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Fortificazioni campali nel secolo XVIII. Contesti culturali e confronti per i trinceramenti dell’Assietta

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da «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1996 (1999), pp. 93-123

Roberto Sconfienza

FORTIFICAZIONI CAMPALI NEL XVIII SECOLO
CONTESTI CULTURALI E CONFRONTI
PER I TRINCERAMENTI DELL’ASSIETTA


ILLUSTRAZIONI

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TESTO


Introduzione


Il titolo scelto per questo articolo fa esplicitamente riferimento al contributo Le vicende costruttive della “Butta” dei Granatieri, edito nella pubblicazione del 1997, dedicata allo studio dei trinceramenti dell’Assietta[1].
Nel libro citato sono state affrontate le diverse problematiche storiche e archeologiche relative al recupero delle opere fortificate e del loro aspetto esteriore a partire dal luglio 1747, facendo capo ad un rilievo topografico di tutte le emergenze strutturali del complesso difensivo, realizzato a cura del Centro Studi e Ricerche Storiche sull’Architettura Militare del Piemonte nel 1996.
Nel caso specifico del contributo riguardante la ricostruzione della ridotta a tenaglia della butta, in ordine ad un principio di scelta e privilegio di quelle tematiche e argomentazioni strettamente legate all’aspetto in elevato, alle tecniche costruttive e alle fasi del manufatto, si sono tralasciati altri spunti di ricerca interessanti, qui presentati pur sempre in termini preliminari.
Durante la Guerra di Successione Austriaca, nel penultimo anno di guerra, un forte contingente francese sotto il comando del Cavaliere di Belle Isle invase ancora una volta gli Stati Sabaudi; dopo alcune azioni diversive, i Francesi mossero da Briançon verso il Monginevro il 15 luglio 1747, per dirigersi su Cesana e Oulx nella valle della Dora Riparia e occupare le alture della dorsale fra la Val di Susa e la Val Chisone, prima di investire il forte di Exilles. E’ noto che il capitano Vedani, l’ingegnere militare del Re di Sardegna responsabile della progettazione e dei lavori difensivi nello stesso settore di operazioni, iniziò a tracciare il percorso dei trinceramenti dell’Assietta il 29 Giugno 1747[2], e continua a risultare ammirevole la velocità con cui la gran parte delle opere fu elevata già per affrontare l’attacco francese del 19 luglio.
Pertanto, sarebbe interessante delineare un quadro delle nozioni di fortificazione campale alle quali, in quell’anno, poteva far riferimento il Vedani, quali fossero le analogie e le differenze con i trinceramenti alpini realizzati prima della campagna del 1747 e, infine, individuare contestualizzazioni generali, comprendenti l’architettura militare permanente, per inserire adeguatamente le opere dell’Assietta nel quadro della grande tradizione difensiva alpina dello Stato Sabaudo.

Il contesto teorico: l’Assietta e le tipologie campali fra XVII e XVIII secolo a confronto


In seguito ad un rapidissimo ed incompleto excursus nella letteratura specialistica di architettura militare del XVII e XVIII secolo emerge innanzituto che soltanto nella seconda metà del ‘700 e, certamente, dopo le esperienze della Guerra dei Sette Anni (1756-1763) nasce un filone specifico dedicato alla fortificazione campale, talvolta ad uso particolare degli ufficiali di fanteria, piuttosto che per gli ingegneri militari[3]. Ma, durante la seconda metà del ‘600 e nella prima metà del secolo successivo, la maggior attenzione è rivolta alle opere d’assedio, nell’ambito di scritti dedicati all’architettura militare in generale, raramente in trattazioni specifiche, come il Traité de l’attaque et de la defense des places del Marchese di Vauban.
Il celebre maresciallo, descrivendo il suo metodo di investimento, insiste sulla difficoltà di difendere le circonvallazioni[4] e nella Planche 13 illustra l’utilità di coprire le testate delle parallele con ridotte quadrate (redoute qui termine la deuxieme place d’armes)[5], ma nulla compare riguardo alla realizzazione di trinceramenti campali e tanto più di montagna. Tuttavia sottolinea l’utilità del trinceramento per un’armata inferiore di un terzo rispetto all’attaccante[6] e, a proposito delle controvallazioni, trinceramenti più autonomi dalle finalità specificamente ossidionali e rivolti verso la campagna a protezione del tergo degli assedianti, affronta una lunga trattazione sulla sistemazione delle palizzate, che è noto siano state al centro delle primissime attività di ristrutturazione e completamento delle fortificazioni dell’Assietta all’indomani del 19 luglio, non essendo state realizzate in tempo per la battaglia[7].
In uno dei memoriali di Louis de Cormontaigne compare, accanto a considerazioni di ordine generale sull’utilità della fortificazione campale, al di là della condizione ossidionale, e sulla necessità di garantire sempre il tiro incrociato, la classificazione dei tipi di retranchemens; nella categoria dei retranchemens continus, che sono comunemente detti lignes, distingue le lignes à redans, le lignes à crémailleres, entrambe successioni di frecce aperte alla gola e collegate da tratti di cortina o direttamente una con l’altra, e le lignes bastionnées, con opere a forma di bastione, e non a freccia, lungo lo sviluppo del trinceramento[8].
Pur se le opere del de Cormontaigne furono pubblicate postume all’inizio dell’800, è noto che egli fu attivo dal 1713 al 1752[9], rappresentando in pieno il contesto culturale al quale si deve ricondurre non solo l’opera del Vedani, ma anche quelle delle campagne precedenti il 1747 sulle montagne cuneesi, nonché le opere campali realizzate a Carbignano e Castagneto, presso Verrua e Chivasso nel 1704 e 1705, e le stesse circonvallazioni e trinceramenti costruiti dai Francesi intorno a Torino e alla vigilia della battaglia del 7 Settembre 1706, o quelle austro-sabaude intorno a Pinerolo nel 1691[10]. Ma, forse, ancor più interessante, tenendo presente la situazione dell’Assietta, è l’esortazione dell’autore, in coda alla trattazione delle tecniche costruttive, a realizzare successioni di posizioni trincerate per garantire un collegamento sicuro con i fronti d’attacco e i posti di retroguardia e provianda, quando il sito non crei una copertura naturale lungo i fianchi del campo e ci si trovi lontano da piazzeforti d’appoggio[11].
All’Assietta tutti i trinceramenti che, passando attraverso il Piano, collegano la “Butta dei Granatieri” alla ridotta del Gran Seren, non sono altro che linee a redans e, in particolare piuttosto regolari, a salienti successivi o separati da tratti di cortina, lungo la comunicazione fra la butta e la prima ridotta della Sietta, fra quest’ultima e la seconda ridotta della Sietta, il tratto detto ridotta romboidale fra la prima della Sietta e quella a forma stellare, e la linea fra la ridotta stellare e quella dei Valdesi. Ma, in più, domina l’adeguamento alla natura del sito che plasma irregolarmente i redans in tutti gli altri settori, come per esempio le comunicazioni fra la seconda ridotta della Sietta e la prima del Grammé, e da lì, passando attraverso la seconda ridotta del Grammé, fino al Gran Seren[12]. Si incomincia a intravedere dunque che l’adeguamento al sito è qualcosa di più profondo che il prodotto di un’istintiva sistemazione delle difese, ma corrisponde alla sintesi fra lo sforzo di conformare alle necessità pratiche modelli teorici, concepiti normalmente per le operazioni di pianura, e la regola basilare della copertura reciproca delle strutture[13].
Anche dall’ambiente italiano emergono dati interessanti, soprattutto riguardo alla morfologia delle ridotte e dei forti campali. Autori come il Dati[14], il Magnelli[15] o il Molza[16], trattando dell’investimento di una piazza, illustrano metodi legati a tradizioni diverse e talvolta attardati rispetto a quelli del Vauban, ma proprio per questo insistono parecchio sulle tipologie dei ridotti lungo le linee di circonvallazione: dominano le forme triangolari, quadrate, a stelle tanagliate, o esagone. La forma stellare attira particolarmente l’attenzione, essendo frequenti all’Assietta ridotte dalla forma assai irregolare che si compongono di segmenti a redans o tanagliati, sempre in ottemperanza alla regola di adeguamento al sito, e raggiungono talvolta profili simili alla stella[17]. Ma altri autori fra ‘600 e ‘700 parlano specificamente della tenaglia, il tipo di opera protagonista della famosa battaglia.
Un trattato anonimo del 1697 contiene una definizione perfettamente attinente alla situazione della butta: “Le tenaglie sono opere che si fanno alla vista dell’inimico per impedirgli un passaggio o per coprir un sito debole”[18]e denuncia anche il principale difetto delle tenaglie: il settore più profondo dell’angolo rientrante fuori dalla portata di tiro dei difensori; i fatti del 19 Luglio 1747 confermano queste considerazioni, al momento in cui i granatieri francesi, poco prima della morte del Belle Isle, iniziano ad aprire una breccia proprio “a l’angle rentrant de la tenaille”[19]. Ma, inoltre, facendo presente l’anonimo trattatista che al difetto si può ovviare tramite la costruzione di un rivellino di fronte alla tenaglia, ci troviamo proiettati nella situazione degli anni successivi al 1747, quando furono realizzate le opere esterne alla butta, il piccolo fossato e il cammino coperto con saliente in corrispondenza del rientrante della tenaglia[20]. Infine, all’inizio del XVIII secolo il Ruta, sostenendo il primato della figura quadrata nell’ambito dei forti campali, menziona, dopo i triangolari, anche quelli a tenaglia[21].
Durante la seconda metà del ‘700, nell’ambito della letteratura militare, si moltiplicano massime, considerazioni, consigli teorici e pratici inerenti la buona realizzazione e l’efficace utilizzo della fortificazione campale. E’ possibile, tuttavia, notare che gran parte di questi contenuti sono già presenti concretamente sul terreno come principi ispiratori dei trinceramenti dell’Assietta, ma che, appartenendo ad un bagaglio culturale in continuo arricchimento a partire, come si è visto, dal secolo precedente, vengono sistematizzati o in manuali specifici o in sezioni di opere d’architettura militare dopo la Guerra dei Sette Anni, quando, specialmente sui fronti delle colonie nordamericane, la Francia e La Gran Bretagna fecero grande uso di opere campali. A questo proposito giova ricordare che fra il 1747 e il biennio 1768-1769, periodo di pubblicazione dei manuali del Trincano e del Cugnot, proprio in Canada, a Ticonderoga, nel 1758 furono realizzati dai Francesi trinceramenti campali, secondo le istruzioni del Marchese di Montcalm, che prese parte alla battaglia dell’Assietta[22].
Scegliendo per esempio il Cugnot, ritroviamo la concezione del trinceramento come integrazione di una forza difensiva ridotta e la regola, ormai classica, dell’adeguamento delle opere al sito, cercando di trincerare meno terreno possibile, garantendo una perfetta copertura fra le opere e un’area completamente libera davanti al trinceramento ed esposta al tiro dei difensori, e, infine, elevando le opere in siti che impongano al nemico un’avanzata lenta e allo scoperto[23]. Ma l’autore, dopo aver presentato nuovamente la teoria sui tipi di redans, bastions détachés[24], ridotte di varia forma e campi trincerati[25], torna ad insistere sull’essenzialità dei trinceramenti continui per difendere postazioni in netta inferiorità numerica, sulla prevalente efficacia delle irregolarità del terreno, a favore del difensore, e sull’utilità di ridotte successive, quando si debbano occupare postazioni troppo distanti dal fronte d’attacco principale[26]. Dopo aver trattato delle palizzate[27], del tracciamento sul terreno dei perimetri e delle tecniche costruttive[28], affronta, infine, il caso dei trinceramenti di montagna[29] e prende in considerazione le dorsali, il cui fronte d’attacco sia ristretto lungo il percorso in quota, dicendo che le opere avanzate, realizzate ai piedi di un’altura, come i redans costruiti a valle della Testa dell’Assietta subito dopo la battaglia[30], non devono essere isolate, perché facilmente doppiabili: é il motivo per cui i nostri redans, nel 1793, furono collegati dal trinceramento occidentale di dorsale con la butta, ora definita “Ridotta Santa Barbara”, e, tramite il tratto a cavalli di frisia, alla ridotta detta della “Batteria” sull’altura davanti alla butta, dove nel 1747 i Francesi piazzarono i cannoni leggeri[31]. Il Cugnot conclude che, in definitiva, per casi simili una successione di ridotte è senza dubbio migliore che una linea a redans o a bastioni separati, ma che il trinceramento continuo è sempre più idoneo[32]: il Vedani, vent’anni prima, collegò una linea di ridotte con trinceramenti continui.
In altri autori, Trincano, Le Charron, gli italiani Corsini e Cossetti, nel Papacino d’Antoni, si segnala, fra i temi principali[33], la forte rivalutazione delle ridotte quadrate[34], contestualmente alla trattazione di altre forme, fra cui ancora la stella e la tenaglia[35], permettendo così di documentare quel clima culturale al quale dovettero evidentemente far capo sia il principe di Brunswick sia lo stesso Papacino, quando, fra il 1766 e il 1770 proposero la realizzazione di redoutes quarrées, per ristrutturare le fortificazioni dell’Assietta[36]. Sono, inoltre frequenti le notazioni per i fossati e le palizzate[37].
Al fine di completare il sommario quadro proposto, nei manuali per le Regie Scuole d’Artiglieria e Fortificazione, redatti dal Papacino d’Antoni negli anni ‘80, compaiono sia le norme per fortificare le dorsali con opere permanenti, in cui è chiaramente espresso il principio della difesa per quote sovrapposte[38], sia un’intera sezione dedicata alle opere campali alpine, in cui sono nominate l’Assietta, Pietralunga in Val Varaita e le Barricate della valle Stura di Demonte[39]; ma, la suggestione più coinvolgente nasce dal fatto che tutto il capitolo sembra scritto da chi teneva alla mente, come esempio fondamentale e indice di principi, la dorsale fortificata dall’Assietta al Colle delle Finestre e che, da giovane, vide dal forte di Exilles sistemarsi su quelle alture le truppe del Lautrec, nel 1745, e operare il Vedani, nel 1747[40]: dice, infatti, il Papacino, che bisogna scegliere siti dove si possano garantire due ordini di fuoco[41], che il trinceramento si adatti perfettamente al terreno montano con parti salienti e ridotte più interne su punti alti[42], che siano finalizzati alla difesa di pochi contro molti[43], localizzati in punti strategici per collegare valli vicine, e, in questo caso, che le ridotte principali siano collegate da comunicazioni e fortini secondari[44].

Il contesto territoriale: confronti con opere campali alpine sui confini degli Stati Sabaudi


Passando ai confronti con le opere trincerate, realizzate prima del 1747, una sommaria ricognizione sulla cartografia dell’Archivio di Corte di Torino, conferma, come si è notato sopra, che a partire già dagli anni della Guerra di Successione Spagnola compaiono sul suolo piemontese linee a redans fortemente adeguate alla natura del terreno, là dove le operzioni militari abbiano avuto come teatro siti di dorsale o d’altura[45]. Spiccano innanzitutto i trinceramenti di Carbignano, del 1704, a sud della fortezza di Verrua[46], e ad essi fanno seguito quelli di collegamento fra Chivasso e Castagneto, nella pianura, a cavallo del Po e sulla dorsale collinare, del 1705[47].
Di grande interesse risultano poi le opere campali realizzate fra 1708 e 1709 durante le operazioni militari svoltesi nelle valli della Dora Riparia e del Chisone, divise dalla dorsale, alla quale appartiene anche l’Assietta, dopo la riconquista della piazza di Susa da parte sabauda[48]. Anche qui dominano le linee a redans successivi, spesso irregolari secundum naturam soli, delineanti fronti tanagliate, e talvolta su più quote e per più ordini di tiro, come i trinceramenti costruiti sull’altura della Brunetta, sovrastante Susa, che, comprendendo la più vecchia ridotta Catinat, sventavano il dominio dall’alto del forte di Santa Maria, oppure quelli elevati fra Exilles e San Colombano, sempre nella Valle della Dora, all’indomani della caduta del forte francese. Ponendo, inoltre, a confronto le opere, coeve alle precedenti, realizzate dai Francesi, per esempio, a Gravere e a Ramat in Val Susa e dai Sabaudi a Balboutet lungo il Vallone dei Morti, sulla dorsale delle Vallette e sotto l’Albergian, alla Fea Nera in Val Chisone, risulta chiaro concretamente come un’unica cultura fortificatoria campale accomunasse le due parti contendenti, specialmente in siti di montagna.
Tanto più è significativo notare che i trinceramenti realizzati davanti a Briançon nel 1709[49], sempre a redans successivi, sono chiusi alle testate da ridotte quadrate, come consigliava il Vauban per le parallele d’assedio, ma ciò sembrerebbe valido anche per le “Barricate” di valle Stura nel 1710[50].
E’ proprio nelle valli cuneesi che si ritrova, a partire dal secondo decennio del XVIII secolo, una serie di confronti interessanti per l’Assietta[51]; sono frequenti, innanzitutto le linee a redans, ma certamente più interessanti sono i sistemi di ridotte successive sulle alture dominanti il distretto delle Barricate e Pont Bernard nella Valle Stura di Demonte, precedenti gli anni ‘40, le composizioni tanagliate dei fronti di queste stesse opere, talvolta su due livelli, come una delle ridotte della Montagnetta[52], e la grande ridotta a tenaglia di Pietralunga[53], sistemata al centro di un trinceramento simmetrico, discendente verso le Valli di Bellino e Varaita, trasversalmente perciò alla dorsale. Questa particolare sistemazione, risalente al 1744, criticata, come ci ricorda ancora il Papacino[54], per la posizione facilmente attaccabile, potrebbe aver influenzato le considerazioni del Vedani sulla strategia difensiva dell’Assietta, che, pur tenendo conto della forma a tenaglia, è mirata a protendere in avanti, lungo la dorsale, e non trasversalmente, i fronti d’attacco e le successioni delle ridotte.
Dal confronto con le opere campali precedenti emerge ancor più chiaramente la considerazione già sviluppata dal Dabormida sul “principio che informò” le fortificazioni dell’Assietta[55]. Si tratta effettivamente di una serie di ridotte collegate da trinceramenti, appartenenti ad un contesto di esperienze che, se immediatamente prima del 1747 annoverano la successione delle ridotte staccate in Valle Stura, a monte evocano le linee di circonvallazione a ridotte successive della tradizione precedente il Vauban, per quanto non appaia sensato un collegamento diretto. Si è comunque più volte segnalato il valore catalizzatore dell’adeguamento al suolo e l’esplicita applicazione delle lignes à redans fra una ridotta e l’altra del complesso.
Caratteristica, inoltre, delle fortificazioni dell’Assietta è la tenaglia della butta con due ordini di tiro. Il risultato di un’analisi superficiale dei confronti, smentibile in qualunque momento dai frutti di una ricerca più approfondita o, ancor meglio, da ricognizioni accurate sulle montagne dei vecchi confini fra i Regni di Francia e di Sardegna, presenta un ricco numero di opere a tenaglia, semplici o doppie, più o meno isolate o inserite in linee di trinceramenti[56], ma non risultano opere simili alla butta, a due tenaglie semplici sovrapposte, tranne qualcosa a Serre la Garde in Val Susa (1709) e la già citata ridotta della Montagnetta in Valle Stura (entro 1720), che presenta tuttavia un ordine alto a tenaglia e uno inferiore a redans.

Il contesto monumentale: la tenaglia e i confronti con l’architettura militare permanente


Lo sfruttamento della tenaglia, come opera funzionale per la fortificazione di dorsali o acrocori, è diffusissima anche nell’architettura militare permanente, anzi è in seno ad essa che si individuano gli esempi più famosi di tenaglie su due o più ordini. Nell’ambito delle fortezze sabaude si possono ricordare innanzitutto la tenaglia di San Maurizio, risalente alla fase cinquecentesca della fortezza di Montmélian, già sistemata sul bordo della scarpata dalla parte dell’Isére[57], le doppie tenaglie del fronte orientale del Santa Maria di Susa[58] e del fronte piemontese del forte d’Exilles[59], che poi il Vauban trasformò in una grande tenaglia, i cui corni erano i bastioni Lesdiguières e Créqui su due livelli, con uno spallone saliente a Nord, derivante dalla fase del XVI secolo[60].
Un caso assai significativo, risalente agli anni ‘90 del sec. XVI è il Forte della Madonna della Consolata di Demonte, il cui fronte Nord-Ovest è strutturato con due doppie tenaglie, appartenenti ai livelli dei forti “Nuovo” e “Grande”[61]: è una delle più chiare manifestazioni dell’uso di fortificare le alture con cinte a quote successive, sfruttando le composizioni tanagliate anche di complessità maggiore, come le opere a corno del Rocco di Molaro in val di Susa[62].
Ma è dopo la metà del XVII secolo, con la ristrutturazione di Montmélian, che compare l’esempio più insigne di composizione di tenaglie per quote. L’antico castello viene sostituito dal dongione bastionato e i mezzi bastioni cinquecenteschi, che chiudevano le estremità dell’altura, sono sostituiti dalla nuova tenaglia di San Maurizio e a Nord da quella dell’Annunziata (Tenaglia de La Roche); le piazze di queste opere erano governate a Sud, sopra il settore di San Maurizio, dalla Grande Tenaglia antistanate quella della Porta Reale, aperta nel rientrante, e a Nord, sopra l’Annunziata, dalla Tenaglia de la Salle e dal bastione tanagliato di Beauregard. Simmetrica alla Tenaglia della Porta Reale chiudeva a Nord il dongione l’opera a corno dei bastioni del Principe e del Duca[63].
Seguono, poi, la doppia tenaglia della ridotta dell’Elmo, appartenente al forte delle Valli di Fenestrelle (1728-1731) e la famosa tenaglia di Sant’Ignazio (dopo 1731), baluardo estremo verso valle del forte San Carlo, dotata di ordine di tiro esterno, con parapetto sopra la braga, ordine interno ad una quota superiore, con fuciliere aperte nella muratura, e traversa di copertura tenagliata a segnare il salto di quota verso la piazza successiva[64].
Chiudono il quadro le fronti più complesse a corno del nuovo forte di Demonte (1733)[65]e del fronte di Francia del forte di Exilles del Bertola[66], le due tenaglie sovrapposte del Pinto presso l’ingresso di Piemonte dello stesso forte (dopo 1755)[67], le opere a forbice su due livelli del fronte meridionale di Demonte (1775)[68]e, infine, la maestosa composizione per quote delle opere a corno che costituivano il fronte principale della Brunetta[69].
Ben lungi dal voler affermare che il Vedani, per la butta, si sia ispirato direttamente ai fronti tanagliati di Montmélian o di Demonte, sembra di poter individuare in tale genere di confronti il termine ultimo della serie di esperienze teoriche e pratiche che potevano costituire la base della formazione degli ingegneri militari sabaudi di quel tempo[70]. Per primo il Busca affrontò il problema di costruire fortezze in montagna[71]e dalla fine del XVI secolo si sviluppò in Piemonte una tradizione che portò dopo duecento anni alla nascita di un capolavoro quale fu il grande complesso della Brunetta di Susa. In questo quadro trova posto anche il Vedani che sulla dorsale dell’Assietta collegò piccole ridotte con lignes a redans, secondo lo stesso spirito per cui a Fenestrelle una lunga catena di opere integrò in un unico sistema il Forte delle Valli al San Carlo: il nostro ingegnere aveva poco tempo e necessità diverse, ma un bagaglio di esperienze sue e apprese, plasmabili sulla situazione del luogo e capaci, certamente, di supportare il ridotto contingente che difese il colle quel 19 luglio 1747.

Appendice


Sezione 1 – testi


1) de Vauban S. Le Prestre, Traité de siege et de l’attaque des places, Paris-Auxelin 1829.
a) pp. 28-29: ... On faisait autrefois des épaulemens dans l’intervalle des lignes et de la tête des camps à quelques vingt toises de ces dernières, et de trentecinq à quarante le long, ... Ils étaient disposés par alignemens et paralléles à la tête des camps, et de neuf pieds de haut sur dix à douze d’epais, mesurés au sommet; ... Je n’en ai point vu depuis ce temps là (assedio di Arras), qui était fort voisin de celui où l’on fortifiait les lignes par des forts et redoutes palissadées de distance en distance; retranchait même la plupart des quartiers tout autour, ce qui ne se fait plus presentement; la promptitude avc la quelle on expédie les siéges ne le permettant pas. ...
b) pp. 241-242: Positions les plus avantageuses des palissades dans la fortification de campagne. ... comme on le fait au chemins couverts, observantque l’elevation de sa pointe ne doit surpasser celle dudit bord que de quinze à dix-huit pouces ou plus, autrement elle pourrait unire au feu de la ligne ...
c) pp. 253-255: Circonvalation. ... De tous les retranchemens les lignes de circonvalation sont les plus mauvais ... leur circuit est toujours de beaucoup trop grand pour le nombre des troupes qui doivent les défendre, ... et quand on dégarnirait la moitié la moins exposée des lignes, pour renforcer celle qui serait le plus, on ne perviendrait pas à les garnir suffissamment à beaucoup près ... si une armée bien postée, ajante un bon retranchement aux avantages de la situation qu’elle occupe, elle fera aisémet tête à une qui sera d’un tiers plus fort qu’elle, et quand même elle le sera desavantage, si l’armée d’observation sait bien se conduire, il est sûr que l’ennemi n’osera l’attaquer, attendu que quand elle se trouvera plus ou moins pressée, elle pourra tirer des secours de l’assiégeante, de même qu’elle pourra lui en donner de son côté. Or, ce qui est ici proposépar cet example, peut s’appliquer à de plus grandes armées, et se resteindre à de plus petites, selon la force de l’ennemi à qui l’on a affaire. ...

2) de Cormontaigne L., Mémorial pour la fortification permanente et Passagére. Ouvrage postume de Cormontaigne, maréchal de camp, directeur des places de la Moselle, etc., Paris-Barrois 1809.
a) pp. 367-368: Notions preliminaires sur les retranchemens. ... On nome en général retranchemens tous les ouvrages momentanés dont unae arméefortifie les differens camps qu’elle est obligée d’occuper successivement. Il y en a cependent de plusieurs especes, auxquels on donne des dénominations particulières relativement à leur object, ou à leur forme. ... Tous les retranchemens que l’on fait en campagne doivent être proportionnés au tems et au moyens que l’on peut employer pour leur construction, à la quantité de troupes qui doivent sérvir à leur défence, et aux armes dont l’ennemi peut faire usage pour les attaquer. Il faut en disposer le pla, ou le tracé, de la maniére que leur accés soient également defendus par des feux directs, et protégés, autant qu’il est possible, par des feux de flancs. ...
b) pp. 369-380: Des retranchemens d’un camp. ... On ne fortifie ordinairement que la tête du camp, lorque les les ailes enn sont bien appuyées, c’est-à-dire protégées par des marais, riviéres, bois et hauteurs inaccessibles, qui les mettent à l’abri d’un attaque; mais au défaut de ces fortifications naturelles, il faut les retrancher avec la même soin. Il est également essentiel de conserver ses deriéres libres, a fin de pouvoir toujours communiquer avec les dépôts de vivres et de munitions, ce qui exige souvent une suite de postes retranchés, lorsqu’il ne s’y rencontre point des places de guerre qui favorisent leur transport, ou lorsqu’elles sont trop éloignées pour le protéger .. (p. 380).

3) Dati A. M., Trattato di fortificazione italiana .Ant.M.a Dati Cremnese. Codice autografo esistente nella Libreria Magliabecchiana Classe XIX: Palchetto 6. n° 11. Copiato dall’Architetto Carlo Chirici, Firenze 1833.
BRT, Manoscritti Saluzzo 310.
a) pp. 62r-66r: Volendo assediare una città vedere tutte le cose opportune, che si richiedono per espugnare il detto luogo che si vuol assediare. ...
b) pp. 66r-71r: De’ fortini da farsi intorno il luogo da assediarsi per assicurare gli alloggiamenti degli assedianti.

4) Porroni A., Trattatto universale militare moderno del Marchese Annibale Porroni General Maggiore del Regno di Polonia, diviso in sei libri consacrato all’altezza reale di Monseigneur il Delfino di Francia, Venezia 1676.

a) pp. 184-188: Delle linee di circonuallatione, loro distintione, quartieri, e distanza d’essi in occasione d’assediar piazze. ... ella (la circonvallazione stretta) si costuma assicurarla (quando gl’oppugnatori habbiano forze bastati, e la piazza in sito di poterla comodamente cingere d’ogn’interno) con trinciere, quartieri, forti, e cose simili, ...
b) pp. 188-190: Degl’approcci, e contraprocci, loro forma e diuersità, e in quali occasioni conuenga d’ogni uno d’essi seruirsene. ...

5) Magnelli B., Trattato di fortificazioni, 1694. retro: io B.ta Magnelli Fior.no.
BRT Manoscritti Saluzzo 774.
a) p. 118: Delle linee di circonvallazione. La linea di circonvallazione, che si fa dagli aggressori intorno alla piazza assediata, non è altro che un fosso con due ripari, uno uerso la campagna, interotto da uarij fortini, ne quali si ritirano i soldati che sono all’assedio. ... Devono esser lontani dalla piazza assediata quant’è il tiro del cannone, per non esser sottoposti a una continua offesa: se ne fanno alle uolte due particolarmente alhora, quando si crede più facile e più sicuro l’aiuto che possa uenire di nuoua gente agli assediati. I fortini deuon esser lontani un dall’altro, tanto che si possan difendere ed oltre a detti di sopra se ne fanno ancora de più piccoli ... . Se ne fanno, come l’opere a corno di lati brevissimi e con una punta dalla parte di dietro. Si fanno delle tenaglie similmente co lati corti, e delle tenaglie doppie nel medesimo modo, le quali opere per esser così sceme si chiamano anche dimezzate, dicendosi mezze opere a corno, mezze tanaglie et.ct.a. ...
b) pp. 118r-119: Degl’approccj e ridottj. ... I ridotti deuon esser collocati in maniera che riguardino la piazza con un angolo e non un lato, affinché possano più facilmente difender gli aprocci, e non esser tanto esposti all’ofesa della piazza. ...

6) Molza L. M., Tractatus de architectura militari, et aliis omnibus ad artem belli spectantibus. Excipiebat in Mutinensi Nobilium Collegium Ludovicus M. Molza eiusdem Collegii Coniunctor anno MDCXCI.

BRT Manoscritti Saluzzo 464.
a) pp. 292-294: De lineis circumuallationis et contrauallationis. ...
b) pp. 294-297: De uallo castrensi ulgo trincea. ...
c) p. 297: De constructione suggestum, ulgo batterie. ...

7) Ruta G., Lettioni di fortificatione, ricevute nel Ducale Collegio di Parma, imparando dal Sig.r Giuseppe Ruta, Aledo Palazzi 1701.
BRT Manoscritti Saluzzo 521.
a) pp. 43r-44: Come si debbe regolar incontrando de redens. Quando si incontrano ventri angolari che vengono chiamati redens, ò s’inchiuderanno su balloardi, ò se li fabrichera la cortina distaccata da lor, sarà bisogna andar riguardato, essendo che è massima di fortificationi lo star più attaccato al sito che è possibile.

8) Ruta G., L’arte di fortificare del prof. Giuseppe Ruta.
BR Manoscritti Saluzzo 465
a) pp. 38-39: Delli forti di campagna. I forti campali quando si è costretto farli per difesa di passo, ò altra causa, s’auertirà, che il lato interiore sarà della metà del tiro di moschetto, cioé di 30 pertiche e fra le varie forme il quadrato è sempre migliore, ... . Si fanno altri forti campali più piccioli, cioé, che il lato sia da 20 à 22 à 15 pertiche, e questi si fanno in tempo di fretta, e di temporaria resistenza; la forma più ordinaria è il quadrato, quale si fa dando per mezza gola la quinta parte di lato, e per capitale da quinti di detto lato, conducendo poi le stringenti al modo solito dell’angolo che fa il fianco con la cortina s’inalzano i fianchi. Si potrebbe prosseguire molto in descriuere uarij forti, come i fatti à stella, à tenaglia, et altri, ma chi ben saprà quanto sin hora si è detto, determinato che sia il lato, si potrà inuentare quello si uorrà, purché si stia sul difendere, et offendere. ...

9) Anonimo, Trattato di fortificatione continente il modo di fortificare piazze reali, castelli e città e nel modo di fortificarsi in campagna; quale modo diuiso in architettura militare regolare e irregolare. Milano li 10 Giugno 1697.
BRT, Manoscritti Saluzzo 480.
a) pp. 85-87: Delle tenaglie. ... queste si diuidono in semplici e doppie, le semplici hanno la lor fronte formatta da due linee, che interiormente si dividono à guisa di brachia per prender l’inimico nella fabrica della tenaglia. si deono osservar le seguenti tre cose. P.a. Che i loro balloardi (così mi sij lecito chiamare i membri di queste opere che più si avanzano) sijno distanti quanto possi giocare il moschetto con forza, perché non hauendo fianchi più debilmente si difendano di ciò che facino l’opere cornutte e coronatte. S.a. Li lati delle tenaglie parimente non si estendino oltre al luogo dal qual prendono la loro diffesa per più distanza di quella che porti il tiro del moschetto. T.a. Gli angoli de loro baloardi né sijno maggiori del retto né minori di gradi 60. ... Queste tenaglie tutte sono sottoposte à questo vitio che lasciano un sito all’inimico nel qual può star senz’esser offeso e questo è nel’angolo A C B (angolo rientrante), imperoche il diffensore ancor che sij coragioso non lo può far sanz’esporsi all’offese, la ragione di questo spiegatto ciò non occorre adurla di nuovo, quindi è che in rimedio a questo vizio alcuni cuoprono quest’angolo con un riuellino, il che se piacesse fare li li opererà nella seguente maniera ...
b) p. 88: Delle trauerse: Le trauerse sono opere più deboli delle tenaglie fatte per il medemo uso e fine delle tenaglie e di più per coprirci dalle offese che vi potessero venire da una qualche eminenza ouero per fuggir l’effetto delle granatte servendo di riparo, dietro del qual ritirandosi il diffensore si può assicurare; la lor figura è arbitraria a secondo che richiede il bisogno componendosi spesse fiate dalle figure delle quali sin ‘horaparlatto habbiamo, quindi è che basterà il rappresentare l’imagine d’alcune di loro, ...

10) Trincano, Elements de fortification et de l’attaque et de la defense des places, Paris 1768.
a) p. 336: ... Tout ouvrage de campagne doit être construit dans le terrein le plus avantageux; sa grandeur et sa force doivent dépendre de son importance et de sa durée. ...
b) p. 341: ... et lorqu’il (l’ennemi) vaudra franchir le rempart, et qu’il paroîtra sur le parapet, la troupe de la redoute tirant à bout portant, peut sans se déconcerter, tenir forme derriere son parapet, combler le fossé de la redoute de morts, et cela avec d’autant plus de sûreté. qu’un moment de l’assaut, elle ne risque plus rien du feu de la campagne. ...
c) p. 347: ... L’ennemi a autant de désavantage dans ces angles rentrans, qu’il a d’avantage aux angles saillans ... . Du desavantage qu’a l’ennemi aux angles rentrans il ne faut pas conclure qu’en flanquant une redoute quelconque, on n’augmente pas les avantages que lui donne en géneral l’augmentation des angles; parce que en flanquant une redoute, on produit autant d’angles rentrans que d’angles saillans, et que l’avantage que les angles rentrans donnent à ceux qui dèfendent le poste, ne peut pas leur donner la victoire; il ne fait que rendre ces parties-là tranquilles, au lieu que l’avantage que les angles saillans donnent aux attaquans, doit les rendre victorieux dans ces parties, ce qui les conduit bientòt à une victoire complete. ...
d) p. 353: ... On peut donc conclure que ces forts à l’étoile, qui exigent des soins et beaucoup de travail dans leur constitution, ne valent pas nos simples redoutes qurées. Il paroît donc inutile d’en continuer l’usage. ...

11) Cugnot M., La fortification de campagne theorique et pratique ou traité de la science, de la construction, de la défence e de l’attque des retranchemens, Paris 1769.
a) p. 5: Des maximes de la fortification de campagne. ... Les troupes qui ont à defendre un poste, ont deux choses à craindre, le feu et l’arme blanche. Les parapets les garantissent plus ou moins du feu de l’artillerie et de la mousqueterie. Les fossés, les puits, les palissades, et les autres obstacles empêchent qu’on ne les aborde. Plus elles sont inférieures à l’ennemi, en nombre ou en valeur, plus elles ont besoin d’être favorisées par les avantages du terrein, et par les ouvrages que l’on construit pour leur défense. L’art consiste à régler tellement le plan et les profils, que l’on tire du terrein , des matériaux et des travailleurs, les meilleur parti qu’il est possible, pour la force du poste. ...
b) pp. 17-21: La redoute. ... Una espece de petit fort formé de toutes parts que l’on fait ordinairement de figure quarée, et quelquefois de figure ronde. ...
c) pp. 59-75: Des champs de bataille fortifiés. Il ya deux manieres de fortifier réguliérement un champ de bataille. L’une est de devant le front de l’armée une ligne d’ouvrages détachés. L’autre est de la couvrir d’un rétranchement continu. ... Troisiément, que si l’on est inférieur de beaucoup à l’ennemi, ou que l’on soit forcé de garder une etendue de terrein excessive, il faut se couvrir d’un retranchement continu, et le faire du profil le plus fort qu’il est possible. ...
d) pp. 76-81: Des champs de bataille retranchés irréguliérement: ... les irrégularités même du terrein sont souvent plus favorables que contraires, lorqu’on a sait en tirer parti. ... Lorque les postes, qu’on veut occuper, sont trop eloignés de la premiere ligne, on y construit plustôt des redoutes ou des forts, que des ouvrages ouverts par la gorge. ...
e) pp. 157-160: ... La palissade plantée sur la berme a six pieds et demi hors de terre. Elle forme un parapet à l’epreuve des coups de fusil, et elle a, à quattre pieds de terre, des creéneaux pour la defense du fossé. ... il suffit qu’on ait achevé le parapet et la contrescarpe, c’est à dir le bod exterieur du fossé, pour être en etat de se defendre ...
f) pp. 114-123: De la maniere de tracer les retranchemens sur le terrein. ... les inégalités du terrein même ou l’on veut construire et les hauteurs qui environnent le poste, qui obligent à élever le retranchement pus ou moins dans un endroit que dans les autres,pour n’être pas vu de front, de revers, ou de côté, par l’ennemi posté sur une ou plusieurs éminnences... . Si le terrein est inégal, apres avoir tracé le bord interieur du parapet et reglé sa hauteur, on réglera sa largeur au pied, sur celle qu’il doit avoir à l’endroit le plus bas du terrain, sansa s’embusser de la largeur qu’il aura aux autres endroits ...
g) pp. 188-202: De la maniere de fortifier les champs de bataille. ... Il y a des montagnes qui sont bordées au sommet, d’une chaîne de rochers très-escarpés, et au chemins très-étroits. Lorque cette chaîne de rochers se trouve sur le prolongement du front du champ de bataille, on n’a que le front à fortifier et à défendre ... . Les cas où l’on peut arrêterune grande armée, avec une petite, sont rares, et encore n’y réussit-on pas toujours. Il faut, ou attendre un prompt et puissant secours, ou être posté si hereusement qu’on ait ses derrieres entiérement en sûreté. ... Lorqu’on poste sur une montagne dont la pente ne peut pas être découverte jusqu’en bas, du retranchement que l’on fait au sommet, on construit sur cette pente des ouvrages avancés, pour defendre le pied de la montagne. Ces ouvrages ouverts par la gorge, éloignés les uns des autres, et hors de portée d’être soutenus, doivent plutôt unire que servir, lorqu’on est attaqué, surtout si c’est pendant la nuit. ... Une ligne de redoutes vaut sûrement mieux qu’une ligne de redans, ou de bastions détachés; mais elle demande le double de travail: elle vaut moins qu’un retranchement continu, et coûte plus. ... Si l’on ne croit pas que l’armée puisse être assez ferme derriere une ligne de bastions, on ne doit faire aucune dificulté de préférer un retranchement continu. ...

12) Le Charron, Petit traité de fortification de campagne, avec la méthode facile et abregée de construire les retranchements qui sont les plus nécessaires aux officiers d’infanterie. Par le Ch.r Le Charron, Lieutenant Fn. Premier au Regiment de Limosin, à l’Agayola en Corse, 1786.
BRT, Manoscritti Saluzzo 425.
a) p. 6r: ... Les ouvrages de campagne qu’il importe le plus aux officiers d’infanterie de savoirconstruire, sont les redans au flêche, leurs formes varient, la position et le local doivent déterminer l’espece qui est préferable, les simples retranchements ou epaulements, les redoutes quarées ou irregulières, les têtes de pont et a. . C’est sans le secours d’un ingenieur qu’un officier doit savoir se retrancher dans les differents postes où il est envoijé, et pour cella faire il y a un moyen facil et abregé qui ne comporte pas de grands calculs ni beaucoup de théorie géometrique; avec un peau de pratique on sera bientôt au fait. ...
b) planche 6 retro: Les redoutes doivent toujours être posées dessus une eminence pour decouvrir l’ennemi de plus loin. On voit par la fig.2 un parallelogramme dont les faces du front forment un angle rentrant A. pour augmenter le feu sur le pont B. qui conduit au village. ... Il ya des cas où le (canon) place dessus des hauteurs de terre, appellés cavaliers, qui dominent sur le parapet. Ce qui se pratique aussi quand la redoute est dessus une trop grande elevation, pour puisse voire le pied de la montagne et la partie que l’on veut déffendre. Il ne faut pas faire d’ouvrages où le canon tire par dessus le parapet quand on a en face une hauteur où l’ennemi pourroìt établir una batterie qui ruinneroit facilement la votre.

13) Corsini R. G., Trattato dell’architettura militare irregolare aggiuntovi un piccolo trattato di levare di pianta, seconda metà sec. XVIII.
BRT, Manoscritti Saluzzo 731
a) p. 35r: Costruzione dei ridotti. I ridotti seruono per fortificare le linee di circonuallazione e per altre occasioni utilissime. Per le circonuallazioni i forti devono essere quadrati, i mezzi ridotti (a triangolo) ...vogliono particolarmente impiegarsi per la difesa delle linee di controvallazione ...
b) p. 36: Auertimento. Tutti questi lauori si deuon fabbricare di terra e di fascine, auertendo, che nella lor fronte non siano meno di passi 200, e che uenghino fiancheggiati di steccati, e di palizzate, e che gli opposti fianchi non siano paralleli e finalmente che contengano meno angoli che sia possibile. ...

14) Cossetti D., Trattato di fortificazione dedicato a Sua Altezza Reale Don Ferdinando Borbone Infante di Spagna Duca di Parma, Piacenza e Guastalla ecc. dal Cav, Domenico Cossetti ArchitettoAccad. professore e Consigliere con voto della Reale Accademia delle Belle Arti di Parma, 1794.
BRT, Manoscriti Saluzzo 442.
a) p. 45: Delle fortificazioni che si costruiscono in piena campagna. ... sono questi costrutti di diverse fortificazioni che si fanno in tempo di guerra per guardar i posti, fortificar qualche parte del campo, coprir la testa de’ ponti ... si fano ordinariamente a questi forti una strada coperta con palizzate, quando il tempo lo permetta, sono di maggiore difesa, quando il parapetto è costrutt a denti ciò è come una sega ...
b) p. 45-45r ... I forti di campagna triangolari, quadrati e che occupano poco terrenosi chiamano ridotti; quando sono fortificati con bastioni, o mezzi bastioni si chiamano fortini; quando hanno più di quattro lati si chiamano a stella ...

15) Papacino d’Antoni A. V., Dell’architettura militare per le regie scuole teoriche d’artiglieria e fortificazione, Libro Secondo, Torino 1779.
a) pp. 52-60: Della circonvallazione. ... Quelle opere, che si faranno, affine di rinforzare la fronte attaccabile, sieno disposte secondo la natura e le circostanze del terreno esigono, e questa disposizione sia combinata colle massime per le fortificazioni campali. ...
b) pp. 60-64: Modo, con cui dee farsi la controvallazione. ... va fatta fuori dal tiro dei cannoni della fortezza ...

16) Papacino d’Antoni A. V., Dell’architettura militare per le regie scuole teoriche d’artiglieria e fortificazione, Libro Quarto, Torino 1780.
a) pp. 64-70: Dei fortini e dei ridotti. ... nella guerra di campagna i fortini, ed i ridotti sono sempre lavori occasionali di terra rivestiti con zolle, o con salsiccioni, ed i loro profili sono suscettibili di modificazioni molto diverse. ... i fortini, ed i ridotti, che si costruiscono nella guerra di campagna, hanno per oggetto o di trincerare un campo, o di assicurarsi un posto molto importante, o di procurarsi alcuni punti d’appoggio per le disposizioni, e per assicurare i ponti, e specialmente quelli, che colle barche si costruiscono sopra i fiumi navigabili. ... Le figure quadrilatere, le pentagone e le esagone servono per li fortini, e per li ridotti, usandosi talora anche per questi il cerchio, ognoraché il ridotto si costruisce con muraglia. ...
b) pp. 195-200: Fortificare la schiena inclinata di un monte. ... Qualunque siano le circostanze del sito detto si procurerà a tutto potere, che la fortificazione costrutta nella parte più alta riesca di natura inespugnabile, e che i siti della campagna, ne’ quali l’assalitore potrà promovere i suoi attacchi contro le fortificazioni inferiori, siano esposti ai tiri d’infilata, e di rovescio fatti dalle fortificazioni superiori. ...

17) Papacino d’Antoni A. V., Dell’architettura militare per le regie scuole teoriche d’artiglieria e fortificazione, Libro Sesto, Torino 1782.
a) pp. 329-330: ... Sarà ottimo quel sito, in cui con poca spesa si potranno fare due ordini di fuoco nelle parti soggette all’attacco, purché da queste due cinte si possa sparare nello stesso tempo contra il nemico, allorché investe il trinceramento: imperciocché, quando dalle due cinte non si può fare un fuoco contemporaneo, allora la fortificazione più centrale ha per oggetto solamente di favorire la ritirata delle proprie truppe, dopo che sono respinte dal recinto più avanzato, di contenere l’inimico vittorioso, perché non progredisca, e di facilitare il ritorno della truppa amica nel sito abbandonato. ...
b) pp. 337-338: ... I trinceramenti per questi posti (a collegamento di valli vicine) consistono in fortini, o ridotti spaziosi, i quali o debbono essere fuori d’insulto, o per lo meno avere le fortificazioni a due ordini, ed eziandio a tre nelle fronti attaccabili, le quali siano in caso di far fuoco nel medesimo tempo contro gli assalitori. Allorché per fortificare questi posti sarà necessario costruire più di un fortino, o ridotto, dovranno queste opere unirsi insieme per mezzo di communicazioni, le quali oltre la propria difesa debbano anche essere efficacemente protette dai fortini principali, o da qualche altro secondario, che si farà in mezzo alla distanza fra due opere principali, ognoraché la comunicazione fra queste riuscirà molto lunga. ...

Sezione 2 – cartografia


1) Pianta di Verrua e Carbignano ... co ... de attacchi de Francesi ... nel mese 8. 1704.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Verrua 24 A VII rosso.
N.B.: sinopia del titolo a matita parzialmente leggibile.

2) Plan du Siege de Chivas place en Piemont, proche du Po attaqué par les Armées Françaises, et espagnoles commandées par Monsieur le duc de Vendome, et ensuite par M.r le Duc de La Feuillade, et defendue par les Troupes de S. M. Imp.le et de S. A. R. Monseigneur le Duc de Savoie, depuis le 18 Juin jusqu’au 30 Juillet 1705, ou quel jour les Assiéges abandonnerenr volontairement la meme Place et les retranchemens ajant auparavant retiré toute l’artillerie, et les munitions et demoli par les mines de la dite Place.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Chivas 29 A II rosso.

3) Carte particuliere des environs de Suse, Chaumont et Salbertrand et Exilles, avec les retranchemens qui y ont eté faits depuis la prise de Suse tant de la parte des Ennemis que de la notre.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Susa 19 A V rosso.
N.B.: essendo assenti i trinceramenti sabaudi attorno ad Exilles, la carta si riferisce al periodo 3 Ottobre 1707 (liberazione di Susa) - 29 Luglio 1708 (inizio della manovra per l’assedio di Exilles), i trinceramenti della Brunetta, inoltre, sono raffigurati su un papillon incollato sulla raffigurazione dell’altura.

4) Carta corografica delle valli di Susa, Moriena, Bardonanche, Oulx, Exilles, Cesana, Pragelato, St. Martino, e Perosa, continente li villaggi, cassinaggi, strade, tanto reali, che altre, fiumi torrenti rivi con la distinzione de terreni fertili, boscareggi e sterili in esse esistenti, come anche le marche, contromarche, e componenti dell’armate tanto di SAR che de collegati, l’anno 1708 commandate da R. A.
ASTOcorte, Inv. 126: Carte topografiche per A e B, Susa n. 2.
N.B.: “Auertimenti per la presente carta. ... Li quadrilunghi tinti di rosso sono li campamenti fatti dalle dette armate (“collegati”: ducali e imperiali) et quelli tinti di giallo attigui al Pui, indicano il camp.to de Francesi, nel tempo che li collegati batteuano il Forte di Fenestrelle. Il trincieramento di Giaglione e il stato fatto doppo la presa del forte di Susa. Li trinceramenti attigui Meana e le Grauere fatti da Francesi a diffesa di Susa nel tempo che la teneuano. Trinceramenti delle Rama fatti da Francesi a diffesa delle Val d’Exilie. Sisono fatti li trinceram.ti attiguo a Balbotte, e sopra li colli di Vallette, Albergian, Clapier per impedir con più forza li Francesi il soccorrere Fenestrelle. Li colli d’Orsiere, Sablon e Malenuit sono stati fortificati da Francesi nelle guerre passate. Colli fortificati da Francesi nella campagna presente sono Fenestre, Blesier, La Rosse e Monestr (?). Linea d’Exilie fatta d’ordine di S.A.R. doppo la presa del forte del med.o luogo.”

5) Camp des aliez deuant Fenestrel a Balbotié dessou le Commandement de S.A.R.. occupé le 10me d’aust 1708.
BRT, Manoscritti Militari 180, Tavola 102.

6) Carte des Vallées d’Exilles, Oulx, Bardonneche et, Cezane, auec les environs de Briançon et retranchements faits par les Ennemis en l’année 1709.
ASTOcorte, Inv. 126: Carte topografiche per A e B, Susa n. 5.

7) Carte particuliere de la Vallée de Sture de celle de Barcelonée dans la quelle sont marquées toutes les marches, et campement faits par l’armée des Aliez jusqu’au 10me Aoust 1710, comme aussy les campements des Ennemijs auec leurs retranchements.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Stura 18 A V rosso.
Bibliografia: Viglino 1987, Il Territorio e la Guerra, p. 71 fig. 6.

8) Carta dimostrativa della Valle di Stura dal Colle della Maddalena si stende fino al forte di Demonte con trinceramenti lungo detta valle. 1710-1720.
ASTOcorte, Inv. 126: Carte topografiche per A e B, Stura n. 3.
Bibliografia: Viglino 1987, p. 72 fig. 7.

9) Plan de la ualle de Stura. 1710-1720
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Stura 17 A V rosso.
N.B.: alta valle fra le Barricate e Pont Bernard
Bibliografia: Viglino 1987, p. 75 fig. 8.

10) Tipo dimostrativo delle Valli Stura, Gramme, Maira e Varajta
ASTOcorte, Inv. 126: Carte topografiche per A e B, Stura n. 4.
N.B.: non illustra la forma delle opere campali, ma solo la localizzazione topografica e, mancando i trinceramenti degli anni ‘40 in Val Varajta, ma essendo presenti quelli delle Carte 7 e 8, la datazione dovrebbe precedere la Guerra di Successione Austriaca.

11) Carta di una parte della Valle di Stura cominciando essa dal Colle dell’Argentera e si stende sino al luogo e forte di Demonte e Festione.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Stura 16 A V rosso.
N.B.: secondo titolo più in piccolo: Sture R (Carte de la Vallée de la) depuis Argentiere jusqu’au fort de Demont dans le Piemont avec une nte donnant les distances des tems. Non comparendo le ridotte della Montagnetta, potrebbe rappresentare una situazione un po’ più antica della Carta 8.

12) Senza titolo.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Stura 10 A V rosso.
N.B.: prima degli anni ‘40 del sec. XVIII ?.

13) Carta topografica d’una parte delle Ualli di Stura, Grame, Magra, Blino, Uarayta e Po unitamente alli trincieramenti stati fatti in esse ualli come pure gli attacchi stati fatti in detta ualle di Uarayta dalle truppe Gallispane contro le truppe di S. M. nelli giorni 6. 7 e 8 del mese di Ottobre 1743.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Stura 13 A V rosso.
Bibliografia: Viglino 1987, p. 74, p. 83 nota n. 65.

14) Carte figurative des Vallées d’Asture, Gramme, Maire et Varaite auec touttes ses dependences. Escritte et dessinée par Duboir Geographe Mathematicien 1744.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Stura 15 A V rosso.
N.B.: carta riferita agli eventi del 1743: “Description de tout ce qui s’est paseé a l’Achenal, entre l’Armée Piemontoise , at l’Armée Espagnole . Le 4e jour de moix d’Octobre 1743 ...”.
Bibliografia: Viglino 1987, p. 74, p. 83 nota n. 66.

15) Difesa della Valle di Varaita, e di Blino per impedire l’armata Spagnuola, che non penetri da esse valli in Piemonte. Ogni cosa sotto le disposizioni, che ne ha dato S. E. il Sig.r Marchese d’Aix Caugli.re dell’Ordine Sup.mo della Santiss.ma Annunziata; Generale; Gram mastro d’Artiglieria; Luogotenente Generale; e Comandante le Armate in esse valli.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Vraita 15 A VII rosso.
N.B.: riferita al 1743, mancando la ridotta di Pietralunga.
“Fra li siti di molto auanzati uerso la Francia, ha touato esso Sig.r Marchese farsi il più proprio per ritenere il Nemico; con postare una linea, che abbia la sua destra al piede del Monuiso e la sinistra sopra al Castello denominato del Ponte a seconda della lettera A di lungo in lungo il bosco detto la Levé, e qual linea uerrà custodita da 10 battaglioni comandati dal Brigadiere d’Armata Barone du Vergé. Per difendersi indi dalla uenuta per la valle di Varaita è stato fatto un trinceramento sopra d’una picciola rocca al Castello del Ponte, come alla lettera B e per fiancheggiare à destra essi trinceramenti, e villaggio quiui, è costrutta una batteria .12 smerigli.; come alla lettera C. Per occupare le altezze tra la valle di Varaita, e quella di Blino, sono stati stabiliti 6. battaglioni accampati alla letera D. sotto il comando del Sig.r Brigad.e d’Armata Guibert. Il Quartier Gene. si troua al Castel Delfino alla lettera E. Osseruar si deue, che la linea alla lettera A rimane collocata sopra d’una considerabile altura, che ha una ripa affatto aspra. Più che il campo alla letterra D., rimane coperto da un monte scosceso ed inaccessibile dalle parti D., e che le falde dei monti, la doue si trova esso campo D. sono à dritta, ed alla sinistra affatto disastrose; sicche da esso campo tenendosi le cime F. G. H. si ponno inuiare dei Carabinieri à fauore delle boscaglie quiui che fiancheggiano il Castel del Ponte alla lettera L e dal medemo campo resti facile à mandarsi della truppa d’ordinanza per sostenere la valle di Blino, doue nej villaggi d’essa valle si potranno porre dei Valdesi e delle milizie, che uerranno secondate come sopra, di modo che secondo tutta la probabilità con la predetta disposizione si uerrà à contenere l’armata nemica anche che ui uenisse numerosa.”.

16) Carte de la vallée de Vraite des retranchements, qui ont eté faits dans la dite vallée, fort, et Barricades de St. Pierre.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Vraita 14 A VII rosso.
N.B.: carta complementare alla n. 15, essa rappresenta la media valle da Meste a Chateau Dauphin, fino allo spartiacque con la valle di Bellino; è verosimile che anch’essa si riferisca al 1743.

17) Tipo delle valli di Bellino e Varaita, con l’attacco della ridotta di Pietra longa, ò sia monte Cavallo seguito li 19. luglio 1744.
ASTOcorte, Inv. 127: Carte topografiche dell’Archivio segreto, Vraita 16 A VII rosso.

Sezione 3 – fasi costruttive di alcuni trinceramenti alpini precedenti il 1747


Valli di Susa e Chisone
Appartengono al XVII secolo e sono opera dei Francesi i trinceramenti dei Colli Orsiera, Sabbione e Malanotte. Partendo da Susa, sono ancora francesi i trinceramenti realizzati dopo l’occupazione della piazza nel 1704 sulla destra della Dora presso Meana e presso il passo di Susa, a Gravere; si possono riconoscere poi i trinceramenti della Brunetta con la ridotta Catinat, già francese, detti “di Giaglione”, ad opera dei Piemontesi nel 1708, dopo la liberazione di Susa (3 Ottobre 1707), e i coevi trinceramenti francesi di Chiomonte e Ramat, borgata sulla sinistra della Dora racchiusa da fronti tanagliate e affiancata da una ridotta quadrata e una triangolare, per ostruire l’accesso in media valle; seguono i trinceramenti sabaudi fra Exilles e San Colombano realizzati dopo l’11 Agosto 1708, a difesa della nuova piazza occupata. Nell’Agosto del 1708, in concomitanza con le operazioni di assedio del Fort Mutin di Fenestrelle, vengono realizzati i trinceramenti di Balboutet e Pourrieres e lungo il Vallone dei Morti, sulle Vallette, a protezione del campo degli assedianti; ma sulla stessa dorsale, contemporaneamente, i Francesi trincerarono, con una ridotta a fronti tenagliati e linee a redans, il tratto fra il “Col des Fenetres” e il “Col de Fatiere” e, con una ridotta quadrata, il “Col Blesier”, mentre in valle erano tutte operative le ridotte di appoggio al Mutin (varie forme, dalla quadrata alla stella tanagliata, alla composizione di fronti a tenaglia e a corno: Ridotte del Laux, d’Andour, dell’Albergian e Catinat, della Bergonniére, Des Aiguilles, Chateau d’Arnaud), tagliate poi fuori dal campo del Villars, a La Ruà e al Grand Puy, dai trinceramenti sabaudi dell’Albergian, integrati da una successione di linee a redans su quote anche sul versante della valle di Prali e da alcune opere a La Balme. Contestuale a questa fase di grande attività costruttiva in alta Val Chisone deve essere segnalata l’esistenza di trinceramenti, probabilmente sabaudi (fronte verso il Delfinato), lungo la vecchia linea di confine con la Francia, sulla dorsale alla destra orografica del Chisone fra il Col de La Tane e il Col de Rocias, scendendo dal Col Clapier, trincerato nel 1708, e alcune opere campali in appoggio al forte di La Perouse e all’ingreso della valle di Prali (ridotta quadrata sotto il Bec Dauphin, “Redoute de Pomaret”, ridotta quadrata di Ville Seche presso il Fort Louis). Nel 1709 vengono consolidati i trinceramenti a difesa di Exilles con opere a tenaglia o doppia tenaglia (ridotte di La Salete e Serre Chafaut), su due o più livelli (Serre la Garde), come pure quelle dei Quattro Denti e del Vallone, sempre sulla sinistra della Dora, quadrate o quadrangolari (Malania, La Touche, La Combe); compaiono poi sulla dorsale dell’Assietta la ridotta della Cravasse, pentagono irregolare, la Courbiere, quadrangolare, e nell’Agosto dello stesso anno si registrano gli interventi da parte sabauda sulle opere francesi già esistenti alle Finestre e Fattieres (Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 234-235 nota n. 8): tutte gli altri trinceramenti comparsi sulla dorsale (Viglino-Massa-Bruno 1997, p. 157 scheda n.17: carta topografica successiva al 19 Luglio con elenco completo delle opere), esclusi quelli nominati sopra e quelli del Lautrec, risalenti al 1745 (Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 234-235 nota n. 8), dovrebbero rientrare nella fase del 1747. Completa il quadro del 1709 la canonica ligne à redans, realizzata dai Francesi fra Briançon e La Vachette presso il corso della Durance, con testate difese da una ridotta pentagonale e due quadrate.

Valli Stura di Demonte, Maira, Bellino e Varaita
Risale al 1710 la fase delle “Barricate” nel distretto di Pont Bernard, in valle Stura di Demonte, costituita da una sola linea a redans, a distanze regolari nel tratto in valle, sulla destra della Stura, e adeguati alla natura del terreno, lungo il pendio della montagna, con una ridotta quadrata a medio sviluppo ed una alla testata estrema. L’accesso, dalla parte del confine francese presso il greto destro della Stura, sembra fosse fortificato con una freccia a raddoppiamento dell’ultimo redans, all’interno del quale si apriva il varco. Sono opere francesi il quadrilatero bastionato, “Fort de l’Arche”, nella valle dell’Ubayette, la ridotta a fronti tanagliate dello “Chatelet” nella valle di Barcellonette sulla destra dell’Ubaye ed il campo trincerato con due fronti a redans alla convergenza della stessa valle con quella del “Malesé”, che conduce a Mont Dauphin (Carte 8-9). Dopo la guerra di Successione Spagnola , fra 1710 e 1720, compaiono le opere campali sabaude in appoggio alle Barricate di Valle Stura e in prima linea rispetto al forte di Demonte; sulle alture alla destra del torrente: ridotta a stella e trinceramenti della Lobbiera Superiore, linea della Lobbiera Inferiore con testatte a tenaglia, alla sinistra: il trinceramento sullo “scarpamento Madrizza”, con fronte a tenaglia, le ridotte della Montagnetta, una a stella e una a fronti tanagliate con raddoppiamento di quella estrema sinistra da un livello, probabilmente, inferiore a redans, agganciato ai corni della tenaglia superiore, la linea a redans della Montagnetta Superiore e staccati i trinceramenti “alla Scaletta” e quello “chiamato Ser del Doj”; si possono ancora aggiungere i trinceramenti del Colle “del Preit detto di Saluagno”, quelli della Gardetta, la “Redoute du Col del la douga (?)” e la “Redoute du Bonnetty”, doppia tenaglia aperta alla gola. Nel decennio 1710-1720 (Cartte 9-12) è probabile che sia stato realizzato già il raddoppiamento delle Barricate con una seconda linea interna a rientrante rettilineo, comparendo essa in una carta (Carta 11), in cui non sono ancora raffigurati i trinceramenti della Montagnetta e della Gardetta, ma segnalati i luoghi come “chemin où l’on déscend de Berzer pour tomber a Pont Bernard chemin qui se peut couper”: sono probabilmente sottofasi ravvicinate negli anni e la Carta 11 segnala, pertanto, altre possibili vie di accesso alle Barricate (n. 11 “pour tomber aux Barricades du couté de St. Etienne sur la gauche”, n. 12 “pour descendre a St. Dalmas et venir aux d.te Baricades sur la droite”). Furono poi progettate alcune opere non eseguite: ridotta quadrata bestionata “sopra l’altezza chiamata Cornairaud”, un redan “nel sito denominato Bessaut”, un rientrante alla “Vaniere d’Audis”, una ridotta pentagonale alla Madonna del Pino e due interessanti ridotte con fronti a doppia tenaglia “sopra l’altezza attigua à Ponte Bernardo”, e con avancorpo tanagliato verso Stura “sopra il Colle d’Araisse” (Carta 12). Durante la successione austriaca (Carte 13-17) risulta confermata l’esistenza delle opere citate in Valle Stura con alcune aggiunte e si rileva la nascita di quelle delle valli Maira, Bellino e Varaita. Dopo alcuni lavori nel 1742 alla Montagnetta e alle Barricate (Stato delle scritture che si ha l’onore di rimettere alla Seg.ria di guerra concernenti le teppate fattesi nel 1742 alle Baricate e Montagnetta Valle Superiore di Stura. Torino li 28 Marzo 1749 a firma: Migliijna, ASTO Sezioni riunite, Azienda Artiglieria Fabbriche e Fortificazioni. Memorie ale Segreterie: scaff. 68cas. 8, p. 7), nel 1743 queste ultime ricompaiono con due linee, la Gardetta presenta una ridotta quadrilatera bastionata, un’altra quadrilateraera è sul Colle della Scaletta, fra il Colle della Gardetta e la Montagnetta due trinceramenti a doppia tenaglia, aperti alla gola e una piccola linea a redans; sembrerebbero realizzati il redan progettato a Bessaut (cfr. Carta 12 e 14), un altro a “Dandei” e la ridotta al “Col Daraisse” (Col d’Araisse, progettata). Sempre nel 1743 in Val Maira, località “La garda”, a monte delle “Sorgenti macra” (del Maira) si rileva una piccola linea a redans. Sono poi illustrate 3 linee a redans sull’acrocoro spartiacque fra le valli di Bellino e Varaita, lungo la dorsale che conduce a Pietralunga e al Passo del Buondormir, non ancora fortificati, una linea sulla sinistra sotto Ponte Chianale e un’ultima nel vallone di Pont presso il “Bosco della Leué”; Castel Ponte si trovava al centro di una serie di difese costituite da una stella tanagliata sulla “rocca” davanti all’abitato e quelle denominate (c. in Carta 15) “noua batteria” e “batteria del Villaretto”, con a monte di quest’ultima un trinceramento a semplice freccia. Probabilmente già nel 1743 risultava trincerata la media valle da Meste a Castel Delfino , presso Saint Pierre, con il suo forte quadrilatero bastionato su terrazzo sopra la Varaita, un trinceramento davanti alla chiesa della borgata, uno a redans, teminato da ridotta a stella , sulla sinistra del torrente, e uno sulla destra; una linea doppia a redans era presente infine a Villars sulla sinistra della Varaita, e sulla destra una linea semplice presso Briansol. A conclusione, nel 1744, si aggunge la fortificazione della dorsale di Pietralunga con la ridotta del Monte Cavallo, chiave di volta di due linee trincerate a redans successivi che scendevano rispettivamente nella Val Varaita e nella Valle di Bellino, la linea a redans dalla Val Varaita “sin all’ Viso”, alcune batterie di cannoni con fronti a salienti (G. ed N. di Carta 17), una batteria presso la ridotta di Castel Ponte.

Abbreviazioni bibliografiche

  • ASTOcorte

Archivio di Stato di Torino, Sezione di Corte.

  • BRT

Biblioteca Reale di Torino, Piazza Castello 191.

Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997
Amoretti G., Sconfienza R., Zannoni F., Le vicende costruttive della “Butta” dei Granatieri, in: Assietta 1997, pp. 199-241.

Assietta 1997
Amoretti G., Roggero M. F., Viglino M. (a cura di), I trinceramenti dell’Assietta 1747-1997. A duecentocinquant’anni dalla battaglia, Torino 1997.

Castelli 1983
Castelli e fortezze della Valle di Susa, Torino Museo Nazionale della Montagna “Duca deglui Abruzzi”, Torino 1983.

Di qua e di là I/II
I) Associazione Amici del Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706 e Centre Culturel Franco-Italien di Torino (a cura di), Di qua e di là dai monti Vol.I, Savigliano 1973.
II) Associazione Amici del Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706 e Centre Culturel Franco-Italien di Torino (a cura di), Di qua e di là dai monti Vol.II, Savigliano 1975.

Gariglio 1997
Gariglio D., Le sentinelle di pietra. Fortezze e cittadelle del Piemonte Sabaudo, Cuneo 1997.

Gariglio-Minola I/II, 1994
I) Gariglio D., Minola M., Le fortezze delle Alpi occidentali. Volume I, dal Piccolo S. Bernardo al Monginevro, Cuneo 1994;
II) Gariglio D., Minola M., Le fortezze delle Alpi occidentali. Volume II, dal Monginevro al Mare, Cuneo 1994.

Massa 1997
Massa G. A., Il rilevamento, in: Assietta 1997, pp. 73-120.

Viglino 1987
Viglino Davico M., La difesa dello “Stato di quà da monti” nelle valli alpine. Fortezze in età moderna e contemporanea lungo la Stura di Demonte, in: L’Ambiente Storico10-11 (1987), Il Territorio e la Guerra, pp. 57-83.

Viglino 1989
Viglino Davico M., Fortezze sulle Alpi. Difese dei Savoia nella Valle Stura di Demonte, Cuneo 1989.

Viglino 1992
Viglino Davico M., Il Piemonte e le guerre. Sistemi di fortificazione nel ducato sabaudo, in: Storia Urbana 58-61, 1992, pp. 39-69.

Viglino 1995
Viglino Davico M. (a cura di), Cultura Castellana. Atti del Corso 1994, Istituto Italiano dei Castelli, Sezione Piemonte e Valle d’Aosta, Torino 1995.

Viglino-Massa-Bruno 1997
Viglino M., Massa G. A., Bruno A.jr., La cartografia storica, in: Assietta 1997, pp. 121-198.

Warmoes 1997
Warmoes I., Le musée des Plans-Reliefs. Maquettes historiques de villes fortifiées, Paris 1997

Illustrazioni


Figura n. 1

Rilievo generale dei trinceramenti dell’Assietta dalla “Butta dei Granatieri” al Gran Seren, da: Assietta 1997.
1- opere avanzate; 2- “Butta dei Granatieri”; 3 - comunicazione fra la butta e la prima ridotta della Sietta; 4A - prima ridotta della Sietta; 4B - ridottta a stella; 4C - comunicazione a redans detta “ridotta romboidale”; 5 - ridotta dei Valdesi; 6 - tratto a redans fra la prima e la seconda ridotta della Sietta; 7- seconda ridotta della Sietta; 8 - piano della Sietta; 9 - tratto a redans irregolari fra la seconda ridotta della Sietta e la prima del Grammé; 10 - prima ridotta del Grammé e tratto a redans irregolari di collegamento con la seconda ridotta del Grammé; 11 - seconda ridotta del Grammé; 12 - tratto a redans irregolari di collegamento fra la seconda ridotta del Grammé e quella del Gran Seren; 13/14 - settore del Gran Seren; 15 - ridotta detta “a farfalla”.

Figura n. 2
Esempi di lignes à redans, da: Le Prestre de Vauban S., De l’attaque et de la defense des places, La Haye 1737- 1742, Planche I pag. 9.

Figura n. 3
Esempi di lignes à redans, da: Le Prestre de Vauban S., De l’attaque et de la defense des places, La Haye 1737- 1742, Planche XXXIII pag. 169.

Figura n. 4
Esempi di linee a ridotte e fortini, da: Floriani P. P., Alla Maestà Cesarea Ferdinando II. Difesa et offesa delle piazze, Macerata 1630.

Figura n. 5
- Esempi di ridotte e fortini quadrilateri a bastioni, mezzi bastioni e a tenaglia: Lorini B., Le fortificationi di Bonaiuto Lorini, nobile fiorentino, Venezia 1609.

Figura n. 6
- La “Butta dei Granatieri” e la comunicazione con la prima ridotta della Sietta dopo il 19 Luglio 1747 (particolare da: ASTOcorte, Inv. 126: Carte topografiche per A e B, Assietta n. 1).

Figura n. 7
Trinceramenti di Carbignano nel 1704, presso la fortezza di Verrua (Appendice, sezione n. 2: Carta 1).

Figura n. 8
Trinceramenti di Castagneto nel 1705, presso la piazza di Chivasso: particolare del tratto fra il Po e il forte di Castagneto, al centro il grande avancorpo a tenaglia (Appendice, sezione n. 2: Carta 2).

Figura n. 9
Valli di Susa e Chisone nel 1709: particolare del settore di Exilles(Appendice, sezione n. 2: Carta 6).
A - Exilles e San Colombano; B - trinceramenti di Serre la Garde e Bessey; C - trinceramenti di San Colombano; D - ridotta di la Routte; E - ridotta di La Touche; F - ridotta di La Combe; G - ridotta di Malavia; H - trinceramenti e ridotta di La Salette e Serre Chafaut; ridotta e trinceramenti “de la Doire”; K - ridotta di La Corbiere; L - ridotta di La Cravasse; N - ridotta e trinceramenti dei Quattre Dents; O - ridotta e trinceramenti del Vallon.

Figura n. 10
Valle Stura di Demonte nel decennio 1710-1720: particolare dei trinceramenti nel distretto delle Barricate (Appendice, sezione n. 2: Carta 8).
C - trinceramenti di Ser del Doj; D - trinceramenti della Montagnetta superiore; E - ridotte della Montagnetta Superiore; F - Trinceramenti dello “scarpamento” Madrizza dominante le Barricate.

Figura n. 11
Valle Stura di Demonte nel decennio 1710-1720: particolare dei trinceramenti nel distretto delle Barricate (Appendice, sezione n. 2: Carta 8).
F - Trinceramenti dello “scarpamento” Madrizza dominante le Barricate; G - le cosiddette “Barricate”; H - trinceramenti della Lobbiera inferiore; I - trinceramenti e ridotta della Lobbiera superiore.

Figura n. 12
Valle Varaita nel 1744: particolare dei trinceramenti e della ridotta a tenaglia di Pietralunga (Appendice, sezione n. 2: Carta 17).

Figura n. 13
Fortezza di Montmélian nel sec. XVII, da: Gariglio 1997.

Figura n. 14
Forte di Demonte nel sec. XVI, da: Viglino 1989.

Figura n. 15
Forte del Rocco di Molaro nel sec. XVI, da: Viglino 1989.

Figura n. 16
Forte di Exilles nel sec. XVI, da: Viglino 1989.

Figura n. 17
Forte di Exilles all’inizio del sec. XVIII, da: Gariglio 1997.

Figura n. 18
Fortezza di Verrua all’inizio del sec. XVIII, da: Gariglio 1997.

Figura n. 19
Fortezza della Brunetta di Susa e forte di Santa Maria entro la metà del sec. XVIII, da: Gariglio 1997.

Figura n. 20
Fortezza di Fenestrelle nel sec. XVIII, da: Contino T., La piazzaforte di Fenestrelle, Torino 1993.

Note


[1]Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997. Per la bibliografia completa sulla battaglia e sugli avvenimenti storici paralleli: Assietta 1997, pp. 259-264. Per notizie storiche puntuali sugli eventi precedenti e inerenti la battaglia dell’Assietta: Amoretti G., Celebrazione di un anniversario, in: Assietta 1997, pp. 11-47.
[2]Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 202, p. 214 nota n. 8.
[3]Testi 12-a (La sigla rimanda all’Appendice, sezione n. 1: testi, con il numero di elenco per ogni autore e la lettera riferita al brano specifico trascritto; l’indicazione delle pagine o delle illustrazioni in coda alla sigla numerata, invece, rimanda a parti non riprodotte in Appendice).
[4]Testi 1-c.
[5]Il Vauban, a proposito delle ridotte lungo le trincee dice chiaramente che fanno capo ad un metodo di investimento più antico, non più in uso ai suoi tempi, e che pare da lui non condiviso evidentemente per economia di tempo: Testi 1-a.
[6]Segnalando fin da quel momento il valore delle opere campali come elemento integrativo per una forza ridotta: Testi 1-c.
[7]supra nota n. 2, Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 209, p. 218 note n. 41-42. Per le palizzate il Vauban propone, nella Planche 33, 2e profil, una sistemazione lungo il bordo esterno dei fossati dei trinceramenti (Testi 1-b), oppure, nel 3e profil, davanti al fossato di circa 25-30 passi, inclinata verso l’esterno di 45°, interrata di 3 piedi a piombo e fuoriuscente di 4; i vantaggi di quest’ultima sistemazione sono che dal trinceramento si spara agevolmente, non elevandosi troppo la palizzata, e che la posizione di quest’ultima può arrestare a lungo l’assalitore: è il sistema migliore, ma il più difficile e lungo da realizzare. Per adottare una soluzione ragionevole “il faut donc se réduire à la façon commune, les fair bonnes et leur parapet à deux banquettes, quand on ne peut autrement”.
[8]Testi 2-a.
[9]de Cormontaigne L., Mémorial pour l’attaque des places. Ouvrage postume de Cormontaigne, maréchal de camp, directeur des places de la Moselle, etc., Paris-Magimel 1815, p. V-Préface.
[10]E’ chiaro evidentemente come le linee a redans facessero parte del bagaglio formativo degli ingegneri militari contemporanei e operanti con il Vauban (Cfr. FIGG. 2-3; Duffy C., Fire & Stone. The science of fortress warfare, 1660-1860, London 1996, pp. 112-116 e per esempio le Planches I e XXXIII del trattato del Vauban, edizione del 1737-42, La Haye): risulta così naturale che il de Cormontaigne, appartenente alla generazione successiva, ne codifichi la morfologia nei tipi suddetti. Per l’esempio di Torino: Mengin G., Relation du Siége de Turin en 1706, redigée d’aprés des documens originaux inedits par G. Mengin, Capitaine du Genie, Paris de l’Imprimerie Royale 1832, Planche n. 1: Plan de Turin et de ses Environs pour l’intelligence du Siege et del ‘Attaque des Lignes en 1706. Per Pinerolo: BRT, Manoscritti Militari 180, Raccolta di fortificazioni ..., tav. 75. Per Verrua e Chivasso: infra note n. 46-47.
[11]Testi 2-b.
[12]A tal proposito è calzante il confronto con il rilievo generale del 1996 (Cfr. FIGG. 1, 6): Massa 1997, pp. 108-109, p. 113 Ill. 12, p. 114 Ill. 13, p. 117 Ill. 16, p. 118 Ill 17, p. 120 Ill. 19. L’abbondante produzione di mappe inerenti le difese dell’Assietta, illustra bene le successioni dei redans, più o meno regolari, sebbene talvolta indulga ad un geometrismo abbastanza forzato: Viglino-Massa-Bruno 1997, pp. 173-182 Ill. 26-35, pp. 184-189 Ill. 37-42, p. 193 Ill. 46, p. 197 Ill. 49.
[13]A questo proposito, oltre alla ben nota attenzione del Vauban per l’adeguamento al territorio e alle necessità del momento delle opere permanenti, è significativo notare che lo stesso principio è professato a chiare lettere nel 1701 dal Ruta, professore del collegio di Parma (Testi 7-a).
[14]L’autore tratta delle circonvallazioni ed illustra i tipi di linea visti precedentemente anche in de Cormontaigne (a salienti bastionati, con uscite presso la giunzione dei fianchi ai tratti di cortina mediani; a salienti successivi; a salienti separati da tratti di cortina: Testi 3-a); segue immediatamente la tipologia dei forti campali: triangolari a mezzi bastioni, triangolari a piattaforme salienti lungo i lati, quadrati con piccoli bastioni ai vertici, stelle quadrilatere a fronti tanangliate (Testi 3-b). Dopo aver presentato il “modo che si deve tenere nel formare alloggiamenti” (Testi 3-pp. 71-75r), elenca i vari generi di trincee di approccio (“Delle trinciere andanti”: Testi 3- pp. 77-85r): oblique con angoli acuti fra le testate, difese da ridotte quadrate, oblique con angoli ottusi (trinciere per linea retta), con andamento sinuoso (a biscia ... pericolose a camminarvi dentro, ma ben più rapide e speditive), senza ridotte d’appoggio, e, infine, le trincee per attaccare siti di montagna, simili al primo tipo, ma con le testate a baionetta. Confermano la distanza rispetto al Vauban le descrizioni delle batterie di breccia, semplicemente pensate con protezioni a gabbioni (“Delle batterie” e “Delle batterie interrate”: Testi 3-pp. 87-91), senza le complesse strutturazioni delle troniere e dei soppalchi lignei studiati dal maresciallo francese (Duffy C., Fire & Stone. The science of fortress warfare, 1660-1860, London 1996, pp. 146-147). Accanto al Dati si può ricordare anche il Porroni, la cui opera, pubblicata nel 1676, appartiene allo stesso contesto culturale, con descrizioni di circonvallazioni “larghe”, fuori dal tiro della piazza, o “strette” (Testi 4-a), di trincee d’approccio a denti di sega, “tortuosi con ridotti agli angoli, o senza, dritti con doppia trincera, e fossa” (Testi 4-b; Testi 4, pp. 160-161, fig. Z).
[15]Si tratta di un altro autore che, pur scrivendo negli anni ‘90 del XVII secolo, illustra sistemi di approccio tradizionali e distanti dal Vauban: una sola parallela, munita di fortini, che funge da circonvallazione, e trincee avanzanti verso la piazza con andamenti obliqui e rinforzate da ridotti quadrati alle testate (Testi 5-b, in cui è illustrato uno schema di approccio del genere). Compare anche una ricca tipologia di forti campali, in cui, accanto a triangoli e quadrati con mezzi bastioni e bastioni sui vertici o lungo i lati, sono illustrate le stesse forme con tenaglie o opere a corno presso gli angoli; sono presenti anche le forme a stella e a stella esagona (Testi 5-pp. 114-118). A proposito dei forti utili a difesa delle circonvallazioni compare anche la menzione delle tenaglie (Testi 5-a).
[16]L’opera del Molza è di pochissimo precedente quella del Magnelli e contiene le stesse nozioni e la stessa impostazione culturale (Testi 6-a-b-c). Casi di linee con ridotte sono già illustrati, per esempio, dal Floriani e dal Lorini all’inizio del sec. XVII: cfr. FIGG. 4-5.
[17]Ricordiamo la cosiddetta ridotta a forma di Stella (Massa 1997, p. 79, p. 90) e la prima ridotta della Sietta (Massa 1997, p. 78, p. 89); per le altre ridotte, la seconda della Sietta (Massa 1997, pp. 80-81, p. 95), la prima e la seconda ridotta del Grammé (Massa 1997, p. 82, pp. 98-99), la forma stellare non può che essere forzatamente portata a confronto, mentre la ridotta a forma di farfalla trova un confronto un po’ più adeguato con un tipo a stella quadrilatera, presentato dal Dati (supra nota n. 14). Nella cartografia storica (supra nota n. 12) la geometrizzazione rievoca maggiormente le forme stellari e giunge in una carta specifica (Viglino-Massa-Bruno 1997, p. 178 Ill. 31) a trasformare la ridotta del Gran Seren in una stella a cinque punte, quando tutte le altre mappe concordano nel presentare un’area allungata cinta da fronti tanagliate.
[18]Prosegue in: Testi 9-a. In Testi 9-b si presentano opere brevi con fronti a redans, definite “trauerse” e il testo evoca l’utilizzo delle traverse presenti nella comunicazione fra la butta e il Piano dell’Assietta (Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 203-204).
[19]Basta ricordare due relazioni della battaglia, Relation de la defense des retranchements du Col de l’Assiette par les Troupes Piemontaises et Autriachienes faite par le Comte de Priocca (BRT, Manoscritti Saluzzo 230; Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 223 Manoscritto n. 8) e Memoires sur la campagne de l’année 1747, di un anonimo ufficiale dello Stato Maggiore Sabaudo (BRT, Manoscritti Militari 2; Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 227-228 Manoscritto n. 13) e citare la ricostruzione della butta, realizzata per il Centro Studi, che illustra fedelmente l’abbozzo di breccia (Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 241 Ill. 59).
[20]Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 208-210 (Cfr. FIG. 6).
[21]Testi 8-a.
[22]Pell. R. T., The cradle of Carillon: Assietta, in: The Bullettin of the Fort of Ticonderoga Museum, 1951, pp. 269-299. Per un rapido inquadramento sulla situazione nordamericana: Herman M. Z., Rampart. Fortification from the Renaissance to West Point, New York 1992, pp. 84-92.
[23]Si pensi all’essenzialità dell’area di dorsale racchiusa dai trinceramenti dell’Assietta, o alla posizione dei principali fronti d’attacco al culmine di pendii completamente scoperti e che ammortizzarono lo slancio degli attacchi francesi (Testi 11-a, Testi 11-pp. 6-12) .
[24]Testi 11-pp. 14-16
[25]Testi 11-b; le ridotte quadrate sono proposte a fronti rettilinei oppure a cremagliera, per risolvere il problema dei vertici non coperti, considerando come principali le traiettorie di tiro ortogonali alle facce della ridotta; segue la trattazione dei forti di campagna (Testi 11-pp. 22-25): “forts à l’etoile”, esagonali, più efficaci che le semplici ridotte, “forts quarées à demi bastions”, che rappresentano una possibile soluzione al problema del fiancheggiamento delle ridotte quadrate, ma sempre meno efficaci di quelli a stella, “forts à bastions”, di forma pentagonale con bastioni sui vertici. In questa sezione della trattazione emerge come preoccupazione principale il rischio che i soldati si sparino addosso vicendevolmente, nel perseguire la copertura per fianco, data la concitazione al momento dello scontro: la soluzione non sta tanto nella forma planimetrica delle difese, quanto nel buon addestramento e nell’elevata confidenza e sicurezza fra i difensori. Per i campi trincerati (“champs retrancés”: Testi 11-pp. 46-47), intendendo fra di essi soprattutto gli accampamenti, ripropone l’utilizzo delle lignes à redans, come già ai tempi del Vauban e in de Cormontaigne, aggiunge, inoltre, cosa verificatasi all’Assietta, che le truppe devono accamparsi ad una distanza che permetta di manovrare fra gli alloggi ed il trinceramento (Massa 1997, p. 81, pp. 108-109, p. 116 Ill. 15).
[26]Siamo nella sezione dedicata alla fortificazione dei campi di battaglia, distinti in: trincerati “à ouvrages detachés” oppure “continus”; nel primo caso le opere sono frecce, bastioni aperti alla gola, o ridotte quadrate con vertice rivolto verso il fronte d’attacco, nel secondo sono linee a redans. Ma in conclusione, ecco che torna sullo sfondo l’Assietta con le considerazioni sulle opere continue e lo scarso numero di difensori (Testi 11-c-d).
[27]Presenta le posizioni ottimali della palizzata: esterna al fossato e inclinata, come insegnava il Vauban (supra nota n. 7), nel fossato lungo il piede della controscarpa, nella berma del trinceramento in orizzontale con punte rivolte verso il fronte d’attacco (Testi 11-pp. 145-153). Illustra, inoltre (Testi 11-e), un sistema a doppio ordine di tiro, uno dal parapetto del trinceramento, l’altro di fronte alla berma, costituito da una palizzata, per l’esclusiva difesa del fossato, munito di bocche di lupo; ma spiega soprattutto che, se non si realizzano sistemi simili, è sufficiente proteggere bene la controscarpa, utilizzando per le opere e le loro banchine di tiro il materiale estratto dal fossato: canonizza di fatto per la fortificazione campale la successione istituzionale struttura-fossato-cammino coperto, propria dell’architettura permanente, così come avviene all’Assietta dopo il 1748, con la definitiva sistemazione del fronte della butta (Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 210, p. 219 nota n.48; cfr. FIG. 6).
[28]Vengono illustrate tutte le regole geometriche e pratiche per tracciare le linee di trinceramento sul terreno, e le varie spezzate, l’autore spiega che talvolta i parapetti possono avere altezze diseguali, per vari motivi, fra cui anche il terreno di varie altezze, come all’Assietta, ed è necessario, in tal caso, tracciare sempre la linea perimetrale interna del trinceramento, in modo che sia costante l’andamento e le altezze delle linee di fuoco siano regolate a priori, e dopo calcolare l’ampiezza dello spiccato al piede, adeguando la struttura alla natura del terreno, per tracciare la linea perimetrale esterna (Testi 11-f). Per le tecniche costruttive: Testi 11-pp. 93-113 e tutto il Cap. 4 del Livre II.
[29]Testi 11-g.
[30]Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 208-209.
[31]Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 209, pp. 211-212.
[32]supra nota n. 29.
[33]Spiccano le solite massime di adeguamento al sito (Testi 10-a; Testi 12-a; Testi 15-a), descrizioni delle linee a redans (Testi 12-planche 1-4; Testi 14-a, Testi 14-tav. XVII fig. IX; Testi 15-a, Testi 15-tav. 2a fig. 2a, Testi 15-tav. 3a figg. A-B-C; Testi 15-b) e loro revisioni con la sostituzione delle frecce tramite forme a bastione, aperte alla gola (Testi 10-pp. 374-375), assai simili alle opere realizzate nel periodo 1794-1796 a La Thuile in Valle d’Aosta nel complesso del Campo del Principe Tommaso, sotto il Colle di San Carlo nel Vallone d’Arpy (Gariglio-Minola I, 1994, pp. 41-42).
[34]Il Trincano sostiene che sono preferibili alle stelle o alle triangolari (Testi 11, tav. 33 fig.3) e una considerazione non del tutto positiva sui sistemi a salienti e rientranti sembrerebbe parlare a favore di questa forma più semplice (Testi 10-c): la ridotta quadrata è ben coperta grazie al tiro frontale e a ventaglio sugli angoli, ma bisogna realizzare banchine di tiro più ampie dei 3 piedi canonici per garantire sempre lo spazio ad un doppio ordine di tiro (Testi 10-pp. 338-343); richiama alla mente il 19 Luglio la trattazione sulla difesa del fossato (Testi 10-b). Il Le Charron le presenta singolarmente e come elementi di una linea (Testi 12-planche 3-5-7). Forti quadrati a mezzi bastioni e “quadrilunghi” sono presenti nel Corsini (Testi 13-p. 34r-35), servono per le circonvallazioni (Testi 13-a) e sono trattati pure dal Cossetti (Testi 14-b; Testi 14 tav. XVI figg. IV-V-VI). Parla di forme quadrate anche il Papacino d’Antoni e ne illustra a mezzi bastioni e con bastioni a metà dei lati (Testi 16-a; Testi 16-tav. 6a).
[35]Nel Trincano, tuttavia, le ridotte triangolari a mezzi bastioni, a bastioni, a stella, sebbene descritte, ma criticate (Testi 10-d), cedono il passo a progetti di nuove ridotte quadrate bastionate (Testi 10-pp. 350-354). Nel Le Charron ricompare la tenaglia per le alture, una sua versione a due livelli di tiro, e una considerazione sul dominio delle ridotte da alture circostanti, perfettamente calzante con le problematiche del rapporto fra la butta e la cosiddetta “Batteria”, all’indomani della battaglia (supra note n. 30-31; Testi 12-planche 6 fig 2; Testi 12-b). Il Corsini presenta i forti triangolari a mezzi bastioni, a bastioni doppi, a stella, a mezza stella in trincea che assume un fronte tanagliato (Testi 13-pp. 34-34r-35r-36); troviamo triangoli e stelle anche nel Cossetti (Testi 14-b; Testi 14-tav. XVI figg. I-II-III; Testi 14-tav. XVII fig. VII), che tratta in più la “tanaglia semplice” e la “tanaglia doppia” (Testi 14-pp. 49-49r; Testi 14-tav. XVII figg. VIII-IX). Accanto alle ridotte a stella esagona e pentagonali bastionate il Papacino presenta le triangolari tanagliate, le triangolari a bastioni o tenaglie sui vertici e poi diverse proposte di ridotte con fronte a corona o a corno, ma sempre riconducibili alla sfera delle difese tanagliate (Testi 16-a; Testi 16-tav. 6a).
[36]Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, p. 210, p. 218 note n. 44-45.
[37]Per esempio: Testi 10-pp. 340-341; Testi 13-b; Testi 14-a.
[38]Testi 16-b; Le tavole corredanti lo stesso capitolo (Testi 16-tavv. 24-29) presentano esempi teorici, in cui dominano successioni per quote soprattutto di tenaglie e opere a corno: il principio risulta valido anche per le opere campali ed è ben dimostrato dai due livelli di fuoco realizzati già nel 1747 alla “Butta dei Granatieri” (Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 201-204, pp. 236-237 Ill. 51-52-53, p. 241 Ill. 59).
[39]L’Assietta, a proposito della progettazione di trinceramenti di montagna per far sì che un ridotto presidio si difenda da molti assalitori, integrando l’esempio anche con i trinceramenti di Castagneto del 1705 (Testi 17-pp. 332-335); Pietralunga, criticandone la localizzazione in un terreno troppo libero e agevole per gli assalitori, che poterono schierarsi adeguatamente e attaccare con ordine (Testi 17-p. 339); le Barricate, citandole come esempio di cattiva chiusura di valle, che è valida solo se la valle stessa non è accessibile da passi alti, ma elogiando la buona previsione di Carlo Emanuele III, per non averle munite d’artiglieria (Testi 17-p. 340).
[40]Patria E., Papacino d’Antoni artigliere ad Exillles al tempo della battaglia dell’Assietta, in: Armi Antiche 1972, pp. 171-178; Amoretti-Sconfienza-Zannoni 1997, pp. 214-215 nota n. 8. Da una “Memoria riguardante le diverse disposizioni da darsi al Corpo d’Armata che potrebe essere destinato ad agire, nelle Valli di Stura e Maira” e dalle relazioni del Monfort si evince che fin dal 1743 il capitano Vedani era destinato di servizio ai “monti di Exilles” insieme al luogotenente di Buriasco e che gli altri componenti del corpo di ingegneri, risalente agli anni della Successione d’Austria erano il Conte Bertola, nelle valli cuneesi, il maggiore Guibert e il luogotenente Ceretti, agli ordini del Barone di Leutrum sulla riviera di Ponente (Viglino 1989, pp. 138-139).
[41]Testi 17-a-b.
[42]Testi 17-pp. 330-331.
[43]Testi 17-pp. 332-335.
[44]Testi 17-b.
[45]Questi riferimenti cronologici sono naturalmente soltanto indicativi, quando si tenga conto che su una carta dell’Archivio, riferita al 1708 (Carta 4. La sigla rimanda all’Appendice, sezione n. 2: cartografia, con il numero di elenco per ogni carta), compaiono i trinceramenti a redans dei colli dell’Orsiera, Sabbione e Malanotte “fortificati da Francesi nelle guerre passate” (infra nota n. 48), a conferma che queste tipologie, già bagaglio comune degli ingegneri militari, sono ben note anche per i siti di montagna dalle generazioni del Vauban e del de Cormontaigne (supra nota n. 10).
[46]Carta 1. Il campo di Carbignano presentava due fronti paralleli con andamenti Nord-Ovest e Sud-Est di linee a redans, quella di Sud-Est aveva origine dalla parte della fortezza da una tenaglia al culmine di un pendio, mentre il fronte Sud-Ovest anch’esso a redans, raccordato con il Nord-Ovest da un ridotto a bastione pentagonale, culminava a Sud con il Fort Royal, ridotta con fronte principale a doppia tenaglia e spalle a tenaglia semplice; avanzata rispetto alla tenaglia orientale del Fort Royal si trova un’opera a corno collegata con la ridotta tramite una comunicazione rettilinea (Cfr. FIG. 7). Per una presentazione recente e sintetica degli eventi bellici inerenti queste opere e le successive citate: Chomon Ruiz P., Battaglie in Val Varaita, in: Armi Antiche 1968, pp. 73-112; Chomon Ruiz P., Battaglie in Val Varaita, 1744, in: Armi Antiche 1971, pp. 295-321; Minola M., Il massacro di Pietralunga, in: Bocca C., Centini M., Crema Giacomasso M., Minola M., Grandi battaglie in Piemonte da Annibale alla Seconda Guerra Mondiale.Gli eventi, i personaggi, la visita ai luoghi degli scontri, Cuneo 1993, pp. 110-116; Ilari V., Boeri G., Paoletti C., Tra i Borboni e gli Asburgo. Le armate terrestri e navali italiane nelle guerre del primo Settecento (1701-1732), Ancona 1996, pp. 328-339, pp. 381-382, pp. 390-403; Gariglio 1997, Capitoli 3-4-5-7-9-11.
[47]Carta 2. Il tratto fra Chivasso e il Po fu realizzato da una linea di redans e ridotte quadrate con vertice rivolto verso il fronte di attacco e separate a distanze regolari. Oltre il guado del Po, difeso sulla riva destra da una tenaglia, due tratti a redans irregolari salivano lungo il pendio per convergere in un punto (il n. 19 sulla carta: trinceramento difeso dai battaglioni del Savoia), il tratto (“Ligne sur la colline et Redoutes”) fra la convergenza e il forte di Castagneto (n. 20: “Fort de Castagné”) circa a metà presentava un avancorpo, per difendere una dorsale sporgente verso est, che terminava con una tenaglia con rene settentrionale tanagliato a sua volta; una ridotta a stella difendeva a Sud il raccordo fra l’avancorpo ed il tratto fino al forte di Castagneto, che era realizzato con fronti tanagliate e a corno, sul tipo del forte di Carbignano (supra nota n. 47). Dal forte di Castagneto si dipartivano due tratti a redans per fortificare due dorsali parallele a Est e ad Ovest, quella verso Verrua terminata da una ridotta quadrata (“Nouvelle Redoutte des Imperiaux”), quella verso Torino con una tenaglia lungo lo sviluppo terminale dell’opera (Cfr. FIG. 8).
[48]Carte 3-4-5-6. Gli “Auertimenti” della Carta 4 attribuiscono le opere a periodi e costruttori diversi: grazie all’integrazione delle Carte 3, 5 e 6 è possibile ricostruire a grandi linee le fasi di edificazione delle diverse opere; si rimanda all’Appendice, sezione n. 3, 1-Valli di Susa e Chisone (Cfr. FIG. 9).
[49]supra nota n. 48, Carta 6.
[50]Carta 7. A proposito delle Barricate, è stato proposto che esse risalgano già alla prima metà del XVII secolo (Viglino 1987, pp. 72-74); si è potuto notare, effettivamente, che in alcune carte successive al 1710 (Carte 11-12) esse vengono rappresentate generalmente con due fronti: uno avanzato sempre a redans, per il quale tuttavia non si rilevano raffigurazioni curate di ridotte quadrate, un secondo arretrato con grande rientrante rettilineo al centro, concepito come seconda linea: questo aspetto caratterizza probabilmente la fase degli anni della Guerra di Successione Austriaca, dal momento che nelle Carte 8-9-10, datate al decennio 1710-1720, non compare la seconda linea.
[51]Carte 7-17; in: Appendice sezione n. 3, 2-Valli Stura di Demonte, Maira, Bellino, Varaita, sono descritte le difese campali di queste valli e ricostruite sommariamente le fasi di edificazione (Cfr. FIGG. 10-11).
[52]Carte 8-9-10-13 (Cfr. FIG. 10).
[53]Carta 17 (Cfr. FIG. 12).
[54]supra nota n. 39.
[55]Dabormida V., La battaglia dell’Assietta. Studio storico, Roma 1891, pp. 163-165.
[56]Prima fra tutte quella del 1744 a Pietralunga. Risultano altre tenaglie nei trinceramenti di Carbignano e il Fort Royal a fronti tanagliate (1704, supra nota n. 46), nei trinceramenti e il forte di Castagneto (1705, supra nota n. 47), nei trinceramenti in Val di Susa dei Quattro Denti, del Valone e di Exilles del 1708-9 (La Salette, Serre Chafaut, Serre la Garde. Appendice, sezione n. 3, 1-Valli di Susa e Chisone), alla Lobbiera Inferiore, sullo “scarpamento Madrizza”, le ridotte della Montagnetta, del Bonetty e del Col d’Araisse, tutte in Valle Stura di Demonte ricondotte al 1710-1720 (Appendice sezione n. 3, 2-Valli Stura di Demonte, Maira, Bellino, Varaita); si possono ricordare infine alcune fronti a corna, come l’opera esterna del Fort Royal di Carbignano e certi livelli sovrapposti dei trinceramenti della Brunetta del 1708.
[57]La fortezza fu realizzata entro il 1561 dal Busca (Amoretti G., Montmelian: "ville de guerre", in: Di qua e di là II, pp. 48-51; Bonardi C., La difesa dello Stato sabaudo durante il governo del Duca Emanuele Filiberto (1559-1580), in: L’ambiente Storico 10-11, Il territorio e la guerra, 1987, p. 44, pp. 47-48; Viglino 1989, p. 23; Viglino 1992, p. 51).
[58]La fase cinquecentesca è divisa in due momenti, 1566 e 1592, anno d’intervento del Busca (Carminati F., Susa e le sue opere fortificate, in: Di qua e di là I, pp. 208-210; Castelli 1983, p. 63; Viglino 1989, p. 23, p. 64 fig. S26; Viglino 1992, p. 54; Gariglio 1997, pp. 91-93)
[59]Quella parte che il Carminati (Il forte di Exilles. Storia delle sue strutture, in: Armi Antiche 1991, pp. 65-67, p. 79 fig. 4) definisce “bonnet à prêtre” e che etimologicamente si presenta come la composizione di due tenaglie (Cfr. FIG. 16).
[60]Cfr. FIG. 17. Davanti al fronte orientale il Vauban ci offre un esempio di sistema di opere tanagliate su livelli diversi aggiungendo un rivelino con fronte a corna; ma sostanzialmente anche la grande tagliata a tenaglia della stessa fase che separava il dongione dalla quota dei bastioni, sul fronte di Francia, entra in sistema con l’opera a corno inferiore dei bastioni La Reine e Le Roi (Carminati F., Il forte di Exilles. Storia delle sue strutture, in: Armi Antiche 1991, p. 67, p. 68 tav. VI, pp. 70-71, p. 81 fig. 7; Viglino 1989, p. 24, pp. 54-55 fig. S14abc e S15; Gariglio 1997, pp. 61-66). Inoltre sul forte e le sue fasi: Patria E., Ercole Negro di Sanfront architetto Ducale ad Exilles, in: Armi Antiche 1973, pp. 253-273; Castelli 1983 , pp. 50-51, pp. 66-67; Cerri M. G., Forte di Exilles. Istituto storico per l’architettura militare europea, in: Cerri M. G., Architettura fra storia e progetto. Interventi di recupero in Piemonte 1972-1985, Torino 1985, pp. 221-231; Viglino 1992, p. 56, p. 57 fig. 7; Gariglio-Minola I, 1994, pp. 59-69; Barrera F., Il forte di Exilles nella stretta della Valsusa, in: Viglino 1995, pp. 85-92, pp. 97-98 figg. 1-6; Grézard J., Le fort d’Exilles, in: Association Vauban (a cura di), Vauban et ses successeurs en Briançonnais, Clamecy 1995, pp. 163-167; Warmoes 1997, pp. 47-48.
[61]Cfr. FIG. 14. Il cantiere della fortezza, progettata dal Sanfront, fu diretto dinuovo dal Busca. Il “Forte Piccolo” presentava la fronte principale a corona e fu prevista una tenaglia staccata lungo la dorsale del Monte Podio, verso Demonte, illustrata anche dal Morello (Viglino 1989, p. 131, p. 155 fig. D5). Per questa fase: Viglino 1989, pp. 26-28, p. 153 fig. D2, p. 154 fig. D3, pp. 129-130; Viglino 1992, p. 53; Gariglio-Minola II, 1994, pp. 56-59; Gariglio 1997, pp. 187-190.
[62]A proposito della costruzione per quote dei forti alpini: Viglino 1992, pp. 54-55; Gariglio 1997, p. 39, p. 57 nota n. 2. Per il Rocco di Molaro (Cfr. FIG. 15): Patria E., Rocco di Molaro in Val di Susa, in: Armi antiche 1978, pp. 126-131, p. 125 fig. 1, p. 126 fig. 2; Castelli 1983, p. 70; Viglino 1989, p. 25, pp. 56-57 fig. S17ab; Viglino 1992, p. 54 nota n. 46, p. 55 fig. 6; Viglino Davico M., Le fortezze: tipologie agli albori dell’età moderna e modi di trasformazione dal XVI al XIX secolo, in: Viglino 1995, p. 78 figg. 3-4. Anche a Demonte il fronte nord del “Forte Nuovo” era una grande opera a corno, sottostante al “Forte Grande” e composta dal corno settentrionale della doppia tenaglia e dal bastione del Principe Maurizio, mentre il fronte Sud-Ovest del “Forte Grande”, a corona, presentava il settore Sud incombente sull’opera a corno del bastione del Principe Vittorio e del mezzo bastione estremo meridionale (Cfr. FIG.. 14). Ricordiamo che anche il forte di Exilles, come prodotto di un’evoluzione derivante dal castello medioevale presentava ad Ovest, nel XVI secolo, due fronti a corno sovrapposte (supra note n. 59-60; cfr. FIG. 16) e così pure il Santa Maria di Susa (supra nota n. 58). La stessa fortezza di Verrua, nel suo aspetto finale, quando affrontò l’assedio del 1704-1705, è un esempio di successione per livelli di opere tanagliate complesse, come la prima opera a corona dei bastioni Santa Maria, San Carlo, San Giovanni Battista, la seconda dei bastioni San Francesco, del Duca, del Principe, dominata dalla tenaglia della Batteria della Vecchia Chiesa; anche il torrione Sud del dongione era imbragato dai bastioni dell’Allée e della Piazza d’Armi, formanti un’opera a corno, sovrastante il fronte tanagliato dei bastioni del Sergente e Camus (Cfr. FIG. 18; Fea P., Tre anni di guerra e l’assedio di Torino del 1706. Narrazione storico militare, Roma 1905, pp. 53-64; Bianco L., La città di Crescentino nel suo passato e nel suo avvenire, Novara 1926, pp. 135-152, p. 197-201; Ravera G., L’assedio di Verrua, in: Torino Rivista Mensile 1953, pp. 21-23; Rovere G., L’assedio di Verrua nel 1625, in: Torino Rivista Mensile 1956, pp. 18-19; Soffietti I., Ricerche storiche su Verrua Savoia, in: Rivista di Storia della Provinciadi Alessandria e Asti 1963, pp. 26-33; Ramasso C., La rocca di Verrua, in: Armi Antiche 1966, pp. 173-188; Caramellino C. (a cura di), Verrua Savoia. Immagini di una fortezza. Catalogo della mostra, Regione Piemonte, Verolengo 1987; Gariglio 1997, pp. 233-251).
[63]Cfr. FIG. 13. Amoretti G., Montmelian: "ville de guerre", in: Di qua e di là II, p. 74; Montmélian citadelle du passé cité de l’avenir, in: L’Histoire en Savoie. Societé Savoisienne d’ Histoire et d’Archéologie, 1986; Coquet H., Les fortifications de Savoie, in: L’Histoire en Savoie. Societé Savoisienne d’ Histoire et d’Archéologie, 1990, p. 4; Warmoes 1997, p. 46; Gariglio 1997, pp. 39-59.
[64]Cfr. FIG. 20. Precedono la ridotta dell’Elmo del forte delle Valli quelle di Belvedere e Sant’Antonio che presentano la prima un fronte a doppia tenaglia, dalla parte dell’ingresso a valle, e uno a tenaglia a monte verso la Sant’Antonio, la seconda una tenaglia rivolta verso l’Elmo. Su Fenestrelle: Barazzetti G., Scorcio storico sulla Valle del Chisone e su Fenestrelle (un manoscritto quasi sconosciuto del generale Benedetto Spirito Nicolis di Robilant, 1788), in: Di qua e di là I, pp. 133-166; Contino T., La piazzaforte di Fenestrelle, Torino 1993, p. 20, pp. 29-40, pp. 65-77; Gariglio-Minola I, 1994, pp. 97-117, tav. IV n. 14; Grézard J., La forteresse de Fenestrelle, in: Association Vauban (a cura di), Vauban et ses successeurs en Briançonnais, Clamecy 1995, pp. 157-162; Warmoes 1997, p. 48.
[65]Dopo la presentazione di progetti di ristrutturazione, alcuni che prevedevano la difesa con trinceramenti, anche a redans, sull’intera dorsale del Monte Podio (Viglino 1989, p. 156 figg. D7abc, p. 157 figg. D8ab), compaiono i progetti e lo stato d’avanzamento dei lavori del Bertola dal 1733 (Viglino 1989, p. 158 figg. D8cd, p. 159 fig. D9a), con la creazione intorno al forte del ‘500 di un livello inferiore con grande opera a corno sul fronte Ovest con fossato e terrazzo inferiore sempre a corno; la situazione rimane tale fino al 1744, caratterizzata inoltre dalla ristrutturazione delle cinte cinquecentesche che portò alla realizzazione, sempre sul fronte occidentale, della tenaglia di San Ferdinando dominante la Batteria del Beato Amedeo, anch’essa a profilo tanagliato (Beltrutti G., La resa del forte di Demonte, in: Cuneo Provincia Granda 1978, p. 30; Viglino 1989, pp. 137-138; Gariglio 1997, pp. 190-194).
[66]L’intervento del Bertola è ricondotto agli anni fra il 1726 e il 1745. La Batteria Reale formava un profilo a corno, a tenaglia quello della controscarpa antistante sulla gola del rivellino di San Carlo alla quota inferiore (supra nota n. 60).
[67]Barrera F., Il forte di Exilles nella stretta della Valsusa, in: Viglino 1995, pp. 85-92, p. 91.
[68]Dopo l’occupazione e demolizione ad opera dei Francesi nel 1744, a partire dagli anni ‘70 dello stesso secolo il forte è sottoposto a nuove ristrutturazioni e rifacimenti, mantenendo sempre l’assetto per quote: il fronte occidentale ad opere a corno sovrapposte, il dongione nuovo, con l’aggiunta delle opere a forbice a Sud, e la ridotta a tenaglia di San Marcellino voluta dal Pinto (Viglino 1989, pp. 142-145, pp. 187-188 figg. D29abcd, p. 189 figg. D30 abc; Gariglio 1997, pp. 200-208).
[69]Cfr. FIG. 19. Il fronte principale era già strutturato così entro il 1730: quattro livelli successivi, bastioni di San Pietro e Santo Stefano, controguardie di San Maurizio e San Lazzaro, bastioni di San Maurizio e San Lazzaro, fronte a corno del forte dell’Aquila. Inoltre, i grandi interventi settecenteschi interessarono particolarmente il fronte orientale del Santa Maria, trasformato in due livelli a tenaglie successive, detto “La stella di Santa Maria” (Carminati F., Susa e le sue opere fortificate, in: Di qua e di là I, pp. 211-215; Castelli 1983, p. 62; Gariglio 1997, pp. 93-100).
[70]Per notizie sull’istruzione ufficiale e il corso di studi degli ingegneri militari del Re di Sardegna: Viglino 1989, pp. 139-140
[71]L’attività di progettista e la presenza sui cantieri delle fortezze di Montmélian, Santa Maria di Susa, Demonte, Exilles determinò la nascita di sezioni specifiche nelle sua opera (Della Architettura Militare, Primo Libro, Milano 1601) dedicate al tema del forticare i monti, toccando immediatamente la problematica della scelta del sito più opportuno e dell’adeguamento del progetto e dell’opera in fieri alla natura del suolo (Viglino 1989, pp. 20-23; Viglino 1992, p. 54).

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