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I trinceramenti del Piccolo San Bernardo. Studio archeologico

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da «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», LVI, 2005, pp. 229-269


Roberto Sconfienza

I TRINCERAMENTI DEL PICCOLO SAN BERNARDO
STUDIO ARCHEOLOGICO


ILLUSTAZIONI

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TESTO


Premessa


L’applicazione delle metodologie di studio archeologico alla storia delle fortificazioni varia a seconda dei manufatti che si prendono in esame. Nel caso specifico delle opere difensive di età moderna diverse sono le operazioni possibili, a seconda che l’interesse sia volto ad un’opera temporanea o ad una permanente. Nel primo caso la ricognizione sul terreno assume una funzione essenziale per l’identificazione della fortificazione, delle sue caratteristiche costruttive e della sua estensione. Nel secondo caso gli elevati conservati, le tracce lasciate dai perimetri sull’assetto urbanistico di epoca successiva o il reimpiego talvolta delle strutture stesse in nuovi edifici permettono un’identificazione più circoscritta, ma anche più ardua a causa del riconoscimento delle stratigrafie murarie, e in generale dei resti della fortificazione che non si è conservata autonomamente.
La ricerca, in entrambe i casi considerati, è accomunata dall’indagine archivistica e dall’intervento di scavo. Quest’ultimo sarebbe sempre auspicabile, poiché le moderne tecniche stratigrafiche permettono innanzitutto di stabilire una cronologia relativa fra le fasi di vita, nonché fra di esse e un’eventuale distruzione, ma soprattutto è possibile definire una cronologia assoluta individuando materiali mobili datanti, come la ceramica nei cavi di fondazione o, assai più raramente, nella tessitura muraria.
Lo scavo tuttavia non è sempre possibile in ragione dei costi elevati e della difficoltà di pianificazione per interventi in settori specialistici come questo, ma la ricognizione sul terreno, in quanto visita «scientifica» ai siti, è invece un’operazione più agevole e altrettanto proficua, non solo per le ragioni suddette, ma anche perché offre la possibilità immediata di verificare sul terreno i risultati fondamentali della ricerca d’archivio e bibliografica e di individuare l’area di interesse archeologico. Lo studio dei documenti scritti permette di isolare settori territoriali o località di ricerca prima di intervenire sul campo; la ricognizione assume la funzione di verifica e di fonte ulteriore di dati che derivano dal rilevamento autoptico del manufatto o dei suoi resti, quali immagini grafiche e fotografiche, misure, analisi delle tecniche costruttive e anche stratigrafie murarie. A tal proposito si indica come tipo di ricognizione più adatto alle circostanze quella definita «autoptica non sistematica», ovvero un intervento selettivo e ristretto ad un’area di interesse particolare[1]. D’altro canto è necessario puntualizzare che la ricognizione archeologica mirata ad un’area può costituire un’operazione preliminare a qualunque genere di ricerche. È possibile infatti, grazie ad essa, individuare siti di interesse ignoti alla sola ricerca d’archivio o semplicemente persi nella memoria dei secoli, la cui traccia è ancora conservata nei documenti antichi e attende di essere adeguatamente valorizzata e collegata ad un contesto reale.
L’ambizione finale di tali attività è quella di ottenere comunque una serie di informazioni complementari fra loro che abbia come risultato la ricostruzione, il più possibile esatta, della fortificazione in esame, sia riguardo alla localizzazione topografica, sia all’aspetto in elevato durante le fasi di vita. Lo studio dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo, condotto fra il 2003 e il 2004, vuole essere un tentativo di esemplificare tale genere di ricerche, utilizzando soprattutto la sinergia fra i risultati della ricerca d’archivio e della ricognizione sul terreno, che è ancor più indispensabile nel caso della fortificazione campale.

Il significato strategico del Piccolo San Bernardo


È preliminarmente necessario prendere in considerazione il valore strategico del Piccolo San Bernardo nel XVIII secolo, un valico che metteva in diretta comunicazione la Tarantaise con il Ducato d’Aosta. Fin dalla seconda metà del Cinquecento lo spostamento della capitale sabauda a Torino aveva determinato la preminenza del Moncenisio nel collegamento fra Piemonte e Savoia, individuando nella valle dell’Isère la via preferenziale per giungere a Chambèry. Il Piccolo San Bernardo era dunque un valico secondario di collegamento locale fra due regioni degli Stati Sabaudi, marginali al baricentro principale[2]. Tuttavia il significato strategico del passo non subì questo decadimento di valore, a causa delle vicende susseguitesi dalla fine del XVII a tutto il XVIII secolo nella storia della Savoia, terra purtroppo destinata a subire l’invasione e l’occupazione militare ogni qual volta il Regno di Francia entrava in guerra con il Piemonte. Così avvenne nel 1690 all’inizio della Guerra della Lega di Augusta, quando la fortezza di Montmélian resistette alle armate del Re Sole dall’estate dello stesso anno fino al 21 dicembre 1691, nel 1704 durante la successione di Spagna e nel 1742 in occasione delle prime operazioni belliche della Guerra di Successione Austriaca sul teatro alpino[3].
In tali frangenti il Piccolo San Bernardo diveniva il passaggio obbligato per un’armata che avesse voluto minacciare da nord il Piemonte attraverso la Valle d’Aosta. È conservata all’Archivio di Corte di Torino una memoria del 1691, quando già la Savoia era occupata dalle armate di Luigi XIV, in cui si elencano diversi passaggi alpini che immettono in Valle d’Aosta e fra di essi è segnalata la «montagne du petit S.t Bernard»[4].
Il testo chiarisce bene la situazione strategico-territoriale del valico fin dai primi momenti in cui il governo sabaudo guardava al sito come un caposaldo di resistenza all’invasione degli stati al di qua dei monti. Dopo aver indicato quattro possibili accessi al passo dalla parte della Tarantaise, cioè da Boneval, da Saint-Germain, dal monte Valaisan e da Sainte Foy, e aver ricordato che nel 1690 presso Boneval il signor de la Val d’Isère aveva fortificato il passaggio in località «Corps de garde», l’autore ignoto della memoria spiega che, salendo lungo il vallone, non ci sono altri posti buoni per la difesa
jusques a l’Abbaye de S.t Bernard qui est neantmoins un lieu fort vaste et pour cecy il faut considerer qu’a gauche en montant un peu au dessubs de la Chapelle de S.te Barbe dicte Marmoré il y a un valon pour le quel on peut monter a cheual sur le terrein sanz estre ueu de une garde jusques a droitture de l’Abbaye et de la on peut passer impunement pour uenir descendre dù costè du lac.
De l’autre costè a main droicte en montant fort aduance en bas de l’Abbaye il y a un grand promontoire, qui faict vallon de chasque costè, et par celuy, qui est du costè du mont l’Ennemy peut monter, et uenir coupèr par derriere notre garde de l’Abbaye; tellement que pour garder ce poste il faut auoir des forces pour fortifier a droitte et a gauche, et ancor au milieu, qui est l’Abbaye, et les fortifications estants faictes il me semble selon mon petit aduis, que ce poste seroit soustenable […]
In base alle osservazioni già formulate nel 1691, la difesa del passo era dunque difficile a causa della conformazione del vallone che sotto l’ospizio del San Bernardo si biforca in prossimità dei due ultimi tornanti della strada moderna. L’autore anonimo ritiene che si debba «fortifier a droitte et a gauche, et ancor au milieu, qui est l’Abbaye», cioè in cima al promontorio che crea la biforcazione presso l’ospizio, poco prima del grande pianoro che si apre nel centro del valico.
La memoria poi segnala l’ampliamento del pianoro del San Bernardo presso il lago di Verney e il forte restringimento della strada subito sotto, all’inizio della discesa verso La Thuile. Un posto da difendere per l’agevole posizione è il vallone fra le Arpettes e le praterie di Porassey, così da controllare la «grande routte» e l’imbocco del vallone delle Chavannes che immette in Val Veny e, passando per Courmayeur, permette di doppiare La Thuile e il campo del principe Tommaso. L’autore anonimo fa comunque intendere che la difesa della grande strada fino a La Thuile è difficile; i posti che possono offrire dei vantaggi per abbozzare una qualche resistenza sono i dintorni della borgata Planey, dove venne realizzato un corpo di guardia e «quelques trancheres», il villaggio di Pont Serrand, in corrispondenza di una strettoia della Dora delle Chavannes, il cui ponte fu abbattuto, i trinceramenti di Pussoret sull’altro versante davanti a Pont Serrand e, infine, ormai sulle praterie davanti a La Thuile alcune «lunettes d’aproche» fatte realizzare dal signor di Aymoiver nelle pertinenze della borgata Golette, «pour pouvoir tous le jours decouvrir les allants, et venants a l’Abbaye», e due corpi di guardia in località Entrèves e Plan d’Arley. Il grave svantaggio di tutte queste postazioni è quello di essere dominabili dall’alto per un nemico che scenda dal Piccolo San Bernardo o facilmente doppiabili. La strettoia di Pont Serrand è l’unico luogo che permetta di accennare una resistenza vantaggiosa, tuttavia scegliendo altri itinerari di discesa, che non siano la grande route, è possibile superare anche questo ostacolo, tant’è che la memoria del 1691 testimonia l’inizio di un’attività fortificatoria anche a La Thuile, allorché «M.r d’Estienne a faict commancer des retranchements».
A riprova di quanto detto basta ricordare che nel 1794, quando effettivamente l’esercito francese repubblicano riuscì a forzare le posizioni del Piccolo San Bernardo, il colonnello Stettler del reggimento bernese di Rockmondet, al servizio del Re di Sardegna, riuscì ad attestarsi soltanto a Pont Serrand e, in seguito al malaugurato fallimento del contrattacco dei battaglioni dei reggimenti Saluzzo, La Marina e Vercelli, l’esercito sabaudo dovette abbandonare tutta la conca di La Thuile, imbastire una nuova linea difensiva fra il campo del principe Tommaso e il colle della Croce e sbarrare la via del colle di San Carlo, che immette direttamente su Morgex, nella valle della Dora Baltea, tagliando fuori tutto il comprensorio difensivo del monte Bianco[5].

Le testimonianze archeologiche


L’importanza strategica del Piccolo San Bernardo ebbe dunque come conseguenza la programmazione di un intervento fortificatorio per sbarrare l’attraversamento del valico. L’epoca dei primi lavori, come si vedrà oltre, è da ricondurre all’anno 1743, ferma restando la datazione alla fine del XVII secolo di quelle poche opere difensive di cui fa menzione la memoria del 1691, ma pertinenti a Boneval, ancora in Tarantaise, e al versante valdostano del colle fra il lago di Verney e La Thuile.

Mettendo comunque da parte le questioni sulla datazione e sulle eventuali preesistenze, è opportuno riferire in merito alla consistenza dei resti archeologici ancor oggi visibili sul terreno, dopo aver compiuto una ricognizione nel comprensorio del valico[6].
La localizzazione delle opere antiche permette di porre la linea difensiva principale nel settore fra l’ospizio del Piccolo San Bernardo e la località detta Pont de la Marquise, a cavallo della grande route che scende a Bourg Saint-Maurice, precisamente appena superati i due tornanti sottostanti l’ospizio fra 2000 e 2100 metri s.l.m. Si tratta però di un ampio complesso trincerato che sale lungo la dorsale orientale del vallone e ne fodera l’area definita dall’isoipsa corrente a circa 2120-2130 metri s.l.m.
Il settore nevralgico è costituito dai trinceramenti collocati nel centro del vallone sotto l’ospizio del San Bernardo. Ancor oggi è visibile dall’alto una grande freccia in terra, con fossato antistante, conservatasi poco oltre l’emergenza dello spiccato dalla linea del suolo. L’opera ha un perimetro triangolare regolare ed è collocata a metà del trinceramento con il saliente rivolto verso la Savoia, è aperta alla gola e allacciata presso le reni ai tratti rettilinei della fortificazione. La traccia di elevato consunta dalle intemperie permette comunque di apprezzare l’ampiezza dell’opera in terra e l’impegno costruttivo che era finalizzato ad una realizzazione semipermanente o quanto meno abbastanza robusta da resistere alla stagione invernale. I pochi resti di muratura a secco permettono di comprendere che il terrapieno era foderato sul fronte d’attacco, mentre dalla parte interna i piani inclinati in terra battuta accennano ancora l’imposta della banchina di tiro.
A poca distanza dal torrente Reclus, oltre il rene sinistro della freccia, si intravede un’interruzione del triceramento, probabilmente un’uscita verso l’esterno, e oltre il torrente, poco sopra la sua sponda sinistra, corre un sentiero in terra battuta che potrebbe corrispondere all’antica grande route di accesso al colle; il settore, disturbato dal terrapieno della strada moderna, non permette di cogliere il rapporto fra il trinceramento e la via di percorrenza, ma sicuramente questo fatto determinò la motivazione principale per l’apprestamento di un’opera simile ad alta quota, in vista dell’insediamento di un corpo di guardia permanente almeno nei mesi di transito possibile.
Il fossato antistante presenta oggi una depressione fortemente carenata a causa dell’abbandono; di sicuro la profondità era maggiore rispetto all’attuale, infatti a causa dell’interro più consistente nel centro del vallone, dovuto all’accumulo dei detriti provenienti dalle dorsali circostanti, era possibile rimuovere facilmente con uno scavo il materiale di deiezione prima di arrivare alla roccia di base, che fu verosimilmente raggiunta e costituiva il fondo del fossato. D’altro canto è ancora apprezzabile, oltre al corpo di fabbrica della freccia, quanto resta dello spalto lungo il limite esterno del fossato, il cui svuotamento aveva fornito il materiale per realizzare lo spalto stesso; la conformazione del fondo del vallone inoltre ha permesso di dare una pendenza regolare allo spalto allargando uniformante i riporti di terra, così da creare un «glacis» quasi da manuale. La controscarpa del fossato era probabilmente in terra, ma nel punto di attraversamento del varco d’uscita era foderata in pietre a secco e, infine, poco sopra il varco, circa a metà della faccia sinistra della freccia si intravedono ancora i resti di una traversa, che, tagliando il fossato copriva ulteriormente il settore delicato dell’apertura e forniva un punto di resistenza e riparo a monte o a valle, qualora il nemico si fosse impadronito dell’una o dell’altra parte.
Il settore, particolarmente impegnativo per la difesa della strada che attraversa la fortificazione, presenta altri accorgimenti importanti. Innanzitutto lo spalto non termina scemando lungo il piano del vallone, ma ai suoi piedi e in corrispondenza dell’asse capitale della freccia iniziano a svilupparsi simmetricamente le linee d’impianto della palizzata, che seguono lo stesso andamento della controscarpa. Osservando poi dall’alto il complesso sembra di cogliere poco più a valle un allineamento di pietre che crea un saliente fortemente ottuso; esso nasce dal piede dello spalto poco sotto l’incrocio dello stesso con l’asse capitale della freccia e chiude il vertice in corrispondenza del rientrante di giunzione fra il rene sinistro della freccia e il trinceramento rettilineo del varco d’accesso. Si tratta forse di un’opera esterna leggera anch’essa eventualmente costituita da una palizzata che però permetteva di avanzare rispetto alla fortificazione principale una prima linea di tiro a ridosso della grande route.
Il genere di opera rilevato corrisponde ad una tipologia diffusissima nella fortificazione campale del XVII e XVIII secolo. La freccia, o per i Francesi il «redan», poteva avere forma regolare, come questa, o irregolare, a seconda delle necessità di adeguamento alla natura del suolo; era inoltre concepita come unità minima della difesa in aperta campagna, isolata o compresa in una linea trincerata, così da creare una successione di opere identiche, collegate da tratti di trinceramento rettilineo, le cosiddette «lignes à redans»[7]. La scelta di una tipologia semplice, ma nella sua versione regolare e dotata di tutte le componenti esterne stabilite dalla prassi comune della fortificazione permanente, dimostra l’attenzione che il governo sabaudo rivolgeva al controllo e alla sicurezza del Piccolo San Bernardo, ma anche le dinamiche progettuali e operative comuni, che in contesti dove regnava, come si vedrà, l’irregolarità dei percorsi in obbedienza alla conformazione del suolo, applicavano appena possibile le forme regolari e la sistemazione puntuale dell’intero dispositivo difensivo secondo l’istruzione tradizionale.
Il trinceramento prosegue sulla destra della freccia salendo le balze iniziali del versante delle Rousses per andarsi ad attestare ai primi affioramenti rocciosi a strapiombo sul vallone, impraticabili sopra e sotto. Dopo un tratto rettilineo, che chiude il settore in piano, e del quale si vedono ancora perfettamente i due fili paralleli della struttura muraria, il perimetro delle fortificazioni crea un saliente ad angolo ottuso che segue la natura del pendio, mentre il fossato va scemando alle falde del tratto in salita. Al di sopra del saliente il trinceramento è stato tagliato insieme alla roccia stessa della montagna per realizzare la strada in terra battuta che porta alla frazione La Comune; salendo ancora si colgono degli allineamenti di pietre smosse che potrebbero corrispondere all’ultimo tratto del trinceramento prima che il versante inizi ad inerpicarsi verso le Rousses e la Crête du Verney.
Alla sinistra della freccia, oltre il passaggio della grande route, il trinceramento proseguiva la chiusura del fondo del vallone, ma l’apprestamento della strada moderna e di un piazzale per il parcheggio proprio in quel punto ha spazzato via ogni traccia delle opere antiche fino ai piedi del pendio che domina Pont de la Marquise. Il primo tratto di quest’ultimo è dotato di una fortificazione particolare che evidentemente doveva operare in sinergia con la freccia inferiore, potenziando la difesa sul fianco sinistro dell’intero dispositivo. Si tratta di due robusti muri in pietre a secco che scalano il versante in forte pendenza; il primo, verso la Savoia, risulta a quota inferiore rispetto al secondo e definisce il limite di uno spalto in terra piuttosto inclinato; d’altro canto sono visibili lungo la fronte esterna del muro più arretrato i resti di alcune sporgenze della muratura che potrebbero rappresentare dei contrafforti per il sostegno delle strutture in una posizione siffatta, piuttosto che l’attacco di traverse, non essendovi tracce simmetriche sulla facciavista opposta del primo muro. Lo spessore delle due strutture è uguale e piuttosto ampio lo spazio intermedio, esse sembrano pertanto interpretabili come scarpa e controscarpa di un trinceramento con fossato antistante. Tuttavia la realizzazione della controscarpa in muratura, motivata innanzitutto dalla necessità di impedire il dilavamento della terra all’interno del fossato a causa della forte pendenza, sembrerebbe favorire l’ipotesi che il tratto di trinceramento continuo fosse concepito a doppio ordine di tiro; infatti la quota inferiore raggiunta dalla cresta della controscarpa, oltre a garantire il defilamento del fuoco dal secondo muro in base alle regole tradizionali, permetteva la sistemazione di una linea avanzata di fucilieri direttamente sul bordo dello spalto. L’apprestamento era collocato in un punto particolarmente delicato per la difesa e capace, come già detto, di potenziare efficacemente il sistema di fortificazione facente capo alla freccia sul fondo del vallone. Il settore difeso dal doppio ordine necessitava una particolare attenzione, poiché avrebbe potuto aprire al nemico una facile via di aggiramento della freccia, essendo questo versante libero da ostacoli naturali, come le rocce affioranti su quello opposto delle Rousses. Infine questo era l’unico tratto rampante per il collegamento fra le difese del vallone e i trinceramenti allineati alle isoipse, che foderano la dorsale orientale.
La scelta di poter apprestare un doppio ordine di tiro risponde ad una soluzione raccomandata sovente per i trinceramenti di montagna, in quanto permetteva non solo un maggiore volume di fuoco, ma anche la copertura del primo ordine dal tiro del secondo e, operando in alternanza, un fuoco di sbarramento continuo; tali precetti compaiono nella trattatistica piemontese di architettura militare risalente al XVIII secolo e le opere del Piccolo San Bernardo ne rappresentano una realizzazione pratica decisamente esaustiva[8].
Le testate a monte dei due muri paralleli sono raccordate dal tratto iniziale dei trinceramenti di mezza costa. La fortificazione da questo punto in avanti, disponendosi parallelamente alle isoipse, inizia un percorso sinuoso che fodera la dorsale dominante Pont de la Marquise, salendo sempre poco a poco e dolcemente; l’andamento dei muri segue la conformazione del pendio, ma regolarizza geometricamente le sporgenze e le rientranze con tratti di linee spezzate che costituiscono una successione irregolare di salienti e rientranti adatti al tiro di fiancheggiamento, secondo un sistema diffusissimo nel XVIII secolo per la perimetrazione dei trinceramenti alpini[9]. Lungo tutto il percorso è ancora apprezzabile, in alcuni punti meglio che in altri, la regolarizzazione del piano alle spalle del trinceramento, al fine di creare una specie di strada coperta per lo spostamento lungo la fortificazione e per i movimenti a tiro alternato, qualora i battaglioni avessero dovuto attuare un fuoco successivo su due ranghi.
L’estremità sud-orientale, sempre in conseguenza alla natura della montagna, è caratterizzata da una punta ad angolo retto che impone una deviazione brusca; questo settore, essendo il più avanzato, aggetta fortemente verso il fondo del vallone e permette di dominare interamente la curva della grande route presso Pont de la Marquise, che costringe ad offrire il fianco destro a chiunque salga verso la cima del valico. In questo settore la strada coperta ha un profilo a schiena d’asino piuttosto accentuato per agevolare il deflusso delle acque meteoriche verso valle, attraverso le commessure delle strutture a secco dei trinceramenti, e per evitare stagnazioni a ridosso dei muri, fastidiose per la funzionalità e pericolose per la stabilità delle opere. In particolare, presso l’angolo retto dove i trinceramenti svoltano ed iniziano la salita verso monte davanti al Ruisseau de Bellecombe, fu realizzato un canaletto che, tagliando la dorsale della montagna, per incanalare l’acqua piovana ristagnante all’interno del perimetro trincerato, giungeva proprio nell’angolo e da lì defluiva verso l’esterno.
Proseguendo verso monte i trinceramenti della foderatura orientale salgono con maggior vigore, sempre seguendo lo stesso andamento spezzato, per raggiungere l’estremità inferiore di un pianoro, dove iniziano ad aprirsi in un grande saliente. La natura del suolo ha obbligato i costruttori a realizzare, per tutto il tratto e contro la facciavista interna dei trinceramenti, un riporto in terra che va scemando man mano che si sale verso il pianoro, per fondarvi la banchina di tiro.
Sulla gobba marginale del pianoro, all’interno del perimetro dei trinceramenti sorgono i resti di una struttura subrettangolare in pietre a secco, che domina il pendio digradante verso il settore appena descritto. La vicinanza con le opere fortificate, ma l’assenza di una continuità strutturale che la leghi ad esse, rende difficile l’interpretazione; probabilmente non si tratta di una ridotta staccata, date le dimensioni (ca. m. 4, 50 × 3,50), ma piuttosto dello zoccolo di fondazione di un piccolo edificio in legno per il corpo di guardia oppure, e forse più suggestivamente, dei resti di una postazione per un pezzo d’artiglieria.
Sulla sinistra di quest’ultima opera si apre il grande saliente regolare che punta verso il Ruisseau de Bellecombe. Il muro a secco è completamente crollato verso l’esterno, ma sono ancora visibili il primo filare al limite superiore della fondazione e il terrapieno interno per la banchina di tiro. Quest’ultimo fortunatamente conserva ancora il profilo a trapezio che permetteva di isolare l’area della banchina dallo spazio retrostante e agevolava il deflusso dell’acqua piovana dalla parte interna del muro; particolare infine è il canale scavato al piede del terrapieno per la banchina, che si vede bene ancor oggi e che fu realizzato sempre in vista di un buon drenaggio in prossimità di strutture facilmente dilavabili.
Nel mezzo del pianoro, poco dopo lo sviluppo dell’ultimo saliente i trinceramenti si interrompono fin’oltre le falde del pendio successivo. Forse le strutture sono state spogliate con l’apprestamento di recenti piste sciistiche, tuttavia sembrano completamente assenti sul terreno le tracce di quelle opere che logicamente avrebbero dovuto chiudere il settore. È probabile che sul pianoro ci fosse un varco d’accesso, più semplice di quello corrispondente alla freccia sul fondo del vallone, e che la fortificazione fosse realizzata in legname e terra, facilmente dilavata. Osservando tuttavia la conformazione del terreno ai limiti del pianoro verso monte sembra di intravedere un saliente, del quale forse rimane soltanto il profilo in terra della banchina di tiro, che si raccordava con il lato sinistro ai trinceramenti verso monte e allungava il suo lato destro ortogonalmente al pendio e alla direzione dei trinceramenti interrotti più in basso, per collegarsi ad un altro saliente con la punta direttamente volta verso il pianoro. L’esistenza di una simile perimetrazione potrebbe confermare la presenza di un varco nel centro del pianoro, poiché le strutture ipotizzate fiancheggiano l’area inferiore e prendono d’infilata sulla destra chi percorra l’area venendo dal Ruisseau de Bellecombe; tuttavia l’assenza di qualunque traccia archeologica ben apprezzabile sul pianoro lascia ignoto lo sviluppo reale della fortificazione in questo settore, decisamente delicato, e non permette altro che accennare le suddette ipotesi.
L’ultimo tratto di fortificazione conservata riprende il percorso dal pendio che domina il pianoro con un breve tratto obliquo rispetto alla linea della dorsale; piega poi quasi ad angolo retto per riprendere la direzione ascendente e allineata a quella delle opere inferiori. La forte pendenza è affrontata con un tratto di muro in pietre a secco, fortemente rampante che giunge alla quota superiore, dove il pendio si addolcisce, creando un ampio saliente a chiusura della sommità di una gobba, dominante il piccolo vallone del Ruisseau de Bellecombe. Di questo tratto si conservano ancora alcuni filari in elevato e soprattutto si apprezza il canaletto poco profondo realizzato questa volta fuori dal trinceramento, al piede del muro per allontanare le acque meteoriche dalla fondazione in un settore di dolce pendio, dove l’assenza della banchina di tiro dalla parte interna della struttura permetteva il riflusso dell’acqua verso l’esterno, attraverso le commessure fra le pietre, ma richiedeva nel contempo il drenaggio rapido lungo la facciavista esterna.
Oltre tali strutture non compaiono ulteriori tracce visibili sul terreno e si può pertanto supporre che il sistema terminasse in questo modo. Poco più avanti passa a mezza costa la strada militare, che metteva in comunicazione il valico con il monte Valaisan e il Col de la Traversette. Il tutto farebbe intendere che il sistema si attestasse a monte sulla quota della strada, governando così il collegamento fra i due nodi difensivi principali e sbarrando una possibile via di superamento delle fortificazioni realizzate nel vallone sotto l’ospizio del Piccolo San Bernardo.

Le vicende storico-costruttive dei trinceramenti


Prima del 1743 verosimilmente non esistevano opere difensive presso il valico. La memoria del 1691 indica piuttosto i luoghi in cui sarebbe stato opportuno realizzare le opere difensive, ovvero presso l’ospizio del San Bernardo, ma lascia intendere che nessuna costruzione fu comunque eseguita. Tale deduzione appare confermata dall’assenza di documentazione archivistica contrattuale, riconducibile agli anni ’90 del XVII secolo, conservata nei fondi dell’Archivio di Stato di Torino, inerenti la gestione delle Fabbriche e Fortificazioni anteriore al 1717[10]. È tuttavia probabile che le vicende della Guerra della Lega d’Augusta e della successione spagnola abbiano motivato l’apprestamento di opere difensive occasionali sul colle del Piccolo San Bernardo, senza tuttavia impegnare una programmazione amministrativa da parte del governo di Torino[11]. D’altro canto il documento che menziona per la prima volta l’intervento fortificatorio al Piccolo San Bernardo è una relazione scritta nel 1743 dal luogotenente ingegnere Rombò, di cui si renderà conto oltre, e la datazione dei primi lavori a quell’anno è confermata da una Descrizione delle Alpi […], verosimilmente databile alla metà, o seconda metà, del XVIII secolo, che illustra i luoghi del comprensorio fra il valico del Piccolo San Bernardo, La Thuile, Courmayeur e recita:

Tutti i divisati siti furono trincerati dalle truppe Piemontesi nella Campagna del 1743 per impedire che gli Spagnuoli dalla Savoja non s’introducessero nella Valle d’Aosta per la Tarantasia […][12]
La situazione strategica e militare del Ducato di Savoia, all’indomani del disarmo del contingente sabaudo agli ordini del conte di Castellamonte presso San Benedetto Po, il 29 settembre 1703, non permise di sviluppare la difesa dei valichi alpini che immettevano dal Delfinato e dalla Savoia nella pianura piemontese, sebbene nella primavera del 1704 il de Blagnac conducesse un’incursione in Savoia, entrandovi per la Maurienne e tornando in Piemonte il 28 aprile, dopo aver attraversato la Tarantaise e valicato il Piccolo San Bernardo[13]. Da quel momento, fino alla fine della Guerra di Successione Spagnola, il Piccolo San Bernardo non fu più nelle preoccupazioni di Torino, come ancora una volta dimostra il silenzio della documentazione d’Archivio in merito ad opere fortificate[14]. La linea di difesa della valle d’Aosta fu portata al forte di Bard, già nel maggio del 1704, in appoggio alla piazza di Ivrea. Le vicende della guerra si concentrarono poi lungo il corso del Po fra Verrua e Torino e, anche quando gli Austro-Sabaudi ripresero le offensive alpine a partire dal 1708, i settori di confine interessati furono la Maurienne, la valle di Susa e quella del Chisone[15].
Si giunge così agli anni della Guerra di Successione Austriaca, conflitto al quale il Regno di Sardegna prese parte dal 1742 in campo asburgico contro le corone di Francia e Spagna. Nell’autunno di quell’anno il Re Carlo Emanuele III condusse un’offensiva in Savoia, occupata dagli Spagnoli fin dalla tarda estate; l’impossibilità di contenere il nemico nella comba di Montmélian, a causa della stagione avanzata, indusse il Re a ripiegare in Piemonte nel mese di dicembre, ma questa volta non ci si dimenticò dei valichi valdostani e in primis del Piccolo San Bernardo[16].
La colonna sabauda al comando del barone du Verger, di ritorno dalla Tarantaise, superò il nostro colle il 1 gennaio 1743 e già il 18 gennaio, appena trascorso il tempo necessario per far ripiegare dalla Maurienne l’ultima colonna al comando del de Lornay, che passò il Moncenisio il 10 gennaio, Carlo Emanuele III ordinò la ricognizione dei luoghi da approntare per la difesa dei passi del Ducato di Aosta, sfruttando la stasi della brutta stagione. L’intenzione del Re dunque, confidando ora in uno stato più vigoroso e un apparato amministrativo decisamente superiore rispetto agli anni della Guerra di Successione Spagnola, era quella di riuscire a fermare le possibili invasioni sullo spartiacque alpino, ormai raggiunto territorialmente dal 1713 con la pace di Utrecht. È in tale prospettiva che deve essere compreso l’intervento in Valle d’Aosta, la quale, in conseguenza alla debolezza strategica della Savoia, assunse la stessa funzione delle valli alpine più a sud, fra Piemonte e Delfinato, anzi le posizioni del Piccolo San Bernardo nel XVIII secolo divennero i capisaldi settentrionali del tradizionale sistema difensivo dei confini sabaudi occidentali, impostato sull’interazione fra grandi fortezze di media o bassa valle e complessi campali semitemporanei sulle creste delle testate vallive.
Le notizie e la cronologia sull’intervento di «riconoscimento» sono fornite dall’ingegnere che ne fu incaricato, il luogotenente Michele Antonio Rombò, autore di due relazioni, nelle quali compaiono i siti di intervento e le opere programmate, nonché le «Istruzioni datte ai rispettivi Comandanti della Tuille, e Valli», in caso di attacco nemico proveniente dalla Tarantaise, per difendere l’intero comprensorio fra il Piccolo San Bernardo e il colle di San Carlo[17]. Nella relazione del 1743 si legge
[…] la M. S. fatto li 18 Genajo 1743, mi spedì nel Ducato d’Aosta per colà riconoscere la situazione del Monte S. Bernardo, e montagne attigue, Valli per le Strade e sentieri loro situazione e natura d’esse e d’essi la qual visita si fece, ma per motivo delle grandi nevi bisognò in parte rimettersi alla relazione de’ cacciatori, e degli uomini piu esperimentati di quel paese.
In seguito a tale relazione, e le apparenti contingenze di quel tempo S.M. ordinò tre ridotte col suo baraccone, qual trinceramento al picciolo S.t Bernardo, ed altri in quei siti, ove il richiedeva il bisogno e questi si principiarono verso il fine di Maggio
[18].
Dunque la fortificazione prevista per il valico doveva consistere in tre ridotte con baraccone e altre opere necessarie, che potrebbero tranquillamente corrispondere ai trinceramenti continui descritti sopra e ancor oggi visibili.
La stagione invernale impedì ovviamente l’inizio dei lavori nell’immediato, pertanto il Rombò fu incaricato di visitare il forte di Bard e le fortificazioni di Ivrea per segnalare le riparazioni da farsi ed apprestare così adeguatamente le piazzeforti di retrofronte in media valle e allo sbocco nella pianura canavesana[19]. Finalmente l’11 marzo 1743, dopo aver sbrigato le incombenze di Bard e Ivrea, quando già probabilmente si avviavano i lavori in quelle piazze, la Regia Segreteria di Guerra trasmise all’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni la lettera del Re che autorizzava il mandato esecutivo per i lavori in Valle d’Aosta:
Il Re All’Intend.e G.le Vass.o Miglyna
Torino li 11 marzo 1743
Fedele ed Amato n.ro. Dovendosi quanto prima a tenore degli ordini n.ri intraprendere, e successivam.e perfezionarsi nella Valle di Aosta alcuni trinceram.ti, ed altre opere, quali saranno credute necess.ie per la sicurezza della med.a nelle presenti circostanze dagl’Ingegneri a tal fine preposti dal n.ro Ingegnere Conte Bertola, è mente n.ra, che sulle instanze, che ne verranno per parte loro fatte sul posto, relativam.e all’Instruz.ni, ed Ordini, che ne riceveranno dal d.o P.mo Ingegnere, o dal Generale Comand.e le n.re Truppe in d.o Ducato, dobbiate far seguire tutte dette opere colla maggior diligenza, e sollecitudine possibile o a partito, o ad Economia secondo la loro esiggenza, e come meglio potrà riuscirvi pel mag. accerto del n.ro Serv.o, a qual effetto vi dispensiamo in questo caso dalle formalità prescritte da n.ri Regolam.ti, con ciò però, che per quanto vi sarà possibile, dobbiate osservar le regole solite pratticarsi in simili occasioni per proauanzare la mag.r Economia, come non ne dubitiamo […]
[20]
Allegato al testo della lettera infine era redatto lo «Stato degli Utiglj necessarj provedersi pei Travaglj ad Economia per la cor.e Campagna, attorno li Trincieramenti da farsi nel Ducato d’Aosta», firmato dallo stesso ingegnere conte Bertola il 5 marzo, e costituente il primo indice di strumenti da lavoro preventivati per la realizzazione delle opere campali.
La lettera dell’11 marzo merita ancora attenzione riguardo agli «Ingegneri a tal fine preposti dal n.ro Ingegnere Conte Bertola», cioè gli ufficiali inviati in alta valle dal responsabile del corpo per dirigere la costruzione delle fortificazioni campali. Essi non sono nominati, ma sembra verosimile includere nel gruppo il luogotenente Rombò, ricognitore in situ e autore dei rapporti invernali sulla situazione dei passi valdostani, ma anche l’ideatore del piano difensivo facente capo al Piccolo San Bernardo, esteso al comprensorio di La Thuile e del colle di San Carlo. Inoltre, come argumentum ex silentio, possiamo notare che lo stesso Rombò non è ricordato negli elenchi degli ufficiali ingegneri preposti ad altri settori alpini a partire dal 1743[21].
L’intendente generale alle Fabbriche e Fortificazioni, vassallo Miglina di Capriglio, lasciò trascorrere il tempo necessario per individuare gli impresari che si sarebbero fatti carico degli interventi, nel frattempo troviamo lo stanziamento iniziale di 25000 lire per i lavori in Valle d’Aosta registrato il 14 marzo sul Libro mastro fortificazioni del 1743 e recapitato interamente al tesoriere di Aosta Deviard il giorno 19 dello stesso mese:
1743
- marzo a 14, S’aggiongono a’ tenor di R.o Viglietto 11 marzo 1743 per dedotte dalla Catt.a 39 per impiegare nelle Spese della Valle d’Aosta, somma assegnata £ 25000
- marzo a 20, Al Tesor.e in Aosta Deviard per impiegare ne pagam.ti della spesa da farsi di trinceram.ti ed altri travaglj nella Valle di d.o Ducato. Recap.o 19 cor.e £ 25000
[22]
Il 17 marzo 1743 venne firmato a Torino il primo contratto fra l’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni e Domenico Tirola per l’impiego delle maestranze necessarie:
Sottomissione di somministrare e provedere per li Trinceramenti, Baracconi, ed altri Travagli da farsi nella Valle d’Agosta, e nelle Montagne denominate La Thuille, La Blanche, e piccol S.t Bernardo, e luoghi circonvicini, e dovunque verrà ordinato per diffesa di que contorni, gli Operari, e Lavoranti sino al n.o infras.to, medianti li prezzi per cad.a giornata qui dietro rispettivam.te notati, cioè […]
100 «mastri da muro», 30 «mastri falegnami», 50 «minatori», 20 squadre da tre «resighini» ciascuna, 400 «lavoranti». Agli operai venivano forniti per contratto da parte dell’Azienda gli «utiglj necessarj» e l’impresario era tenuto a nominare un responsabile, ovvero il «Capo Direttore di d.ti Lavoratori», per ciascun sito in cui si attuavano gli interventi. L’impresario «partitante» del contratto doveva ricevere regolarmente gli acconti per il pagamento degli operai, compreso quello degli impiegati incaricati del trasporto delle somme, tuttavia l’Azienda era libera di far intervenire come supporto di manodopera i soldati che ritenesse necessari, senza bisogno di informare preventivamente il «partitante», tenendo conto comunque che in caso di bisogno il «partitante» medesimo era obbligato a fornire un numero ulteriore di operai «per ogni genere alla metà di più», mantenendo gli stessi prezzi e condizioni del contratto firmato. Infine, a causa della localizzazione dei siti da fortificare, l’Azienda doveva preoccuparsi di garantire l’alloggio a tutti i lavoranti presso i cantieri «fatti che siano li Baracconi dalli stessi Falegnami, che da d.to Partitante verranno girovisti», mentre l’impresario doveva farsi carico della buona manutenzione degli utensili forniti dall’Azienda, che avrebbe comunque rimborsato le eventuali spese di riparazione[23].
Nello stesso giorno, 17 marzo, fu anche contratta con l’impresario Stefano Barucchi la
Sottomiss.ne di provedere, e dar prov.e la metà dell’infras.ta ferramenta ad ogni semplice richiesta dell’Ufficio, a altra mettà proporzionalm.e fra giorni quindeci dopo che le verrà dato l’ord.e, a tutte sue spese, rischio, e pericolo, e di quella dar condotta nella Città d’Aosta, e ne’ luoghi, che per parte di d.to Uff.o le verranno ivi assegnati per esser impiegata pei Trinceram.ti, Barraconi, ed altri travaglj da farsi nella Valle d’Agosta, mediante li rispettivi prezzi, patti, e condiz.ni infras.te […]
Gli utensili forniti dal Barucchi corrispondono esattamente per numero e caratteristiche a quelli preventivati dal Bertola l’11 marzo e sono corredati di prezzo:
Palanche di ferro, o siano Leve n. 12 della grossezza, e long.za che verrà ordinata per cad. Rubbo £ 3,17,6. Palli di ferro n. 60 per cad. Rub. £ 3,17,6. Pistoletti ben accollati n. 150 per cad. Rub. £ 4,5. Sedici Draghe per cad. Rub. £ 4,17,6. N.o 100 Masse a due mani per li Botteroni per cad. Rub. £ 4,7,6. Altre Masse per romper pietre n. 80 per cad. Rub. £ 4,7,6. N.o 200 Pichi a ponta, e testa per cad. Rub. £ 4,15. Rub. uno Bazana £ 20,10. N.o 40 agucini di Long.a on. 16 sino a 20 per cad. £ 1,10. N.o 40 Sgurette per cad.a £ 1,12,6. Borroni n. 30 per cad. Rub. £ 6,2,6. Rub. 6 Chiodi quarantini, e d’altra qualità, misura per cad. Rub. £ 4,15. N.o 400 Badili metà de’ più grandi, e di quelli volgerm.e denominati da 60, e metà de più picoli e chiamati da 80 il fascio gli uni s.a gli altri per cad.o £ 0,12,6. N.o 100 Zappe ordinarie per cad.a £ 1. Pichi a ponta, e taglio n. 400 per cad. Rub. £ 4,15. Rub. 6 Lignola all’estimo propria per far li trassamenti, ed alineam.ti £ [?]. Resighe da falegname n. 8 per cad. £ 1,10. E venendole ordinato di proveder di quelle solite usarsi da Resighini per cad.a Lire Sei. Pioletti ordinarj n.o 12 per cad.o £ 0,15. Ed ove dall’uffizio si volessero della qualità di cui sono soliti a servirsi i Falegnami per cad.o £ 2. N.o 8 Varletti per cad. Rub. £ 5,10. N.o 4 Coltelli a due manichi, e di Lama on. 12 in 14 per cad. £ 2. Paja quattro Tenaglie ordinarie, per cad. Paja £ 1,5. N.o 100 Appie ordinarie da somministrarsi ai Lavoranti destinati a fendere Legnami, e di peso per cad.a lib.e 3½, e per ognuna d’esse £ 1,15. E ove se ne volessero di quelle solite usarsi da lavoranti Squadratori, e di peso per cad.a Lib.e 5 in 6 £ 3,5. N.o 12 Scalpelli di ferro per cad.a Libra £ 0,4. N.o 3 Mole ordinarie per cad.a £ 4,10. N.o 4 Piane grandi per cad.a £ 3,10. N.o 2 Rigaroli per cad.o £ 1,10. N.o 2 Stromponi per cad.o £ 6. Tinivellotti diversi n. 16 per cad.o £ 0,2. Otto Tinivelle div.e di Longhezza sino ad un Piede liprando, e di Grossezza proporzionata per cad.a £ 1,5. E se di quelle di mag.r Long.za del Piede liprando per cad.a £ 2,10. Rubbi cinquanta chiodi da Palizzata per cad. Rub. £ 4,15. Rubbi venti Caviglie da Palizzata per cad. Rub. £ 4,7,6 […]
Si stabilisce infine nel contratto che gli utensili devono essere tutti in metallo di buona qualità, possibilmente in «buon ferro di Giavenno», affilati e immanicati a dovere al momento della fornitura, prevedendo una spesa a parte per le componenti in legno[24].
La fornitura del materiale in legno e affini è contratta il giorno 20 marzo 1743 fra l’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni e l’impresario Giuseppe Filiberto Boggetto. Fra gli «utiglj da terra da servire pei Trinceram.ti» troviamo infatti la commessa di 250 «Manichi di frassino, o di rovere per li Pichi», 150 «manichi per Badili di piantone di Castagna» e altri 100 «da Zappa di Legno di rovere, o di frassino», 6 manichi «da Pioletti […] anche di Legno di frassino». Sono infine elencati fra gli articoli precedenti i recipienti previsti dal Bertola nel suo capitolato, ossia 700 cestini, 50 secchie «ben cerchiate, e ferrate», 40 «cebri da brenta di legno di malegine» e 50 barili per l’acqua[25]. Mancano in questi contratti, rispetto all’elenco del primo ingegnere, le 200 dozzine di assi per baracconi e le «barelle ordinarie», tuttavia sono state reperite nel Libro mastro fortificazioni del 1744, fra i residui delle spese risalenti al 1743, le registrazioni dei pagamenti fatti nel 1744 e ancora nel marzo del 1745 ad alcuni proprietari dell’alta valle per la fornitura di tronchi d’abete, destinati alla realizzazione degli apprestamenti difensivi del Combal in Val Veny e del Piccolo San Bernardo:
1744
- febb.o a 21, a’ Gio Franco Deviard cioé £ 810,6,8 per conto suo proprio e £ 670 in qualità di Proc.re della Com.ta di Cormajor, di Gia Bron, e di Discreto Deviard per prezzo piante, e beni stati deuastati dai trinceram.ti su’ Monti d’Aosta. R.o 18 cor.e £ 1480,6,8[26]
1745
- marzo a 11, al Giudice d’Aosta Deviard, e Com.ta di Cormaggiore per prezzo di piante di malegine state tagliate ne fondi proprij per costruzione baraccone e diga sul vallone della Combale ad estimo. R.o 15 cor.e £ 193,10
- marzo a 11, alli Gio Michele Danetto e Gio Ma. Sable per come s.a per i trinceram.ti fattisi al piccol S. Bernardo. Recap.o 10 cor.e £ 304,7
[27]
Evidentemente fin dal 1743 si era previsto di reperire il legname necessario in loco, evitando così di trasportarlo da altre località e aumentare ancor di più la spesa attraverso le forniture degli impresari, ma semplicemente rimborsando i proprietari e le comunità locali.
La relazione del luogotenente Rombò informa che l’attività costruttiva al Piccolo San Bernardo e in altri posti ebbe inizio alla fine del mese di maggio 1743[28], d’altro canto le registrazioni puntuali delle somme inviate ad Aosta fra giugno e ottobre documentano con precisione l’avanzamento dei lavori[29]. Nel corso di questi mesi, testimonia sempre il Rombò[30], in seguito alla notizia dell’edificazione di opere fortificate a Bourg Saint Maurice da parte degli Spagnoli nel luglio 1743, Carlo Emanuele III fece rinforzare le opere in costruzione e ordinò l’aggiunta di un baraccone presso l’ospizio del Piccolo San Bernardo, uno arretrato sul pianoro del valico, verosimilmente nel sito di Colonne, e un terzo «vicino all’acqua rossa», forse nell’area immediatamente retrostante l’ospizio nel centro del pianoro del valico, dove confluiscono le acque del massiccio delle Rousses[31]. Venne inoltre edificato ancora un baraccone alla guardia di Pont Serrand, sopra La Thuile sulla strada del valico, e furono ristrutturati i trinceramenti del principe Tommaso per ostruire con sicurezza la strada che attraverso il colle di San Carlo immette nella valle della Dora Baltea. Infine le fonti d’archivio conservano memoria degli interventi difensivi realizzati in Val Veny, al Combal e alle Chavanne, sui passi di collegamento con la zona di La Thuile, mentre procedevano i lavori del Piccolo San Bernardo, chiarendo così l’estensione dell’area interessata dagli interventi e dando un nome preciso ai siti che il Libro mastro fortificazioni del 1743 riassume con le epressioni «Valle» o «Ducato di Aosta»[32].
È infine storicamente significativo riuscire a reperire nella documentazione amministrativa i nomi di altri personaggi che operarono in quei mesi sulle montagne del Piccolo San Bernardo e di Courmayeur e che oggi possono permetterci di portare un tocco di vitalità all’immagine dei trinceramenti in pietre a secco che la ricognizione rileva e ripropone nella loro asettica consistenza archeologica. Si tratta per lo più di «soprastanti», che ricevevano i pagamenti periodicamente in base alle giornate «uaccate» sulle montagne dell’alta valle, primi fra tutti Giovanni Battista Camerata e Remigio Viale, impegnati rispettivamente per circa quattro e sei mesi, che, pur essendo stati assenti parecchi giorni a causa di una grave malattia, ricevettero per ordine del Re il pagamento completo, «ma però senza dato di conseguenza ad altre simili occorrenze e per questa volta solam.e»[33]; seguono altri nomi di colleghi dei precedenti, quali Giovanni Battista Ferraris, Giacomo Bellotti, Michele Felice Pluva, Giovanni Battista Sasso, Antonio Conti, Eusebio Sartero, Franco Antonio Arso, Bertoldo Quadro, ma anche quelli di un fornitore di acciaio e ferro, Giovanni Battista Danise, di un contabile, Giovanni Demateis, impiegato «in qualità di Riceuidore utiglj e Reuisore delle liste d’ecconomia» a «formar il ristretto delle liste de trauaglj fattisi nella Valle d’Aosta», e infine dell’avvocato Pasta, incaricato dall’Azienda di Fabbiche e Fortificazioni «a’ far le ueci di q.to g.le Uff.o a’ trauaglj del Ducato d’Aosta»[34].

Questioni interpretative


La combinazione dei risultati della ricognizione archeologica ai documenti d’archivio induce alcune riflessioni e scelte interpretative della realtà territoriale esaminata.
Innanzitutto la questione delle preesistenze presso il valico rispetto agli interventi del 1743 pare liquidata, come già s’è detto sopra, dalle prove documentarie, infatti non risultano registrazioni di attività edilizie e costi relativi alla fine del XVII secolo e nel primo quarantennio del XVIII. È tuttavia opportuno a questo punto ricordare che le uniche notizie su preesistenze di opere fortificate nella zona ci è fornita ancora una volta dal Rombò, quando riferisce le ulteriori disposizioni estive di Carlo Emanuele III per
[…] riffare quelli antichi trinceramenti del principe Tommaso alla Tuille, chiudere la Valle di Grisanche, la dove esistevano di già vechi trinceramenti alla sommità d’essa, serare la Valle di Reme riffare gli esistenti vechj trinceramenti in quel sito detto Le combales nella valle di Courmajeur […][35]
Sembra invece un tema più pressante quello determinato dal confronto fra le proposte difensive del Piccolo San Bernardo elaborate nella memoria del 1691 e l’effettiva sistemazione dei trinceramenti nel 1743. Il documento seicentesco individua come perno della difesa il promontorio poco oltre l’abbazia di San Bernardo e propone di fortificare l’ospizio stesso sbarrando anche i due valloni generati dal promontorio. All’epoca della Guerra di Successione Austriaca invece la scelta fatta dagli ingegneri del Re di Sardegna fu quella di trincerare il vallone ai piedi del promontorio, sopra Pont de la Marquise, probabilmente tenendo conto delle difficoltà geomorfologiche e difensive già evidenziate nel 1691. I trinceramenti della grande freccia, riconosciuti durante la ricognizione, infatti sbarravano il passo al cammino del valico prima che il promontorio dell’ospizio potesse offrire ai suoi lati due effettive vie d’accesso al pianoro, mentre quelli che con il doppio ordine di tiro si inerpicavano sulla sinistra orografica del vallone e foderavano la dorsale dominante Pont de la Marquise permettevano di coprire il fianco più debole delle difese inferiori e controllare la sinistra del promontorio dell’ospizio, punto di maggior vulnerabilità e accessibile per chi proviene dalla grande route.
A questo punto si tocca il problema principale ovvero quello dell’identificazione delle tre ridotte volute da Carlo Emanuele III fin dall’inverno del 1743 «qual trinceramento al picciolo S.t Bernardo». È importante notare in primis che la frase nel testo del Rombò si chiude con le parole «ed altri [trinceramenti scil.] in quei siti, ove il richiedeva il bisogno», ossia è segnalato in modo generico che, in associazione alle ridotte, dovevano essere realizzate altre opere secondo la necessità strategica imposta dalla buona difesa del sito e queste potrebbero corrispondere ai trinceramenti studiati durante la nostra ricognizione. Ma nell’ambito del sistema compositivo di questi ultimi non sono state affatto rilevate delle ridotte, nel senso specifico del termine riferito ad un’opera autonoma, facente sistema con altre in soluzione di continuità o altrimenti ben riconoscibile nello sviluppo di un complesso difensivo unitario[36]. Non sembra possibile identificare con una ridotta il redan nel mezzo del vallone, in quanto, come già detto, rappresenta un semplice apprestamento, tradizionalmente proprio dei trinceramenti continui e funzionale alla difesa del passaggio della grande route lungo il Reclus; è dunque necessario cercare le tre opere volute da Carlo Emanuele III fuori dal sistema dei trinceramenti continui.
Lo studio del terreno alle spalle dei trinceramenti, fino all’ospizio, conferma la ragionevole ipotesi che le tre ridotte non potessero trovarsi in posizione di retrofronte. Osservando d’altra parte la porzione di vallone fra il grande redan e Pont de la Marquise, si scorgono effettivamente tre anomalie del pendio lungo la dorsale sulla destra orografica, che richiamano un perimetro a freccia, ottenuto per accumulo di terreno. La prima freccia si trova immediatamente a ridosso del Reclus presso l’attraversamento di Pont de la Marquise, la seconda è spostata poco più in su, con una faccia a piombo sul torrente e il saliente puntato parallelamente a quello della prima, in direzione della grande route poco oltre il ponte; la terza freccia è più arretrata, assai vicina ai trinceramenti continui, sopra una gobba della dorsale, davanti al tratto rampante che inizia la scalata del versante delle Rousses. Si tratta di opere in terra, prive di fossato antistante con forma di redan isolato e aperte alla gola. Purtroppo sono appena percepibili a causa del dilavamento del terreno; quella meglio visibile è la più bassa a Pont de la Marquise, la seconda è abbastanza riconoscibile, mentre quella più alta è appena percepibile. La sistemazione è studiata in modo che i tre capisaldi avanzati si coprano reciprocamente e insieme riescano a spazzare efficacemente la grande route sulla sinistra orografica del Reclus, motivo per cui sono state realizzate sulla destra. Inoltre sul fianco destro le tre opere erano difficilmente attaccabili, mentre la loro sinistra era coperta, insieme alla grande route, dai trinceramenti rilevati durante la ricognizione. La natura delle opere descritte, veri e proprii redan avanzati, non consente tuttavia a nostro avviso di identificare le stesse con le tre ridotte di Carlo Emanuele III; esse sono unità minime della fortificazione campale, frecce, scelte appunto a causa della situazione geomorfologia del sito da difendere, dei tempi relativamente brevi di edificazione e in vista di un coordinamento strategico con l’azione dei trinceramenti continui.
A questo punto è opportuno rilevare che nella recente bibliografia[37] si menzionano le opere fortificate del Col de la Traversette, alle falde della vetta del monte Valaisan, site in posizione di dominio rispetto ai trinceramenti del Piccolo San Bernardo e teatro degli scontri fra i soldati sabaudi e quelli francesi repubblicani negli anni 1793 e 1794[38]. Queste fortificazioni, realizzate in pietre a secco, corrispondevano a due ridotte, una ormai obliterata dalla Redoute Ruinée, opera del 1892-1894 appartenente al programma difensivo francese Sére de Rivieres, l’altra denominata «Ridotta Sarda», o «Redoute Sarde», e posizionata più a monte, ancor oggi apprezzabile, con un perimetro a freccia arrotondata, postazioni d’artiglieria, e chiusa alla gola da un baraccone, studiato per accogliere circa 50 uomini; il complesso era infine collegato alle difese del valico tramite una strada militare, attualmente ben conservata e denominata «chemin des cannons».
Sembra pertanto verosimile identificare con le fortificazioni appena descritte almeno due delle tre ridotte ordinate da Carlo Emanuele III nel 1743, prima di tutto in ragione della loro posizione dominante, che non può essere stata ignorata fin dal momento della concezione originaria dell’intero sistema difensivo del Piccolo San Bernardo, e secondariamente in base ad alcune considerazioni deducibili dalle «Instruzioni datte ai rispettivi Comandanti della Tuille, e Valli», contenute nella relazione del Rombò. L’ingegnere infatti scrive:
Li Battaglioni essendo arrivati alla Tuille in numero di 4, L’ufficiale che li comanderà ne distacherà un corpo di 150 uomini con li suoi ufficiali, sargenti e caporali in rinforzo dell’abbazia del picciolo S.t Bernardo.
Esso manderà un altro distaccamento di 150 uomini compresavi la compag.a di Granatieri, Ufficiali e bassi ufficiali a proporzione pel baracone, che è vicino alla d.ta abbazia, ed un altro d’ugual numero per l’altro Barracone.
L’ufficiale comandato al Picciolo S.t Bernardo avrà cura di mettere delle guardie avanzate tanto, che gli sarà possibile, ed inviera alcuni tireurs o sian carabinieri sopra le altezze per sostenerle ad affine d’essere avisati nel caso, che il nemico si faccia vedere. In tal caso egli procurerà di mandare 50 uomini con un Capitano, un Luogotenente, Sargenti e Caporali a proporzione dentro ogni ridotta e farà avanzare il resto della sua truppa ai trinceramenti avendo la precauzione d’accompagnare li sud.ti distaccamenti con due o tre paesani da la Tuille che siano pratici delle strade a destra ed a sinistra per servirli di guida in caso di ritirata.
Non mancherà di mandare ogni sera la ronda per battere le falde della Montagna con ordine all’ufficiale o sargente che la comandera di non avanzarsi troppo senza precauzione per timore d’essere intercetto, e di non potere raguagliare li movimenti, che il nemico fosse per fare […]
Li due corpi de Baracconi senza aspettare altro aviso marcierano subito alla volta del picciolo S.t Bernardo, e la Truppa del Pontcheran si terra impronto, e non si moverà finchè non abbia ricevuto gl’ordini del Ge.le Comand.e della Tuille.
Subito che il rinforzo de’ baracconi sarà arrivato alla abbazia il Comandante distacherà un numero sufficiente per andare ad assistere con li Carabinieri le ridotte, e rendere facile la ritirata in caso che vi si venga astretto venendo ad essere assaliti tutti coloro, che saranno nell’abbazzia dovranno uscirne, ed occupare posti più vantaggiosi […]
[39]
Si prevedono dunque 450 uomini per difendere il valico, 150 all’abbazia, 150 al baraccone vicino all’abbazia, 150 al baraccone di Colonne, distaccandone poi 50 per ogni ridotta, al comando rispettivamente di 3 capitani, e 300 ai trinceramenti. Ciò conferma in primis e ancora una volta che i trinceramenti oggi visibili presso il valico corrispondono effettivamente a quelli menzionati nella documentazione archivistica del 1743. Inoltre il numero di 50 uomini per ridotta, segnalato anche in bibliografia[40], risulterebbe adeguato alle opere del Col de la Traversette, considerando che i reparti operavano secondo regolamento su due linee di tiro, nella fattispecie di 25 uomini per ciascun lato del fronte a redan e quindi alternando 12 o 13 soldati al fuoco, accanto all’artiglieria. Le ridotte infine si coprivano reciprocamente e con l’azione dei «tireurs o sian carabinieri».
Resta ancora da identificare la terza ridotta e, in assenza di una consistente documentazione d’archivio, si entra nel campo delle ipotesi pure. Un’idea è quella di individuare il sito di quest’ultima opera in corrispondenza del fronte trincerato davanti al Ruisseau de Bellecombe, forse nel settore in cui la ricognizione ha rilevato la soluzione di continuità dei trinceramenti, all’altezza del pianoro fra i due principali tratti rampanti. In tale sito è ancora visibile la fondazione del piccolo apprestamento sulla gobba dominante sia il pianoro sia il primo tratto ascendente, la cui identificazione dubbia, con una postazione d’artiglieria o un piccolo corpo di guardia, non sminuisce la sua portata documentaria di struttura aggiunta alle spalle del corrispondente redan, in ragione di una maggiore articolazione delle consistenze costruttive del settore.
Il problema d’identificazione delle tre ridotte risulta comunque poco circoscrivibile. Le considerazioni finora fatte sembrano verosimili, così come l’ipotesi che il delicato settore del monte Valaisan fosse difeso con trinceramenti fin dal 1743. È necessario però ricordare che fino al 1797 la cartografia storica, conservata negli Archivi di Torino, non testimonia la realizzazione di opere specifiche presso il Col de la Traversette, se non probabilmente il baraccone della Ridotta Sarda[41]. Una carta non datata, ma presumibilmente posteriore alla successione d’Austria, raffigura presso il valico i «Retranchemens du 1742», errando di un anno l’età di fabbricazione documentata dal Rombò[42]. Su un’altra carta compaiono ben definiti gli stessi trinceramenti, oggetto della ricognizione, ma anche una raffigurazione a tratto più debole di un’opera pentagonale collocata sul promontorio che biforca il vallone del passo presso l’ospizio. Quest’ultima potrebbe essere una labile testimonianza di una delle tre ridotte del 1743 e pertanto, se fosse tale, si eviterebbe di ipotizzare la terza ridotta nel settore in cui i trinceramenti continui si interrompono, davanti al Ruisseau de Bellecombe[43].
È stato infine possibile individuare una carta dell’archivio segreto del Re, senza data e firmata da «G. Riccio Ing.re topografo», recante una Descrizione militare del Ducato d’Aosta, anch’essa priva di datazione. L’interesse dell’opera è dupplice. Infatti, dopo aver appurato che Giuseppe Riccio ottenne la patente da «Assistente agl’Ingegneri topografi» il 13 giugno 1789[44], è possibile presupporre che la carta sia stata prodotta negli anni ’90 del ‘700, forse già nel 1792; in secondo luogo, e a conferma della presunta datazione, il tenore del testo allegato, redatto dal barone di Monthoux, tenente colonnello dello Stato Maggiore Generale, illustra una contingenza di guerra imminente, qual era effettivamente quella del 1792, e lascia presupporre che abbia anche avuto come fonte la relazione Rombò del 1743 o del 1745. È pertanto opportuno riportare i primi passi del testo:
Giungendo la metà di giugno, l’uffiziale comandante i quattro battaglioni che dalla Città [Aosta scil.] si saranno portati alla Thuile, distaccherà un corpo di 150 uomini in rinforzo all’Ospizio del piccolo S. Bernardo, un altro di ugual numero al baraccone costrutto sull’altezza della destra dell’Ospizio, ed un terzo di forza uguale al baraccone stabilito sulle altezze della sinistra, con un corpo di riserva a Pont-Chara posto fra la Thuile e l’Ospizio.
Avanti l’apertura della gola che domina la discesa in Savoja, si costrurà un trinceramento fiancheggiato da due ridotte disposte in modo da scoprire i pendii e radere il terreno.
Sarà cura dell’uffiziale Comandante di mantenere un servizio di vigilanza, sia nelle ridotte che ne’ trinceramenti, giacché una sorpresa non è mai scusabile in chi comanda.
Se il nemico si avanza per assalire i trinceramenti, l’uffiziale coman.te li farà guarnire, come altresì le ridotte con le truppe de’ Baracconi, e quelle dell’ospizio si porteranno sulle alture del monte Valaisan, mandando i contadini carabinieri sulle alture più avanzate, tanto sulla destra che sulla sinistra de’ trinceramenti […]
[45]
Si nota pertanto che il de Monthoux proponeva la realizzazione di due ridotte alle testate del trinceramento che «si costrurà», ma che in realtà già esisteva fin dal 1743. La carta testimonia infatti che il trinceramento continuo raffigurato corrisponde a quello rilevato in ricognizione ed edificato durante la successione d’Austria; il testo prevedeva inoltre l’occupazione del monte Valaisan, senza nominare le opere fortificate, ma dandone per assodata l’importanza strategica e la valenza difensiva, che si ritiene fosse già così percepita nel 1743. Quanto alle due ridotte, pensate evidentemente in fase progettuale alle testate del trinceramento del valico, non risulta che abbiano lasciato tracce reali sul terreno, tanto da indurci a credere che non siano mai state edificate. Altra ipotesi invece potrebbe essere che le due ridotte, così come i trinceramenti, esistessero già e che completassero il numero delle tre, volute da Carlo Emanuele III, accanto a quella pentagonale accennata sulla Carta 2, fermo restando che di esse la ricognizione non ha rilevato nulla.
Infine è opportuno richiamare una carta del 1797 che, unica, rappresenta il «Fort La Motte», sito su un’altura alla destra orografica di Pont de la Marquise, il Dou de la Motte. L’opera compare solo in questo documento ed è impossibile definirne la datazione, tuttavia anch’essa deve essere tenuta presente fra le possibili identificazioni della terza ridotta di Carlo Emanuele III, tanto più che fa da corrispondente alla fortificazione del Col de la Travesette e del Valaisan sul versante opposto del vallone del Reclus e che altre recenti ricognizioni nel comprensorio del Piccolo San Bernardo hanno rilevato sul Dou de la Motte i resti di una ridotta e di due baracconi per i soldati[46].

Le tecniche costruttive


L’edificazione materiale delle fortificazioni individuate nella ricognizione può essere distinta fra due generi di tecniche: l’opera in terra e l’opera a secco.
Il primo tipo è caratteristico delle strutture difensive realizzate al centro del vallone del Reclus sopra Pont de la Marquise, compresi i tre redan testé illustrati. Questi ultimi furono ottenuti probabilmente regolarizzando in forma di freccia delle gobbe naturali dei pendii, di origine glaciale, lungo il perimetro esterno e asportando all’interno il terreno, gettato poi lungo le facce dell’opera, così da creare un’area triangolare per lo stazionamento dei soldati. Un’operazione simile è stata probabilmente eseguita per il grande redan e i trinceramenti continui retrostanti le ridotte, tuttavia in questo caso bisogna pensare che sia stato preliminarmente aperto il fossato, così come accadeva per la fortificazione permanente[47], e che il terreno asportato sia stato in parte utilizzato per l’opera difensiva e parte per la regolarizzazione dello spalto antistante, che, si è visto, scende con pendenza regolare proprio nel centro del vallone e davanti al secondo redan alle falde delle Rousses. Tuttavia, osservando meglio, la struttura di queste fortificazioni risulta più complessa; infatti, se i due redan sembrano opere in terra, i tratti di trinceramento rettilineo, che collegano le frecce fra loro e al settore con doppio ordine di tiro, emergono chiaramente dal terreno con le facciaviste in opera a secco e i fili netti ben visibili. A fronte di tali osservazioni e soprattutto in assenza di dati di scavo, che sarebbero definitivamente dirimenti, si può ipotizzare che il trinceramento del vallone avesse i redan profilati in terra, almeno a livello delle fondazioni dal piano del fossato, il corpo di fabbrica dei tratti rettilinei in terra, ma regolarizzato in facciavista con muri a secco non fortemente scarpati, e il corpo di fabbrica dell’elevato dei redan strutturalmente analogo ai segmenti rettilinei. Infine le controscarpe del fossato non erano contenute da strutture murarie, ma abbastanza inclinate e semplicemente in terra.
Il lungo trinceramento che fodera la dorsale dominante Pont de la Marquise presenta invece una struttura in cui domina l’opera a secco, a partire già dal tratto a doppio ordine di tiro. I muri sono realizzati con facciaviste regolarizzate, poco scarpate ed elevate contemporaneamente al corpo di fabbrica, la cui tessitura è ottenuta studiando la corretta connessione fra ogni singola pietra e l’accordo più stretto delle commessure; l’elevazione dei filari procede sempre mantenendo i piani di posa in bolla, anche nei tratti fortemente rampanti del doppio ordine di tiro e della parte finale sulla destra orografica del Ruisseau de Bellecombe. L’opera a secco aveva una fondazione non molto profonda, essendovi poco interro fra l’humus della dorsale e la roccia di base, tuttavia non sembra che siano state scavate delle trincee nella pietra, ma che semplicemente il corpo di fabbrica appoggi su di essa, saldamente contenuto dalle facciaviste coerenti. La terra asportata, nei tratti paralleli alle isoipse, fu verosimilmente gettata dietro al trinceramento, verso monte per poi essere spianata e battuta a formare la strada coperta, larga quanto il trinceramento o più. Lungo i tratti rampanti, ortogonali alle isoipse, la terra retrostante al muro fu invece sagomata per formare una banchina di tiro parallela al trinceramento. Il materiale da costruzione, scaglie e blocchi di roccia con profilo generalmente subrettangolare, era reperito in situ e probabilmente estratto dalla montagna, anche lungo l’area poi occupata dalla strada coperta, o da cave per ora non individuate.
Lo spessore dei muri a secco poteva variare fra i m. 0,80 e 1,00, mentre si può supporre che l’elevato dalla parte interna raggiungesse i m. 1,60-1,70 e dalla parte esterna m. 2,00 o 2,50 a seconda della natura del pendio. È evidente che riguardo all’aspetto finale dei trinceramenti, durante le fasi di piena attività, si procede per ipotesi e confronti, primo fra tutti quello dei trinceramenti dell’Assietta, oggetto di studio nel 1997[48]; tuttavia la documentazione d’archivio, in particolare il contratto di Stefano Barucchi[49], può darci alcune informazioni ulteriori. Innanzitutto le mazze, i picconi, le zappe, i palanchini, i badili sono attrezzi necessari per l’edificazione dei muri a secco tanto dei trinceramenti, quanto delle fondazioni dei baracconi; tutta la strumentazione per la lavorazione del legno testimonia invece l’attività di costruzione dei baracconi, ma anche delle palizzate, per le quali vennero ordinati cinquanta rubbi di chiodi specifici e venti di caviglie metalliche.
Il legname d’abete per realizzare le palizzate fu reperito nei boschi delle comunità locali e dei privati, in seguito rimborsati[50]; la localizzazione di questi apprestamenti, stando al confronto con altri complessi simili[51], doveva corrispondere al piede dello spalto o anche lungo la controscarpa nel settore al centro del vallone d’accesso al valico e, se presenti negli altri settori, avanzati di qualche metro rispetto al trinceramento, soprattutto nella sella pianeggiante davanti al Ruisseau de Bellecombe. Infine possiamo immaginare, riferendoci sempre al confronto dell’Assietta[52], che il culmine dell’elevato dei trinceramenti fosse completato con una protezione costituita da fascinoni accoppiati con un terzo al di sopra, forse non in tutti i settori, e fissati nella tessitura muraria da paletti lignei.

I trinceramenti nella seconda metà del ‘700


Le truppe del Re di Sardegna stettero dunque a presidio del Piccolo San Bernardo, protette dai trinceramenti, fino alla fine della Guerra di Successione Austriaca, ma non furono mai attaccate; gli scenari bellici si spostarono nelle valli del Cuneese, di Stura, Varaita e Bellino, poi sulla riviera ligure di Ponente, nel Monferrato e nell’Alessandrino e infine ancora sulle Alpi, ma il Val di Susa e Chisone[53]. Allo stesso anno della battaglia dell’Assietta, il 1747, risale una memoria dell’intendente Miglina[54], in cui si notifica la necessità di fare «alcune riparazioni attorno de trinceram.ti della Montagna del piccol S.o Bernardo, e de Baracconi», segnalate da un capitano della milizia, Haudin, cosa che lascerebbe intendere un effettivo abbandono delle posizioni ancora durante il corso del conflitto.
Curioso e degno di menzione è un fatto risalente al 1750 che potremmo ricordare come «l’affare dei baracconi», emblematico degli usi e comportamenti dell’epoca. In una memoria del nuovo intendente generale alle Fabbriche e Fortificazioni, il De Morri di Castelmagno, si riferisce che nell’agosto di quell’anno il Re Carlo Emanuele III decise di vendere all’asta i baracconi delle fortificazioni sopra descritte. Il fatto rappresenta già di per sé un dato importante, in quanto illustra un possibile esito delle opere difensive temporanee in tempo di pace, laddove l’amministrazione dello stato tentava di rientrare almeno in parte dei costi di produzione, certamente non indifferenti. L’Azienda incaricò il vicebalivo Ramben, ma gli acquirenti locali offrirono una cifra giudicata troppo scarsa, tanto che si decise di attendere la primavera successiva, quando sarebbe stato necessario del legname per le riparazioni ai danni subiti nell’inverno dalle grange d’alpeggio. Ma già nell’autunno del 1750
[…] Pervenne in d.o tempo alla sud.a Azienda la notizia che varj Particolari delle terre circonvicine avessero derubato una qualche quantità di tavole, boscami e ferram.a ai sud.i Baracconi, chepperò sendosi richiesto al V. Ramben di far seguire le oppor.e perquisizioni, il med.o trasmise in risposta un verbale, da cui si vede che sedici Particolari hanno rubato don.e 32½ di d.e tavole oltre qualche altro legname e ferram.a, ed in d.o anche si legge che probabilm.e si sarebbe ritrovata maggior quantità d’esse tavole rubate, se non fossero nascoste nelle Grangie allor piene di fieno.
I montanari avevano pensato bene di servirsi da soli, senza attendere i tempi più favorevoli allo stato per la vendita, determinando però la reazione severa del Re che comandò di procedere nei loro confronti «fino a compimento di giustizia»[55].
Durante la seconda metà del XVIII secolo il valico del Piccolo San Bernardo riprese la sua ordinaria funzione di collegamento fra due regioni in pace appartenenti allo stesso reame. Esisteva allora la consapevolezza che l’itinerario attraverso la valle d’Aosta, per mettere in collegamento il Piemonte e la Savoia, fosse secondario e che anche strategicamente sembrasse inverosimile che un nemico proveniente dalla Tarantaise tentasse di invadere il Piemonte superando il Piccolo San Bernardo, almeno stando alle parole della succitata Descrizione delle Alpi […][56]. Nondimeno nello stesso documento, immaginando che la Savoia possa di nuovo essere occupata, si ritiene opportuno rifortificare le posizioni del 1743 in alta Valle d’Aosta, nonché il collegamento fra la valle di Cogne e quella di Ceresole Reale
[…] converebbe opporsi con forze pure considerevoli, accampandole in un sito vantaggioso tra La Città d’Aosta ed i posti del 1743, che converrebbe di nuovo trincerare. Se in questa disposizione riuscisse all’assalitore di superare uno dei devisati passi, potrebbero le truppe degli altri posti ritirarsi nel Campo principale con tutta sicurezza, e senza confusione.
Sarebbe pure cosa ottima l’auere un posto al di Sopra di Ceresole nella Valle di Ponte, il quale communicasse con la Valle di Cogne, affinche occorrendo che il Campo principale stimasse di retrocedere, e di passare in altro sito tra La Città d’Aosta, e Bard, potesse il Posto del Colle di Cogne incomodare di fianco la communicazione del nemico, e chiuderle il passo verso il Piemonte
[57]
L’idea di difendere la valle di Ceresole e Pont è presente anche nelle riflessioni del Papacino d’Antoni per la difesa degli Stati Sabaudi redatte nel 1770. Tuttavia l’ingegnere, nel Projet de Difensive pour nos Frontieres depuis le Petit S.t Bernard jusqu’au Mont Senis[58], confessa di non conoscere bene al momento la situazione delle frontiere nel comprensorio del Piccolo San Bernardo e che non è ancora in grado di «[…] dresser un Project pour le cas que l’ennemi menace de nous attaquer par la Tarantaise et par la Murienne». Il Papacino ritiene che in vista di un attacco del genere sarebbe necessario «[…] chercher dans la Vallée d’Aoste des emplacements capables d’arreter les dessins de l’ennemi […]», ma non tocca il tema della difesa del nostro valico, per quanto nel fascicolo delle Réflexions préliminaires egli segnali il camminio del Piccolo San Bernardo fra quelli che permettono di condurre l’artiglieria pesante in Piemonte, o viceversa in Savoia, ricordando che così fece Carlo Emanuele III nel 1742[59]. Emerge comunque da parte dell’ingegnere una certa sfiducia sulle possibilità difensive del Ducato d’Aosta, soprattutto nel capitolo sulle Reflexions sur nos Frontiéres qui sont exposées aux entreprises des François […], laddove, senza esaminare possibili posti difensivi in alta valle, esprime forti riserve sulla capacità di resistenza del forte di Bard e di Ivrea che «on ne [la scil.] sauroit considérer […] pour place de guerre sans vouloir s’y tromper […]»[60].
Pur dovendo accettare a malincuore l’assenza di considerazioni da parte del Papacino, è possibile tuttavia documentare la continuità di vita dei trinceramenti in esame grazie alla loro citazione nel progetto di visita in Savoia e Valle d’Aosta, redatto per il duca di Chiablese negli anni 1771-1772; dopo aver ricordato i trinceramenti del comprensorio di Courmayeur, quali oggetto di ricognizione, il documento cita il nome del Piccolo San Bernardo, fra le tappe del giorno successivo, «où l’on visitera les retranchemens […]»[61].

Epilogo. La Guerra delle Alpi


Giunse così il 1792, quando il Regno di Sardegna entrò in guerra contro la Francia rivoluzionaria. Già nell’ottobre dello stesso anno la Savoia era occupata stabilmente dalle armate francesi e come cinquant’anni prima il Piccolo San Bernardo si trasformò in un valico di frontiera. Si verificò dunque la situazione prevista nel testo appena citato, tuttavia la documentazione d’archivio relativa a questo periodo è più povera rispetto a quella del 1743, pur tenendo conto dell’esistenza della Descrizione […] del barone di Monthoux, quale riflessione preliminare per la difesa del Ducato d’Aosta in vista dello scontro con la Francia[62].
Nell’ambito della documentazione redatta dai funzionari degli uffici torinesi emerge quella delle spese per le Fabbriche e Fortificazioni relativa al 1793; nel Libro mastro di quell’anno, non a caso nella categoria Casuali, indice di intervento rapido e simultaneo alla necessità di far fronte all’emergenza della caduta della Savoia, compare il pagamento di 400 lire, in data 2 aprile 1793, per il viaggio di un ufficiale dell’esercito austriaco, il tenente Marziani, inviato nel Ducato d’Aosta «per far eseguire alcune opere al Picol S. Bernardo»[63]. Inoltre nella categoria delle Spese di campagna risultano pagate nell’anno successivo 20460 lire per i lavori di fortificazione eseguiti presso il valico e nel Ducato di Aosta
1794
- marzo a 31, al Tesor. d’Ivrea Alberga Creva in rimborso di pagato per Lavori stati eseguiti al piccol S. Bernardo. R.o 31 cor.e £ 714
- marzo a 31, al Tesor. d’Aosta Deffey in rimb.o di pagato per le spese occorse nel 1792 e 1793 in quel Ducato. R.o d’oggi £ 19746
[64]
Recentemente in effetti la letteratura specialistica dà notizia del reperimento dei contratti stipulati fra l’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni e l’impresario Gian Battista Rosazza per i lavori di ristrutturazione dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo; tale documentazione può dar ragione della spesa cui ammonta la somma suddetta e far luce sulla portata degli interventi difensivi[65].
Si può dunque affermare che la presenza delle truppe repubblicane in Tarantaise determinò fin dalla fine del 1792 la preoccupazione di intervenire con ristrutturazioni consistenti presso i trinceramenti del 1743 a guardia del Piccolo San Bernardo. Ma c’è di più; infatti è conservata presso la Biblioteca Reale di Torino una memoria di riflessioni sulla difesa del Ducato d’Aosta redatta nel 1793 dall’intendente della regione, il cavaliere di Saint Real, e presentata il 29 maggio a Maurizio Maria Giuseppe di Savoia duca di Monferrato, comandante del corpo d’armata sardo destinato alla Valle d’Aosta[66]. Nel documento si fa esplicito riferimento alla notizia riportata da un tal monsieur Le Doyen, «maistre du Gouvernement du Duché d’Aoste», che il contingente francese di Tarantaise nutriva il proposito di attaccare le posizioni del Piccolo San Bernardo di fronte e sul fianco, dopo aver preso il monte Valaisan[67]. Il testo fa evidentemente riferimento alle opere difensive del Piccolo San Bernardo e lascia intendere che i trinceramenti del 1743 erano stati ristrutturati, quando riporta che
nos retranchemens sont à trop grande distance du mont Vallaisan pour être incommodés par le canon qu’on y aurait conduit, mais si l’ennemi, aprés s’être rendu maître de ses hauteurs faisait avancer quelques compagnies de fusilier de droite et de gauche, en même tems qu’il nous attaquerait de front, il serait possible qu’il emportait nos retranchemens, surtout s’il est de beaucoup supérieur en force et s’il s’inquiette peu de menager ses troupes[68]
Poco oltre, lo stesso testo rende noto tuttavia che anche il monte Valaisan era stato fortificato, quando dà inizio alle considerazioni sulla possibile controffensiva da parte del presidio sardo:
On suppose les retranchemens du mont Vallaisan constraits et en notre pouvoir, on y suppose des barracons suffisans pour contenir une garde de deux ou trois cens hommes: on suppose que la communication entre les retranchemens de l’hospice et de ceux du mont Vallaisan sera rendue assez facile pour y pouvoir porter du secours au besoin; suppose qu’on fera continuellement par des patrouilles nombreuses toutes les crêtes des montagnes laterales opposées au mont Valaisan: on suppose qu’il y aura constamment mille hommes affectés à la défense des retranchemens de l’hospice, on suppose enfin que tant dans le barracon qu’on va construire aux eaux rouss et que dans les villages de la Thuille il y aye toujours une force de mille et cinq cens hommes prêts à accourir au sécours des retranchemens et qui pourraient s’y porter les uns dans moins d’une heure et les autres dans deux et demi […][69]
L’utilizzo degli articoli determinativi chiarisce che l’autore allude ad opere esistenti al momento della redazione del testo, che richiedevano comunque alcune integrazioni come dei buoni baracconi presso i trinceramenti del Valaisan e soprattutto una comunicazione rapida fra questa posizione e i triceramenti dell’ospizio, vale a dire quelli documentati nella ricognizione e risalenti al 1743. Inoltre è significativo notare che il Saint Real parla di un baraccone che doveva essere costruito «aux eaux rouss», verosimilmente nello stesso sito dell’«acqua rossa», nominato dal Rombò fra i lavori aggiunti nell’estate del 1743[70]; è qui opportuno non dimenticare che già nel 1750 l’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni, per ordine di Carlo Emanuele III, aveva iniziato le procedure di vendita dei baracconi e del loro materiale edilizio e dunque la contingenza del 1792 imponeva non solo di riattare i trinceramenti più antichi, ma anche di ricostruire o ripristinare i ripari necessari ai corpi di guardia del valico.
Attualmente, come si è detto sopra, i trinceramenti del monte Valaisan sono apprezzabili soltanto in parte a causa dell’edificazione della Redoute Ruinée. Tuttavia sul versante savoiardo del Valaisan, alle falde del cocuzzolo su cui sorge la Redoute, è possibile scorgere un tratto di muro in pietre a secco, con andamento curvo parallelo alle isoipse e del tutto analogo per tecnica costruttiva a quelli osservati nella zona dell’ospizio, che potrebbe ancora appartenere al complesso difensivo settecenteso, facente capo più a monte alla Ridotta Sarda. Quanto al tema delle buone comunicazioni fra il settore dell’ospizio e il monte Valaisan, richiamato dal Saint Real, vale la pena di volgere l’attenzione al chemin des cannons, datato al XVIII secolo[71], la cui sistemazione attuale, caratterizzata da un percorso di mezza costa, allineato alle curve di livello e ortogonale alla testata dei trinceramenti dell’ospizio, farebbe pensare alla risistemazione degli anni ‘90 del ‘700 di un più antico percorso, risalente al 1743, per l’agevole conduzione dell’artiglieria alle fortificazioni del Col de la Traversette.
La soffiata giunta al Saint Real mise in guardia i Piemontesi e per tutto il 1793 il presidio del Piccolo San Bernardo fu mantenuto dai soldati del Re di Sardegna, così da garantire la ritirata di parte del contigente sardo che, in seguito al fallimento dell'offensiva in Savoia, rientrò in Valle d'Aosta all'inizio di ottobre. Non altrettanto fortunati furono gli eventi del 1794. Il 23 aprile di quell’anno un capitano del reggimento bernese di Rockmondet, il Begoz, consegnò ai Francesi le fortificazioni del monte Valaisan, permettendo loro di minacciare il fianco sinistro dei trinceramenti dell'ospizio al punto da obbligare i Piemontesi ad abbandonare l'intera posizione del Piccolo San Bernardo[72]. Si verificò dunque il caso ipotizzato dall'intendente di Saint Real, che aggiungeva:
Si malgré tous nos efforts le poste de l’hospice venait à être emporté, aprés avoir rappellé les postes du mont Valaisan et du baracon de la droite l’armée devrait aller occuper le monteinte dont il est fait mention au n. 7[73]. Et si elle crois la place tenable elle s’y retrancherait et empêchera ainsi l’ennemi de se porter plus avant, mais si ce monteinte n’est pas tenable, elle se repliera en bon ordre dans les retranchemens du Prince Thomas en coupant derriere elle le pont Seran. Les trouppes de Pré S.t Didier qui auront dû monter à la Thuille au premier signal de l’attaque des ennemis, devront déja être postées derriere ces retranchemens pour soutenir le premier feu de l’ennemi et proteger le repliement du corps d’armée du S.t Bernard[74]
La nuova posizione su cui si attestò l'esercito sardo, i trinceramenti del principe Tommaso, a guardia dei colli di San Carlo e della Croce, era praticamente inattaccabile di fronte e tale rimase fino alla fine della guerra, pur rimanendo i rischi di aggiramento[75]. Nel 1796 l'armistizio di Cherasco pose fine alle ostilità e da quel momento le fortificazioni del Piccolo San Bernardo uscirono dalla storia militare degli Stati Sabaudi per entrare tuttavia in quella territoriale e offrire ancor oggi agli occhi dell'archeologo e dei visitatori attenti le vestigia della loro storia.

Documentazione d’archivio e manoscritta


Enti di conservazione


  • AS.TOCorte

Archivio di Stato di Torino, Sezione di Corte

  • AS.TORiunite

Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite

  • BRT

Biblioteca Reale di Torino

Abbreviazioni delle fonti d’archivio e manoscritte


Controrolo 1692-1693
Registro 17° del Controrolo 1692-1693 (AS.TORiunite, Art. 205 reg. 17° [1692-1693])

Controrolo 1703
Registro 16° del Controrolo 1703 (AS.TORiunite, Art. 205 reg. 16° [1703])

Controrolo 1703-1704
Registro 17° del Controrolo 1703-1704 (AS.TORiunite, Art. 205 reg. 17° [1703-1704])

De Morri 1750
Intendente generale De Morri di Castelmagno, Aosta, Memoria 30 novembre 1750 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Memorie alle Segreterie, 1743-1753)

de Monthoux s.d.
Tenente colonnello barone de Monthoux, Descrizione militare del Ducato d’Aosta, s.d. (AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Aosta A 13 NERO)

de Saint Real 1793
Cavaliere de Saint Real, Observations sur les Vallées et les Gorges du Duché d’Aoste suivies de quelques reflexions sur la défense de le Duché présetée à S.A.R. Monseigneur le Duc de Monferras le 29e. may 1793 par le chevalier de S.t Real Intendant d’Aoste, 1793 (BRT, Manoscritti Miscellanei, 18, 2)

Descrizione delle Alpi s.d.
Descrizione delle Alpi, e Valli che costeggiano il Piemonte, principiando dal Gran S. Bernardo sino al Tanarello, divisa in numero di venti scritti de’quali nell’Indice esistente in principio, s.d. (post 1743. AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 13 n. 1)
Instruzione 1691

Instruzione dettata da S.A.R. di quello che si doueua eseguire per la marchia delle Truppe in Aosta. Con cinque memorie de luoghi per li quali doueuano passare le truppe dalla Valle d’Aosta in Sauoia per il soccorso di Somigliano, 1691 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 3 n. 6)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743a
Il Re all’Intendente G.le delle Fabbriche, e Fortificaz.ni Vass.o Miglyna, 20 febbraio 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743b
Al Sig.r Intend.e g.le Vassallo Miglina, 20 febbraio 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743c
Al Sig.r Intend.e g.le Vassallo Miglina, 2 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743d
Al Sig.r Intend.e g.le Vassallo Miglina, 4 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743e
Il Re all’Intend.e G.le Vass.o Miglyna, 11 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f
Fortificazioni Contratti rifer.ti li 21 marzo 1743 in Conseglio di Finanze, qual non ha auuto cosa in contrario, 23 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Libro mastro 1743
Libro mastro fortificazioni 1743, 1743 (AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Libro mastro fortificazioni, 1743)

Libro mastro 1793
Libro mastro fortificazioni 1793, 1793 (AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Libro mastro fortificazioni, 1793)

Memoria per il corpo d’armata 1743
Memoria riguardante le diverse disposizioni da darsi per il Corpo d’Armata, che potrebbe esser destinato ad agire nelle Valli di Stura, e di Maira, 1743 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese Militari, Mazzo 4 d’addizione, n. 2)

Miglina 1743
Vassallo Miglina di Capriglio, Aosta, Camerat-Viale, Memoria 31 agosto 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Memorie alle Segreterie, 1743-1753)

Miglina 1747
Vassallo Miglina di Capriglio, Trinceramenti della Montagna del piccol S.t Bernardo, Memoria 8 settembre 1747 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Memorie alle Segreterie, 1743-1753)

Ordine di marcia 1691
Ordine di marcia delle Truppe di S.A.R. per la Valle d’Aosta, 1691 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 3 n. 7)

Patente Rombò 1744
Il Re all’Uffizio […] Torino, li 30 xbre 1744, 1744 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Patenti e Commissioni, 1744- 1745, registro n. 6, p. 100)

Patente Riccio 1789
all’Uffizio […] di Veneria, 13 giugno 1789, 1789 (AS.TORiunite, Archivio Camerale, Patenti controllo finanze, Registro 77, Patenti 1789, p. 147)

Papacino d’Antoni 1770
A. V. Papacino d’Antoni, Reflexions préliminaires de M.r le Commendeur D’Antoni pour dresser un Projet de Defence, 1770 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 10 d’addizione n. 1)

Piano 1744
Anonimo, Piano per la Campagna nell’anno 1744 in difesa del Piemonte contro li Gallispani, 1744 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese Militari, Mazzo 3 d’addizione, n. 3).

Projets 1771-1772
Projets pour S.A.R.le Monseign. Le Duc de Chablais pour visiter La Savoie, et Le Duché d’Aoste. Itineraire de Turin à Beaucaire, 1771-1772 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese Militari, Mazzo 13, n. 12).

Recit des passages 1691
Recit des passages de la Vallée d’Aoste depuis la citté et la Villeneuve en haut, 1691 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese Militari, Mazzo 2, n. 16)

Rombò 1743
Luogotenente Ingegnere M. A. Rombò, Relazione fattasi d’ordine di S. M. de’ movimenti delle armate in Savoja e della situazione del Monte S. Bernardo, come pure delle Montagne attigue Valli, Strade, Sentieri, loro situazione, e natura d’esse nel Ducato d’Aosta. Col Regolamento da osservarsi per difendere quel Ducato e le Istruzioni date ai rispettivi Comandanti, 1743 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 13 n. 6)

Rombò 1745
Luogotenente Ingegnere M. A. Rombò, Memoire concernante la Seuretè du Duchè d’Aoste pour la defence qui luj seroit necessaire contre les Ennemis, qui pouvroient l’attaquér auec la disposition des Troupes qu’il y seroient destinées, qui deuroient etre au moins de Six Battaillons et mesme qu’il ne sufiroient pas, si l’on guarnissoit chaque retranchents, comme il conuiendroit, et nottamment ceux du petit S. Bernard, ce que l’on peut yci verifier par la description suivante, ainsi que par l’idée, qu’on en peùts prendre danscarte qui l’accompagne. Turin, le 28 mars 1745, 1745 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 6 d’addizione n. 6)

Simiane di Pianezza 1691
Marchese C. di Simiane di Pianezza, Memoire faite par M.r le Marquis de Pianezze touchant la deffence des postes de la Val d’Aoste uers la Tarantaise. Le 21 auril 1691, 1691 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese Militari, Mazzo 2, n. 16)

Sottomissione Barucchi 1743
Sottomissione di Stefano Barucchi per provisione e condotta di diversa ferramenta, ed utiglij alla città d’Aosta, Torino 17 marzo 1743 (AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni, 1743, pp. 45-48)

Sottomissione Bogetto 1743
Sottomissione di Giuseppe Filiberto Bogetto per provisione di diversi utigly da terra da servire per li trinceramenti, ed altre opere da farsi nel Ducato d’Aosta, Torino 20 marzo 1743 (AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni, 1743, pp. 50-51)

Sottomissione Tirola 1743
Sottomissione di Dom.o Tirola per somministraz.ne di mastri da muro et altri lavoratori per diversi travaglij da farsi nella Valle d’Aosta, Torino 17 marzo 1743 (AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni, 1743, pp. 41-44)

Documentazione cartografica


Carta 1

AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e B, Aosta n. 3
- titolo: Carta topografica del Ducato d’Aosta con parte delle provincie di Morienna, Tarantasia e Faucigny
- autorie: n. i.
- datazione: s.d. (presumibilmente post 1743)

Carta 2
AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e B, Aosta n. 4
- titolo: Carta topografica in misura del Ducato d’Aosta divisa in quattro parti (Aosta IV/I e IV/II)
- autori: Avico, Durieu, Carelli, Sottis
- datazione: sec. XIX

Carta 3
AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Aosta 9 A I ROSSO
- titolo: Plan de la haute V. d’Aoste et des deux principales positions du cote de la Savoie […] Vue du Camp du Prince Thomas […] de la combe de Votta
- autore: Lascaris
- datazione: 1795

Carta 4
AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Aosta A 13 NERO
- titolo: Carta del Ducato d’Aosta colle posizioni militari
- autorie: G. Riccio
- datazione: s.d. (presumibilmente post 1789)

Carta 5
AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Ufficio topografico Stato Maggiore, Confini con la Francia, Mazzo 2, Piccolo San Bernardo, 1.2 INV. 287

- titolo: Plan topographique du Petit St. Bernard levé par les Ingenieurs Bourcet et l’Assistant Audé au mois de Juillet 1797
- autorie: Jacques Audé
- datazione: 20 agosto 1797

Carta 6
Comunità Montana Valdigne Mont Blanc, Valdigne Mont Blanc. Les Sentiers. I sentieri dell’Alta Valle d’Aosta e tutte le indicazioni per scoprirli, 2001

Abbreviazioni bibliografiche



Alpis Graia 2006
Alpis Graia. Archéologie sans frontières au col du Petit-Saint-Bernard. Séminaire de clôture, Aoste, les 2, 3 et 4 mars 2006, Salle de Manifestations du Palais Régional, Aosta 2006

Assietta 1997
G. Amoretti, R. Sconfienza, F. Zannoni, Le vicende costruttive della “Butta” dei Granatieri, in G. Amoretti, M. F. Roggero, M. Viglino Davico (a cura di), I trinceramenti dell’Assietta 1747-1997, Torino 1997, pp. 199-241

Cambi-Terrenato 2004
F. Cambi, N. Terrenato, Introduzione all’archeologia dei paesaggi, Roma 2004

Cormontaigne 1809
L. de Cormontaigne, Mémorial pour la fortification permanente et passagére. Ouvrage postume de Cormontaigne, maréchal de camp, directeur des places de la Moselle, etc., Paris 1809

Duffy 1996
C. Duffy, Fire & Stone. The Science of Fortress Warfare, 1660-1860, London 1996

Dufour-Vanni Desideri 2003-2004
N. Dufour, A. Vanni Desideri, Le système défensif du Col du Petit-Saint-Bernard entre l’époque moderne et l’époque contemporaine, in «Bollettino della Soprintendenza per i Beni Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta», 1, 2003-2004, pp. 9-20

Dufour-Vanni Desideri 2006
N. Dufour, A. Vanni Desideri, Archeologia postclassica al colle del Piccolo San Bernardo, in Alpis Graia 2006, pp. 201-212

Gaide-Merendet-Penna 1996
G. Gaide, O. Merendet, J. L. Penna, Le Petit-Saint-Bernard, Montmélian 1996

Gariglio 1997
D. Gariglio, Le sentinelle di pietra. Fortezze e cittadelle del Piemonte Sabaudo, Cuneo 1997

Gariglio 1999
D. Gariglio, Battaglie alpine del Piemonte Sabaudo. Tre secoli di guerre sulle Alpi Occidentali, Torino 1999

Guichonnet 1986
P. Guichonnet (a cura di), Storia e civilizzazione delle Alpi. Destino storico, tr.it., Milano 1986

Ilari-Boeri-Paoletti 1996
V. Ilari, G. Boeri, C. Paoletti, Tra i Borboni e gli Asburgo. Le armate terrestri e navali italiane nelle guerre del primo Settecento (1701-1732), Ancona 1996

Ilari-Boeri-Paoletti 1997
V. Ilari, G. Boeri, C. Paoletti, La Corona di Lombardia. Guerre ed eserciti nell’Italia del medio Settecento (1733-1763), Ancona 1997

Ilari- Crociani-Paoletti 2000
V. Ilari, P. Crociani, C. Paoletti, La Guerra delle Alpi (1792-1796), Roma 2000

Minola-Ronco 2002
M. Minola, B. Ronco, Valle d’Aosta. Castelli e Fortificazioni, Varese 2002.

Olivero-Sterrantino 1992
M. Olivero, Storia militare della guerra fino alla battaglia di Orbassano, Intermezzi, digressioni conclusioni di F. Sterrantino, in F. Sterrantino (a cura di), La Guerra della Lega d’Augusta fino alla battaglia di Orbassano, «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1992 (1993), pp. 13-200

Palumbo 2006
P. Palumbo, Le trincee del principe Tommaso e il sistema difensivo del Piccolo San Bernardo in età moderna, in Alpis Graia 2006, pp. 213-217

Papacino d’Antoni 1782
A. V. Papacino d’Antoni, Dell’Architettura Militare per le Regie Scuole teoriche d’Artiglieria e Fortificazione. Libro Sesto, Torino 1782

Ponzio 2003
G. Ponzio, Il campo trincerato nella fortificazione moderna dal XVI al XVIII secolo: un esempio pratico, in G. Amoretti, P. Petitti (a cura di), Dal forte di Exilles alle Alpi. Storia ed architettura delle fortificazioni di montagna, Atti del Congresso culturale internazionale, forte di Exilles, ex chiesa castrense Beato Amedeo, 27-28 ottobre 2000, Torino 2003, pp. 89-151

Raffaelli 2006
P. Raffaelli, Les fortifications de montagne en Haute-Tarantaise, in Alpis Graia 2006, pp. 387-399

Sconfienza 1996
R. Sconfienza, Fortificazioni campali nel secolo XVIII. Contesti culturali e confronti per i trinceramenti dell’Assietta, in «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1996 (1999), pp. 91-123

Sconfienza 2004
R. Sconfienza, I trinceramenti sabaudi del Piccolo San Bernardo nel XVIII secolo. Note preliminari, in «Annales Sabaudiae. Quaderni dell’Associazione per la Valorizzazione della Storia e Tradizione del Vecchio Piemonte», 1, 2004, pp. 49-58

Sconfienza 2006

R. Sconfienza, La fortificazione campale nella seconda metà del XVIII secolo. Esperienze e studi fino alla Guerra delle Alpi, in V. Barberis, D. Del Monte, R. Sconfienza (a cura di), Le trruppe leggere nella Guerra delle Alpi. Selezione, tattiche, armamento, vicende belliche, fortificazione campale, Atti della giornata di studi, 5 giugno 2004, presso la chiesa castrense del Forte San Carlo di Fenestrelle, Torino 2006, pp. 132-164

Sibilla 1995
P. Sibilla, La Thuile. Vita e cultura in una comunità valdostana. Uno sguardo sul passato, Torino 1995

Vaireaux 1991
F. Vaireaux, Photo-interpretation de la zone archeologique du col du Petit-Sain-Bernard (Savoie), Dammartin 1991

Vauban 1737

S. le Prestre de Vauban, De l’attaque et de la defense des places : par M.r de Vauban, Maréchal de France &Directeur Général des Fortifications du Royaume, La Haye 1737

Viara 2000

M. Viara, Metodi di ricerca sul territorio: la ricognizione, in «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», LII, 2000, pp. 41-47

Viglino 1989
M. Viglino Davico, Fortezze sulle Alpi, Difese dei Savoia in Valle Stura di Demonte, Cuneo 1989

Illustrazioni


Figura 1. Il settore del Piccolo San Bernardo interessato dalla ricognizione, fra i due tornanti, a valle dell’ospizio, Pont de la Marquise e il Col de la Traversette. I trinceramenti del 1743 sono tracciati in nero nel vallone del Reclus e parallelamente all’isoipsa 2113 s.l.m. Legenda: 1) Zona centrale del vallone del Reclus in cui furono realizzati i trinceramenti a dominio di Pont de la Marquise e la grande freccia poco sotto l’ospizio; 2) Il Dou de la Motte, dove sorgeva il Fort de la Motte, sito di una delle tre ridotte volute da Carlo Emanuele III nel 1743; 3) Redoute Ruinée, sito di una seconda ridotta voluta da Carlo Emanuele III nel 1743; 4) Sito di dorsale a dominio del Col de la Traversette dove fu realizzata la Redoute Sarde, terza ed ultima ridotta voluta da Carlo Emanuele III nel 1743 (Carta 6)
Figura 2. Particolare del settore del Piccolo San Bernardo interessato dalla ricognizione. Legenda: 1) Settore nel vallone del Reclus, fortificato con le opere regolari della grande freccia e dell’opera analoga in continuità verso i contrafforti delle Rousses; 2) Settore sulla sinistra del Reclus fortificato con i trinceramenti continui lungo la dorsale a dominio di Pont de la Marquise; 3) Sito di una delle tre ridotte volute da Carlo Emanuele III nel 1743, attualmente occupato dall’ottocentesca Redoute Ruinée; 4) Sito della Redoute Sarde, altra opera voluta da Carlo Emanuele III nel 1743 (Carta 6)
Figura 3. Grande freccia con fossato antistante, realizzata nel centro del vallone a monte di Pont de la Marquise, raccordata ai trinceramenti che salgono, sulla sua destra, verso le Rousses e che, sulla sua sinistra, sbarrano il passaggio della grande route. In alto a sinistra la prima delle tre frecce avanzate rispetto al trinceramento principale (foto Sconfienza)
Figura 4. Le due rimanenti frecce avanzate a guardia di Pont de la Marquise e della grande route, realizzate in terra sulle gobbe naturali di origine glaciale (foto Sconfienza)
Figura 5. Il comprensorio difensivo del Piccolo San Bernardo, fra i trinceramenti del valico e quelli del Campo del principe Tommaso, così come si presentava immediatamente all’indomani della Guerra di Successione Austriaca (1742-1748; Carta 1)
Figura 6. Tratto rampante con controscarpa in muratura e doppio ordine di tiro, posizionato sulla sinistra dei trinceramenti del vallone per raccordare le difese inferiori a quelle allineate all’isoipsa 2113 (foto Sconfienza)
Figura 7. Particolare del tratto a rientranti e salienti successivi, allineato all’isoipsa 2113. Sul fondo il promontorio a valle dell’ospizio del Piccolo San Bernardo che divide in due piccoli valloni l’accesso al valico (foto Sconfienza)
Figura 8. Grande redan, visto dal fronte di gola, nel settore centrale dei trinceramenti che proseguono le opere allineate all’isoipsa 2113 sulla sinistra orografica del Ruisseau de Bellecombe (foto Sconfienza)
Figura 9. Il settore indagato del Piccolo San Bernardo, secondo la rappresentazione del 1797, in cui è possibile vedere le difese del Col de la Traversette, il «Fort du Mont Valesan» e più a monte il baraccone della Ridotta Sarda. Si scorgono inoltre sulla destra orografica del vallone, opposto alle ridotte del Valaisan, il «Fort La Motte» e le opere di ricovero presso l’ospizio del valico; non vi è tuttavia traccia grafica dei trinceramenti oggetto della ricognizione (Carta 5)

Note


[1] Cambi-Terrenato 2004, pp. 122-130. Si segnala inoltre per l’ampio tema della ricognizione archeologica l’intero volume Cambi-Terrenato 2004 e per una sintesi esemplificativa Viara 2000.
[2] Guichonnet 1986, pp. 297-299. Si segnala immediatamente la bibliografia più recente sul Piccolo San Bernardo e sul suo significato in ambito fortificatorio e difensivo: Vaireaux 1991, Sibilla 1995, Gaide-Merendet-Penna 1996, Dufour-Vanni Desideri 2003, Dufour-Vanni Desideri 2006, Palumbo 2006, Raffaelli 2006.
[3] Olivero-Sterrantino 1992, p. 32; Ilari-Boeri-Paoletti 1996, pp. 326-328, 332; Gariglio 1997, pp. 46-51; Ilari-Boeri-Paoletti 1997, pp. 105-107, 109-111.
[4] Recit des passages 1691. Notizie storiche puntuali sugli eventi fra il 1690 e il 1713 nel comprensorio del valico e di La Thuile si trovano in Sibilla 1995, pp. 93-94. Sempre in Sibilla 1995, fig. 1 è pubblicata una carta dell’Archivio di Corte di Torino, datata dopo gli anni ’90 del XVII secolo (AS.TOCorte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e B, Aosta n. 8), in cui è illustrato il Piccolo San Bernardo privo di fortificazioni campali.
[5] Ilari- Crociani-Paoletti 2000, pp. 161-163.
[6] Si rinvia alla Carta 6 come illustrazione generale del comprensorio del Piccolo San Bernardo, in cui è raffigurata parte dei trinceramenti continui oggetto della ricognizione. Si ricorda inoltre che le indicazioni per esteso di tali sussidi, antichi e moderni sono raccolti nella sezione finale di Documentazione cartografica. Altra descrizione storico-interpretativa dei trinceramenti si trova in Dufour-Vanni Desideri 2006, pp. 206-208.
[7] Per una presentazione generale sulle opere campali nel XVIII secolo Sconfienza 1996 e Ponzio 2003, in cui è possibile reperire altra bibliografia in materia. Sulle linee a redans, le frecce e le loro tipologie Vauban 1737, pp. 6-21; de Cormontaigne 1809, pp. 367-368; Sconfienza 1996, pp. 94-96; Sconfienza 2006, p. 137.
[8] Papacino d’Antoni 1782, pp. 328-332, 341-343.
[9] Sconfienza 1996, pp. 94-105.
[10] Controrolo 1692-1693. Nulla compare inoltre in un progetto del marchese di Pianezza per difendere la Valle d’Aosta (Simiane di Pianezza 1691), e nulla nei documenti del 1691 che testimoniano i progetti di invasione della Savoia attraverso il Piccolo San Bernardo, per la liberazione della fortezza di Montmélian dall’assedio francese (Instruzione 1691; Ordine di marcia 1691).
[11] Il principio difensivo per cui il campo del principe Tommaso doveva costituire la seconda linea di resistenza, a monte di La Thuile e dietro alla prima linea collocata sul valico del San Bernardo, è già verosimilmente definito ai tempi di Carlo Emanuele I e tale risulta per tutto il XVII secolo e la successione spagnola (Palumbo 2006, pp. 213-216). Esiste tuttavia una corrente di pensiero per cui le prime fasi dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo, oggetto della nostra ricognizione, risalgono all’ultimo decennio del XVII secolo (Dufour-Vanni Desideri 2006, p. 207) o addirittura al 1630 (Gaide-Merendet-Penna 1996, p. 146).
[12] Descrizione delle Alpi s.d., p. 13.
[13] Ilari-Boeri-Paoletti 1996, pp. 327-328.
[14] Controrolo 1703; Controrolo 1703-1704.
[15] Ilari-Boeri-Paoletti 1996, pp. 381-382, 390-397, 401-403.
[16] Ilari-Boeri-Paoletti 1997, pp. 105-107, 109-111; Sconfienza 2004, pp. 49-50.
[17] Le due relazioni Rombò 1743 e Rombò 1745 sono in realtà due copie dello stesso testo, uno del 1743 in Italiano e l’altro del 1745 in Francese; tuttavia risultano complementari, per il fatto che la prima, anonima, contiene una parte iniziale che descrive la campagna di Carlo Emanuele III in Savoia nell’autunno del 1742, illustrando sostanzialmente gli antefatti alla ricognizione e ai progetti difensivi, mentre la seconda è firmata dal Rombò, ma è priva della notizia storica sull’offensiva in Savoia. A proposito del personaggio, redattore delle due relazioni, non è stato possibile finora reperire molte notizie, se non la conferma da parte del Re, attraverso la Regia Segreteria di Guerra, nel grado di capitano ingegnere a pieno stipendio, risalente al 30 dicembre 1744 (Patente Rombò 1744); l’assenza di una documentazione fra le Patenti e Commissioni che copra gli anni 1740 e 1741 evidentemente impedisce ulteriori approfondimenti, fermo restando che il nome del luogotenente Rombò non compare nei registri relativi al periodo fra il 1735 e il 1739.
[18] Rombò 1743, p. 7.
[19] Fra il 20 febbraio e il 4 marzo 1743, a ricognizioni compiute, venivano trasmessi all’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni i calcoli per i lavori da compiersi nelle due piazze e firmati i contratti con gli impresari, ai quali erano affidati gli interventi (Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743a; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743b; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743c; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743d).
[20] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743e.
[21] Si tratta del capitano Vedani, il progettista e responsabile dei trinceramenti dell’Assietta, realizzati nel 1747, destinato con il luogotenente di Buriasco alle valli del Chisone e Susa, dello stesso conte Bertola responsabile della difesa delle valli cuneesi di Stura, Varaita e Maira, anch’esse interessate da opere campali fin dal 1742, del maggiore Guibert e del luogotenente Ceretti inviati sulle montagne fra il Piemonte e la riviera del Ponente ligure (Memoria per il corpo d’armata 1743; Viglino 1989, pp. 138-139).
[22] Libro mastro 1743, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 40.
[23] Sottomissione Tirola 1743; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f.
[24] Sottomissione Barucchi 1743; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f.
[25] Sottomissione Bogetto 1743; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f.
[26] Libro mastro 1744, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 58.
[27] Libro mastro 1744, Catt.a 40, Residuo spese 1743, p. 73.
[28] Rombò 1743, p. 7.
[29] Libro mastro 1743, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 40, p. 45.
[30] Rombò 1743, p. 7.
[31] Il baraccone presso l’ospizio è probabilmente la cosiddetta «Caserne», i cui ruderi sono ancor oggi visibili davanti all’edificio dell’ospizio e che fu distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale (Minola-Ronco 2002, p. 72; Dufour-Vanni Desideri 2006, p. 208). Il baraccone dell’«acqua rossa» è stato individuato alla confluenza del torrente di Bellecombe nel Reclus (Dufour-Vanni Desideri 2006, p. 208).
[32] Rombò 1743, p. 7; Descrizione delle Alpi s.d., p. 14; Sconfienza 2004, p. 54.
[33] Miglina 1743.
[34] Libro mastro 1743, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 40, p. 45, p. 48, p. 58.
[35] Rombò 1743, p. 8.
[36] Riguardo al tema delle ridotte, la loro classificazione e letteratura specialistica Sconfienza 1996, pp. 94-102; Ponzio 2003, p. 104; Sconfienza 2006, pp. 134, 138-139, 144-145.
[37] Sibilla 1995, pp. 158, 163; Minola-Ronco 2002, pp. 69-74; Palumbo 2006, pp. 216-217; Dufour-Vanni Desideri 2006, pp. 208-209.
[38] infra nota n. 72.
[39] Rombò 1743, pp. 10-12. Rombò 1743, p. 8.
[40] Minola-Ronco 2002, p. 73.
[41] Carta 5, nella quale è anche indicata una «poudriere» nel sito della «Caserne» (supra nota n. 31). In questa carta compaiono anche un «Fort du Mont Valesan» e un «Fort la Motte». Bisogna inoltre rilevare che tutte le altre carte dell’Ufficio Topografico, prodotte fra il 1797 e il 1815 (Mazzi da 1 a 8) e raffiguranti il Piccolo San Bernardo, illustrano la stessa situazione testé riferita.
[42] Carta 1.
[43] Carta 2. è anche corretto ipotizzare che l’opera suddetta rappresenti una traccia di quelle tanto sfuggenti preesistenze che dovrebbero risalire alla fine del XVII o all’inizio del XVIII secolo (supra nota n. 11).
[44] La patente, che conferiva al «trabuccante Giuseppe Riccio della nostra Capitale» la carica di Assistente nell’Ufficio degli Ingeneri Topografi, venne emessa dal Re nella data suddetta, registrata il 17 giugno 1789 e controfirmata dal Cravanzana (Patente Riccio 1789).
[45] de Monthoux s.d., pp. 2-3.
[46] Per la carta del 1797 supra nota n. 41. Per la ricognizione e la ridotta del Dou de la Motte Dufour-Vanni Desideri 2006, p. 208.
[47] Duffy 1996, pp. 37-52.
[48] Assietta 1997, pp. 204-207.
[49] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f.
[50] supra note n. 26 e 27.
[51] Assietta 1997, pp. 208-212; Sconfienza 2006, pp. 155-159.
[52] Assietta 1997, pp. 207.
[53] Ilari-Boeri-Paoletti 1997, pp. 117-258. A Torino fin dal 1744 si aveva consapevolezza che i Gallispani non avrebbero tentato attacchi dalla Tarataise, si legge infatti in un Piano per la campagna […] di quell’anno:
[…] Perloche incominciandosi dalla Valle d’Osta dir si potrà, che per ora l’aggressore quiui non sarà per farui grande sforzo, a cagione della distanza, che in oggi s’interpone fra la di lui armata, e perché nêmeno egl’ha sufficienti prouisioni, ne apparente oggetto per volgersi di pié fermo ad una tal parte […]
(Piano 1744, p. 1 retro).
[54] Miglina 1747.
[55] De Morri 1750.
[56] Descrizione delle Alpi s.d., p. 14.
[57] Descrizione delle Alpi s.d., p. 15.
[58] Papacino d’Antoni 1770, foglio 1/1.
[59] Papacino d’Antoni 1770, p. 3 fronte.
[60] Papacino d’Antoni 1770, p. 8 fronte.
[61] Projets 1771-1772, p. 5 fronte.
[62] de Monthoux s.d.
[63] Libro mastro 1793, Casuali, p. 46.
[64] Libro mastro 1793, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 78.
[65] Palumbo 2006, p. 217, in cui si rimanda ad AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni in partibus, 1793-1794; AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Approvazione contratti, 1793-1794; AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Dispacci alle Regie Fabbriche e Fortificazioni, 1793, dove in particolare risultano documentati gli sviluppi dell’intervento.
[66] de Saint Real 1793.
[67] de Saint Real 1793, paragrafo 17.
[68] supra nota n. 67.
[69] de Saint Real 1793, paragrafo 20.
[70] supra nota n. 30 e 31.
[71] supra nota n. 37.
[72] Sulle vicende belliche dal 1792 al 1794 Sibilla 1995, pp. 154-167; Gariglio 1999, pp. 179-180; Ilari- Crociani-Paoletti 2000, pp. 126-133, 161-163.
[73] Al paragrafo 7 di de Saint Real 1793 si specifica:
[…]En deça de l’hospice au milieu de l’intervalle qui separe les deux montagnes laterales entre l’hospices et les eaux rousses le sol s’éleve assez considerablement et forme un montainte d’un des côlée du quel couleur des eaux.
[74] de Saint Real 1793, paragrafo 23.
[75] Una bella raffigurazione dell’intero complesso si trova in Carta 3, datata a l 1795, nella quale non compare più alcuna traccia di opere difensive o campali al Piccolo San Bernardo, ormai perse e occupate dai Francesi.

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