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Le difese del Piccolo San Bernardo nel XVIII secolo e le fortificazioni campali della val Veny

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da «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», LIX-LX, 2008-2009, pp. 129-164

Roberto Sconfienza

LE DIFESE DEL PICCOLO SAN BERNARDO NEL XVIII SECOLO
E LE FORTIFICAZIONI CAMPALI DELLA VAL VENY

ILLUSTRAZIONI

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TESTO


Il presente contributo fa seguito a quello redatto da chi scrive per il Bollettino SPABA, LVI, 2005 e intitolato I trinceramenti del Piccolo San Bernardo. Studio archeologico[1]. In quella sede si era specificata chiaramente la natura di indagine ricognitiva condotta presso i resti dei trinceramenti settecenteschi edificati dagli ingegneri del Re di Sardegna poco più a valle dell’ospizio di San Bernardo e lungo la dorsale sulla sinistra orografica del torrente Reclus. In fase di studio la sovrapposizione dei dati reperiti sul terreno con quelli derivanti dalla ricerca d’archivio ha determinato la nascita di alcune problematiche interpretative e di nuovi fronti di ricerca che qui riassumiamo in breve:
- la riconduzione dei primi interventi fortificatori pianificati dall’amministrazione centrale e della nascita del complesso nelle sue componenti essenziali agli anni della Guerra di Successione Austriaca, e più precisamente al 1743;
- l’identificazione sul terreno di tre ridotte, commissionate da Carlo Emanuele III a difesa del valico, minacciato dalle truppe spagnole del Las Minas occupanti la Savoia dal 1742;
- l’intergrazione delle opere campali del Piccolo San Bernardo con altre fortificazioni sulle montagne e valli vicine.
L’approfondimento dell’indagine ha dunque richiesto un’ulteriore ricognizione sul territorio in esame, che si è svolta in due momenti distinti ancora sulle montagne del Piccolo San Bernardo nel luglio del 2007 e poi in Val Veny all’inizio di settembre dello stesso anno[2].
È necessario informare preliminarmente che qualche tempo prima del Bollettino SPABA, LVI, 2005 è stato pubblicato uno studio storico-archeologico di Nathalie Doufour, Paolo Palumbo e Andrea Vanni Desideri, dedicato al sistema difensivo del Piccolo San Bernardo fra XVII e XX secolo, che d’ora in avanti chiameremo, in forma abbreviata, Le système 2006[3].

La cronologia e le opere del Piccolo San Bernardo


Le motivazioni per cui sembra convincente identificare le opere e il loro impianto planimetrico attualmente visibili sul terreno a valle dell’Ospizio di San Bernardo, sui pendii in direzione del Lac sans Fond e a foderatura della dorsale che fiancheggia la sinistra del Reclus con i trinceramenti programmati e realizzati nel 1743, ritenendo comunque che gli stessi manufatti abbiano goduto di ristrutturazioni e rifacimenti all’inizio della Guerra delle Alpi, sono presenti nella documentazione storica e curiale conservata negli archivi torinesi. Ricordiamo qui di seguito le argomentazioni principali, sebbene la materia sia stata sviluppata nel contributo precedente[4].
Innanzitutto nella Descrizione delle Alpi […] dal Gran S. Bernardo sino al Tanarello, databile agli anni successivi al 1748, dopo la descrizione dei principali luoghi e punti strategici del comprensorio a sud del Monte Bianco, si legge a chiare lettere che «Tutti i divisati siti furono trincerati dalle truppe Piemontesi nella Campagna del 1743»[5].
Seguono il mandato esecutivo per i lavori nel Ducato d’Aosta, trasmesso dalla Regia Segreteria di Guerra all’intendente generale dell’Azienda di Fabbriche e Fortificazioni, datato 11 marzo 1743[6], e di lì a poco, il 14 marzo 1743 la registrazione dello stanziamento di 25000 lire per l’esecuzione dei lavori da parte della stessa Azienda[7].
Di grande importanza sono poi le titolature dei tre contratti stipulati il 17 e il 20 marzo 1743, per lo svolgimento dei lavori, in cui si dichiarano esplicitamente i tipi di opera, ovvero «Trinceramenti, Baracconi ed altri Travagli da farsi nella valle d’Agosta e nelle Montagne La Thuile, La Blanche, e piccol S.t Bernardo».
Ancor più determinante tuttavia, perché conferma le titolature dei contratti ed i risultati della ricognizione, è la Carta topografica del Ducato d’Aosta con parte delle provincie di Morienna, Tarantasia e Faucigny, successiva al 1748[8], che reca la raffigurazione in rosso dei trinceramenti a salienti e rientranti a valle dell’ospizio e ascendenti lungo i versanti destro e sinistro della valle del Reclus, ma soprattutto accanto ad essi la scritta informativa «Retranchemens du 1742»; la carta sbaglia di un anno la datazione dei documenti, ma colloca senza dubbio nella Guerra di Successione Austriaca le opere rilevate in ricognizione, essendo esse gli unici trinceramenti visibili ed esistenti in situ.
Fra i documenti cartografici trova ancora un posto rilevante la carta disegnata dall’ingegnere topografo Giuseppe Riccio, verosimilmente poco prima della Guerra delle Alpi[9], su cui i trinceramenti del Piccolo San Bernardo, per quanto la raffigurazione sia schematica, presentano uno sviluppo assai simile a quello reale sul terreno, in particolare per quanto concerne l’avancorpo sulla cresta alla sinistra orografica del Reclus.
A completare tali argomentazioni si aggiungono le parole dell’ufficiale che condusse le ricognizioni al Piccolo San Bernardo nel gennaio del 1743, con l’ausilio della popolazione locale, il luogotenente Michele Antonio Rombò[10], quando egli riferisce che
[…] S.M. [Carlo Emanuele III, scil.] ordinò tre ridotte col suo baraccone, qual trinceramento al picciolo S.t Bernardo, ed altri [trinceramenti, scil.] in quei siti, ove il richiedeva il bisogno […][11],
autorizzandoci ad identificare fra gli «altri» trinceramenti anche i «Retranchemens du 1742» della carta succitata.

Le preesistenze rispetto al 1743


Nel contributo del Bollettino SPABA, LVI, 2005, si era sostenuto che le preesistenze difensive, ricondotte alla fine del XVII secolo e agli anni della Guerra di Successione Spagnola, ci parevano inconsistenti, ma soprattutto che non erano attestate nella documentazione curiale torinese dei registri di Cotrorolo[12]. Certamente le ricerche più approfondite e documentate in Le système 2006 apportano conferme all’impressione da noi condivisa che qualche difesa dovesse esser stata apprestata fra il 1690 e il 1704, in particolare nel pianoro del colle a sud-ovest della statio romana, dove i ricercatori, autori della suddetta pubblicazione, hanno documentato tracce di un trinceramento a foderatura di un terrazzo naturale, ancora ricondotto alla Guerra della Lega d’Augusta[13]. Tale rinvenimento ci porta a recuperare la nostra osservazione riguardo alla raffigurazione di un’opera pentagonale sulla Carta topografica in misura del Ducato d’Aosta presso l’Ospizio[14], che può trovare riscontro nella realtà delle emergenze archeologiche pubblicate e attribuite a questo periodo in Le système 2006.
Ci pare comunque poco credibile che alcune parti o la totalità del complesso dei trinceramenti a valle dell’Ospizio, comunemente noti come «Retranchements Sardes», sia da ricondurre alla primavera del 1704, ma che, come già affermato, si tratti di opere non anteriori al 1743. Va notato innanzitutto che la relazione del barone di Monthoux, citata in Le système 2006 come testo probante la datazione al 1704 in quanto considerato di poco posteriore ai documenti della Guerra della Lega d’Augusta[15], è da collocare invece negli anni immediatamente precedenti la Guerra delle Alpi, essendo il suo autore quel Joseph Guillet Pougny de Monthoux che divenne comandante dello Stato Maggiore Sardo nel 1816 e pubblicò gli Elementi di strategia e di tattica nel 1832[16].
D’altro canto in Le système 2006 la disamina puntualissima di tutte le fonti riconducibili agli eventi del 1704 mette bene in luce che in qualche modo si volle intervenire o si intervenne al Piccolo San Bernardo, anche perché gli ordini di Vittorio Amedeo II erano chiari, per realizzare «de bon retranchement […] faisant une forte barriere au Petit-Saint-Bernard afin de sauver la Val d’Aoste»[17]. Tuttavia neanche nella documentazione del Conseil de Commis d’Aosta emergono specificatamente tracce di pagamenti per opere realizzate al Piccolo San Bernardo[18]. Abbiamo però notizia che nel gennaio del 1704 il barone di Saint Remy visitò con il cavaliere de Lucey i luoghi fino ad allora trincerati; che poco dopo i lavori si interruppero a causa delle abbondanti nevicate; che nell’aprile dello stesso anno il barone di Schoulembourg mantenne l’occupazione del valico per garantire la comunicazione con le truppe ducali inviate in Savoia e de Lucey poté far realizzare un baraccone con funzione di magazzino; che infine lo stesso de Lucey non considerava «en sûreté» la «garde du petit Saint Bernard» e il Saint Remy richiese ed ebbe già il 3 maggio 1704 presso di sé l’ingegnere cavaliere di Castellalfero per intervenire al Piccolo San Bernardo. Sta di fatto che all’inizio di maggio Castellalfero doveva ancora «tracer les retranchements et redoutes qui est nécessire de construire» e che già nel mese di giugno il valico fu evacuato dai Piemontesi e occupato dai Francesi del duca di La Feuillade[19]. I tempi ridotti ci inducono a credere che, se qualcosa venne edificato, la consistenza delle opere doveva essere di entità limitata. Probabilmente furono riattate le difese del 1690-1691 sul pianoro, ma pare inverosimile che l’intero complesso dei Retranchements Sardes, o anche solo la sua porzione occidentale ascendente verso il Lac sans Fond, possa essere stato realizzato in quel tempo[20].
Trova piuttosto sede, in seno a queste riflessioni, la possibile spiegazione di un dato archeologico, rilevato già nella nostra ricognizione del 2003, che ancora in quella del 2007 si riproponeva e non ci pareva circoscrivibile. Si tratta di una lunga traccia in negativo, priva di vegetazione spontanea, sul terreno del versante orientale del vallone del Reclus, che taglia ortogonalmenmte le isoipse e chiude alla gola l’intero avancorpo est dei Retranchements Sardes. Osservando tale anomalia sia dal versante del Lac sans Fond sia dall’alto del Col de La Traversette[21], si colgono la sua origine presso l’area di parcheggio sovrastante la grande freccia nel vallone del Reclus, a tergo del tratto di trinceramento a doppio ordine di tiro, e lo sviluppo fino a raggiungere il Ruisseau de Bellecombe ad est dei Retranchements Sardes. È verosimile ritenere che si tratti di quanto rimane sul terreno dell’ingombro e dell’andamento delle difese della Guerra di Successione Spagnola, demolite dai Francesi e divenute probabilmente già nel 1743 la cava preferenziale per recuperare il materiale dei trinceramenti attualmente visibili. Ciò spiegherebbe la sola conservazione della traccia d’appoggio delle fondazioni, non scavate in roccia, ma semplicemente allettate sul terreno naturale, tanto però da permettere ancor oggi di rilevare l’anomalia con continuità e alcuni allineamenti di scaglie lapidee. È altrettanto credibile che l’ingegnere di Castellalfero avesse tracciato sul terreno questa linea trincerata, compresa la porzione ad ovest del Reclus, ascendente verso il Lac sans Fond, ma che sia stata realizzata soltanto questa prima porzione orientale, nel settore d’altra parte più scoperto.

1743 e 1793


Le notizie sulla presenza del Castellalfero al Piccolo San Bernardo, fornite da Le système 2006, inducono ad ipotizzare che durante la successione d’Austria, quando l’amministrazione centrale sabauda stanziò i fondi per realizzare la linea trincerata rilevata in ricognizione, quei progetti o appunti dell’inizio del secolo, che nessun ricercatore fino ad ora ha avuto la ventura di reperire, siano stati il fondamento ispiratore e concreto per l’intervento del 1743, il quale, sia nella valle del Reclus sia lungo il pendio alla sua destra verso il Lac sans Fond, integrò in sé qualunque possibile preesistenza, che si fosse trovata in tali siti.
Diversamente il settore dei Retranchements Sardes lungo la dorsale a dominio di Pont de La Marquise, alla sinistra del Reclus e ad est del grande redan centrale, come s’è detto sopra, fu realizzato ex novo nel 1743. In questo caso, sostenendo tale datazione, ci troviamo in disaccordo con Le système 2006, che data le medesime opere al 1793, in seguito agli interventi dell’impresario Giovanni Battista Rosazza. Va detto innanzitutto che sembrano abbastanza convincenti gli argomenti illustrati all’inizio del presente contributo e già espressi in quello del Bollettino SPABA, LVI, 2005. Tuttavia, analizzando con attenzione la documentazione d’archivio relativa agli interventi del 1793, ci pare di trovare ulteriori conferme.
In una memoria del 26 febbraio 1793 il Nicolis di Robilant, stilando una serie di osservazioni sui confini alpini del regno, affermava che la difesa del Ducato d’Aosta dipendeva dal «sostinere i trinceram.ti del piccol S. Bernardo li posti delle altezze di Val Grisance e quelli di Ales Blanches»[22], provando che in quella data era certa l’esistenza delle opere campali qui in esame. Nel marzo dello stesso anno un’altra memoria, purtroppo anonima, conferma la precedente dicendo che
[…] sul colle del medemo [del Piccolo San Bernardo, scil.] esistevano ancora vestiggie degli antichi trincieram.ti, li quali furono nel fine dello scorso anno riparati in parte, e vi si fabbricarono baracconi a portata per il ricovero delle truppe nostre de l’avanzata, mà il diffetto che hanno tali trinceramenti egli è che mancano di Barriere per chiudere gli accessi e di ridotti laterali sulle altezze circonvicine per prevenir che il nemico ne prenda possesso […][23]
Dunque già nel 1792 ci fu un primo e sommario intervento per riattare le opere in disarmo del 1743, ma si percepisce anche che esse erano valutate come un sistema unitario, necessitante di coperture circostanti, ma non di integrazioni planimetriche.
Passando poi alla disamina dei contratti dell’impresario Rosazza emergono argomentazioni più cogenti. Innanzitutto in nessuna delle quattro «sottomissioni» firmate dal Rosazza viene esplicitamente commissionata l’edificazione di nuovi trinceramenti al Piccolo San Bernardo, là dove nel caso particolare delle difese campali di Combal in Val Veny il contratto del 10 luglio 1793 esplicita, con notevole precisione di articoli e calcoli, il rifacimento in muratura a secco dei trinceramenti già realizzati durante la Guerra di Successione Austriaca[24]. D’altro canto nel contratto del 30 luglio 1793 viene commissionato allo stesso impresario lo scavo del fossato e la realizzazione dello spalto davanti ai trinceramenti interni al vallone del Reclus, specificando la necessità di edificare in pietra a secco la «muraglia di controscarpa», ma null’altro, se non la riparazione delle fondazioni del corpo di fabbrica dei trinceramenti già esistenti[25].
Infine lo studio di Léonce Krebs ed Henri Moris, pubblicato nel 1891 e nel 1895, dedicato alle campagne della Guerra delle Alpi e citato anche da Le systéme 2006[26], presenta una descrizione dei Retranchements Sardes in nota ad una loro menzione, che recupera quanto le nostre fonti archivistiche dimostrano, ovvero che
Les Piémontais avaient relevé les retranchements construits auprés de l’hospice du Petit Saint Bernard au cours des guerres antérieures. Ils les avaient perfectionnés […]
e vi aggiunsero le opere avanzate del Dou de la Motte e del Col de la Traversette[27]. La notazione presente nella stessa pagina dell’opera, posta in relazione specificatamente alle parole «guerres antérieures», descrive in vero lo stato dei trinceramenti così come li ereditarono dal 1743 i protagonisti della Guerra delle Alpi, i quali perfezionarono il complesso in seguito. Dando notizie sulla localizzazione topografica e informando che le opere campali in pietre a secco avevano un fossato antistante, che noi sappiamo esser stato aggiunto nel 1793, la nota di Krebs e Moris prosegue dicendo che
[…] La droite [il settore ovest, scil.] longeait le ravin qui descend du lac sans fond, s’arrétant à un escarpement que couronnaient cinq flèches battant les pentes du Roc de Belleface [i redan sulla destra e a ridosso del Reclus, scil.]; la gauche [il settore est, scil.] contournait la croupe dominant le confluent du Reclus e du vallon de Bellecombe descendant du mont Belvédère et se terminait à un petit ouvrage fermé au point où commence une barre rocheuse qui s’étend jusque vers le col de Traversette
D’altro canto pensare che il settore orientale del complesso sia nato soltanto nel 1793 significa escludere che durante la Guerra di Successione Austriaca esistessero difese campali, tranne che i miseri resti di quanto distrutto nel 1704 da La Feuillade, nella zona più vulnerabile del valico, ovvero il versante compreso fra il Reclus e il Ruisseau de Bellecombe, attraverso il quale è possibile scendere direttamente sull’Ospizio, tagliando fuori il settore del grande redan.
In conclusione ci sembra di poter affermare che il 1793 fu un anno di importanti interventi di ristrutturazione, che richiesero lo stanziamento di circa 20000 lire[28], analogamente a quanto si decise di spendere nel 1743. Tuttavia l’entità degli interventi sulle opere difensive, ad esclusione del fossato antistante i trinceramenti del Reclus e i nuovi baracconi, fu limitata al restauro o rifacimento strutturale dei trinceramenti del 1743, come per quelli di Combal in Val Veny, ma non comportò la loro riplasmazione planimetrica, né ad ovest né ad est del Reclus.

Le tre ridotte di Carlo Emanuele III


La relazione del luogotenente Rombò è all’origine di un’altra problematica interpretativa, affrontata nel contributo del Bollettino SPABA, LVI, 2005, la cui soluzione richiedeva comunque un’ulteriore verifica sul terreno. Il passo succitato della relazione dell’ufficiale parla della disposizione del Re per far realizzare al Piccolo San Bernardo tre ridotte, quali punti forti del sistema difensivo del valico[29].
L’identificazione dei siti interessati dalla presenza di tali opere è stata meditata e discussa[30], ma i risultati delle ricerche di Le système 2006 e la seconda ricognizione da noi svolta al Piccolo San Bernardo ci ha indotti a modificare l’opinione maturata nel contributo precedente. Non è infatti pensabile che le tre ridotte possano corrispondere ad una prima fase delle opere del Col de la Traversette e del Dou de la Motte. Infatti non solo il Krebs e il Moris, citando le fonti d’archivio di loro riferimento, riconducono le fortificazioni suddette al 1793[31], ma anche le uniche documentazioni curiali dello stato sabaudo, che citano le opere del «mont Valaisan», sono quelle dei contratti con l’impresario Rosazza, datate al 1793[32].
La ricognizione del luglio 2007 ci ha condotti su percorsi già battuti dagli studiosi di Le système 2006 e salendo alla destra del Reclus verso il Lac sans Fond è stato possibile apprezzare la porzione occidentale dei trinceramenti che noi riconduciamo al 1743. Essi sono caratterizzati da uno sviluppo a linee spezzate, che si adeguano alla natura dei margini delle falesie a strapiombo sul versante a nord del Dou de la Motte, e sono realizzati in muratura a secco o in terra, man mano che si sale di quota[33]. Al culmine della linea fortificata si trova un apprestamento difensivo di pianta rettangolare in pietra a secco, rilevato in Le système 2006[34], che molto opportunamente la stessa pubblicazione mette in relazione con un’altra struttura analoga, già da noi individuata e studiata nel 2003[35], presso la gola dell’ultimo redan del settore dei trinceramenti ad est del Reclus di fronte al Ruisseau de Bellecombe e al cammino verso il Col de la Traversette.
Alla luce di questi dati hanno ripreso significato le riflessioni fatte in corso di studio nel nostro contributo precedente, là dove non si escludevano a priori possibili altre identificazioni oltre a quelle del Col de La Traversete e del Dou de la Motte[36]. In particolare, tenendo sempre conto della verosimile datazione di tutto il sistema al 1743, le opere di forma rettangolare individuate dalle ricognizioni alle testate ovest ed est dei Retranchements Sardes corrispondono a quelle chiaramente illustrate nella cartografia storica antecedente la Guerra delle Alpi. Soprattutto nella Carta topografica del Ducato d’Aosta, sulla quale compare la notazione «Retranchemens du 1742», e in quella dell’ingegnere Riccio sono ben apprezzabili le raffigurazioni delle due strutture rettangolari[37], che ci sembra ormai corretto identificare con due delle tre ridotte che Carlo Emanuele III volle «qual trinceramento al picciolo S.t Bernardo». Non si tratterebbe infine di ridotte nel senso più tecnico della parola né di baracconi di notevole impegno costruttivo[38], bensì di ripari, probabilmente dotati di copertura, adatti alla natura dei siti di pendio, allo stazionamento e all’azione di uomini.
L’identificazione della terza ridotta coinvolge nuovamente la reinterpretazione dei dati colti in sede di ricognizione. Nell’estate del 2007 si è voluto riprendere in esame il rilevamento di tre redan avanzati rispetto ai trinceramenti del Reclus e localizzati nel settore di Le Pontet[39]. Il primo di questi apprestamenti, ad un’analisi più attenta si è rivelato più complesso e con un perimetro ben diverso rispetto ad una semplice freccia, ma con sviluppo rettangolare, aperto alla gola e connesso a nord con un’area spianata e ricca di frammenti e scaglie lapidee sparse, riconducibile alla presenza di un baraccone, ovvero quello che i ricercatori di Le système 2006 attribuivano già nelle loro notizie preliminari al terzo riparo edificato nell’estate del 1743 «all’acqua rossa»[40]. È verosimile che l’opera difensiva, ricavata dallo scavo interno di un’eminenza a dominio della confluenza fra il Reclus e il torrente Teppié e completata con la definizione dei fronti in terra a profilo scarpato, rovesciando il materiale scavato verso l’esterno, costituisse una ridotta avanzata del tipo quadrangolare e corrispondente all’ultima di quelle commissionate da Carlo Emanuele III nell’inverno del 1743. Essa fu realizzata dopo l’inizio dei lavori ai trinceramenti, probabilmente nel giugno dello stesso anno, e il baraccone in retrofronte venne aggiunto di seguito in piena estate[41].
Il sistema portato dunque a termine nel 1743, a sbarramento dell’accesso al pianoro del San Bernardo, comprendeva i trinceramenti continui attraverso il vallone del Reclus e lungo la dorsale a dominio di Pont de La Marquise, due ridotte alle estremità della linea, poco a valle del Lac sans Fond e davanti al Ruisseau de Bellecombe, una ridotta avanzata alla confluenza del Teppié nel Reclus.

Il Dou de la Motte e le opere del Col de la Traversette


Il barone di Monthoux segnalava nella sua relazione l’importanza delle alture circostanti i trinceramenti dell’Ospizio per la difesa dell’intero comprensorio del Piccolo San Bernardo:
Se il nemico si avanza per assalire i trinceramenti, l’uffiziale coman.te li farà guarnire, come altresì le ridotte con le truppe de’ Baracconi, e quelle dell’ospizio si porteranno sulle alture del monte Valaisan, mandando i contadini carabinieri sulle alture più avanzate, tanto sulla destra che sulla sinistra de’ trinceramenti […][42]
Tale preoccupazione fu fatta propria dal comando sabaudo all’inizio della Guerra delle Alpi, tant’è che nel Progetto di diffesa del marzo 1793 ancora si faceva notare che i trinceramenti del valico erano privi «di ridotti laterali sulle altezze circonvicine per prevenir che il nemico ne prenda possesso»[43] e quindi era necessario «che s’abbino in caso di sicuro attacco corpi di Volontarj e di Milizie li quali postati sulle massime cime laterali ne impediscano l’occupamento»[44].
Alla nostra notazione, presente nel contributo precedente e relativa all’esistenza di opere difesive sul Col de la Traversette già prima del 29 maggio 1793, secondo quanto si deduce dalla memoria redatta in quella data e consegnata dall’intendente d’Aosta cavaliere di Saint Rèal al duca di Monferrato, comandante delle truppe sabaude in Valle d’Aosta[45], si aggiunge la notizia che Vittorio Amedeo III aveva inviato fin dal 22 aprile l’architetto Natta al Piccolo San Bernardo[46]. La ricca disamina delle vicende storiche precedenti alla decisione di far intervenire l’impresario Rosazza, presentata magistralmente in Le système 2006[47], ci permette di capire che alcuni interventi furono attuati già nella primavera e ci pare credibile che fra di essi ci fosse pure l’impianto delle fortificazioni del Valaisan e l’intervento al Dou de la Motte, completati in seguito nell’estate dall’impresario suddetto. La situazione finale presentava quindi, secondo quanto anche ricostruiscono il Krebs e il Moris[48], un sistema difensivo articolato sul controllo dei versanti alla destra e alla sinistra del Reclus, discendenti verso Bourg-Saint-Maurice, tramite la presenza di un’opera fortificata presso il Dou del Motte, il «Fort de la Motte», e due ridotte, note con gli appellativi di «Redoute Sarde» e «Redoute Ruinée», che si proteggevano reciprocamente a vista, ad est e ad ovest del Col de la Traversette[49].
Infine abbiamo notizia dal contratto del 2 luglio 1793 che il Rosazza doveva trasportare «donzene mille e duecento assi di sapino» parte al baraccone delle Eaux Rousses e parte all’Ospizio, dove sarebbero state impiegate o inviate «au Mont Valesan» per completare i baracconi[50]. Un mese dopo, nel contratto del 3 agosto, compaiono fra le «murailles des baraccons», che dovevano essere imboccate e intonacate per proteggere le guardie dagli agenti atmosferici, anche quelle «du Mont Valesan»[51].
La nostra ricognizione del 2007 è tornata a percorrere i siti del Col de la Traversette, come nel 2003, e si è estesa al Dou de La Motte per completare l’esame archeologico di tutti i siti strategicamente rilevanti per la difesa del valico.

§ Il Fort de La Motte

L’unico documento storico, attualmente in nostro possesso, che conserva memoria della fortificazione sul Dou de La Motte, è una carta firmata da Jacques Audé e realizzata nell’agosto del 1797, poco dopo il disarmo delle difese del comprensorio[52]. Su questo documento compare il nome «Fort de la Motte», recando parte del toponimo che ha ragion d’essere nella conformazione del terreno del luogo, corrispondente infatti ad una «motta» naturale in terra, emergente dal versante ovest delle montagne alla destra del Reclus. Tale conformazione orografica fu evidentemente quella che fece individuare il sito come migliore posizione strategica per controllare a vista la grande route del valico e poi far da corrispondente alle difese del Col de la Traversette sul versante antistante.
La posizione strategica del Dou de la Motte è messa in luce già ai tempi della Guerra della Lega d’Augusta, sebbene il sito non sia nominato. Una memoria difensiva sul Ducato d’Aosta datata al 1691 parla infatti dell’importanza strategica dell’intero versante occidentale della valle del Reclus e della conseguente necessità di difenderlo, in vista di un attacco diretto al centro del colle del Piccolo San Bernardo, che prenda origine dalla frazione di Saint-Germain poco a monte di Séez:
Le passage qui se prend a S.t Germain commence au pont de pierre, qui est au bas de la descente, et icy il y a un coupeau de montagne fort large, et fort uaste a main gauche en montante par ou se prenent diuers chemins et diuers sentieres par les quels l’Ennemy peut monter a la sommité des boix, et a la sommite de la montagne du costé du Plairet, et laissent S.t Germain a droitte peuuent gaigner l’haut de la montagne pour aller a S.t Bernard, s’il n’y a une forte garde pour les empecher […][53]
È per questo motivo che Le système 2006 riconduce la frequentazione del Dou de la Motte alla fase della Guerra di Successione Spagnola e non sembra che vi siano motivi ostanti[54]. Tuttavia la complessità dei resti in situ rilevati con la ricognizione del 2007 ci induce a riflettere maggiormente sulla cronologia in relazione alle consistenze delle fortificazioni.
La parte sommitale del Dou de la Motte è occupata da un’opera in terra assai consunta e dilavata, ma ancora percepibile nelle sue linee essenziali. Il fronte nord, presso il quale doveva giungere il cammino d’accesso che prendeva le mosse dai trinceramenti del Reclus[55], aveva probabilmente un perimetro a tenaglia con due corni ad est e ad ovest, i cui resti corrispondono ai due accumuli di terreno paralleli ancor oggi visibili sul margine settentrionale della sommità del Dou. Il fronte occidentale è meglio conservato e se ne può apprezzare lo sviluppo rettilineo fino al margine meridionale della sommità della motta, dove incontra il fronte sud con un angolo saliente; la fascia di terreno antistante il parapetto in terra è ancora ben percepibile e il suo limite ovest coincideva probabilmente con la linea di palizzata.
Il fronte meridionale, diversamente da quello precedente, a dominio del pendio che scende alla grande route, è più dilavato in ragione della sua posizione culminante e totalmente scoperta, sebbene sia percepibile il piede del terrapieno e la possibile linea di palizzata. Così si presenta anche il fronte est, la cui consistenza è però peggiore e ormai sfumata nel dolce declivio orientale con cui la sommità del Dou si collega al versante discendente sul Reclus.
Appena a tergo del parapetto del fronte meridionale si colgono i resti di un edificio rettangolare in pietra a secco, corrispondente al riparo principale per la guardia del forte[56], mentre l’interno dell’area racchiusa dai quattro fronti in terra non sembra aver contenuto altre strutture, se non una grande buca le cui destinazioni e cronologia sono decisamente enigmatiche. Sono ancora percepibili le variazioni di quota fra il centro dell’area e le fasce perimetrali interne circostanti i parapetti, fatto che ci fa immaginare la presenza in antico delle banchine di tiro; in particolare la linea interna del parapetto ovest e di parte di quello nord consentono di intravedere un po’ meglio il profilo della banchina.
Rimanendo sempre lungo il fronte sud, ad una quota inferiore rispetto alla linea principale, si individua un’ampia e lunga trincea (m 30 × 5 ca.), scavata nel pendio rovesciando verso valle il terreno scavato per creare il corpo di fabbrica del parapetto. Lungo i limiti est ed ovest si colgono due accumuli di pietre a secco, che potrebbero rappresentare i resti di due traverse di copertura per evitare la presa d’infilata della trincea. Questa struttura era in relazione sistematica con un trinceramento in pietra a secco, lungo circa 15 metri, elevato sul primo terrazzo sottostante il fronte sud del Dou, per costituire una linea avanzata di tiro, coperta dalle opere soprastanti[57].
Infine all’altezza del cogiungimento fra i fronti est e sud dell’opera in terra si scorge una discesa artificiale, tagliata nel pendio meridionale, che raggiunge un terrazzo di forma semicircolare chiuso alla gola da emergenze di roccie naturali, la cui destinazione potrebbe essere quella di una piccola piazzola di tiro per un pezzo leggero.
L’articolazione difensiva del pendio meridionale del Dou de La Motte induce a credere che almeno la trincea avanzata, il trinceramento in pietra alla quota del pianoro inferiore e la piazzola di tiro corrispondano ad un potenziamento del fronte più importante dal punto di vista strategico e difensivo, a dominio della grande route. D’altro canto, come già si pensava alla fine del XVII secolo era importante impedire in qualche modo l’avvolgimento delle guardie del valico lungo il versante occidentale del vallone del Reclus. Prendendo a confronto l’articolazione dei fronti difensivi delle opere del Col de La Traversette, che si descriveranno di seguito, la datazione probabile di queste opere è il 1793, nell’ambito degli ultimi interventi alle fortificazioni del comprensorio.
Per quanto concerne la cronologia dell’opera in terra sulla sommità del Dou la questione è assai più dubbia. Si tratta di un quadrilatero con tenaglia sul fronte nord e perimetro adeguato all’orografia del sito; esso risponde ad una tipologia frequente fra il XVII e la fine del XVIII secolo, tanto che il pur labile aspetto conservato non può individuare una datazione precisa[58]. Pare logico collocare simultaneamente all’edificazione dell’opera in terra quella del baraccone presso il fronte sud e l’intero intervento potrebbe anche risalire all’inizio o al pieno del XVIII secolo. Vero è che il Krebs e il Moris collocano anche questa fortificazione al tempo della Guerra delle Alpi e ricordano «il baracon de la commune ou de la Motte, entouré d’une tranchée»[59]; tuttavia, se mai tale opera, sicuramente importante fra il 1793 e il 1794, abbia avuto una fase precedente e l’impianto dei quattro fronti in terra la rappresenti, essa potrebbe contuinuare a contendere per sé l’attribuzione della terza ridotta di Carlo Emanuele III con la fortificazione alla confluenza del Reclus e del Teppié presso Le Pontet.

§ La Redoute Sarde

La sella del col de la Traversette alle falde dei primi contrafforti del monte Valaisan è chiusa ad ovest dalla Redoute Ruinée e ad est dalla Redoute Sarde, in modo che le due opere si governino a vicenda. La seconda è ad una quota superiore rispetto alla prima ed è raggiunta da una strada terrazzata in opera a secco, che dal colle avanza dolcemente in salita verso est fino ad un primo tornante, volge a ovest e, raggiunto il secondo tornante tocca la faccia nord del trinceramento inferiore della ridotta, per poi avanzare dinuovo in salita verso est fino al sito del baraccone realizzato alla gola della ridotta.
Studiando i cospicui resti di trinceramento in pietra a secco ancora visibili sul terreno, è stato possibile appurare che la Redoute Sarde aveva due ordini di tiro sul fronte principale, rivolti ad ovest verso il Col de La Traversette e la Redoute Ruinée. Essi erano costituiti da un trinceramento superiore che foderava la parte culminante della butta della dorsale che sale al Valaisan e delimitava un’area spianata nella roccia viva, per creare la piazza principale della ridotta stessa. La figura in pianta di questa ridotta era quella di un redan, il cui rene settentrionale si collegava all’ultimo tratto della strada d’accesso appena dopo il secondo tornante; il rene meridionale convergeva su un trinceramento rettilineo che delimitava la piazza alta della ridotta agganciandosi alla parte culminante della butta rocciosa.
L’incontro fra la strada a tornanti e il muro della faccia nord dell’opera segnava anche con ogni probabilità l’ingresso alla piazza alta, mentre il livello inferiore dei trinceramenti antistanti il redan era accessibile, sempre a nord, circa al compimento della convessità esterna dell’ultimo tornante della strada ascendente. Lo sviluppo di quest’ordine inferiore seguiva una pianta a redan che ripeteva il perimetro del livello superiore e l’opera terrazzava una fascia di terreno regolarizzata e spianata, larga intorno ai 4-5 metri, capace di accogliere i reparti disposti su due file. Lo sviluppo dell’ordine inferiore di tiro verso sud, superato il saliente centrale, seguiva in parallelo la faccia sud-occidentale del redan superiore e si allacciava ad un trinceramento in pietra a secco, che correva a mezza costa lungo il versante sud della butta fino allo spiazzo antistante il baraccone, posto alle spalle della ridotta.
La piazza più ampia dell’ordine superiore della ridotta accoglie ancor oggi i resti di una struttura rettangolare allungata e tripartita, la cui destinazione resta dubbia, ma che soprattutto non sembra riconducibile al XVIII secolo. Di notevole importanza sono invece gli apprestamenti difensivi lungo il rampante della dorsale che conduce alla sommità della butta fortificata dalla ridotta. Si tratta infatti di un fossato a sviluppo semilunato, prodotto con lo scavo verso monte del materiale terroso giacente sulla roccia di base della dorsale. La terra è poi stata accumulata verso valle per formare una sorta di spalto a difesa di quello che era un avamposto assai simile alla trincea sud del Dou de La Motte, posto ad una quota inferiore rispetto all’opera principale, difeso dalla stessa e capace di creare un terzo ordine di tiro più radente il terreno del Col de La Traversette. L’estremità sud del fossato-trincea è chiuso da un muro a secco che fodera un approfondimento del settore, la cui origine sarebbe da ricondursi a tempi più recenti rispetto al XVIII secolo[60].
Significativo è infine rilevare che il versante meridionale della dorsale alla quota del fossato, e probabilmente fino al piano del colle, era contenuto da un poderoso muro a secco scarpato che ne regolarizzava a piombo il margine, creando una sorta di baluardo trincerato verso il terreno minacciato da un nemico proveniente dalla Tarantaise. Tale opera a monte si agganciava agli affioramenti della roccia a picco dal medesimo versante in direzione della Redoute Sarde.
Il baraccone posto alla gola della ridotta è separato dalla piazza alta di quest’ultima dalla sommità rocciosa della butta, così da creare uno schermo naturale e robustissimo per il settore destinato ai quartieri d’alloggio. L’edificio ha pianta rettangolare allungata con la spina centrale del tetto parallela alla linea di dorsale, sostenuta da un muro centrale[61].
Completano il quadro del settore della Redoute Sarde i trinceramenti in pietra a secco, che fiancheggiano come parapetti il cammino d’accesso al colle dalla Combe de Moulins[62], e due apprestamenti identificabili con piazze d’artiglieria, collocate ai piedi del versante meridionale della dorsale su cui sorgono la ridotta e il baraccone. Le opere, che corrispondono entrambe ad un ampio redan con saliente arrotondato, erano realizzate con un parapetto in terrapieno, contenuto da una facciavista in muratura a secco, ed erano rivolte verso il vallone di Moulins, corrispondente ad uno dei possibili accessi al Col de La Traversette da La Rosière[63].

§ La Redoute Ruinée

Sia della Redoute Sarde sia della Ruinée non esistono documentazioni cartografiche antiche esaurienti, ma soltanto una sintetica raffigurazione della seconda sulla Carta 5 di Jacques Audé del 1797.
A partire dal 1891 il sito della ridotta piemontese fu ampiamente trasformato per la realizzazione della fortificazione francese che ha preso il nome di «Redoute Ruinée» proprio in virtù della presenza degli antichi resti. L’intervento ottocentesco fu soltanto la prima fase di una lunga serie di lavori che portarono, ancora durante il secondo conflitto mondiale, alla creazione dell’opera quale oggi è visibile e caratteristica del Col de La Traversette. Tuttavia e fortunatamente il Genio Militare Francese levò le piante delle preesistenze per allegare ad esse i progetti dei primi baraccamenti degli Chasseurs des Alpes, fin dagli anni novanta del XIX secolo, e il recente libro di Laurent Demouzon pubblica con gran merito il rilievo conservato negli archivi del Service Historique dell’Armée de Terre, in cui sono raffigurate tali opere[64].
Ponendo a confronto il disegno della pianta dell’Audé, il rilievo del Genio suddetto ed i risultati dell’esame autoptico in situ, è possibile ricostruire grosso modo l’aspetto della ridotta piemontese. L’opera, realizzata in muri a secco, come testimoniano una fotografia del 1897[65] e pochi resti di fondazione inglobati nelle murature in calcestruzzo del fronte settentrionale, foderava l’acrocoro roccioso culminante la butta che chiude a ovest il Col de La Traversette, di fronte ai primi contrafforti del monte Valaisan, da cui emerge il sito della già descritta Redoute Sarde.
Il fronte meridionale della ridotta del 1793 è attualmente inglobato nella muratura delle strutture insediative della fortificazione otto-novecentesca, tuttavia il suo sviluppo è ancora percepibile, ma soprattutto ben segnato sul rilievo ottocentesco del Genio francese. Stessa situazione è riscontrabile nel settore ovest, dove le foderature in opera a secco andavano rastremandosi verso nord, secondo l’andamento della roccia naturale dell’acrocoro; in questo settore la carta dell’Audé segna una successione di linee spezzate di cui non si ha riscontro nel rilievo del Genio francese, né è stato possibile riconoscere sul terreno.
Il fronte nord, sebbene sia stato totalmente ricostruito con tecniche recenti, segue comunque l’antico perimetro a strapiombo sul versante precipite della dorsale del colle verso il pianoro del San Bernardo, ma soprattutto la porzione orientale di tale fronte corrisponde ancora a quella del 1793. È possibile infatti riconoscere l’impianto perimetrale del redan che il rilievo del Genio francese raffigura presso l’isoipsa 2367 e che la carta dell’Audé indica con un triangolo in corrispondenza del rientrante centrale lungo il fronte nord.
Il fronte orientale, infine, conserva ben visibile e apprezzabile l’impianto del grande redan il cui vertice puntava diritto sul terreno del Col de La Traversette. Pur essendo strutturalmente rinnovato in toto nelle epoche recenti, come il fronte nord, il redan è oggi ben riconoscibile alla gola di altre due opere avanzate a freccia, aggiunte fra ‘800 e ‘900, ma quel che ancor di più colpisce è la concordanza delle pur limitate documentazioni grafiche in nostro possesso, compresa la fotografia del 1897.
L’occupazione della cima dell’acrocoro roccioso comportò evidentemente nel 1793 la creazione di una piazza interna alla ridotta, che ancor oggi si può cogliere a livello perimetrale nella corrispondente piazza alta della ridotta francese. Certamente le ristrutturazioni recenti segnarono e rinnovarono i piani di calpestio più antichi, ma non tanto da impedirci di cogliere alla gola dei due redan suddetti un’ampia area rettangolare, depressa rispetto alla quota della piazza, che rappresenta con ogni probabilità l’ingonbro del barraccone piemontese, elevato all’interno della ridotta. La presenza dell’opera è testimoniata sia dalla carta del 1797 sia soprattutto dal rilievo ottocentesco del Genio francese e dunque il terreno conserva la traccia del cavo delle fondazioni in pietra, che furono verosimilmente spogliate del tutto dopo il 1891 per ripulire la piazza alta della ridotta francese.

I trinceramenti di Combal in Val Veny


La dorsale che si sviluppa dal colle delle Chavannes a quello dell’Arp, digradante verso Courmayeur e perpendicolare allo spartiacque principale del monte Bianco, che divide la valle d’Aosta dalla Tarantaise, segna il culmine di un vasto massiccio montuoso posto fra la valle di La Thuile e la Val Veny. Quest’ultima, oltre a comunicare con la prima tramite il colle delle Chavannes, è in diretto collegamento con la Tarantaise grazie al Col de la Seigne e il vallone de la Lex Blanche, tanto da permettere ad un contingente d’invasione proveniente dalla Savoia di evitare il Piccolo San Bernardo e discendere direttamente su Courmayeur, per prendere da tergo i difensori del valico principale. Nel XVIII secolo pertanto anche questa valle fu oggetto di interventi difensivi e apprestamenti campali.

La documentazione storica


Il luogotenente degli Ingegneri Michele Antonio Rombò, come si è detto nel contributo precedente[66], ricorda gli interventi difensivi attuati dal mese di luglio del 1743 da parte sabauda, in seguito alle notizie sull’attività fortificatoria presso Bourg-Saint-Maurice da parte degli Spagnoli del marchese di Las Minas. Oltre alle integrazioni commissionate ai trinceramenti e ridotte del Piccolo San Bernardo, Carlo Emanuele III ordinò di
[…] riffare quelli antichi trinceramenti del prencipe Tommaso alla Tuille, chiudere la Valle di Grisanche, la dove esistevano di già vechi trinceramenti alla sommità d’essa, serare la Valle di Reme riffare gli esistenti vechi trinceramenti in quel sito detto Le Combales nella Valle di Courmajeur. S’è pur praticata una Diga, con la quale s’è formato un gran Lago ch’inondava quella pocca pianura, e si fece un picciol trinceramento lateralmente alle Combales in un sito detto Chavane di sopra, ed altro alla Chavane di sotto con gran fosso avanti, altri alla Comba del Cola, Combe Delar […][67]
Si rammenta innanzitutto che, per quanto concerne le fortificazioni campali realizzate nelle valli di Rheme e Grisanche, non si è estesa a tali siti la ricognizione del 2007, rimandando la medesima ad altra occasione di studio. È tuttavia possibile trovare conferma di quanto si legge nella relazione del luogotenente Rombò studiando una carta del 1795, conservata presso l’Archivio di Corte di Torino[68], che, pur rappresentando verosimilmente la situazione difensiva della Valle d’Aosta durante la Guerra delle Alpi, illustra in Val Grisanche un trinceramento a tenaglia centrale, poco più a monte della borgata di Planaval, forse presso Ressaz, e successivamente tre frecce staccate e una ridotta poligonale lungo il versante di mezzanotte della valle fra Ressaz e Revers. Considerando le vicende storico-costruttive dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo, è possibile ipotizzare che l’impianto planimetrico di queste opere della Val Grisanche sia da ricondurre al 1743 e che il medesimo sia poi stato oggetto di integrazioni e rifacimenti strutturali nel 1793[69].
Se purtroppo la documentazione cartografica antica non ci tramanda memoria delle opere pur citate dal Rombò per la Val di Reme, relativamente alla Val Veny, a monte e sulla destra orografica della valle di Courmayeur, sono abbondanti le conferme della presenza di opere campali, che fin d’ora riconduciamo nel loro impianto planimetrico al 1743, quali rifacimenti di più antiche opere, probabilmente realizzate localmente durante la Guerra di Successione Spagnola[70].
In primis va ricordata la già citata carta, databile agli anni successivi al 1748[71], che accanto alla raffigurazione dei trinceramenti realizzati in Val Veny, sulla sinistra del lago di Combal, segna la scritta «Retran. du 1742», come per quelli del Piccolo San Bernardo, confermandoci nel sentimento che la data retrocessa di un anno rispetto ai documenti coevi sia probabilmente una via rapida per indicare la Guerra di Successione Austrica, nota in Piemonte anche come quella del 1742, piuttosto che un vero e proprio errore.
Nelle altre carte i trinceramenti del Combal sono sempre rappresentati, più o meno precisamente[72]. È da notare che la carta redatta dal Riccio e allegata agli studi del barone di Monthoux illustra queste opere sulla sinistra della Doire de Val Veny, là dove ancor oggi ne sono apprezzabili i resti, ma aggiunge un trinceramento in prosecuzione ai precedenti oltre la Doire, salendo sul versante orientale della valle, che potrebbe rappresentare un progetto di integrazione delle difese, data la natura e l’epoca della specifica carta[73].
Nella carta del 1795[74], già citata per la Val Grisanche, il cartografo Lascaris ha segnato parecchi particolari interessanti, come innanzitutto la diga, citata dal Rombò, a sbarramento del lago di Combal, di cui si ha pure notizia nel Libro mastro 1744 nei capitoli dei residui di spesa del 1743:
1745
- marzo a 11, al Giudice d’Aosta Deviard, e Com.ta di Cormaggiore per prezzo di piante di malegine state tagliate ne fondi proprij per costruzione baraccone e diga sul vallone della Combale ad estimo. R.o 15 cor.e £ 193,10
[75]
È pertanto possibile dedurre che la diga, restaurata a dovere nel 1793, venne realizzata nel 1743 in legname, con i tronchi di larice tagliati nei boschi limitrofi, appartenenti alle terre comuni di Courmayeur e al giudice Giovanni Francesco Deviard, procuratore per conto della comunità stessa[76]. Inoltre la creazione di un’opera idraulica simile rispondeva ad un criterio difensivo, finalizzato al blocco dei cammini discendenti dai colli della Seigne e delle Chavannes, già sperimentato nel 1742 in valle Varaita per la chiusura del colle Longet, evitando di portare le difese sulle creste dei colli stessi, ma collocandole a valle delle dighe[77]. La carta del 1795 conferma la presenza del baraccone che indica il libro mastro succitato e da identificarsi con quello rilevato in ricognizione a chiusura della testata inferiore dei trinceramenti di Combal e a dominio del luogo in cui sorgeva la diga della Doire. Va notato infine che sulla stessa carta, in prossimità della testata superiore dei trinceramenti alla sinistra della Doire, è disegnata una linea a tre spezzoni in grigio chiaro appena visibile, che prosegue la prima traccia preparatoria, su cui fu poi completata in rosso e nero la rappresentazione dei trinceramenti; il Lascaris non completò il disegno, che tuttavia rilevava la prosecuzione dei trinceramenti, così come noi stessi abbiamo potuto constatare sul terreno.
Quanto tramandatoci dal Rombò e raffigurato dalla cartografia storica è inoltre ribadito dalla Descrizione delle Alpi, già ricordata precedentemente per quanto concerne la datazione al 1743 dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo, che aggiunge immediatamente dopo:
[
…] Affine poi di chiudere il Passo de l’Allee blanche furono costrutti in detta Campagna [del 1743, scil.] i trinceramenti del Combale nel sito, ove termina La Lische de l’Allée blanche i quali erano circondati da una specie di Lago formato da alcune chiusure attraversanti la Dora. Un altro ordine di trinceramento più ritirato dalli divisati fù pure costrutto nella parte più avanzata della pianura di Venil, il qual Lavoro chiudeva La Valle dalle due bande del fiume senza pericolo di poter essere circuiti, In detta pianura si possono accampare quindeci e più battaglioni, i quali trovano acqua, e legna sul posto […][78]
Non troviamo dunque soltanto conferma dei lavori al Combal, ma anche notizia di una seconda linea di trinceramenti più arretrata, nella «pianura di Venil», identificabile con l’attuale Plan Veny, dove non è stata estesa la ricognizione, ma la fotografia aerea sembra fornire qualche diafana traccia di quelli che erano i trinceramenti posti a sbarramento da un versante all’altro della valle.
È opportuno notare inoltre che le titolature iniziali dei contratti stipulati nel marzo del 1743 per la fornitura della «ferramenta», degli «utigly da terra» e dei «mastri da muro et altri lavoratori» per i lavori di fortificazione «da farsi nel Ducato d’Aosta», indicano i luoghi come le «Montagne denominate La Thuille, La Blanche, e piccol S.t Bernardo», fra i quali il secondo corrisponde al comprensorio di Combal in Val Veny, al tempo nota anche con il nome di «Lexblanche» o più facilmente di «Ales Blanches» e «l’Allée Blanche e Veni»[79].
Il Nicolis di Robilant, dopo aver ribadito l’importanza strategica del sito di Combal e della Lex Blanche[80], afferma che presso «il Passo di Ales Blanches è conveniente che si restaurino i suoi trinceramenti, si chiuda l’argine al torrente che esisteva nell’ultima guerra [del 1742, scil.]»[81], fornendoci così la prima menzione dei programmi di restauro delle fortificazioni di Val Veny nel 1793.
A pochi giorni di distanza dalla redazione del testo del Nicolis di Robilant, il Progetto di diffesa, risalente al marzo del 1793, ribadisce dicendo:
Il terzo passo che conviene diffendere con vigore si è quello procedente dal Faucigny egli è il passo di Ales Blanches, in cui nell’ultima guerra [del 1742, scil.] si fecero pure dei trincieramenti, e si chiuse il torr.te massimo con un argine per allagarne il piano […][82]
Infine è significativo per confermare l’origine dei trinceramenti di Combal nel 1743, il testo del contratto sottoscritto dall’impresario Rosazza il 10 luglio 1793 per intervenire nello stesso luogo e restaurare i più antichi muri a secco:
S’est en personne Etabli et Constitué le dit Sieur Jean Baptiste Rosazza lequel s’est soumis ainsi, que par le present il se soumet à l’acceptation du dit très illustre Seigneur Monsieur le Chevalier Jean Etienne fils de defunt Monsieur le Comte Pierre Freylin, Colonel du Corps Royal du Genie, pour le Bureau Général des batiments et fortifications d’executer tous les barracons […] dans la vallée des Comballes […] les murailles des retranchemens aux prix et conditions portés dans le parti du six courant […][83]
Nel Calcolo per il lavori del Comballe, allegato allo stesso contratto[84], il Rosazza precisa:
Per cadun Trabucco calcolato d’oncie 10 muraglia secco in ristaurazione dei vecchj trinceramenti avuto riguardo che le pietre sono scavate, e sul luogo del lavoro: si calcola …£ 12
Accanto alla conferma dell’intervento di ristrutturazione all’inizio della Guerra delle Alpi, lo stesso contratto riporta inoltre la testimonianza dell’esecuzione di un nuovo lavoro, ovvero un «barracon sur la montagne de l’alps vieux aux confins de l’allée blanche»[85], in un sito corrispondente forse all’attuale Arp Vielle sul versante orientale della Val Veny, al fondo del vallone della Lex Blanche e in faccia al lago di Combal, dove sulla carta del Lascaris sono segnate delle opere campali[86].
Chiudono il quadro difensivo della Val Veny nel 1743 le opere che il testo citato del Rombò colloca sulle Chavannes «lateralmente alle Combales»; esse permettevano di controllare e chiudere i passi fra la zona di La Thuile e quella di Courmayeur e consitevano in un trinceramento alle «Chavanne di sopra», corrispondente forse all’attuale Mont Fortin (m 2753 s.l.m.), toponimo non casuale, e uno alle «Chavanne di sotto con gran fosso avanti», da identificare con il Col de Chavannes (m 2596 s.l.m.), altro sito strategico di rilievo che, già segnalato insieme a varie località nella memoria difensiva del 1691[87], mette in comunicazione la Val Veny con Pont Serrand e La Thuile attraverso il vallone delle Chavannes. La cartografia storica in questo caso è avara di dati, ma ancora una volta la precisa carta del Lascaris raffigura una ridotta di forma pentagonale sulla dorsale delle Chavannes a picco sul lago di Combal[88], così come conferma la fotografia aerea del Mont Fortin, che permette di apprezzare anche la presenza dei resti di un baraccone in muratura[89].
Abbiamo notizia inoltre degli interventi difensivi alle Chavannes nel 1793, grazie alla documentazione dei contratti del Rosazza. In quell’occasione fu realizzato «le Barracon des Chavannes dans la vallée du meme nom, à la droite en montant le petit S.t Bernard», che doveva essere realizzato «in bosco», come si specifica nell’Insertion, firmata dall’impresario e seguente il testo del contratto del 2 luglio. Dal Calcolo per i Lavori […] del Colle delle Chavanne, allegato al contratto del 10 luglio, infine sappiamo che il «Baraccone d’assi» era destinato «al detto colle», dove si dovevano trasportare i materiali e la chioderia[90]. Probabilmente anche al colle delle Chavanne si recuperarono i trinceramenti del 1743 e fu quindi necessario aggiungere solo il baraccone; quanto al Mont Fortin è presumibile che si sia intervenuti con le stesse ristrutturazioni rappresentate dalla ridotta pentagonale della carta del Lascaris e dal baraccone della fotografia aerea, del quale però non vi è traccia nelle fonti storiche e curiali.

Le testimonianze archeologiche


Passando alla descrizione delle consistenze archeologiche dei trinceramenti ancor oggi visibili sul terrazzo di origine glaciale alla sinistra della Doire de Val Veny, compreso fra il lago di Combal e quello di Miage, è necessario innanzitutto render noto che si tratta prevalentemente di opere in muratura a secco, con ridotta scarpatura, spesse circa m 0,80-1, poco conservate in elevato per tre, quattro filari o un po’ di più nei tratti rampanti; il settore superiore del complesso invece è caratterizzato da opere di taglio in roccia e riporto di terra[91].
Le osservazioni derivanti dalla ricognizione sul terreno, se integrate con quelle della fotografia aerea, ci permettono di individuare un primo settore di trinceramenti che fodera la porzione inferiore est del terrazzo glaciale a governo del lago di Combal e della Doire.
In corrispondenza del margine esterno della curva della strada moderna, che immette nella spianata interna del terrazzo, sorgono i poderosi resti di un baraccone rettangolare in muratura, alloggiato nel pendio e posto a caposaldo della testata a valle dei trinceramenti. Evidentemente la strada sterrata moderna ricalca un percorso più antico, come dimostrano per esempio le Carte 3 e 4, e l’ingresso di tale itinerario doveva essere controllato e difeso da un’opera adeguata. È possibile che il primo impianto del baraccone sia stato realizzato nel 1743 e di esso vi è testimonianza nella documentazione curiale torinese, quando viene segnalata la costruzione della diga di Combal e l’impiego del legname necessario per l’edificazione del riparo[92]. I resti attualmente visibili in muratura a secco, assai simile a quella dei trinceramenti, vanno invece attribuiti alla fase del 1793, la cui documentazione storica corrisponde ai contratti firmati dal Rosazza il 2 e il 10 luglio di quell’anno. Nel primo documento è sancito l’impegno per la realizzazione di «deux Barracons» in muratura al Combal[93]; nel secondo le due opere sono menzionate come il «barracon grand» e il baraccone «petit qui est à la droite près des retranchemens»[94]. Il primo baraccone corrisponde a quello appena segnalato, presso la strada moderna, dal quale traggono origine i trinceramenti e che risulta volumetricamente più rande di quello che sarà descritto in seguito e individuato nello sviluppo della ricognizione; esso si trova alla sinistra del sistema guardando l’argine glaciale ovviamente dalla gola delle fortificazioni. Il 3 agosto 1793 il Rosazza firmò l’ultimo contratto che ci informa sul completamento di queste opere e sulla loro destinazione per le guardie invernali; nel documento infatti l’impresario si impegna a «dare imboccate a pietra rasa» le pareti dei baracconi, in calce e sabbia sulle facciaviste esterne e in gesso su quelle interne, per sigillare gli ambienti coperti dagli agenti atmosferici[95].
I trinceramenti che si staccano dal baraccone in direzione sud foderano il margine del terrazzo glaciale seguendo un percorso a frecce successive, di forma irregolare e adeguata alla natura del sito. Il terzo di questi apprestamenti più a sud riveste un’area maggiore e segna il punto in cui le difese inferiori si raccordano al primo tratto rettilineo rampante, che corre lungo il poderoso argine meridionale del terrazzo, anch’esso d’origine glaciale. Tale margine, rivolto provvidenzialmente verso il bacino di Combal e il vallone della Lex Blanche, costituiva di per sé un baluardo creato dalla natura che l’arte seppe plasmare secondo i modi e le necessità difensive del XVIII secolo. Il trinceramento realizzato sulla sommità dell’argine sale per circa un centinaio di metri e a metà del suo sviluppo presenta l’inserzione in continuità strutturale di un redan con l’angolo saliente rivolto verso il lago di Combal per assicurare il fiancheggiamento con il grande redan del settore inferiore e con il rientrante dello sviluppo superiore dei trinceramenti.
Al termine di questo primo tratto rettilineo rampante, infatti, il trinceramento si biforca in modo tale che la struttura in muratura a secco prosegua parallela alle curve di livello dell’argine glaciale per foderarne la parte culminante e determini una prima linea di fuoco inferiore. L’altra linea di sviluppo, inclinandosi verso nord-ovest con un angolo ottuso più stretto di quello formato dai trinceramenti in pietra, prosegue lo sviluppo del primo tratto rampante lungo la cresta sommitale dell’argine glaciale, ma l’opera da questo punto in su è realizzata in riporti di terra e tagli in roccia per la creazione, rispettivamente, dei corpi di fabbrica e dei camminamenti.
Il trinceramento inferiore penetra poi nel bosco di conifere, ma permette di intravedere minimi resti e tracce del suo percorso, sebbene la riconquista dell’area da parte della vegetazione spontanea renda praticamente invisibile un intero tratto dell’opera dopo l’angolo saliente con cui essa ripiega decisamente verso ovest. Al termine di quest’ultimo tratto il trinceramento sbuca in un’ampia radura, che si trova ad una quota inferiore rispetto ai canaloni centrali del rerrazzo glaciale e il cui margine meridionale è delimitato da una successione di tratti a linea spezzata dello stesso trinceramento.
Il limite settentrionale di questo pianoro inferiore è determinato dalla parte terminale del trinceramento superiore, che si trova sulla cresta sommitale dell’argine sud del terrazzo glaciale principale. L’opera è realizzata tagliando il cammino coperto nella terra e nella roccia di base, in modo da creare un corridoio riparato che verso sud è dotato di spalto, ottenuto con l’accumulo del terreno scavato verso l’esterno, mentre il suo il piede è definito alle spalle del cammino del trinceramento inferiore in pietra; il limite settentrionale del trinceramento superiore è invece definito dalla parte culminante della dorsale dell’argine sud per circa una settantina di metri, dopo di che, terminato l’ultimo tratto rampante il cammino coperto viene a coincidere con la cresta stessa della dorsale. Da qui in avanti il trinceramento in terra segna il limite sud della dorsale stessa, mentre a nord esso è contenuto da un terrazzamento in muratura a secco e si amplia di circa 3-4 metri, così da permettere lo schieramento dei reparti su due linee. Infine si sono anche individuate in quest’ultimo settore superiore due piazzole aperte in negativo nel corpo in terra del trinceramento, dalla parte del cammino coperto, che presumibilmente erano destinate a batterie leggere d’artiglieria e corrispondenti a quelle realizzate nel 1793, secondo quanto commissionato all’impresario Rosazza per «il finimento della digha e delle piatte forme, qualora venga così giudicata dalli signori Ufficiali d’Artiglieria»[96].
Va detto che là dove il trinceramento rampante si biforca, lungo il versante nord della dorsale dell’argine è stato aperto in antico un cammino che svincolava dal transito nel trinceramento il traffico d’accesso al canalone ad arco di cerchio, localizzato alle falde dell’argine nella parte superiore del terrazzo glaciale; al termine di questo ulteriore percorso si trova un apprestamento in cemento, probabilmente della Seconda Guerra Mondiale, ma altri cammini secondari portano sul piano del canalone inferiore. Presumibilmente il canalone è stato spianato e regolarizzato accumulando il materiale alle falde dell’argine occidentale del terrazzo per creare quello che nella manualistica del XVII e del XVIII secolo era definito «epaulement»[97], ovvero un accumulo in terra realizzato a protezione delle aree retrostanti una linea di fortificazione campale, fosse essa impiegata in assedio o altrove. Nel nostro caso l’epaulement del canalone è chiaramente pensato a protezione dell’area spianata che con ogni probabilità era apprestata in tal modo per ospitare gli attendamenti dei reparti destinati alla difesa del Combal. A nord tale area era delimitata da un secondo argine, parallelo a quello meridionale, che segnava il limite fisico del canalone con un secondo solco al centro del terrazzo glaciale, ad una quota superiore e sempre generato dall’antica estensione del ghiacciaio di Miage. Certamente l’assetto orografico del sito di Combal, conseguente alla presenza del ghiacciaio, ha favorito le riplasmazioni artificiali, offrendo già naturalmente una situazione assai favorevole per un impiego difensivo delle diverse zone. La spianata protetta dall’epaulement, anche se propria di un sito protetto già forse destinato a campo durante la successione d’Austria, fu realizzata così come la si vede oggi più verosimilmente a partire dal 1793, poiché nel Progetto di diffesa a proposito di Combal è chiaramente scritto che
[…] esigge adunque questo posto che li Trincieram.ti sieno costituiti in modo ad occupare le altezze con volontari e milizie, si abbino Baracconi, ovvero che nella bella stagione le Truppe vi estendano il campo, e che vi sii un corpo d’ordinanza proporzionato dimodocché anche qualora fosse forzato il passo del piccol S. Bernardo si sostenghi ancora il medemo che le ritirate dai sudetti posti qualora venissero forzati, si faccino col migliore ordine […][98]
Le ultime notazioni da segnalare riguardano l’assetto difensivo del pianoro inferiore, compreso fra le parti terminali ad ovest dei due trinceramenti paralleli, in pietra a secco e in terra. S’è detto che il trinceramento in pietra delimita a sud l’area di tale pianoro appena dopo il tratto attualmente invaso dal bosco. In questo punto specifico è stato collocato un baraccone in muratura di pietre a secco, di forma rettagolare allungata, analogo a quelli del monte Valaisan e corrispondente «barracon petit» dei due citati sopra e nei contratti del Rosazza del 2 e 10 luglio 1793[99]. La sua localizzazione è protetta dal trinceramento inferiore e governata da quello superiore, trovandosi esso in una sorta di conca da cui verso ovest progressivamente si apre lo spazio del pianoro; d’altro canto nel muro del lato breve est si possono ancora apprezzare due fuciliere, con strombatura rivolta verso l’interno dell’edificio, che prendono d’infilata il cammino del trinceramento inferiore nella zona del bosco. Il baraccone si conserva ancora in parte d’elevato, tanto da permettere l’identificazione di sei ambienti, di dimensioni varianti, ma probabilmente adatto ad ospitare gli uomini del presidio permanente in tempo di guerra, come nei casi dei baracconi del Piccolo San Bernardo. Il lato lungo occidentale dell’edificio e l’intera struttura sono protetti inoltre da un epaulement in terra, lungo tanto quanto il baraccone ed elevato nell’area fra quest’ultimo e il trinceramento in pietre a secco.
È interessante rilevare infine che sempre presso il baraccone i trinceramenti inferiore e superiore tornano ad essere in relazione strutturale; infatti il cammino del trinceramento in pietra, poco prima che la struttura di quest’ultimo volga a sud-ovest con un rientrante che gli permette di avviare lo sviluppo a foderatura del pianoro inferiore, si biforca sviluppando da un lato la prosecuzione della strada coperta lungo il trinceramento stesso e dall’altro un percorso rettilineo che viene a coincidere con il fondo di un fossato tagliato in roccia e anteposto all’ultimo tratto del trinceramento superiore, lungo la dorsale sommitale dell’argine sud. In tal modo esisteva una seconda linea di tiro, protetta da un fossato, che non solo integrava quella del trinceramento inferiore di pietre a secco, ma anche dominava l’intero pianoro avanzato e la conca del baraccone, fino all’estremità occidentale del trinceramento superiore in terra, dove era localizzato il passaggio di collegamento fra i due livelli nel punto in cui il fossato andava ad esaurirsi contro il versante meridionale del monte Tseuc, a sud del ghiacciaio di Miage.

Cronologia


La descrizione della complessa articolazione delle difese superiori del sistema di Combal induce a riflettere sulla sua cronologia e sulle relative fasi.
Se infatti è provato che i trinceramenti in situ, studiati durante la ricognizione del 2007, corrispondono, come s’è detto già nella disamina delle fonti storiche, al prodotto della riedificazione o ristrutturazione nel 1793 di quelli corrispondenti all’impianto planimetrico del 1743, è anche molto probabile che i trinceramenti del terrazzo inferiore, fin dalla loro diramazione dalla linea principale lungo l’argine glaciale sud, siano coevi del baraccone edificato dal Rosazza e del suo epaulement, costituendo quindi un’integrazione del sistema più antico, databile soltanto al 1793.
D’altro canto l’impianto della linea di trinceramenti lungo la dorsale principale dell’argine glaciale risale agli anni della Guerra di Successione Austriaca e fu oggetto di riplasmazioni nel 1793 anche nella parte superiore in terra, come già da sole lascerebbero intendere le piazzole d’artiglieria aperte nel corpo del parapetto. Rammentando dunque la raffigurazione della carta del Lascaris[100], troverebbe altresì spiegazione quel tratto a matita non ripassato ad inchiostro, che segue un andamento a saliente e fronte rettilinea, trattandosi della raffigurazione dei trinceramenti del terrazzo inferiore, realizzati due anni prima della carta. Per quanto concerne inoltre il fossato, che separa il trinceramento superiore dal pianoro del secondo baraccone, è necessario di conseguenza collocare la sua datazione al 1793, coeva agli apprestamenti del pianoro, per potenziare le compartimentazioni delle aree trincerate ed aumentare la capacità difensiva di quella superiore.
La grande area spianata a tergo della linea trincerata nell’antico alveo glaciale e protetta dall’epaulement semicircolare, offre infine la veduta esemplare di quello che la fantasia può animare con le immagini di un operoso campo militare del XVIII secolo in una bella giornata di sole, mentre le bandiere del Re di Sardegna garriscono al vento a guardia del cammino dell’«Allée Blanche».

Documentazione d’archivio e manoscritta


Enti di conservazione


  • ASTO, Corte = Archivio di Stato, Sezione di Corte, Torino


  • ASTO, Riun. = Archivio di Stato, Sezioni Riunite, Torino


  • BRT = Biblioteca Reale, Torino


Abbreviazioni delle fonti d’archivio e manoscritte


de Monthoux, s.d.:
Joseph Guillet Pougny barone di Monthoux, Descrizione militare del Ducato d’Aosta, s.d. (ASTO, Corte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Aosta A 13 NERO)

de Saint Rèal, 1793:
Jacques Alexis Vichard cavaliere di Saint Rèal, Observations sur les Vallées et les Gorges du Duché d’Aoste suivies de quelques reflexions sur la défense de le Duché présetée à S.A.R. Monseigneur le Duc de Monferras le 29e. may 1793 par le chevalier de S.t Real Intendant d’Aoste, 1793 (BRT, Manoscritti Miscellanei, 18, 2)

Descrizione delle Alpi s.d.:
Descrizione delle Alpi, e Valli che costeggiano il Piemonte, principiando dal Gran S. Bernardo sino al Tanarello, divisa in numero di venti scritti de’quali nell’Indice esistente in principio, s.d. (post 1743; ASTO, Corte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 13 n. 1)

Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743:
Il Re all’Intend.e G.le Vass.o Miglyna, 11 marzo 1743 (ASTO, Riun., Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S.M. all’intendente generale delle fortificazioni e fabbriche militari, 26 febbraio 1742 - 31 dicembre 1743)

Libro mastro 1743:
Libro mastro fortificazioni 1743, 1743 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Libro mastro fortificazioni, 1743)

Libro mastro 1744:
Libro mastro fortificazioni 1744, Torino 1744 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Libro mastro fortificazioni, 1744)

Nicolis di Robilant, 1793:
Spirito Benedetto Giovanni Battista Nicolis di Robilant, Memoria del Cav.e di Robilant presentata al Congresso dell LL. EE. Li Sig.ri Generali tenuto avanti il Sig.r Ma rchese di Cravanzana P.o Segretaro di Guerra cioè li 28 febb.o, Memoria 28 febbraio 1793, Torino (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Memorie sulle fortificazioni delle diverse piazze, 1791-1795)

Progetto di diffesa,1793:
Progetto di diffesa del Ducato di Aosta nel caso che li francesi dalla savoja tentassero di penetrare nel medemo per rendersi nell’interno de’ stati di S.M. e dirigersi verso la Lombardia, Memoria marzo 1793, Torino (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Memorie sulle fortificazioni delle diverse piazze, 1791-1795)

Recit des passages, 1691:
Recit des passages de la Vallée d’Aoste depuis la citté et la Villeneuve en haut, 1691 (ASTO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari, Mazzo 2, n. 16)

Rombò, 1743:
Luogotenente ingegnere Michele Antonio Rombò, Relazione fattasi d’ordine di S. M. de’ movimenti delle armate in Savoja e della situazione del Monte S. Bernardo, come pure delle Montagne attigue Valli, Strade, Sentieri, loro situazione, e natura d’esse nel Ducato d’Aosta. Col Regolamento da osservarsi per difendere quel Ducato e le Istruzioni date ai rispettivi Comandanti, 1743 (ASTO, Corte, Materie Militari, Imprese militari, Mazzo 13 n. 6)

Sottomissione Barucchi 1743:
Sottomissione di Stefano Barucchi per provisione e condotta di diversa ferramenta, ed utiglij alla città d’Aosta, Torino 17 marzo 1743 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni, 1743, pp. 45-48)

Sottomissione Bogetto 1743:
Sottomissione di Giuseppe Filiberto Bogetto per provisione di diversi utigly da terra da servire per li trinceramenti, ed altre opere da farsi nel Ducato d’Aosta, Torino 20 marzo 1743 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni, 1743, pp. 50-51)

Sottomissione Rosazza 1793a:
L’an mil sept cent nonante trois et le jour second du mois de Juillet à midi, au village de La Golette parroise de La Tuile […], La Golette 2 luglio 1793 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni in partibus, 1793, pp. 115 fronte-117 retro); seconda copia in ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni in partibus, 1793-1797

Sottomissione Rosazza 1793b:
L’an mil sept cent nonante trois et le jour dixieme Juillet à midi, au village de La Golette parroise de La Tuile […], La Golette 10 luglio 1793 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni in partibus, 1793, pp. 119 fronte-125 fronte)

Sottomissione Rosazza 1793c:
L’an mil sept cent quatre vingt treize et le jour trente du mois de juillet, avant midi, à la parroise de la Tuile et au village de La Golette […], La Golette 30 luglio 1793 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni in partibus, 1793, pp. 127 fronte-129 retro)

Sottomissione Rosazza 1793d:
L’an mil sept cent quatre vingt treize et le jour troisieme du mois d’Aout à midi, à la parroise de La Tuile et au village de La Golette […], La Golette 3 agosto 1793 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni in partibus, 1793, pp. 130 fronte-132 fronte)

Sottomissione Tirola 1743:
Sottomissione di Dom.o Tirola per somministraz.ne di mastri da muro et altri lavoratori per diversi travaglij da farsi nella Valle d’Aosta, Torino 17 marzo 1743 (ASTO, Riun., Azienda Generale di Fabbriche e Fortificazioni, Contratti fortificazioni, 1743, pp. 41-44)

Abbreviazione della documentazione cartografica


Carta 1: ASTO, Corte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e B, Aosta n. 3, Carta topografica del Ducato d’Aosta con parte delle provincie di Morienna, Tarantasia e Faucigny, s.i.a., s.d. (presumibilmente post 1743)

Carta 2: ASTO, Corte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e B, Aosta n. 4, Carta topografica in misura del Ducato d’Aosta divisa in quattro parti (Aosta IV/I e IV/II), redatta da Giovanni Giuseppe Avico, Antoine Durieu, Domenico Carelli, Giovanni Battista Sottis, sec. XIX

Carta 3: ASTO, Corte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Aosta 9 A I ROSSO, Plan de la haute V. d’Aoste et des deux principales positions du cote de la Savoie […] Vue du Camp du Prince Thomas […] de la combe de Votta, redatta da Lascaris, 1795

Carta 4: ASTO, Corte, Carte topografiche e disegni, Carte topografiche segrete, Aosta A 13 NERO, Carta del Ducato d’Aosta colle posizioni militari, redatta da Giuseppe Riccio, s.d. (presumibilmente post 1789)

Carta 5: ASTO, Corte, Carte topografiche e disegni, Ufficio topografico Stato Maggiore, Confini con la Francia, Mazzo 2, Piccolo San Bernardo, 1.2 INV. 287, Plan topographique du Petit St. Bernard levé par les Ingenieurs Bourcet et l’Assistant Audé au mois de Juillet 1797, redatta da Jacques Audé, 20 agosto 1797

Carta 6: Comunità Montana Valdigne Mont Blanc, Valdigne Mont Blanc. Les Sentiers. I sentieri dell’Alta Valle d’Aosta e tutte le indicazioni per scoprirli, 2001

Bibliografia


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Giorgio Ponzio, Il forte di Mirabocco: un’anomalia nel quadro fortificatorio tardo cinquecentesco, in La scala di Pietro Micca. Atti del Congresso Internazionale di Archeologia, Storia e Architettura Militare, Torino 11-13 novembre 1998, a cura di Guido Amoretti e Patrizia Petitti, Torino, pp. 281-300

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Roberto Sconfienza, Fortificazioni campali nel secolo XVIII. Contesti culturali e confronti per i trinceramenti dell’Assietta, in «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1996 (1999), pp. 91-123

Sconfienza, 2005:
Roberto Sconfienza, I trinceramenti del Piccolo San Bernardo. Studio archeologico, in «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e belle Arti», LVI, 2005, pp. 229-269

Sconfienza, 2006:
Roberto Sconfienza, La fortificazione campale nella seconda metà del XVIII secolo. Esperienze e studi fino alla Guerra delle Alpi, in V. Barberis, D. Del Monte, R. Sconfienza (a cura di), Le truppe leggere nella Guerra delle Alpi. Selezione, tattiche, armamento, vicende belliche, fortificazione campale, Atti della giornata di studi, 5 giugno 2004, presso la chiesa castrense del Forte San Carlo di Fenestrelle, Torino

Sconfienza, 2007:
Roberto Sconfienza, Le fortificazioni campali della valle Varaita durante la Guerra di Successione Austriaca, in 1744. La campagna gallispana in Piemonte, Atti del convegno di studi, Torino, 19 - 20 novembre 2005, presso il salone conferenze di Gioventura Piemontèisa, a cura di Valentina Barberis, Dario Del Monte, Roberto Sconfienza, «Annales Sabaudiae. Quaderni dell’Associazione per la Valorizzazione della Storia e Tradizione del Vecchio Piemonte», 4, 2007, numero monografico, in corso di pubblicazione

Vauban, 1704 (2007):
Sébastien Le Prestre marchese di Vauban, Traité de l’Attaque des places, 1704, a cura di Clément Oury, in Les Oisivetés de Monsieur de Vauban ou ramas de plusieurs mémoires de sa façon sur different sujets, Edition intégrale établie sous la direction de Michèle Virol, Seyssel 2007, pp. 1155-1324

Vauban, 1705 (2007):
Sébastien Le Prestre marchese di Vauban, Traité de la fortification de campagne autrement des camps retrenchés, 1705, a cura di Philippe Bragard, in Les Oisivetés de Monsieur de Vauban ou ramas de plusieurs mémoires de sa façon sur different sujets, Edition intégrale établie sous la direction de Michèle Virol, Seyssel 2007, pp. 1483-1626

Illustrazioni


Figura 1.
Veduta panoramica dal Col de La Traversette dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo ad ovest e ad est del torrente Reclus, il cui impianto è ricondotto al 1743. Si coglie bene lo sviluppo occidentale ascendente in direzione del Lac sans Fond e l’avancorpo orientale sulla dorsale fra il Reclus e il Ruisseau de Bellecombe. Particolari: 1) ridotta-baraccone di sinistra identificata con una delle tre di Carlo Emanuele III; 2) ridotta-baraccone di destra identificata con la seconda di quelle volute da Carlo Emanuele III; 3) settore centrale dei trinceramenti a valle dell’Ospizio con il grande redan appena sulla sponda destra del Reclus e il secondo redan all’inizio del tratto rampante verso la ridotta-baraccone di destra; 4) Anomalia superficiale rettilinea, che taglia il tratto più alto dei trinceramenti del 1743, ben visibile sul terreno della dorsale fra il torrente Reclus e il Ruisseau de Bellecombe, interpretata come unica traccia restante dei lavori di difesa del 1704 (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)
Figura 2.
Area del vallone del Reclus poco a monte di Le Pontet, alla confluenza con il torrente Teppié: 1) tracce consistenti delle strutture in terra della ridotta quadrangolare, la terza voluta da Carlo Emanuele III nel 1743, avanzata rispetto ai trinceramenti a valle dell’Ospizio; 2) area spianata con resti di scaglie lapidee, dove presumibilmente sorgeva il baraccone, aggiunto nell’estate avanzata del 1743; 3) confluenza del Teppié nel Reclus; 4) tracciato in terra battuta della grande route attribuibile al XVIII secolo
Figura 3.
Carta dell’ingegnere Giuseppe Riccio, databile fra il 1789 e il 1792, con la raffigurazione stilizzata dei trinceramenti del 1743 a valle dell’Ospizio di San Bernardo, dei quali si colgono tuttavia bene i due redan presso il reclus e lo sviluppo dell’avancorpo orientale sulla dorsale fra il reclus e il Ruisseau de Bellecombe (Carta 4)
Figura 4.
Col de La Traversette, Redoute Sarde, sullo sfondo la cima del monte Valaisan. Primo piano e particolare della fronte della ridotta a doppio ordine di tiro: 1) resti del trinceramento il pietre a secco e saliente centrale del primo ordine di tiro; 2) secondo ordine di tiro e saliente centrale, corrispondente al limite occidentale della piazza alta della ridotta; 3) cammino coperto fra il primo e il secondo ordine di tiro, costituente la piazza bassa della ridotta (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)
Figura 5.
Particolare della carta di Jacques Audé del 1797 in cui sono raffigurate la Redoute Ruinée, ovvero il «Fort du Mont Valesan» e la Redoute Sarde, limitata al solo «Barracon». Della ridotta piemontese sita nel luogo attualmente corrispondente a quello della Redoute Ruinée si colgono bene lo sviluppo del perimetro i due salienti-redan sui fronti est e nord, l’ingombro del baraccone nella piazza alta centrale (Carta 5)
Figura 6.
Rilievo del Genio Militare Francese raffigurante la Redoute Ruinée, datato ai primi anni ’90 del XIX secolo e conservato presso gli archivi del Service Historique de l’Armée de Terre al castello di Vincennes. Trattandosi di un rilievo prodotto prima dei grandi interventi di riplasmazione della ridotta contemporanea vennero rappresentate le preesistenze della ridotta piemontese quali il muro di contenimento sud, contro il quale si appoggiano i baracconi ottocenteschi a, b, c, il redan del fronte nord alla quota 2367 e il redan del fronte est alla quota 2360 (da Demouzon, 2008)
Figura 7.
Veduta della Redoute Ruinée e del Col de La Traversette dalla Redoute Sarde. Nella struttura dell’opera otto e novecentesca si colgono ancora le tracce di quella piemontese del 1793: 1) grande redan orientale visto di fronte e corrispondente a quello della quota 2360 sul rilievo SHD della figura 5; 2) redan del fronte nord corrispondente a quello della quota 2367 sul rilievo SHD della figura 5; 3) piazza alta della Redoute Ruinée corrispondente alla piazza principale della ridotta piemontese, dove si notano ancora le tracce del baraccone centrale; 4) limite sud della piazza alta della Rfedoute Ruinée corrispondente al fronte meridionale della ridotta piemontese, contro cui furono appoggiate le strutture insediative francesi fin dal 1891; 5) piazza bassa della Redoute Ruinée; 6) piano del Col de La Traversette; 7) opere avanzate del fronte est della Redoute Ruinée aggiunte fra XIX e XX secolo (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)
Figura 8.
Carta topografica della Val Veny superiore, comprendente il vallone della Lex Blanche, il ghiacciaio di Miage e la dorsale che la divide dal valone delle Chavannes. In particolare: 1) parte finale del vallone della Lex Blanche corrispondente al bacino del lago di Combal; 2) argine glaciale sulla destra della Doire di Val Veny con sviluppo ovest-est, su cui furono realizzati i trinceramenti del XVIII secolo; 3) vallone della Lex Blanche; 4) Mont Fortin, corrispondente alle «Chavannes di sopra» dei documenti d’archivio; Col des Chavannes, corrispondente alle «Chavannes di sotto» dei documenti d’archivio; 6) sito dell’Arp Vielle sulla sinistra della Doire de Val veny, corrispondente alle «Alpes Vieux» dei documenti d’archivio (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)
Figura 9.
Fotografia aerea del sito e dei trinceramenti di Combal in Val Veny. Si coglie sulla destra dell’immagine il bacino del lago di Miage a valle dell’omonimo ghiacciaio; nella parte centrale della fotografia sono invece apprezzabili i piani dell’antico letto glaciale e gli argini che li definiscono, ovvero quello semilunato centrale e quello sulla sinistra, dove furono realizzati i trinceramenti del XVIII secolo, il cui sviluppo è ripassato con la linea nera e bianca. Fra l’argine sud più esterno e quello nord più interno, nella parte alta della fotografia, si coglie il piano ad arco di cerchio in cui fu presumibilmente allestito il campo militare del XVIII secolo con il suo epaulement, corrispondente alla linea chiara che attraversa lo spazio stesso (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)
Figura 10.
Trinceramenti di Combal, settore lungo l’argine glaciale sud in corrispondenza alla separazione dei due rami di fortificazione: 1) tratto di trinceramento in pietre a secco ascendente dal primo baraccone sul piano glaciale inferiore, impiantato nel 1743 e ristrutturato nel 1793; 2) tratto in pietre a secco che fodera la parte superiore dell’argine glaciale e raggiunge il secondo baraccone, impiantato nel 1793; 3) tratto di trinceramento superiore in terra, impiantato nel 1743 e ristrutturato nel 1793, che segue la linea di dorsale dell’argine glaciale; 4) cammino coperto del trinceramento superiore; 5) parte culminante della dorsale del terrazzo glaciale sud a tergo del trinceramento superiore (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)
Figura 11.
Trinceramenti di Combal, settore superiore, veduta generale da tergo: 1) piano del campo militare a sviluppo semilunato, limitato a nord dal secondo argine glaciale; 2) epaulement che segue lo sviluppo semilunato del piano del campo; 3) argine glaciale meridionale lungo il quale furono realizzati i trinceramenti del XVIII secolo; 4) linea del parapetto del trinceramento superiore in terra, impiantati nel 1743 e ristrutturati nel 1793, lungo la dorsale dell’argine glaciale sud; 5) area della prima piazzola d’artiglieria impiantata nel 1793 lungo lo sviluppo del trinceramento superiore; 6) cammino che corre attraverso il versante nord dell’argine glaciale meridionale, a tergo del trinceramento superiore, per svincolare il cammino coperto delle fortificazioni e agevolare l’accesso al piano del campo (foto-elaborazione Sconfienza, 2007-2008)

Note


[1] Sconfienza, 2005, da comunicazione presso la sede SPABA del 16 aprile 2005, al quale si rinvia fin d’ora per l’apparato bibliografico completo. Per integrare la bibliografia sulla materia trattata si veda anche Le système, 2006, pp. 117-119.
[2] Si rinvia a Sconfienza, 2005, pp. 229-230 per le considerazioni di metodo inerenti la ricognizione archeologica e specificatamente quella in alta quota per lo studio di opere militari d’Età Moderna.
[3] Le système, 2006. Si tratta della pubblicazione finale delle ricerche storiche e di ricognizione sul terreno sviluppate in seno ad un progetto Interreg III A ALCOTRA, attuato dal 2003 al 2005 fra la Valle d’Aosta e la Savoia, dal titolo Alpis Graia. Archeologie sans frontières au col du Petit-Saint-Bernard. Segnaliamo immediatamente e rinviamo alla pregevolissima parte dedicata alla viabilità in Età Moderna sul colle del Piccolo San Bernardo, preliminare ad ogni buona ricerca di archeologia militare (Le système, 2006, pp. 43-47).
[4] Sconfienza, 2005, pp. 239-247. Per lo sviluppo dei trinceramenti a valle dell’Ospizio, di cui sitratta ora, si veda infra figura 1.
[5] Descrizione delle Alpi s.d., p. 13.
[6] Lettere di S.M. all’int.F.F. 1743.
[7] Libro mastro 1743, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 40.
[8] Carta 1. Si veda Sconfienza, 2005, figura 5.
[9] Carta 4 e Sconfienza, 2005, p. 252 e nota 44 sulla datazione della carta in base alla carriera del Riccio .
[10] Sul personaggio Sconfienza, 2005, p. 241, nota 17.
[11] Rombò, 1743, p. 7.
[12] Sconfienza, 2005, p. 239 e note 10, 11.
[13] Le système, 2006, pp. 49-50 e figure 8c, 58c. Si tratta delle strutture identificate con i numeri UT 512, UT 513 e UT 547. D’altro canto sempre dalla stessa pubblicazione (Le système, 2006, p. 19) non emergono documenti d’archivio che provino la realizzazione di cospicui sistemi di trincee al Piccolo San Bernardo fra il 1690 e il 1691, diversamente rispetto alla zona di Théraz e al campo del principe Tommaso.
[14] Carta 2 e Sconfienza, 2005, p. 252. Notiamo a margine che sulla Carta 2, pur essendo stranamente datata dalle schede d’archivio all’inizio del XIX secolo, la raffigurazione dei trinceramenti è diversa da quella delle altre carte e la porzione ad est del Reclus ha uno sviluppo rettilineo analogo a quello dell’anomalia rilevata sul terreno che abbiamo identificato con la possibile traccia delle opere della Guerra di Successione Spagnola, quasi che questa carta abbia tramandato l’aspetto delle difese del valico più conforme a quella dell’inizio del XVIII secolo che a quella della fine.
[15] Le système, 2006, pp. 50-51. Si tratta della relazione de Monthoux, s.d., citata anche in Sconfienza, 2005, pp. 252-253.
[16] Per onestà di ricerca si rammenta che nel XVII secolo visse anche un barone Giuseppe di Montoux (scritto senza h), il quale fu «Soprintendente generale delle fortificazioni e fortezze di S.A.R.» dal 1680 al 1681 (ASTO, Riunite, archivio Camerale, Patenti Controllo Finanze, 1300-1717, H-M Indice, vol. 4, p. 647), tuttavia il nostro è già denominato tenente colonnello dello Stato Maggiore di Sua Maestà nel testo della relazione succitata, Descrizione militare del Ducato d Aosta, che d’altro canto è redatta in italiano e non in francese, secondo un uso che va diffondendosi anche in ambiente militare fra i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedo III. A questo proposito, dal momento che de Monthoux divenne comandante del Corpo di Stato Maggiore Generale e Topografia Reale nel 1816 con la promozione al grado di colonnello, la sua relazione sulla difesa del Ducato d’Aosta, se proprio non fosse datata al periodo 1789-1792, potrebbe anche risalire agli anni fra il 1814 e il 1816, allegata ad una carta topografica più antica. Questa ipotesi spiegherebbe probabilmente il motivo per cui egli consigli di costruire dei trinceramenti a valle dell’Ospizio di San Bernardo, essendo stati abbandonati in disarmo nel 1797 quelli studiati nel presente contributo (Le système 2006, pp. 35-37). Sul de Monthoux, nato a Ginevra nel 1760 e impegnato durante la Guerra delle Alpi, si vedano Barberis, 1988, p.285; Ilari-Crociani-Ales, 2008, pp. 367, 539; Ilari et A., 2008, p. 275, e la sintesi della carriera dal 1814 al 1830 in ASTO, Riunite, Archivio Camerale Patenti Controllo Finanze, 1814-1831, D-F Indice, vol. 19, p. 99.
[17] Le système, 2006, p. 21, nota 53.
[18] In Le système, 2006, p. 22, nota 67 sono elencati precisamente tali pagamenti, effettuati nel 1708, per ristrutturazioni datate al 1704 di opere già esistenti dal 1690 a La Thuile e al campo del principe Tommaso.
[19] Le système, 2006, pp. 21-22. Rammentiamo che alla Sezione di Corte dell’Archivio di Stato di Torino, nel mazzo 9 di Materie Militari - Imprese, sono conservate alcune lettere interessanti. Il 3 maggio 1704 il barine di Saint Remy scriveva a Vittorio Amedeo II di voler far tracciare dal Castellafero i trinceramenti e le ridotte «qui l’est necesaire de construire»; d’altro canto il de Lucey informava a sua volta il duca con una lettera del 4 maggio sulla possibile intenzione del Saint Remy e dell’ingegnere di far saltare il valico servendosi dei minatori. Sta di fatto che lo stesso Saint Remy informa ancora Vittorio Amedeo II il 12 maggio che tutti i passaggi sono stati chiusi, «or le petit St Bernard», testimoniando quindi che i giorni a disposizione entro giugno per realizzare i trinceramenti andavano ridicendosi sempre di più.
[20] Va detto che in altri tempi, precisamente nel 1747 in occasione dell’ultima offensiva francese in val di Susa, che si concluse con la celebre battaglia dell’Assietta, i trinceramenti in opera a secco dell’omonimo colle furono tracciati dall’ingegnere capitano Vedani il 29 giugno ed erano già utilizzabili, anche se realizzati sommariamente, il 19 luglio durante la battaglia (Amoretti-Sconfienza-Zannoni, 1997, pp. 202, 214 nota 8; Minola 2006a, p. . 81). Vero è tuttavia che furono impiegati nella costruzione ben sette battaglioni (Amoretti, 1997, p. 30; Ilari-Boeri-Paoletti, 1997, p. 242; Minola 2006a, pp. 81-83, 97-98), i contadini provenienti dalle basse valli di Susa e Chisone (Patria 1973, pp. 322, 323) e gli operai dell’impresario Carlo Gastaldo (Amoretti-Sconfienza-Zannoni, 1997, pp. 214 nota 8, 222 Manoscritto 6), mentre nel 1704 al Piccolo San Bernardo gli ufficiali sabaudi avevano a disposizione, oltre a possibili squadre di operai civili non ben definite dalle fonti d’archivio, soltanto il terzo battaglione del reggimento svizzero di Reding, comandato dal Saint Remy, dato che le truppe di Schoulembourg erano impegnate in Savoia (Ilari-Boeri-Paoletti, 1996, pp. 327-328; Le système, 2006, pp. 21-22).
[21] Infra figura 1 n. 4.
[22] Nicolis di Robilant, 1793, p. 172.
[23] Progetto di diffesa, 1793, p. 205. Nello stesso documento alla pagina 206 si consiglia di far proteggere i «posti avanzati o gran guardie destinati per avvertire» con «flecchie», ovvero frecce-redan, «affinché quei Corpi di Guardia non potrano essere facilmente involtati», così da fornirci una possibile interpretazione e datazione delle frecce in terra riconosciute lungo il corso del Reclus, fra il grande redan e Le Pontet, nella ricognizione del 2003 (Sconfienza, 2005, p. 249 e figura 4).
[24] Sottomissione Rosazza 1793b, pp. 119 fronte-119 retro, 120 fronte, 125 fronte. Presentiamo di seguito le materie pertinenti alle diverse sottoscrizioni dei quattro contratti del Rosazza relativi alle difese dell’alta valle:
- Sottomissione Rosazza 1793a: fornitura degli assi per le pavimentazioni e soppalchi dei baracconi dell’Ospizio e delle Eaux Rousses al Piccolo San Bernardo; terminare i lavori al baracone delle Eaux Rousses; realizzazione di due baracconi al Combal di Val Veny; realizzazione di un baracone in legno al colle delle Chavannes, edificazione di un baraccone al fondo della Val Grisanche;
- Sottomissione Rosazza 1793b: completamento dei lavori ai baracconi del Combal di Val Veny; rifacimento dei trinceramenti in pietra a secco e della diga del Combal; realizazione di un baraccone a guardia delle Alpes Vieux al fondo dell’Allée Blanche di Val Veny;
- Sottomissione Rosazza 1793c: realizzazione di un baraccone e di un trinceramento in pietra a secco al Col du Mont di Val Grisanche; realizzazione di fossato, controscarpa, spalto e teppate davanti ai trinceramenti del Piccolo San Bernardo;
- Sottomissione Rosazza 1793d: reintonacatura e imboccatura delle facciaviste interne ed esterne dei muri dei baracconi del monte Valaisan (Col de la Traversette), delle Eaux Rousses, di Combal, e dell’Ospizio del Piccolo San Bernardo.
[25] Sottomissione Rosazza 1793c, pp. 127 fronte, 128 fronte, 129 fronte. Le indicazioni di questo contratto inoltre ci fanno concordare con Le système, 2006, pp. 55 e 69, che data al 1793 il raddoppiamento del trinceramento rampante, da noi erroneamente ricondotto al 1743 (Sconfienza, 2005, pp. 235-236, Figura 6, corrispondente all’UT 112 di Le système 2006), che collega la zona del grande redan presso il Reclus con la testata ovest della porzione orientale dei Retranchements Sardes.
[26] Le système, 2006, pp. 70-72.
[27] Krebs-Moris, 1895, p. 96.
[28] Sconfienza, 2005, p. 259.
[29] Supra nota 11.
[30] Sconfienza, 2005, pp. 247-253.
[31] Krebs-Moris 1895, p. 96. Si veda anche l’esauriente trattazione in Le système, 2006, pp. 70-73.
[32] Supra nota 24.
[33] Rimandiamo la descrizione analitica di queste opere a Le système, 2006, pp. 51-54, i cui redattori ci hanno preceduti nella ricognizione. Infra figura 1.
[34] Le système, 2006, pp. 51-52 e figura 11c. Infra figura 1 n. 2.
[35] Sconfienza, 2005, p. 237. Infra figura 1 n. 1.
[36] Sconfienza, 2005, pp. 251-253.
[37] Carta 1 e Carta 4; infra figura 3. Sulla Carta 5, del 1797 e importante per per le attribuzioni topografiche (infra nota 52), risultano indicati i siti di queste due opere rispettivamente con le diciture «le baracon de Droite», quella dalla parte del Lac sans Fond, «Barraque detruite», quella ad est del Reclus (Sconfienza, 2005, figura 9).
[38] Sulle tipologie di ridotte si vedano Sconfienza, 1996; Ponzio, 2000; Sconfienza, 2006, Sconfienza, 2007.
[39] Si veda in proposito Sconfienza, 2005, p. 249.
[40] Dufour, Vanni Desideri 2006, p. 208.
[41] Infra figura 2.
[42] de Monthoux, s.d., p. 3.
[43] Supra nota 22.
[44] Progetto di diffesa 1793, p. 206.
[45] de Saint Rèal, 1793 e Sconfienza, 2005, pp. 259-261, dove sono citati i passi più significativi della memoria.
[46] Le système, 2006, pp. 31-32.
[47] Le système, 2006, pp. 26-32.
[48] Krebs-Moris 1895, p. 96.
[49] Per tali fortificazioni si veda anche Demouzon 2008, pp. 7-13 e la bibliografia in Sconfienza, 2005, p. 249 nota 37 e note di pp. 258-262
[50] Sottomissione Rosazza 1793a, pp. 115 retro, 116 retro.
[51] Sottomissione Rosazza 1793d, pp. 130 fronte, 130 retro.
[52] Carta 5, in cui è segnato soltanto il baraccone della Redoute Sarde, ma non l’opera a freccia su due livelli antistante ad esso. Per la fase degli smantellamenti si veda Le système, 2006, pp. 35-37.
[53] Recit des passages 1691.
[54] Le système, 2006, pp. 56-57.
[55] Come bene illustra la carta dell’Audé (Carta 5).
[56] Edificio illustrato in Le système, 2006, p. 56 e definito con il umero UT 611.
[57] Entrambe le strutture sono presenti in Le système, 2006, p. 56 e segnate con i numeri UT 612, la trincea, e UT 615, il trinceramento in pietre.
[58] Per un quadro di confronto con le tipologie si veda supra nota 38. Ricordiamo che un esempio seicentesco di forte completamente in terra a pianta di stella, che fortifica una butta a centro valle e che fu oggetto di interventi anche nel ‘700 è il San Moritio del Sellery in Val Sangone, studiato da Mauro Minola (Minola, 2000; Minola, 2006b).
[59] Krebs-Moris 1895, p. 96.
[60] Si tratta infatti di apprestamenti della Seconda Guerra Mondiale (Demouzon 2008, pp. 82-83). Per la Redoute Sarde infra figura 4.
[61] Rinviamo la descrizione puntuale del baraccone e la disamina del rilievo dell’opera a Le système, 2006, p. 72 e Figura 44c, che riferisce con precisione i risultati della meticolosa ricognizione svolta dagli autori.
[62] Tali opere sono state oggetto d’indagine per tutto il loro sviluppo durante la nostra ricognizione del 2007; la loro descrizione comunque è ben sviluppata e documentata da fotografie e rilievi in Le système, 2006, pp. 72-73 e ad essa rimandiamo chi voglia approfondirne la conoscenza.
[63] Si veda sempre Le système, 2006, p. 72 e Figura 43c.
[64] Demouzon 2008 è quasi totalmente dedicato llo studio della ridotta ottocentessca e novecentesca. L’immagine del rilievo dell’SHD è in Demouzon 2008, p. 26 e nel presente contributo infra figura 6; si vedano inoltre infra figura 5, per la carta di Jacques Audé, e figura 6 per la situazione attuale e la conservazione delle preesistenze.
[65] Demouzon 2008, p. 27.
[66] Sconfienza, 2005, pp. 246-247.
[67] Rombò 1743, pp. 7-8.
[68] Carta 3.
[69] Riguardo al valore strategico e alle opere di Val Grisanche, sia per il 1743 sia per il 1793, si vedano Nicolis di Robilant, 1793, pp. 170, 172 e Progetto di diffesa 1793, p. 206. Inoltre ben tre contratti del Rosazza testimoniano interventi significativi nella valle all’inizio della Guerra dellle Alpi. In Sottomissione Rosazza, 1793a, pp. 116 fronte, 117 fronte, si commissiona la realizzazione di un baraccone in legno; allegato alla Sottomissione Rosazza 1793b, p. 124 fronte troviamo il calcolo per il baraccone precedente che è destinato alla guardia del Col du Mont e per un trincerameno in muratura a secco, con fronte teppata in terra e banchina di tiro, sul colle stesso; la Sottomissione Rosazza 1793c infine alle pagine 127 fronte e 128 fronte sancisce l’impegno definitivo dell’impresario per la realizzazione delle opere al Col du Mont.
[70] La situazione è analoga a quella del Piccolo San Bernardo non essendovi traccia di documentazione curiale anteriormente al 1743, senza negare tuttavia la possibilità di iniziative locali, come presso La Thuile e Pont Serrand. Sta di fatto che è il Rombò a ricordare che l’ordine era di «riffare gli esistenti vechi trinceramenti in quel sito detto Le Combales» (supra nota 67).
[71] Carta 1.
[72] Come per esempio nella Carta 2, in cui il tracciato delle opere camapali, in rosso, si confonde con un percorso viario sulla sinistra del lago di Combal, ma con andamento sommario a salienti e rientranti, proprio del trinceramento.
[73] Carta 4 e supra note 9, 15.
[74] Carta 3.
[75] Libro mastro 1744, Catt.a 40, Residuo spese 1743, p. 73.
[76] Dai medesimi boschi proveniva anche parte del materiale ligneo utilizzato per la costruzione delle opere campali e dei baracconi «su’ Monti d’Aosta», come testimonia Libro mastro 1744, Catt.a 40, Spese di campagna, p. 58. La diga e la sua datazione al 1743 sono nominate in Descrizione delle Alpi s.d., p. 14; Nicolis di Robilant, 1793, p. 173; Progetto di diffesa 1793, p. 206. L’intervento di ristrutturazione alla diga stessa, attuato nel 1793, è documentato in Sottomissione Rosazza 1793b, pp. 119 retro, 120 fronte: «au moyen de quoi les ouvrages des digues du lac de Comballes et des plattes formes restent à Economie».
[77] Nel 1742 in valle Varaita fu incaricato del lavoro il capitano ingegnere Arduzzi che in base ai piani difensivi di Ignazio Bertola e in assenza di opere difensive adeguate nella valle, irrealizzabili in poco tempo date le contingenze belliche di quella campagna, collegò con canali artificiali tre laghi poco più a valle del colle Longet e chiuse con una diga l’emissario di quello inferiore, in modo da causare l’allagamento di tutta la conca sottostante il valico (Garellis 2001, pp. 126, 182; Sconfienza 2007).
[78] Descrizione delle Alpi s.d., p. 14
[79] Il contratto più esplicito in tal senso è quello sottoscritto da Domenico Tirola per la fornitura delle maestranze (Sottomissione Tirola 1743); gli altri due (Sottomissione Barucchi 1743; Sottomissione Bogetto 1743) riassumono i siti con l’epressione «Ducato d’Aosta», facendo capo alla titolatura più precisa del primo contratto.
[80] Nicolis di Robilant, 1793, pp. 170, 172.
[81] Nicolis di Robilant, 1793, p. 173.
[82] Progetto di diffesa 1793, p. 206.
[83] Sottomissione Rosazza 1793b, p. 119 fronte; alla pagina 120 fronte, nell’Inserction firmata dal Rosazza a proposito dei trinceramenti, si precisa che
Le muraglie a secco de trinceramenti verra pagata sotto stesso prezzo di lire otto soldi dieci cduno trabucco calcolato d’oncie dieci colla condizione d’applicavi sopra lo spessore delle medesime per l’altezza d’un piede del terzo [e] teppe colla pendenza fissata de ditti trinceramenti […]
[84] Sottomissione Rosazza 1793b, p. 125 fronte.
[85] Sottomissione Rosazza 1793b, p. 119 retro.
[86] Carta 3. È da notare che quanto s’è detto riguardo allo spirito progettuale della carta del Riccio (supra nota 9) potrebbe trovar conferma in questo sito, poiché nella medesima carta e in corrispondenza grosso modo dell’Arp Vielle è disegnato il piccolo simbolo rettangolare scuro di un baraccone.
[87] La memoria è la già citata Recit des passages 1691, che non ha le pagine numerate; a proposito delle Chavannes il testo recita:
A Gauche En descendant de S.t Bernard apres un peu de pleine L’on trouue la descente, puis le lac, et enfin les montagnes de Varney qui font une grande Largeur, et les monts sont tout au tour inaccessibles sauf que peut estre quelque destachement se uoulust hazarder de passer par les glassiers pour uenir descendre a la Fourclaz de Chauanaz, Entre Chauanaz, et la Lexblanche, et en ce temps le lien est inaccessible […]
[88] Carta 3.
[89] È opportuno far notare che sulle carte moderne i toponimi delle Chavannes D’En Haut e D’En Bas, corrispondenti ad alpeggi per il bestiame e linguisticamente alle «Chavanne di sopra» e «di sotto» del Rombò, si trovano nella parte più alta e profonda del vallone delle Chavannes, sul versante che discende verso Pont Serrand e non su quello verso la Val Veny, né sulla cresta. L’identificazione proposta in questa sede ci pare valida non solo per la posizione di dorsale assunta dalla ridotta pentagonale della Carta 3 «lateralmente alle Combales» e per il toponimo Mont Fortin, ma anche per la funzionalità strategica di opere campali poste lungo la cresta delle Chavannes, piuttosto che nel loro vallone, dove sarebbero state completamente dominate dall’alto. La fotografia aerea non permette oggi di cogliere tracce di trinceramenti né a D’En Haut né a D’En Bas, tuttavia accanto alla nostra proposta resta possibile l’identificazione delle «Chavanne di sopra» e «di sotto» con D’En Haut e D’En Bas, pensando alle loro fortificazioni con fronte principale rivolto verso La Thuile in vista della venuta di un invasore padrone del Piccolo San Bernardo, che tenti di passare in val Veny ed evitare il campo del principe Tommaso per scendere su Morgex. Tutto ciò avrebbe un senso alla luce del fatto che l’invasore, qualora valicasse il col de la Seigne per passare nella valle di la Thuile, attraverso il colle delle Chavannes, e prendere a tergo i trinceramenti di D’En Haut e D’En Bas, sarebbe bloccato e fermato proprio dal contingente a difesa dei trinceramenti di Combal. In definitiva la collocazione di opere campali a difesa dei colli di cresta ci sembre che permetta di evitare a priori tali problematiche.
[90] Sottomissione Rosazza 1793b, p. 122 fronte.
[91] Trattandosi di tecniche costruttive del tutto analoghe e coeve a quella dei trinceramenti del Piccolo San Bernardo, si rimanda a Sconfienza, 2005, pp. 253-255 per la descrizione puntuale della tessitura strutturale. Si rinvia inoltre a infra figure 8-11 per la collocazione topogafica dei trinceramenti, il loro sviluppo in pianta e alcune vedute.
[92] Si noti che le informazioni del Libro mastro 1744 testimoniano chiaramente l’edificazione di un baraccone soltanto in materiale ligneo nel 1743: si veda il testo supra nota 75.
[93] Sottomissione Rosazza 1793a, pp. 115 retro, 117 fronte.
[94] Sottomissione Rosazza 1793b, p. 119 fronte. Nel Calcolo per i Lavori del Combale, allegato a questo contratto (Sottomissione Rosazza 1793b, p. 125 fronte) è inoltre riportato il preventivo per la provvisione e trasporto della «Boscamenta» e «chioderia», con cui completare i due baracconi.
[95] Sottomissione Rosazza 1793d.
[96] Così secondo l’Insertion seguente il testo di Sottomissione Rosazza 1793b alla pagina 120 fronte. Infra figura 11 n. 5.
[97] Vauban, 1704 (2007), p. 1194; Vauban, 1705 (2007), p. 1559; Clairac 1757, pp. 181-187, 194-198. Per l’epaulement individuato in ricognizione e la situazione del settore superiore di Combal si veda infra figura 7.
[98] Progetto di diffesa 1793, p. 207.
[99] Supra note 93 e 94.
[100] Carta 3.

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