Tavv. Vercelli e Cittadella di Vercelli; Piante cit., f. 5.
[64]Avvertimenti cit., pp. 70-73, Tavv. Ivrea e Castiglio di Ivrea; Viglino Davico 1992, p. 62.
[65]Piante cit., f. 40.
[66]Avvertimenti cit., pp. 98-99, Tav. S. Hospitio; nella stessa raccolta (pp. 96-97) viene proposta la fortificazione di un’area circostante un mulino e due torri a settentrione del Sant’Ospizio, per mezzo di un rettangolo fortificato con due ampie tenaglie attestate sui lati Nord e Sud. Per il forte durante il XVII secolo vedere anche: Piante cit. , f. 35.
[67]Avvertimenti cit., pp. 34-37, Tavv. Pinerolo e Castello di Pinerolo, pp. 72-73, Tav. Trino, pp. 50-51, Tav. Ceva. La fortezza di Pinerolo è raffigurata nell’aspetto del 1629, poco prima che cadesse dinuovo in mano francese; Trino presenta soltanto la proposta di un’opera a corno, integrata nella cinta più esterna e realizzata all’esterno del bastione di Sud-Est, lungo la prosecuzione dell’asse capitale. Sempre per Trino in Piante di fortezze accanto ad un rilievo di Pietro Arduzzi (cit. f. 8) che illustra non solo la situazione reale della piazza, ma anche una sezione della doppia cinta muraria, c’è una proposta progettuale (cit. f. 7) per sostituire la cittadella quadrilatera con una pentagonale.
[68]Avvertimenti cit., pp. 62-63, Tav. Chivasso.
[69]Avvertimenti cit., pp. 68-71 Tavv. Cresescentino e a p. 71.
[70]Avvertimenti cit., pp. 92-95, Tavv. Montalbano e Castello di Sant’Elmo. Per la cittadella di Sant’Elmo ricordiamo anche il rilievo del Guibert in Piante cit., f. 36.
[71]Avvertimenti cit., pp. 44-45, Tav. Cuneo; Piante cit., f. 24, in cui c’è anche la proposta per una cittadella pentagonale.
[72]Avvertimenti cit., pp.56-58, Tav. Asti; in “Piante di fortezze” (cit., f. 12) gli Arduzzi presentano un proposta simile a quella del Morello e ai fogli 42 e 43 un altro progetto per la realizzazione di una cittadella pentaglonale a Nord con una corona di quattro fortilizzi pentagonali che cingono la città lungo il lato Sud da Nord-Ovest a Nord-Est.
[73]Piante cit., p. 25.
[74]Piante cit., f. 14, f. 20. Il Morello (Avvertimenti cit., Tav. Miraboc) presenta un rilievo del forte nella sua situazione reale. Per il Mirabouc, inoltre: Bonardi 1987, p. 44; Viglino 1992, p. 50 nota 26
[75]Avvertimenti cit., pp. 120-121, Tav. Barcellonetta; l’architetto spiega che sarebbe bene riattare le mura di Barcellonette, dal momento che sul terreno egli ha avuto modo di reperire tracce di una fortificazione più antica: l’affermazione pare confermata dalla stampa del Theatrum Sabaudiae (1985, Tav. 73), dove sono chiaramente illustrati ruderi di mura turrite.
[76]Su questo tema: Comoli Mandracci V., Studi di storia dell’urbanistica in Piemonte: Asti, in: Studi Piemontesi I, 1972, pp. 66-69; Comoli Mandracci V., La questione urbanistica di Cuneo da città-fortezza ai piani del Novecento, in: Civiltà del Piemonte. studi in onore di Renzo Gandolfo, Vol II, Torino 1975, pp. 660-663; Comoli Mandracci 1982, p. 124.
[77]Delle fortificazioni cit., pp. 124-131. Nella prima metà del ‘600 già, per esempio, il Lorini (1609) e il Floriani (1630) prevedono l’applicazione campale di fortini quadrilateri (figg. 71-73).
[78]Si trattava ben inteso di opere non bastionate, ma è suggestivo notare che si voglia ricorrere ancora alla figura quadrilatera per un sito di montagna (Amoretti G., Sconfienza R., Zannoni F., Le vicende costruttive della”Butta” dei Granatieri, in: Amoretti G., Roggero M. F., Viglino Davico M. [a cura di], I trinceramenti dell’Assietta. 1747-1997, a duecentocinquant’anni dalla battaglia, Torino 1997, p. 210, p. 218 note 44 e 45, p. 230 Manoscritto n. 18). Un esempio di queste ridotte quadrate è fornito nello stesso periodo dal Pinto (App., T.11); d’altro canto l’idea di utilizzare insieme ai modelli a triangolo o a stella la figura quadrilatera per le opere campali e d’assedio era invalsa almeno fin dalla seconda metà del ‘600 come dimostrano per esempio gli scritti del Pallavicino (App., T.12), del Porroni (App., T.13), del Ruta (App., T.14; T.15), del Molza (App., T.16), che ripresenta la geometria del quadrilatero bastionato, e il trattato del Magnelli, in cui, non solo al Cap. II illustra ancora le regole geometriche per la definizione dei bastioni angolari di un quadrilatero regolare, avvertendo di non esagerare con la lunghezza dei lati e di proteggere i fronti di cortina con rivellini (App., T.17.a), ma anche presenta i vari modelli di fortini quadrilateri e la loro applicazione nella fortificazione campale (App., T.17.b; T.17.c). Chiudono il quadro altri due autori della seconda metà del XVIII secolo, Raniero Gasparo Corsini (App., T.18) e Domenico Cossetti (App., T.19) che illustrano le varie possibilità di munire fortini e ridotte quadrilatere nelle sezioni dei loro scritti dedicate alle opere campali.

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