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I trinceramenti sabaudi del Piccolo San Bernardo nel XVIII secolo. Note preliminari

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da «Annales Sabaudiae. Quaderni dell’Associazione per la Valorizzazione della Storia e Tradizione del Vecchio Piemonte », 1, 2004, pp. 49-58


Roberto Sconfienza

I TRINCERAMENTI SABAUDI DEL PICCOLO SAN BERNARDO NEL XVIII SECOLO. NOTE PRELIMINARI

ILLUSTRAZIONI

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TESTO


Gli antichi Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna al di là e al di qua dei monti erano messi in comunicazione principalmente da due valichi alpini, il Moncenisio e il Piccolo San Bernardo. Il primo collegava la pianura pedemontana prossima a Torino con la Maurienne, il secondo la Valle d’Aosta con la Tarantaise.
L’imbocco delle due valli savoiarde fu difeso fino al 1706 dalla fortezza di Montmélian, che sorgeva poco prima della confluenza fra i fiumi Arc e Isére. Dalla parte piemontese la strada del Moncenisio scendeva a Susa, governata dal forte di Santa Maria e poi dalla leggendaria Brunetta, mentre la strada del Piccolo San Bernardo e della Valle d’Aosta era sbarrata dal forte di Bard e, sul margine dell’alta pianura canavesana, dalla piazza di Ivrea.
Lo spostamento del baricentro del regno su Torino e sul Piemonte fin dai tempi di Emanuele Filiberto rese preminente l’itinerario del Moncenisio rispetto a quello del Piccolo San Bernardo, che mantenne piuttosto la funzione di transito locale fra il Ducato d’Aosta e la Tarantaise[1]. Tuttavia in tempo di guerra il valico del Piccolo San Bernardo poteva offrire un agevole percorso d’invasione a chi avesse voluto passare in Piemonte attraverso la Valle d’Aosta, avendo preliminarmente occupato la Tarantaise.
Durante il XVIII secolo il destino di questa terra e dell’intera Savoia fu purtroppo quello di essere costantemente invasa e controllata da forze proprie o alleate del Regno di Francia, allorché quest’ultimo si trovava in campo opposto al Regno di Sardegna. Così avvenne durante le Guerre di Successione Spagnola e Austriaca (1703-1713; 1742-1748), ma anche al momento in cui il «Vecchio Piemonte» fronteggiò a partire dal 1792 la Repubblica Francese, neonata dalla rivoluzione del 1789. Il colle del Piccolo San Bernardo divenne pertanto un sito strategicamente rilevante per la difesa degli stati al di qua dei monti.
Ai tempi della successione di Spagna tuttavia il valico in esame non fu difeso a causa della scarsità di uomini a disposizione del duca di Savoia, risparmiati per la protezione del ridotto piemontese e torinese, cosicché, dopo l’incursione del de Blagnac in Savoia, fra la fine di marzo e l’aprile del 1704, la posizione del Piccolo San Bernardo fu abbandonata per attestare la difesa della bassa Valle d’Aosta e del Piemonte al forte di Bard[2].
Le vicende andarono diversamente all’inizio della Guerra di Successione Austriaca. Il 10 settembre 1742 la Savoia fu occupata dall’armata del Re di Spagna, alleato della Francia, sotto il comando dell’infante Don Filippo e del conte de Glimes. Il Re Carlo Emanuele III reagì conducendo personalmente in Tarantaise una colonna attraverso il Piccolo San Bernardo, per ricongiungersi alla confluenza della Maurienne con la colonna dello Schulemburg, scesa dal Moncenisio. I Sabaudi costrinsero così il de Glimes ad abbandonare il campo a Montmélian e a mettersi sotto la protezione del Fort Barraux in territorio francese. Tuttavia nel dicembre 1742 il marchese de Las Minas, dopo aver sostituito il de Glimes al comando dell’armata spagnola, lanciò un’offensiva vittoriosa su Chambéry e, in seguito alla conquista del castello di Apremont, indusse Carlo Emanuele III a ripiegare verso i valichi per non essere preso alle spalle e imbottigliato nelle alte valli a causa della neve. La sera del 1 gennaio 1743 la colonna sabauda di Tarantaise e la sua retroguardia comandata dal barone du Verger completarono il transito del Piccolo San Bernardo; entro il 10 gennaio 1743 il de Lornay concluse il ripiegamento della colonna di Maurienne attraverso il Moncenisio[3].
La perdita della Savoia determinava, come quarant’anni prima, una minaccia diretta rivolta al Piemonte, tanto da indurre il Re di Sardegna a prendere i necessari provvedimenti difensivi.
Volgendo l’attenzione al settore di nostro interesse emergono alcune notizie dalle fonti d’archivio in merito all’assetto difensivo dell’alta Valle d’Aosta fin dall’inverno del 1743.
Il 18 gennaio 1743 Carlo Emanuele III incaricava il luogotenente ingegnere Rembò di condurre una visita di «riconoscimento» dei luoghi e siti da difendere nel Ducato d’Aosta, senza dunque frapporre tempo e indugi, dovuti alla stagione invernale, vista la vivacità con cui il Las Minas aveva condotto la controffensiva il mese prima; bisognava inoltre tenere conto della preparazione per la campagna successiva. L’ingegnare svolse il suo compito con difficoltà a causa della neve, ma grazie ai resoconti dei cacciatori locali seppe redigere una relazione sufficientemente esauriente perché si potessero prendere le decisioni adeguate.
Si progettarono pertanto tre ridotte con baraccone relativo per trincerare il Piccolo San Bernardo e fu redatto un piano difensivo dell’intero comprensorio fra il valico e il colle di San Carlo, con le «Istruzioni datte ai rispettivi Comandanti della Tuille, e Valli» in vista di un attacco nemico[4].
Nel frattempo il luogotenente Rembò fu inviato in ricognizione al forte di Bard e ad Ivrea per individuare le riparazioni più urgenti da farsi alle mura della città e alla Castiglia. L’obiettivo era quello di mettere entrambe le piazze in condizione di svolgere un adeguato appoggio di retrofronte alle difese trincerate in Valle d’Aosta e di potersi opporre ad una possibile discesa degli Spagnoli verso la pianura canavesana in seguito all’eventuale vittorioso superamento del Piccolo San Bernardo[5]. In data 20 febbraio 1743 la Regia Segreteria di Guerra trasmetteva i «calcoli e le istruzioni» per i lavori da farsi, rilevati da Rembò[6], e dava mandato alla stipula dei contratti con gli impresari edili il 2 marzo e il 4 marzo 1743, rispettivamente per Ivrea e Bard[7].
La successione delle date e l’interesse diretto anche alle piazze di fondo valle dimostrano la proverbiale sollecitudine del sovrano e dell’amministrazione sabauda nel far fronte alla minaccia nemica, così come stava avvenendo sulle montagne delle valli cuneesi, altre vie d’invasione del Piemonte che furono poi effettivamente battute dalle armate combinate del generale de Las Minas e del principe di Conti nell’autunno dello stesso 1743[8].
L’11 marzo 1743 Carlo Emanuele III dava le prime disposizioni in merito al Piccolo San Bernardo, incaricando il primo ingegnere conte Bertola di individuare gli ufficiali preposti alla realizzazione dei trinceramenti; ordinava all’intendente generale delle Fabbriche e Fortificazioni, vassallo Miglina di Capriglio, di far eseguire le opere programmate, allegando già una precisazione dello «Stato degli Utiglj necessari provedersi pej Travagli ad Economia per la cor.e Campagna […]», ovvero la prima fornitura a carico dell’Azienda delle Fabbriche e Fortificazioni, stilata il 5 marzo dallo stesso Bertola[9].
A tale proposito la documentazione manoscritta finora esaminata non fornisce il nome degli ingegneri scelti dal Bertola per coprire il settore valdostano; tuttavia è possibile ipotizzare almeno che fra di loro ci fosse il luogotenente Rembò, essendo il primo incaricato delle ricognizioni invernali, il più informato sull’assetto territoriale dell’alta Valle d’Aosta, e infine il redattore della memoria in cui è anche sviluppato il piano difensivo del Piccolo San Bernardo e dell’intero comprensorio di La Thuile[10]. D’altro canto è noto quali erano fin dal 1743 gli ufficiali ingegneri destinati agli altri settori alpini:
- il maggiore Guibert e il luogotenente Ceretti ai monti della Riviera di Ponente;
- il conte Bertola alle valli cuneesi;
- il capitano Vedani e il luogotenente di Buriasco alle valli di Susa e Chisone[11].
Sei giorni dopo la redazione della lettera del Re all’intendente vassallo Miglina, il 17 marzo 1743, l’Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni stipulava il primo contratto con l’impresario Domenico Frola per l’impiego di maestranze edili nella realizzazione dei Trinceramenti, Baracconi, ed altri Travagli da farsi nella Valle d’Agosta e nelle montagne denominate La Thuille, La Blanche, e piccol S.t Bernardo, e luoghi circonvicini, dovunque verrà ordinato per diffesa di que contorni […].
Nello stesso giorno veniva concluso il contratto per la fornitura degli strumenti da muro e da legna «di buon ferro di Giavveno, o d’altro di non inferiore qualità» con l’impresario Stefano Barucchi, mentre il 20 marzo 1743 l’impresario Giuseppe Filiberto Boggetto definiva con l’Azienda l’ultimo contratto per la provvisione degli «utiglj da terra da servire pei Trinceram.ti, ed altre opere da farsi, nel Ducato d’Aosta». In seguito all’approvazione del Consiglio delle Finanze in data 21 marzo 1743, due giorni dopo il Re dava mandato all’intendente Miglina di far eseguire i contratti stipulati dal medesimo[12].
Sappiamo ora dalla relazione Rembò[13] che i lavori al Piccolo San Bernardo iniziarono «verso il fine di Maggio» evidentemente a causa dell’altitudine e della neve che impediva l’accesso e l’intervento edilizio. Tuttavia vale la pena di ricordare che dal 14 marzo l’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni aveva stanziato 25000 lire «per impiegare nelle spese della Valle d’Aosta»[14].
Alla fine di luglio il de Las Minas rinforzò il presidio della Tarantaise e fece anche fortificare Bourg Saint Maurice, ai piedi della strada del Piccolo San Bernardo[15]. Carlo Emanuele III, per evitare di essere colto impreparato, fece rinforzare i trinceramenti del Piccolo San Bernardo e volle che fossero aggiunti un baraccone presso l’ospizio omonimo e uno nel sito Colonne Joux, arretrato sul pianoro del valico rispetto alle posizioni del passo.
Fu inoltre realizzato un terzo baraccone «vicino all’acqua rossa», forse poco più a monte di Pont de la Marquise, dove convergono parecchi torrentelli discendenti dalla costa occidentale del massiccio detto les Rousses, che domina la strada e l’ospizio[16]. Nel settore di La Thuile fu costruito ancora un baraccone a Pont Serrand e vennero ristrutturati i trinceramenti del Principe Tommaso a guardia del colle di San Carlo, la cui strada immette direttamente su Morgex tagliando fuori tutta la Val Digne.
In Val Veny, nel comprensorio di Courmayeur, furono ripristinati antichi trinceramenti nel sito di Combal e così pure si operò alla testata di Valgrisanche. In particolare nella Val Veny furono aggiunti un trinceramento alle «Chavanne di sopra», verosimilmente l’attuale Mont Fortin (m. 2753 s.l.m.), il cui toponimo è illuminante, e uno alle «Chavanne di sotto con gran fosso avanti», forse corrispondente al Col de Chavannes (m. 2596 s.l.m.), altro sito strategico di rilievo che mette in comunicazione la Val Veny con il comprensorio di La Thuile attraverso il vallone delle Chavannes[17]. Infine presso i trinceramenti del Combal fu costruita una diga che serviva a creare un lago di sbarramento in alta valle, secondo un procedimento in uso presso gli ingegneri militari del Re di Sardegna e già messo in pratica nel 1742 dall’ingegner Arduzzi presso il colle Longet alla sommità della Valle Varaita[18].
Nonostante tutto in quell’anno 1743 le fortificazioni valdostane non furono attaccate dagli Spagnoli, né lo furono per tutto il corso della Guerra di Successione Austriaca essendosi spostati i teatri d’operazione sulle montagne cuneesi, poi nel Monferrato astigiano e casalese, nell’Alessandrino, sulla Riviera Ligure e infine ancora sulle Alpi, ma nelle Valli di Susa e Chisone.
Oggi il terreno ha conservato ancora notevoli vestigia delle opere fortificate di cui fanno menzione i documenti. Lo studio di tali strutture, rilevate in seguito a ricognizione archeologica e messe a confronto con le testimonianze archivistiche, è attualmente in corso d’opera.
È comunque possibile in termini preliminari identificare un ampio complesso trincerato con muri in pietre a secco e andamenti a linee spezzate di salienti e rientranti, adattati alla natura del suolo, lungo la dorsale ad est della strada che dall’ospizio del San Bernardo scende a Pont de la Marquise. Tali opere foderano l’area della dorsale che si affaccia verso la Tarantaise e attualmente sono già in territorio francese.
A poca distanza dai primi due tornanti della strada, appena sotto l’ospizio, i trinceramenti piegano in direzione ovest per scendere nel centro del vallone e tagliare la strada stessa. L’opera viaria moderna ha ovviamente cancellato parte delle strutture antiche, tuttavia sul versante orientale del vallone sono ancora apprezzabili due muri a secco paralleli, corrispondenti probabilmente ad un dispositivo per due ordini di tiro di fucileria sul fronte d’attacco principale, secondo la tradizionale istruzione per la fortificazione campale di montagna[19].
Superata la strada nel centro del vallone sono evidenti i resti dell’opera centrale che sbarrava il passo, una freccia in terra con fossato antistante, dal profilo regolare e saliente rivolto verso la Savoia, aperta alla gola e agganciata alle reni con i trinceramenti continui discendenti dalla dorsale orientale e risalenti lungo quella occidentale. È probabile che la struttura in terra fosse completata o con una foderatura di muri a secco o con palizzate di legno, ma trovandosi così a portata di mano fu spogliata verosimilmente a partire dall’inizio del XIX secolo, in seguito all’abbandono del complesso difensivo. Sul versante ovest il tratto di trinceramento che domina la freccia centrale si sviluppa ancora seguendo un perimetro a saliente per poi attestarsi sulle prime rocce delle Rousses a strapiombo sul vallone.
Dopo la fine della Guerra di Successione Austriaca il Piccolo San Bernardo tornò ad assicurare le comunicazioni fra Tarantaise e Ducato d’Aosta, finché giunsero il 1792 e la guerra contro la Francia rivoluzionaria. Nello stesso anno la Savoia fu occupata stabilmente dal nemico d’oltralpe e le posizioni del Piccolo San Bernardo tornarono a segnare un confine fra due terre che straniere non erano.
Per tutto il 1793 l’armata sarda tenne le posizioni impedendo ai Francesi di prendere il controllo del valico e minacciare il Piemonte come già era avvenuto novant’anni prima. È citata per quest’epoca la presenza di opere fortificate anche alle falde del Mont Valaisan, probabilmente nel sito detto oggi la Redoute Ruinée, dove sorge una fortificazione permanente francese. Le opere sabaude, in gran parte obliterate dal forte ottocentesco, governavano da quell’altura l’intero settore del valico, i trinceramenti degli anni ’40 del XVIII secolo e il versante savoiardo sopra La Rosière.
I trinceramenti del Piccolo San Bernardo cessarono di svolgere la funzione per cui erano stati creati il 23 aprile 1794, quando il capitano Begoz del Reggimento bernese di Rockmondet al servizio del Re di Sardegna consegnò la ridotta del Mont Valaisan, permettendo ai repubblicani di minacciare sul fianco sinistro i difensori del valico, attestati nelle opere sopra descritte, e costringendoli ad un rapido ripiegamento su Pont Serrand e La Thuile, per andare a ricompattarsi presso il campo del Principe Tommaso[20]. Tali posizioni rimasero invariate fino al 1796, quando finì la Guerra delle Alpi e il «Vecchio Piemonte» dovette soccombere davanti agli uomini dei tempi nuovi.

Abbreviazioni delle fonti d’archivio e manoscritte


  • AS.TOCorte

Archivio di Stato di Torino, Sezione di Corte

  • AS.TORiunite

Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743a
Il Re all’Intendente G.le delle Fabbriche, e Fortificaz.ni Vass.o Miglyna, 20 febbraio 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743b
Al Sig.r Intend.e g.le Vassallo Miglina, 20 febbraio 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743c
Al Sig.r Intend.e g.le Vassallo Miglina, 2 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743d
Al Sig.r Intend.e g.le Vassallo Miglina, 4 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743e
Il Re all’Intend.e G.le Vass.o Miglyna, 11 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f
Fortificazioni Contratti rifer.ti li 21 marzo 1743 in Conseglio di Finanze, qual non ha auuto cosa in contrario, 23 marzo 1743 (AS.TORiunite, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Libro mastro 1743
Libro mastro fortificazioni1743, 1743 (AS.TORiunite, Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Libro mastro fortificazioni, 1743)

Rembò 1743
Luogotenente Ingegnere Rembò, Relazione fattasi d’ordine di S. M. de’ movimenti delle armate in Savoja e della situazione del Monte S. Bernardo, come pure delle Montagne attigue Valli, Strade, Sentieri, loro situazione, e natura d’esse nel Ducato d’Aosta. Col Regolamento da osservarsi per difendere quel Ducato e le Istruzioni date ai rispettivi Comandanti, 1743 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 13 n. 6)

Rembò 1745
Luogotenente Ingegnere Rembò, Memoire concernante la Seuretè du Duchè d’Aoste pour la defence qui luj seroit necessaire contre les Ennemis, qui pouvroient l’attaquér auec la disposition des Troupes qu’il y seroient destinées, qui deuroient etre au moins de Six Battaillons et mesme qu’il ne sufiroient pas, si l’on guarnissoit chaque retranchents, comme il conuiendroit, et nottamment ceux du petit S. Bernard, ce que l’on peut yci verifier par la description suivante, ainsi que par l’idée, qu’on en peùts prendre danscarte qui l’accompagne. Turin, le 28 mars 1745, 1745 (AS.TOCorte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 6 d’addizione n. 6)

Abbreviazioni bibliografiche


Chomon Ruiz 1968
P. Chomon Ruiz, Battaglie in Val Varaita, in «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1968, pp. 73-112

Garellis 2001
E. Garellis, L’alta valle Varaita a metà Settecento, Cuneo 2001

Gariglio 1999
D. Gariglio, Battaglie alpine del Piemonte Sabaudo. Tre secoli di guerre sulle Alpi Occidentali, Torino 1999

Guichonnet 1986
P. Guichonnet (a cura di), Storia e civilizzazione delle Alpi. Destino storico, tr.it., Milano 1986

Ilari-Boeri-Paoletti 1996
V. Ilari, G. Boeri, C. Paoletti, Tra i Borboni e gli Asburgo. Le armate terrestri e navali italiane nelle guerre del primo Settecento (1701-1732), Ancona 1996

Ilari-Boeri-Paoletti 1997
V. Ilari, G. Boeri, C. Paoletti, La Corona di Lombardia. Guerre ed eserciti nell’Italia del medio Settecento (1733-1763), Ancona 1997

Ilari- Crociani-Paoletti 2000
V. Ilari, P. Crociani, C. Paoletti, La Guerra delle Alpi (1792-1796), Roma 2000.

Papacino d’Antoni 1782
A. V. Papacino d’Antoni, Dell’Architettura Militare per le Regie Scuole teoriche d’Artiglieria e Fortificazione. Libro Sesto, Torino 1782

Sconfienza 1996
R. Sconfienza, Fortificazioni campali nel secolo XVIII. Contesti culturali e confronti per i trinceramenti dell’Assietta, in «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1996 (1999), pp. 91-123

Viglino 1989
M. Viglino Davico, Fortezze sulle Alpi, Difese dei Savoia in Valle Stura di Demonte, Cuneo 1989.

Illustrazioni


Fig. 1. Pianta del versante savoiardo del colle del Piccolo San Bernardo (Comunità Montana Valdigne Mont Blanc, Valdigne Mont Blanc. Les Sentiers. I sentieri dell’Alta Valle d’Aosta e tutte le indicazioni per scoprirli, 2001)
Fig. 2. Particolare della carta con i trinceramenti sulla sinistra orografica del vallone e il doppio ordine di tiro presso la strada del valico (Comunità Montana Valdigne Mont Blanc, Valdigne Mont Blanc. Les Sentiers. I sentieri dell’Alta Valle d’Aosta e tutte le indicazioni per scoprirli, 2001)
Fig. 3. La freccia nel centro del vallone sottostante l’ospizio del San Bernardo (foto Sconfienza)
Fig. 4. La freccia nel centro del vallone. Ricostruzione sommaria dei profili (foto-elaborazione Sconfienza)

Note


[1] Il collegamento fra Chambéry e Torino, passando dal Moncenisio, consta di 218 chilometri contro i 316 che si percorrono attraversando il Piccolo San Bernardo (Guichonnet 1986, pp. 297-299).

[2] Ilari-Boeri-Paoletti 1996, pp. 326-328, 332.
[3] Ilari-Boeri-Paoletti 1997, pp. 105-107, 109-111.
[4] Rembò 1743, pp. 7, 10-12. Esistono due copie della memoria del luogotenente Rembò, quella del 1743 in italiano ed una in francese del 1745 (Rembò 1745) da lui stesso firmata, priva della parte iniziale in cui si descrive la campagna in Savoia alla fine del 1742 e degli eventi del 1743, ma unica nel permetterci di identificare con sicurezza l’autore di entrambe.
[5] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743a.
[6] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743b.
[7] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743c; Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743d.
[8] Chomom Ruiz 1968; Sconfienza 1996, pp. 121-122; Ilari-Boeri-Paoletti 1997, pp. 120-125; Gariglio 1999, pp. 91-108; Garellis 2001, pp. 129-138.
[9] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743e.
[10] Rembò 1743; Rembò 1745.
[11] Viglino 1989, pp. 138-139.
[12] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743f.
[13] Rembò 1743, p. 7.
[14] Libro mastro 1743, p. 40.
[15] È probabile che il Rembò (Rembò 1743, p. 7) rilevi, più che una reale minaccia offensiva, o un’azione diversiva o forse più verosimilmente un rafforzamento delle posizioni spagnole in Tarantaise per il semplice controllo della strada fra Piccolo San Bernardo e Bourg Saint Maurice, dal momento che fin dai primi di luglio 1743 Carlo Emanuele III era informato della concentrazione di provvigioni e materiali nei magazzini di Briançon e nel Queyras, al fine di appoggiare lo spostamento di un considerevole corpo d’armata, che effettivamente, guidato dal de Las Minas, iniziò a muoversi fra Savoia e Delfinato alla fine dello stesso mese (Ilari-Boeri-Paoletti 1997, pp. 120-121).
[16] Rembò 1743, p. 7.
[17] Rembò 1743, p. 8.
[18] Garellis 2001, p. 126, 182.
[19] Papacino d’Antoni 1782, pp. 328-332, 341-343.
[20] Gariglio 1999, pp. 179-180; Ilari- Crociani-Paoletti 2000, pp. 161-163.

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