Ricerche e Studi di Archeologia e Architettura Militare


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Le vicende costruttive della "Butta" dei Granatieri

Pubblicazioni > Articoli e contributi > Età Moderna

da G. Amoretti, M. F. Roggero, M. Viglino (a cura di), I trinceramenti dell’Assietta 1747-1997, Torino 1997, pp. 199-241

Guido Amoretti, Roberto Sconfienza, Fabrizio Zannoni

LE VICENDE COSTRUTTIVE DELLA “BUTTA” DEI GRANATIERI

ILLUSTRAZIONI


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TESTO


La ricostruzione della “Butta”


La ricostruzione della celebre “Butta” è stata, da lunghi anni, un mio preciso desiderio. Riusciva inoltre abbastanza incomprensibile fin dai primi tempi, il confronto tra il generale buono stato di conservazione di trinceramenti lineari, di allacciamento tra una ridotta e l'altra del sistema difensivo dell’Assietta e il complesso della poderosa ridotta terminale, trasformato quasi in un cumulo di pietrame. L’erezione del Monumento del club alpino italiano, risalente al 1882, fu certamente una causa importante per la demolizione o lo spianamento di resti di linee fortificate in pietra, che dovevano corrispondere alla parte superiore della “Butta”, cioè la ridotta alta. Quello che era ancora meno comprensibile era la sparizione quasi assoluta della “tenaglia” bassa, il primo ostacolo che la colonna del Generale de Belle-Isle incontrò venendo all'attacco sulla dorsale.
Poco per volta, a seguito di attenti controlli e di ricerche sulla documentazione grafica rivenuta negli Istituti di cultura torinesi, si accertò che la "Butta" era stata oggetto di notevoli e razionali rafforzamenti, fin quasi alla fine del XVIII secolo.
Il motivo era chiaro: quello che la “fatalità” aveva negato ai Francesi nel 1747, la conquista della “Butta”, avrebbe ben potuto di nuovo verificarsi in futuro. Di qui le misure prese per rendere imprendibile la ridotta. I responsabili della difesa della “Butta” nel 1747 e gli storici successivi concordano nell’ammettere che solo grazie al valore quasi sovrumano delle poche decine di granatieri schierati dietro quei parapetti, le molte centinaia di Francesi attaccanti non riuscirono a mettere piede nell'interno della “tenaglia” bassa. Si scrisse che durante il combattimento l’accumulo di corpi contro il muro di scarpa della “tenaglia” rese, via via, più facile ai successivi assalitori l'ascesa al filo del parapetto, bordato, com’è noto, da grossi “salsiccioni” o fascine. Questo particolare, verissimo, rese presto necessario che sul davanti della “tenaglia” si costruissero delle avanstrutture campali. Il che fu realizzato, a quanto pare, nella stessa tarda estate del 1747, prima che la cattiva stagione vietasse la continuazione di altri importanti lavori.
Il programma dei rinforzi alla “Butta” continuò poi nel 1748 e solo la pace generale, firmata ad Aquisgrana in quell'anno, dovette porre un tempo di rinvio a lavori più consistenti. Rinvio, mai abolizione.
Nell'estate del 1996 Gabriella Angela Massa, incaricata dal Centro studi e ricerche storiche sull'architettura militare del Piemonte, condusse a termine un poderoso e lungo lavoro di rilevamento di tutte le strutture fortificate ancora presenti. Un’iniziativa che ha dato i suoi frutti, quasi immediati, nell'esecuzione di un notevole plastico, alla scala 1:500, dei trinceramenti quali erano nel luglio 1747.
Ne è risultato, per l'area della “Butta”, una vasta traccia di elementi fortificati, talora intersecantisi, talora ancora sostitutivi l'uno dell'altro, che dimostrano, a quasi due secoli e mezzo, le intense applicazioni di ingegneri militari sardi per il rafforzamento di quell'elemento reso celebre ne11747, come la “Butta” dei Granatieri.
Da questa rete di resti affioranti e non, si è con molta cura e con un lungo lavoro “scorporato” il tracciato della “Butta” al momento della battaglia. È questo lo studio che gli archeologi Sconfienza e Zannoni hanno fatto per ricondurre alla fisionomia di quell'anno così critico la modesta struttura in pietra a secco che, con la sua presenza, contribuì non poco al successo degli eroici difensori dell'Assietta.

(Guido Amoretti)


L'aspetto della "Butta" al momento della battaglia


Premessa


La necessità di procedere alla ricostruzione dei trinceramenti della Butta dell'Assietta, in base allo stato attuale dei resti in situ, costringe a riconoscere la difficoltà di lettura delle diverse fasi di vita, susseguitesi nel tempo, a partire dall'estate del 1747 fino al 1793, anno delle ultime ristrutturazioni.
Le fonti utilizzate per le proposte ricostruttive consistono essenzialmente in quelle d'archivio, scritte e topografiche, e in quelle iconografiche relative alla rappresentazione della battaglia. Ne consegue che ogni deduzione o proposta portata avanti nel lavoro di restituzione può essere confutata di fronte ai risultati di un eventuale scavo archeologico, il cui svolgimento, ai fini scientifici della ricerca, è quanto mai auspicabile.
Un termine di paragone è fornito dal rilievo generale dei resti dei trinceramenti, dalla Testa dell'Assietta al Gran Serin, realizzato da Gabriella Massa per conto del Centro studi e ricerche storiche per l'architettura militare del Piemonte nell'estate del 1996: il confronto, infatti, fra le rappresentazioni iconografiche e la realtà attuale in situ, riprodotta sul rilievo, può offrire indizi utili alla ricostruzione verosimile del reale assetto delle strutture antiche, durante le fasi della loro attività.
Saranno oggetto del seguente contributo la ricostruzione della prima fase delle opere in esame, protagoniste della battaglia del 19 luglio 1747 fra Austro-Piemontesi e Gallo-Ispani, e un tentativo di isolamento delle successive fasi di ristrutturazione fino alla fine del sec. XVIIl[1].

La forma planimetrica

Considerando come punto di partenza l'immagine in elevato delle strutture difensive della Butta, raffigurata nel quadro del La Pegne, conservato al Palazzo Reale di Torino[2], e, immediatamente accanto, l'incisione con medesimo soggetto, realizzata a Roma nel 1754 e conservata alla Biblioteca Reale di Torino[3], appare chiaro che lo schema a due tenaglie sovrapposte, citato più volte nella bibliografia relativa alla battaglia, deve essere interpretato in realtà come l’associazione di due elementi distinti: un’opera a tenaglia, alla quota dei trinceramenti colleganti la Butta al Colle dell’Assietta, che conclude il grande campo trincerato ad Ovest, nel punto più avanzato del fronte d’attacco, e che viene più volte citata nei documenti d’archivio relativi alle vicende dello scontro[4]; una ridotta interna costituita da due muri, convergenti ad angolo ottuso, simile a quello del rientrante della tenaglia, sistemata presso il salto di quota fra il piano di calpestio interno della tenaglia inferiore e il culmine del mammellone della Butta, atta a determinare un riparo per la seconda linea di fuoco, in mezzo alla quale, sul dipinto, si scorgono le bandiere reggimentali sabaude.
Le due strutture non sono saldate insieme, dal momento che si vedono le testate dei muri della ridotta arrestarsi prima della giunzione con i fianchi esterni della tenaglia. Gli spazi che ne derivano, occupati nelle rappresentazioni da granatieri piemontesi, rappresentano verosimilmente le vie di collegamento fra le due quote di difesa.
È probabile, come parrebbe anche dal dipinto, che la ridotta avesse due fianchi che avvolgevano il salto di quota del mammellone, per conferire un assetto statico migliore alla struttura e garantire un riparo ai difensori da un possibile tiro d’infilata da Sud[5].
Una conferma di questo assetto è reperibile in una nota scritta dal Bartoli, per spiegare l’espressione “cinque fuochi”[6], presente nella stanza LIX del suo poema, pubblicato nell’agosto del 1747: l’autore parla del fuoco piemontese subito dalla colonna d’Arnault e proveniente dai due angoli della tenaglia e “da un ridotto a destra ed uno a sinistra sulla rupe”, cioè sul mammellone; l’autore indica infatti, subito dopo, parlando del quinto fuoco, un’altura a sinistra della tenaglia, l’unica esistente in quei paraggi, oltre la Butta, e allora occupata dai Volontari. I ridotti di destra e sinistra sono i due muri convergenti ad angolo rientrante, ben visibili sull'opera del La Pegne, che costituiscono, come si è detto, la ridotta interna: il Bartoli li considera due fuochi, poiché effettivamente rappresentano, come i muri interni della tenaglia inferiore, due punti d’origine del tiro incrociato.
Tenendo conto delle considerazioni fatte finora, nell’ambito della grande produzione di carte topografiche, raffiguranti i trinceramenti dell'Assietta e del Gran Serin, conservate sia alla Biblioteca Reale di Torino sia all’Archivio di Stato di Torino, è sembrato opportuno procedere ad una scelta di esemplari le cui raffigurazioni rispondano all’immagine delineata precedentemente. Soltanto due presentano le caratteristiche suddette e sono conservate una alla Biblioteca Reale, priva di scala metrica, l’altra all’Archivio di Stato, Sezione di Corte, con scala in trabucchi piemontesi[7].
Per quanto riguarda la distanza fra la tenaglia e la ridotta, presa dal vertice interno del rientrante dell’una a quello esterno del rientrante dell’altra, pare accettabile la misura rilevata sulla pianta dell’AS.TO, intorno ai 10 metri, necessaria ad evitare dannosi tiri di rimbalzo o rovinosi crolli della seconda struttura sui difensori della prima. Infine, è assai probabile che il giorno 19 luglio 1747 la Butta fosse priva di fossato antistante e di ostacoli avanzati, a causa del pochissimo tempo che i costruttori ebbero per apprestare adeguatamente le difese indispensabili lungo questo tratto estremo del fronte d’attacco[8].
A livello pratico risulta decisamente arduo sistemare sull’attuale realtà geotopografica dei luoghi il modello delineato finora. La carta dell'AS.TO riportata in scala metrica decimale e sovrapposta alle curve di livello attuali, presenta anomalie di carattere dimensionale e formale; certamente l'unico modo per poter ottenere un risultato ragionevolmente vicino al vero, consiste nel sovrapporre e confrontare la pianta antica con il rilievo realizzato in situ nell'estate del 1990, che pur non rappresentando la situazione specifica del 1747, offre utili suggerimenti per la ricostruzione, se non addirittura con ancoraggi sicuri. È certamente fondamentale tener conto del suddetto rilievo per quanto concerne il rapporto fra strutture e curve di livello, poiché si ha in esso l’unico documento che metta in relazione i trinceramenti con la natura del terreno su cui essi sono costruiti, sebbene l’altimetria attuale non corrisponda più esattamente a quella del 1747.
La ricostruzione è stata realizzata seguendo questo metodo: in base al rilievo del 1996, ci si è ancorati ai trinceramenti paralleli retrostanti la Butta, che si collegano al Piano dell'Assietta e dovrebbero risultare invariati dal 1747, e all’andamento ad angolo ottuso rientrante del lato Nord del trinceramento della Butta, invariato nel tempo, per il fatto che in quel punto la scarpata verso il Gran Bosco di Salbertrand crea un’ansa lungo la sommità della quale si attestano ancor oggi i muri; si è poi ottenuto il perimetro esterno della fortificazione unendo quei tratti di muri rilevati che potevano restituire un profilo simile a quello delle piante dell'Archivio di Stato e della Biblioteca Reale. Infine la ridotta interna è stata sistemata circa alla distanza desunta dalla documentazione topografica storica, tenendo conto del rapporto con le curve di livello, corredanti il rilievo del 1996, dal momento che, come si è detto, essa foderava il mammellone culminante della Butta.
La verosimiglianza della ricostruzione è stata confermata dalla similitudine del profilo ottenuto con quello di una Butta dell'Assietta, apprezzabile su un’altra carta topografica dell'Archivio di Stato[9]; un’ulteriore conferma deriva dall’esame di una pianta del 1793, firmata dal Capitano del Genio dell'Armata Sarda Andrea Gola[10], in cui la Butta è rilevata con le vecchie strutture del 1747, più interne, sempre coerenti con le caratteristiche enunciate sopra, e con le ristrutturazioni e le aggiunte della fine del secolo, che segnano un profilo complessivo simillimo a quello del rilievo del 1996, rappresentando giustamente quest’ultimo quanto resta del definitivo assetto delle fortificazioni in esame.
Rimane infine un’ultima questione relativa alle difese retrostanti la Testa dell'Assietta, interne al doppio trinceramento di comunicazione con il Piano. Due manoscritti della Biblioteca Reale di Torino, copie di didascalie di due piante dell’epoca, parlano il primo di quattro, il secondo di cinque tagliate che permettevano la difesa del settore, qualora il nemico avesse conquistato la tenaglia e la sua ridotta[11]. Il rilievo del 1996 ne evidenzia due, in corrispondenza di altrettanti innalzamenti di quota della dorsale della Butta, dove anche i trinceramenti si aprono verso l’esterno creando angoli salienti a Nord e a Sud. Certamente, qualunque fosse il numero di queste strutture è verosimile pensare che al momento della battaglia esse fossero state realizzate, anche rapidamente, forse come barricate con salsiccioni o comunque senza il consolidamento dei muri delle opere già descritte, per il fatto che l’intero cammino fra i due trinceramenti era dominato dalla dorsale retrostante la gola della tenaglia e soltanto con opere simili si poteva pensare di attuare un ripiegamento ordinato, per quanto rapido, attestandosi di volta in volta dietro ciascun diaframma.

Altezza e spessore dei muri


È fondamentale, dopo aver stabilito lo schema in pianta, definire l’altezza dello spiccato dei trinceramenti dall’ultimo filare di fondazione fino al culmine del parapetto.
Innanzitutto è bene sentire la voce delle fonti bibliografiche, non esistendone purtroppo nessuna d’archivio. Il Dabormida, seguito alla lettera dal Peracca, dal Borgatti e dal Castro[12], è il primo autore che fornisce misure, in taluni casi con una precisione tale da far pensare che egli le abbia recuperate sul luogo, e che le sue osservazioni siano perciò frutto di una ricognizione autoptica. Indica lo spessore dei muri di m 0,85 e le altezze degli elevati fra m 1,10 e m 1,30. Sostiene inoltre che alla Butta “fu dato maggior rilievo e solidità”, cioè maggiore altezza e spessore delle murature, ma definisce soltanto poi l’altezza della “tenaglia interna”, cioè la ridotta, intorno ai 3 o 4 metri. Il Faldella[13] ipotizza un’altezza che varia fra m 1,50 e m 1,60, per i trinceramenti ordinari, il Patria[14], considerando globalmente le strutture, indica una media di m 1,50 fino a zone con strutture di m 4, propone anche i 2 metri come media possibile. Infine il Minola parla di una variazione fra m 1 e m 4, riferendo i 4 ai muri della Butta e una media di m 1,50 ai trinceramentti[15].
Nell'ambito di questa ipotesi ricostruttiva, pare logico immaginare un’altezza dei trinceramenti ordinari in media intorno ai m 1,50, tenendo conto delle indicazioni delle fonti, forse con qualche variazione, ma non oltre i 2 metri, stabiliti dal Patria, le cui argomentazioni sembrano ben fondate[16].
Per quanto concerne la parte anteriore della Butta si ipotizzano, per la tenaglia bassa, trinceramenti alti complessivamente circa m 2, con un margine di variazione fra m 1,80 e m 2,20-5,00, e per la ridotta interna un muro alto fra m 4 e 5. Naturalmente dalla parte interna i trinceramenti risultavano più bassi grazie all'innalzamento di quota del pendio su cui essi erano costruiti, in maniera da agevolare la sistemazione degli uomini lungo la linea di difesa e creare verso l'esterno un ostacolo piuttosto alto per gli assalitori.
Le motivazioni di tali scelte sono dedotte, anche in questa occasione dalle fonti iconografiche, d'archivio e bibliografiche, e obbediscono necessariamente al principio della verosimiglianza.
Innanzitutto nella rappresentazione del quadro del La Pegne, la tenaglia si trova allo stesso livello ed ha la stessa altezza dei trinceramenti retrostanti, senza soluzione di continuità: questo può facilmente essere uno di quei luoghi in cui l’altezza media abbandona il metro e mezzo per salire a due, dal momento che la tenaglia si estendeva sulla dorsale che dalle falde della Butta scende più dolcemente verso Ovest, con a Nord il vallone di Riobacon e a Sud-Ovest lo spartiacque che conduce al Monte Gran Costa e al Passo di Cote Plane, determinando una spianata più facilmente percorribile dal nemico, rispetto a tutti gli altri fronti d'attacco dell'intero campo trincerato; inoltre, sempre nel quadro, le altezze dei muri del rientrante della tenaglia sono addirittura pari o non superano più di tanto le altezze dei soldati francesi all'attacco, prossimi all'opera.
In due fra le più importanti relazioni contemporanee della battaglia, quella del Conte di Priocca[17] e una anonima di un ufficiale dello Stato Maggiore Sabaudo[18] nel Bartoli[19] e in alcune fonti bibliografiche[20] si ricorda, descrivendo la terribile mischia di uomini e morti che si venne a formare ai piedi della tenaglia, che i soldati francesi riuscivano “con le mani” a strappare i salsiccioni dai trinceramenti, posti sulla sommità dei muri, secondo l’uso fortificatorio campale dell’epoca. Ne consegue che l’altezza dei muri non poteva superare di molto i 2 metri, se immaginiamo gli uomini impegnati nell'attacco alti al massimo m 1,80 o 1,90, ma in media intorno a m 1,65-1,70.
Corollario della precedente argomentazione è la descrizione della difesa piemontese, presente nelle medesime fonti[21]: i granatieri del Reggimento Guardie, da un muro molto più alto di due metri avrebbero potuto sparare sui Francesi con tiro ficcante, scagliare le pietre del parapetto, ma non certamente salire sugli stessi muri e conficcare con efficacia le baionette nel cranio degli assalitori.
Dopo aver stabilito un’altezza di m 2 circa per i muri della tenaglia, pare ragionevole ipotizzarne una doppia o di poco maggiore (m 4 o 5) per quelli della ridotta superiore, per il fatto che, innanzitutto, sul quadro del La Pegne questo sembra essere il rapporto dimensionale fra le due strutture; inoltre, la ridotta doveva avvolgere la parte frontale del mammellone culminante della Butta e creare un riparo alto circa quanto quello della tenaglia sottostante. Perciò è verosimile affermare che l'altezza variasse fra i m 4 e 5, mancandoci purtroppo il dato fondamentale relativo alla quota in cui lo spiccato dei muri in esame emergeva dal terreno (alle falde del mammellone o già lungo il pendio del mammellone?), per salire foderando il rilievo fino al piano della seconda linea di tiro. Infine, un’altezza eccessiva di questa struttura avrebbe fornito all’artiglieria nemica un buon bersaglio, con effetti rovinosi, a causa dei crolli, per i difensori piazzati nella tenaglia inferiore.
Un ultimo problema è rappresentato dallo spessore dei muri dei trinceramenti e dal rapporto con l'altezza dei medesimi. L’unica fonte che fornisca dati numerici è di nuovo il Dabormida, che parla di uno spessore di m 0,85[22]. Sulla pianta dell’AS.TO si è concretamente rilevato quanto il Dabormida dice relativamente ai muri della Butta, ai quali fu dato oltre che “un maggior rilievo” anche “una maggiore solidità”, infatti nella rappresentazione grafica i muri della tenaglia inferiore sono di spessore doppio rispetto a quello dei trinceramenti ordinari, mentre quello della ridotta superiore è uguale. Qualora si scelga di rimanere concordi con il Dabormida[23], è verosimile che i muri della tenaglia, alti circa m 2, avessero un robusto spessore che si può definire intorno a m 1,60 o 1,70, tenendo conto però della scarpatura data alla facciavista delle strutture e attribuendo perciò tale misura al livello di origine dello spiccato fuori terra; lo spessore superiore del parapetto poteva essere perciò di circa m 1, per creare un’area sufficientemente ampia da accogliere almeno due salsiccioni affiancati. D’altro canto i due muri del ridotto potevano avere lo spessore dei trinceramenti ordinari alla quota dei parapetti, come appare nella pianta citata; per il tratto di muratura, invece, compreso fra lo spiccato da terra e il piano della linea superiore di fuoco, cioè quello che foderava il mammellone della Butta, lo spessore non è indicato sulla carta antica e non compare nelle fonti, ma, dovendo svolgere esso innanzitutto le funzioni di sostruzione e di terrazzamento del pendio, pare logico proporre uno spessore analogo a quello dei muri della tenaglia, cioè m 1,60 o 1,70, al piede dello spiccato, che, con andamento scarpato, avrebbe dovuto adeguatamente assolvere le proprie funzioni.

Materiali e tecniche costruttive


Relativamente all'argomento, le fonti e le stesse ricognizioni in situ permettono di affermare che i trinceramenti della Butta (e di tutto il campo) furono realizzati con grandi scaglie di pietra cavate e raccolte su quelle montagne, assemblate a secco e inzeppate con zolle di terra. I filari seguono generalmente corsi regolari con andamento piano, ma si adeguano anche agli innalzamenti di quota del terreno. Le facciaviste, nei rari punti in cui è ancora possibile notarle, sono curate in maniera da mantenere una superficie il più possibile uniforme ed hanno un leggero andamento scarpato. Purtroppo il grande crollo in corrispondenza della tenaglia e della sua ridotta permettono di intravedere soltanto in maniera confusa alcuni avanzi dei filari di fondazione di queste due opere, che rappresentano il fulcro di tutto il settore in esame[24]. Le fondazioni, se furono realizzate in alcuni punti come il rientrante della tenaglia e le strutture della ridotta, non dovevano essere molto profonde, per il fatto che la roccia di base è coperta da uno spessore di terreno ridotto e certamente non si ebbe il tempo di scavare trincee in roccia per fondare le strutture; inoltre le stesse fonti che descrivono i Francesi all'attacco mentre strappano i salsiccioni dai parapetti, ricordano che, contemporaneamente, altre squadre zappavano le fondazioni dei trinceramenti per provocare il collasso di parte della muratura e aprire varchi d’ingresso[25].
In generale la documentazione che parla dei materiali ricorda la presenza dei salsiccioni e delle fascine, poste queste ultime anche a protezione della fronte dei trinceramenti, con funzione di mascheramento[26]. I salsiccioni, citati anche dalle fonti bibliografiche e manoscritte che riferiscono gli avvenimenti del 19 luglio svoltisi di fronte alla tenaglia[27], erano probabilmente accoppiati, con un terzo esemplare sovrapposto, e distesi sui parapetti dei muri, per proteggere i difensori dalle scariche della fucileria nemica. A tal proposito si può ipotizzare che essi fossero fissati con paletti lignei conficcati nelle incoerenze della tessitura muraria dei trinceramenti, in numero maggiore là dove l'opera muraria era incompleta o ancora in fase di edificazione.
Infine si è anche ipotizzata la presenza di una banchina di tiro lungo il lato interno della tenaglia e del ridotto, ampia e alta al massimo m 0,40-0,50, che agevolasse la sistemazione dei fucilieri all'altezza della protezione dei salsiccioni.

(Roberto Sconfienza)


Dalla Butta dei Granatieri alla ridotta Santa Barbara


Dal 19 1uglio alla fine del 1747


[…] quoiq'on eut travaillé avec tante diligence possible aux retranchemens de l’Assiette ils n’etoient encore pour ainsi dire qu’ebauchés et jour de l'affair comme ces retranchemens etoient fort etendus, la brevité du tems n’avoit point permis qu’on les redujet au point de perfection ou l’on pouvoit les souhaitter. Le Roi ordonna incessamment que l’on travaillat à les perfetionner et l’on y ajouta même des nouveaux ouvrages que l'esperience avoit fait reconnaitre necessaires […][28]
Fin dai giorni immediatamente successivi alla battaglia del 19 luglio, tutto l’insieme dei trinceramenti che formavano il sistema fortificato dell'Assietta venne sottoposto a nuovi interventi di sistemazione, aventi come scopo il completamento di tutte quelle strutture che non erano ancora state terminate al momento dello scontro con i Francesi. Inoltre, come è chiaramente riportato nel testo sopra citato, dell’anonimo ufficiale dello Stato Maggiore redattore delle Memoires sur la campagne de l'année 1747, si era resa necessaria, sulla base dell'esperienza diretta, acquisita nel corso dell'attacco francese, l’edificazione di nuove opere fortificate, essenziali per dare un assetto definitivo al dispositivo difensivo piemontese.
La prova alla quale i trinceramenti erano stati chiamati già all'indomani della loro edificazione, pur rappresentando un’importante conferma della validità dell’opera del Vedani, aveva contribuito a rendere particolarmente evidenti alcuni difetti, derivanti dalla conformazione del territorio circostante il campo trincerato, che rendevano particolarmente esposti alcuni settori della linea di difesa, principalmente proprio quello facente capo alla Butta, soggetto non solo al maggior rischio di un attacco ravvicinato, ma anche al tiro di batterie nemiche piazzate sulle alture antistanti[29].
Gli interventi miranti a migliorare la difesa di questo settore si risolsero fondamentalmente nell’edificazione di nuovi apprestamenti difensivi, sia sul terreno antistante la tenaglia, sia sulla sommità dell'altura che era stata occupata dalla batteria francese[30].
La prima di queste opere era costituita da un nuovo trinceramento, articolato su due salienti successivi, e fiancheggiato, sulla sinistra, da una piccola struttura a pianta triangolare, aperta alla gola[31]. Questi due elementi, ben indicati sulla maggior parte delle mappe conosciute[32], furono realizzati ad un centinaio di metri di distanza dalla Butta, lungo la medesima dorsale, sfruttando la posizione dominante data dal netto cambiamento di pendenza della stessa[33]. Questo intervento, oltre a rappresentare il completamento della linea di difesa esterna, che, partendo dalla ridotta dei Volontari, giungeva fino alle rovine di Riobacon[34], consentiva di avanzare il fronte difensivo della Butta.
La seconda opera, di importanza ancor più rilevante, consisteva in una grande ridotta, “costruita per occupare un'altezza, la sola a portata per le batterie del nemico”[35], che troviamo rappresentata sulle mappe, sia come una vera e propria opera a corona con fianchi rettilinei, sia come una doppia linea di trinceramenti a tracciato tenagliato, assai più complessa. In entrambi i casi, si presenta aperta alla gola e completata da una serie di lunette e di traverse che guarniscono un breve tratto della cresta a tergo di essa, proteggendola sul rovescio[36].
Per quanto concerne la struttura della Butta vera e propria, la caratteristica conformazione a tenaglia inferiore e ridotta superiore rimase sostanzialmente inalterata, limitandosi probabilmente gli interventi alle riparazioni dei danni causati dallo scontro[37].
Al termine dei lavori, una delle maggiori preoccupazioni, riscontrabile dall’esame dei documenti relativi all’Azienda di Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni, fu rappresentata dalla conservazione e manutenzione di una serie di opere accessorie, quali palizzate, barricate, barriere[38] e baracconi, per le quali si temeva l’asportazione delle parti metalliche ed in legno[39]. I documenti esaminati non danno notizia riguardo alla localizzazione di barriere e baracconi all'interno delle fortificazioni della Butta, eccetto un manoscritto che indica sotto la voce generica “Colle dell'Assietta e del Fontano”, la presenza di 37 barriere e due baracconi[40].
Per quanto riguarda il momento della battaglia, sappiamo, invece, dall’Alberti, che cita le memorie dell’abate Pasini[41], che a quell’epoca non vi erano né palizzate né fossati e, poiché la documentazione relativa ai lavori di completamento delle strutture, eseguiti nell'estate del 1747, prova la presenza di “palizzadamenti”, è possibile dedurre che essi siano stati elevati nel corso di quegli stessi lavori nei luoghi più accessibili davanti ai trinceramenti. Di conseguenza, anche la Butta deve essere stata dotata di simili difese, verosimilmente disposte sul fronte d'attacco della tenaglia inferiore[42].
A completamento dei lavori di questa fase è necessario, ancora, ricordare la probabile finitura delle tagliate retrostanti la ridotta della Testa dell’Assietta, disposte lungo il doppio trinceramento di collegamento con il Piano, che vengono chiaramente citate nella descrizione della Butta dei manoscritti nn. 14 e 15[43].

Dal 1748 al 1793


Durante il periodo che intercorre fra il 1748 ed il 1793, data l'importanza difensiva della dorsale, le fortificazioni dell’Assietta continuarono ad essere oggetto di interesse. Una prova di questo si può trovare nei manoscritti nn. 17,18,19 e 21, datati agli anni fra il 1766 ed il 1770, che riportano alcuni progetti di potenziamento del sistema trincerato[44]; questi prevedevano la costruzione di ridotte in muratura di mattoni, progettate in modo da potervi alloggiare numerosi pezzi d’artiglieria ed una consistente guarnigione[45].
A queste proposte, non fece riscontro sul terreno alcuna applicazione pratica; sulla base della documentazione cartografica, infatti, non si rilevano, fino al 1793, trasformazioni strutturali delle fortificazioni dell’Assietta tali da modificarne l'aspetto generale precedentemente descritto.
Per quanto riguarda la Butta, invece, si può registrare l’aggiunta di una struttura a saliente centrale, eretta di fronte alla tenaglia inferiore, la cui edificazione, seppur in assenza di un preciso riferimento cronologico, può essere collocata durante questa fase[46].
In base alla documentazione, pare di potervi riconoscere un vero e proprio cammino coperto, regolarmente dotato di un parapetto, realizzato, come tutte le altre strutture, in muratura a secco, di una palizzata[47] e probabilmente, di una banchina di tiro[48]. Nella pianta dell’AS.TO è rappresentata, inoltre, fra la palizzata e la Butta, un’altra linea ad inchiostro nero che ripete l’andamento rientrante formato dalla tenaglia inferiore: essa rappresenta, con ogni probabilità, il limite esterno di un piccolo fossato, aperto davanti alla tenaglia e limitato regolarmente dal cammino coperto sopra descritto. Il tutto risulta racchiuso all’interno di un unico recinto difensivo, formato dalla stessa palizzata, che, a partire dalle due estremità del parapetto, con andamento ortogonale a questo, prosegue parallela ai fianchi della Butta, assicurando così una migliore difesa del fossato e del cammino coperto.
Se effettivamente la realizzazione del fossato e del cammino coperto risalgono a questa fase, essi potrebbero risultare contemporanei alle teorizzazioni del Brunswick che prevedevano, come abbiamo visto, la presenza di simili strutture difensive[49].

La fase del 1793


Nel 1793, circa un anno dopo lo scoppio della guerra fra la Francia ed il Regno di Sardegna, le fortificazioni dell’Assietta divennero oggetto di notevoli interventi di trasformazione, che determinarono sostanziali cambiamenti nell’aspetto generale dell’intero settore compreso fra la Testa e l’altura ad essa antistante, modificando profondamente anche la fisionomia della Butta.
Al termine dei lavori venne redatta, come è chiaramente indicato, nel settembre del 1793, ad opera del Capitano del Genio Andrea Gola, una carta topografica recante la planimetria di tutte le strutture del campo trincerato, comprensiva delle vecchie e nuove fortificazioni. Su questa mappa è redatto un indice con diversi richiami e ragguagli inerenti le posizioni piemontesi.
Dall’indice redatto sulla mappa si deducono importanti notizie. Infatti, non solo vi è riportato il periodo di edificazione delle nuove opere, compreso fra il luglio ed il settembre del 1793, ma anche l’elenco delle ridotte e di tutte le altre opere di rilievo, alle quali, nell’ambito della riorganizzazione generale delle fortificazioni della dorsale, era stata assegnata una specifica denominazione per una più agevole e più immediata identificazione topografica. Relativamente alla Butta, questa venne denominata “Ridotta S. Barbara”, mentre l’opera edificata sulla sommità del rilievo occupato dai cannoni francesi nel 1747, venne indicata semplicemente con il toponimo “Batteria”.
Dall'osservazione della carta del Gola emerge nuovamente che la Butta del 1747 non viene modificata, bensì integrata ed ampliata mediante l’aggiunta di nuove opere fortificate esterne ad essa. La sola variante planimetrica rilevabile nelle strutture più antiche, consiste nel prolungamento dei fianchi della ridotta interna, che da semplici contrafforti di ancoraggio per le facce della tenaglia, vengono trasformati in veri e propri paramenti che foderano completamente le pendici Nord e Sud del mammellone roccioso, conferendo alla struttura una maggiore solidità[50].
Una delle variazioni più rimarchevoli apportate alla vecchia struttura, risultò essere l’ampliamento della superficie della ridotta, realizzato mediante la costruzione di due nuove strutture murarie, che venivano a sostituire i preesistenti tratti laterali della palizzata. La prima fu ottenuta prolungando semplicemente verso l’esterno il fianco nord della tenaglia inferiore, l’altra, che invece si originava nel punto di giunzione fra la ridotta e il camminamento che collega la Testa al Piano dell’Assietta, riprendeva grosso modo, raddoppiandolo, il profilo del lato sud della Butta, impostandosi sul ciglio della scarpata meridionale della dorsale; in questo modo veniva occupata tutta la superficie utile fornita dalla sommità dell'elevazione[51]. Le due nuove strutture, congiungendosi con le estremità del parapetto del cammino coperto, ancora munito di palizzata come nella fase precedente, venivano a racchiudere al loro interno una superficie doppia rispetto a quella dell’originaria ridotta del Vedani.
In questa fase, secondo quanto è deducibile dall’esame della mappa, anche il fossato compreso fra la tenaglia ed il cammino coperto deve aver ricevuto la sua sistemazione definitiva, con il lato esterno munito di controscarpa, anch’essa realizzata in muro a secco e della quale restano evidenti resti sul terreno[52].
Il prolungamento del fianco Nord della tenaglia proseguiva verso Ovest, oltre il cammino coperto, lungo il ciglio della scarpata verso la Valle di Susa. Il tracciato, ancor oggi visibile, è a linea spezzata, e si adatta all’andamento del terreno, per giungere fino al trinceramento avanzato e legarsi ad esso presso l'estremità settentrionale. Venne così racchiuso lo spalto antistante il cammino coperto della Butta e si impedì che le opere avanzate più antiche, realizzate nell'estate 1747, potessero esser prese a rovescio.
La Batteria, infine, fortificata con opera a corona, non subì alcun cambiamento strutturale, ma venne collegata al trinceramento avanzato della ridotta Santa Barbara, per mezzo di una linea di cavalli di frisia, convergente verso un rientrante centrale, fortificato con una “mezza ridotta tamburata”[53], in modo tale che il profilo complessivo delle difese dalla Testa dell'Assietta alla Batteria si configurasse come una grande tenaglia a sbarramento della dorsale.

Conclusioni


Al termine della trattazione relativa alle vicende costruttive della Butta dei Granatieri, è necessario illustrare brevemente il rapporto che intercorre nel tempo fra le varie componenti di questo settore delle fortificazioni dell’Assietta, che, già impostato nell’estate del 1747, si concretizza definitivamente nel 1793.
Nel luglio del 1747, la Butta fu concepita come la prima difesa avanzata destinata ad entrare a contatto con il nemico, per evitare l’occupazione del Piano e del Colle dell’Assietta, come era avvenuto ai tempi della cosiddetta “diversione di Exilles”.
È inverosimile che il Vedani non avesse subito valutato la posizione dominante della Batteria rispetto alla Butta, luogo che però non si fece in tempo a fortificare prima della battaglia quando la linea di difesa fu attestata fra la ridotta del Volontari e la Testa dell’Assietta. Dopo il 19 luglio 1747, a riprova di quanto detto, è noto che fu subito costruita la ridotta sull’altura occupata dalla batteria francese, in modo tale che venne a crearsi una linea di sbarramento fra la Butta e la nuova opera, determinando una conversione verso ovest dell’estremità sinistra del fronte difensivo. Sin dalla fine dello stesso anno, con l’aggiunta delle opere avanzate rispetto alla tenaglia della Butta, si profila un sistema fortificato che da un lato garantisce lo sbarramento della dorsale e dall’altro ribadisce la scelta di stabilire una salda linea di difesa avanzata dinanzi al Piano dell’Assietta e al Gran Serin. D’altro canto, uno dei principi fondamentali dell’architetura militare “alla moderna” consisteva nel fatto che l’adattamento di un sistema fortificato ad un sito doveva mirare a rendere le difese ugualmente forti su tutti i lati, irrobustendo i baluardi e moltiplicando le opere staccate lungo quelli più vulnerabili[54].
Negli anni successivi, le realizzazioni del piccolo fossato e del cammino coperto rappresentano un ulteriore perfezionamento della successione d’ostacoli davanti alla Butta che ripete in scala ridotta quella propria dell’architettura militare permanente, cioè baluardo-fossato-spalto, essendo quest’ultimo costituito dalla parte terminale del pendio antistante la Butta.
Infatti nel 1793 si assiste alla riconferma della linea di sbarramento attraverso la dorsale, già concepita dal Vedani, allorchè furono aggiunti alla Butta i trinceramenti di collegamento con le opere avanzate e i cavalli di frisia, che chiudevano il passo fino alla “Batteria”.
È chiaro ormai che a questo stadio della ricerca è necessario ribadire la necessità di un intervento archeologico che possa dirimere i dubbi di quella che risulta essere ancora una parziale lettura delle strutture emergenti.

(Fabrizio Zannoni)


Appendice

Schede di documentazione archivistica[55]


Manoscritto 1
12 luglio 1711
s.a.
Memoire des environs d'Exilles, le 12juillet 1711
... Depui Suse l'on monte au Colet qui est au dessus de Miane … L'on peut aler aussi depuis Suse aux Gravieres, monter au Truc ...jusqu'au sommet de la Montagne nommée la Mouttere. Cette hauteur est dessus du Col de la Fenêtre, où les ennemis aoient fait une redoute. Il y a aussi le col de fatieres qui domine le col de la fenestre, où nous avons fait des retranchements ... pour aller dans la valée de Pragelas il y a neant-moins le col de la valette, celui d'orgëiül, et celui de Lozet qui sont au dessus de Chaumont; le col de la Ruine au dessus de l'assiette est vis à vis d'Exilles au dessus de la redoute de Scravassa, le col de Coste plane au dessus d'Oulx ...
BRT, Manoscritti Militari 153.3

Manoscritto 2
22 ottobre 1745
s.a.
L'Entrée de l'armée de Dauphiné dans les vallée levees au Roy deSardaigne par le mont genevre. Ses progresses. Sa retraitte.
... Et la quatrieme [devision] forma le camp de l'Assiette, dessus la plaine de Salbertrand ...
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 6 d'addizione, n. 11

Manoscritto 3
8 luglio 1746
Segreteria di guerra
Al Sr. Vass.lo Miglijna
Li 8 Luglio 1746
Li Sig.ri Vass.lo De Morgenex Comandante di pinerolo, r Cap.no De Rouzier Comandante Li Valdesi hanno replicatamente rappresentato essere necessari diversi Lavori, e Trinceramenti al Colle del Puis, e dell'Albergian per poter in caso di bisogno difendere, ed itmpedire al Nemico L'entrata nella Valle di S.t Martino. Il Sig. Rouzier spiega particolarmente su tal proposito i di Lui sensi nell'ingiunta Copia di sua Lettera diretta al nominato Sig.r Vass.lo De Morgenex. Io ho risposto sì all'uno, che all'altro, che giudicando essi indispensabili i proposti travagli potevano farsi mandare in esecuzione e che averei quindi informata, come faccio V. S. Ill.ma, ma siccome mi soggiungono essere necessaria qualche persona esperta per darvi Le convenevoli dirrezioni, sarà perciò ella fornita di procurargliela affinché sia il tutto eseguito col dovuto buon accerto del Regio Servizio.
Mi rassegno ecc. (p. 19 r., p. 19 v.).
AS.TO, Sez. IV, Regia Segreteria di Guerra. Lettere di S.M. all'Intendente Generale delle Fortificazioni e Fabbriche Militari: scaff.l, cas. 2, p. 6.

Manoscritto 4
10 luglio 1746
Miglijna (firma)
Colli di Finestre e Fattieres
Il V. Cap.no Ing.e Marciot con lettera di ieri l'altro pervenuta stamane a qt. Uff. ha per espresso inviato un calcolo di diverse riparaz. rilevante a £ 8450 affine di mettere in stato li corpi di guardia e li trinceramenti pr.li Colli di Fenestre e Fattieres per quali il V. Comandante de Forti di Fenestrelle stesso gli ha fatto premura in seguito alle notizie avute di qualche movimento de nemici verso quelle frontiere. Si ha pertanto l'onore di indirizzare d.o calcolo alla Seg.ria di Guerra pregandola di procurare per d'esso le Regie determinaz. Torino li 10 Luglio 1746.
sottoscrt. Miglijna (p. 29 v., 30 r.).
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Memorie alle Segreterie: scaff. 68, cas. 8, p. 7.

Manoscritto 5
27 ottobre 1746
Conte Bogino (firma)
Ill.mo Sig: Pron Col.mo
Essendosi reso conto a S. M. dell'ingiunto Stato della Sabia e Calcina da provvedersi per i travagli da farsi attorno le Fortificazioni di Fenestrelle[56] nel venturo anno 1747, si è la medesima degnata spiegarsi che presentemente se ne assicuri l'Impresa per la metà della quantità di detti generi ...
Dalla Seg.ria di Guerra/Div.mo: ed Obbl.mo/Serv.re/addì 27 8bre 1746
Bogino
al Sr: Vassallo Miglijna (p. 1 r.)
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Dispacci della Segreteria di Guerra interni all’Azienda generale d’Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni: scaff. 68, cas. 8, p. 3-4 (1745-1748).

Manoscritto 6
30 giugno 1747
[Conte Bogino]
Memoria trasmessa all Seg .ria di Guerra[57]
Per sottomissione passata sotto li 17 del Corrente da Carlo Gastaldo anche a nome de suoi Compagni Impr .ri de trinceram.ti che si stanno facendo sulle Montagne tra Fenestrelle et Exiles, che li med.i Impr .ri debbano fare a loro spese tutte le provvisioni e lavori che saranno giudicati necessari per fare li d.ti trinceram.ti dal V. Cav.r Vedani, e che sieno essi tenuti di far corrispondere la dovuta mercede alli lavorieri che saranno a d.ti travagli applicati mediante pagam.to a favore d'essi Impr.ri all'estimo, od a giornata ad elezione dell'Uff., con patto espresso che tali pagam.ti per sparmio di spesa all'Uff. si facciano in Finestrelle dal V. Cassiere Morelli.
E sotto le stesse condizioni scrive il V. Cav. Passa d'aver per egli convenuto con altri Impr.ri diversi trinceram.ti su le dette Montagne.
Per agevolare però li suaccennati pagam.ti agli Impr.ri si è scritto al V. Intend.e di Susa Conte di Brandizzo che presentandosi quegli Impr .ri anche a quel Ufficio con viglietti d'abbuonamento spediti dal Misuratore del posto, si compiacesse di fargli pagare con suo recapito senza dilazione da quel V. Dot.e Buttis.
Ed in quanto alle somme per le quali potessero gli Impresari volerne il pagam.to a Fenestrelle, come più a portata, già è stata l'intelligenza col d.o Impr.o Gastaldo, che mandati eziandio per espresso bisognando a quest'Uff. subito d.i Biglietti d'abbuonamento, avrebbe subito spedito l'ord,e, ossia recapito di pagam.to indirizzato a quel V. Cassiere per quest'azienda Morelli, come si pratica da molti anni per li lavori a benef.o di quelle Fortificaz.i, ed anche per quelle alli Colli di Fenestre e Fattieres, ciò non ostante ove vi fosse tanta premura, che non ammettesse dilazione veruna si è scritto, e si scrive al detto V. Morelli di fare in tal caso seguire li pagam.ti sulla presentaz.e di d.i viglietti da ritirarsi con la ricevuta dell'lmp.o, e trasmettersi subito d.i Biglietti a qt.o Uff.o per la sped.ne del mandato.
Torino lì 30 Giugno 1747. (p. 37 r.).
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Memorie alle Segreterie: scaff. 68, cas. 8, p. 7.

Manoscritto 7
20 luglio 1747
s.a.
Relation de la Bataille de l’Assiette gagnée par les Troupes de S.M.
Le 20. Juillet 1747. ...
… Quelques heures apres les Ennemis se mirent en mouvement, ce qui obligea nos Battaillons de retoumer aux Retranchement, qui furent d'abord attaques par les François au nombre de 40 Batt. sur trois colonnes avec 9 pieces de canons de 4.tt de bale, soutenus par 8 autres Batt. en reserve. L'attaque a êté trés vive, et les François se sont avancés avec la Sappe jusqu'au pied des retranchemens pour les abbatre revenant à la charge jusqu'a quatre fois mais ils ont êté toujours repoussés avec perte … (p. 1 r.)[58]
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 8 d'addizione, n. 14.

Manoscritto 8
luglio 1747, copia del 6 ottobre 1830
Conte Priocca
Relation de la defense des retranchements du Col de l’Assiette par les Troupes Piemontaise et Autriachienes faite par le Comte de Priocca
... etant à la portée du pistolet de la redoute sont venus mutuellement à la course jusqu'aux deux angles saillants de la tenaille … Ils se sont avances hardiment des deux cotes jusqu'au pied de la redoute à tel point que les uns en arrachaient les saucissons avec les mains et autres en sapaient les fondements avec des outils ... les grenadiers leurs tiraient d'une seule main par dessus le parapet, leur lançaient des gros cailloux, qui les incommodaient fort et montaient même sur le parapet pour leur enforcer les bayonnettes dans le crane ... Mr le Chevalier de Bellisle ... prit un drapeau et le planta de sa main sur la rampe que les assaillants avaient commence a l'angle rentrant de la redoute ... Les grenadiers continuaient à se battre, mais c'était plus à coups de pierres que de fusils ...
Pubblicato in: A. Alberti, La battaglia del’Assietta (19 Luglio deI1747). Note e documenti, Torino 1902, pp. 6- 7.
BRT, Manoscritti Saluzzo 230

Manoscritto 9
8 settembre 1747
Miglijna (firma)
Trinceramenti tra Fenestrelle ed Exilles, ed ai Colli dell’Assietta
Sendo stati ridotti al loro compim.to li trinceramenti, che S. M. si è degnata di comandare che si mandassero in esecuzione sovra le Montagne fra Fenestrelle, ed Exilles, dai Colli denominati dell'Assietta, Valetta, De Morti, Gran Lago, Serano, Fontano, Rovine, Orgoglio, Cravasse, Corbieres, e Bella Cotta, affinché (p. 40 v.) trinceram.ti sieno conservati nel buono stato, in cui presentem.te si rittrovano, e singolarm.te per impedire l'asportazione, la quale potrebbe seguire per diffetto di persone preposte alla custodia d'essi trinceramenti massime nel prossimo Inverno della ferram.ta e chioderia impeg.ta att.o le Barric.te, Pallizzadam.ti e Baracconi, si crederebbe opportuno che si incaricassero dal V. Govern.e di Susa Marchese Balbiano le Communità circonvicine ognuna per que' Posti, e Ridotte, che saranno rispettivam.te più a portata delle predet.e; a dover in persona di loro amministratori vegliare per quel tempo, che si crederà conveniente, acciocché non vengano distrutti, o danneggiati gli suaccennati trinceramenti, e derubbata in tutto, od in parte la d.a ferramenta e chioderia, sotto pena a detti amministratori d'essere tenuti (p. 41 r.) in proprio a riscattare .li danni che fossero reccati al Reg.o Patrimonio specialm.te col derubbam.to della ferramenta e chioderia sud.a, e sotto quelle altre pene che dovranno stimarsi più addattate al caso, ed affinché li detti amministratori non possino in caso di mancanza particolarm.te di d.a ferram..ta e chioderia cercare riffugi, e pretesti, per andar esenti dalla pena, si stimarebbe conveniente che in contradditt. d'essi si facesse procedere ad una visita, da chi venisse dal d.o S.r Govern.e deputato, dello stato in cui si rittrovano ora li d.i trinceram.ti, palizzadam.ti, Barriere., e Baracconi per dargliene l'appunto caricam.to per quella porzione, che si stimerà d'accollarne la custodia a' cad.a delle dette circonvicine Comunità secondo appunto risulta dalla seg.te nota, che si è formata dagli Esperti, ed impiegati alla costruz.ne de' (p. 41 v.) sovraddittati lavori.
Colle e Vallone della Valletta.
Cinque Barriere ferrate con serrature a' coppa, e vessoglio / Un Baraccone. / Le due chiavi d'esse barriere e due altre del Baraccone sono state rimesse al V. C.te della Torre Brigad.e nell'armate di S.M.
Colle e Vallone de' Morti.
Sei Barriere e due chiavi compr.e a' cui fa conseguenza quella del Baraccone ivi esistente.
Colle del Serano e Sua Communicazione.
Trentadue Barriere. / Un Baraccone. / Le chiavi anche sono state consegnate al d.o V. C.te della Torre.
Colle Della Sietta e del Fontano.
Trentasette Barriere / Due Baracconi. / cinque chiavi tenute dal d.o S.r Conte
Colle delle Rovine e Ridotte ivi.
Quattro Barriere (p. 42 r.).
Colle dell'Orgoglio.
Dodeci Barriere riposte ne' Baracconi esistenti sul d.o Colle. / Le due chiavi di d.e barriere sono state rittirate anche dal d.o S.r Conte
Ridotte delle Cravasse e Corbiere e Bella Cotta.
Quattordici Barriere consegnate, e rettirate dal guardamag.re d'Exilles Cotta. / Ivi al detto colle di Corbiere un Baraccone la di cui chiave è anche stata rettirata dal d.o Guardamag.re .
Si prega pertanto la Seg.ria di guerra di volersi compiacere di dare li suoi ordini per la custodia singolarm.te di d.ti Palizzadam.ti, Barriere e Baracconi in quel modo, che evadasi più convenientemente al regio servizio.
Torino li 8 7mbre 1747
Miglijna (p. 42 v.).
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Memorie alle Segreterie: scaff. 68, cas. 8, p. 7.

Manoscritto l0
11 settembre 1747
Conte Bogino (firma)
Ill.mo Sig: Pron Col.mo
In riscontro della Memoria di V. s. Illma delli 8: corrente le dirò, che si faranno bensì pervenire alli Sigri: Govern.re di Susa Marchese Balbiano, e Generale Conte di Bricherasio gli ordini opportuni, affinché allor quando saranno le Regie Truppe nel caso di doversi ritirare dai trinceramenti delle Vali Superiori di Exilles, e Fenestrelle si diano dalle vicine comunità tutte le possibili attenzioni, perché non vengano asportate le palizzate, boscami, ferramente, e chioderie impiegate attorno alle barriere, barraconi, ed altre opere di quei Cantoni, ma non credo per altra parte appoggiato all'equità e giustizia l'obbligare li rispettivi amministratori delle Communità sud.e a risarcire del proprio quei danni che venissero con le mentovate asportazioni ...
Dalla Seg.ria di Guerra / Div.mo: ed Obbl.mo: / Serv.re: /addì 11 7mbre 1747
Bogino
al Sr: Vassallo Miglijna" (p. 1 r.)[59].
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Dispacci della Segreteria di Guerra interni all'Azienda generale d'Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni: scaff. 68, cas. 8, pp. 3-4, (1745-.1748).

Manoscritto 11
22 settembre 1747
Miglijna (firma)
Trinceramenti della Sietta per Barriere
In seguito a lettera della Seg.ria di guerra dell'11 cor.e sendosi prese ulteriori notizie è forse più economico il lasciare le Barriere delli trinceramenti della Sietta, e Colli circonvicini ai rispettivi posti ne' quali si trovano presentem.e le me.e applicate piuttosto che farle trasportare in luogo sicuro, n'è risultato che la spesa di detto trasporto nelle terre più a portata cioé a Balbotetto, e Chiomone possa attendere a £ 220 conforme al Calcolo del 14 cor.e del Misur.e Masino, che ha assistito in d.a qualità alli trinceramenti sud.i e si farebbero con molto minor spesa trasportare le Barriere ne Baracconi de rispettivi trinceram.ti, come già si è pratticato per dodici Barriere delli trinceram.i dell'Orgoglio se gli altri Baracconi non fossero occupati dalla polvere, come si è inteso.
Si mette però in rifflesso che trasportandosi le d.e Barriere conviene lasciare li pollici infissi nelle Colonne, li quali come esposti correranno il rischio di essere derubbati e lo stesso anche a riguardi della ferramenta delle Barriere, non ostante che si riponessero in detti Baracconi, mentre potrebbero essere rotti per aver l'accesso ne' medesimi.
Onde si prega la Seg;ria di guerra delle opportune detterminazioni.
Torino li 22 7mbre 1747. / Miglijna (p. 44 v., p. 45 r.).
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Memorie alle Segreterie: scaff. 68, cas. 8, p. 7.

Manoscritto 12
29 settembre 1747
Segreteria di guerra
Al S.r Vass.o Miglijna
Li 29 7mbre 1747
È senza dubbio più convenevole ed ecconomico di far ritirare ne baracconi esistenti a portata de Trinceramenti delle Valli Superiori d'Exilles e del Pragellato, le Barriere, ferramenta ed altri boscami amovibili, piuttosto che di farli trasportare con dispendio delle Regie finanze ne' Villaggi inferiori, onde potrà V. S. Il. mandarne in tal conformità, ed a tempo opportuno i suoi ordini, prevenendola che dai rispettivi due Governi di Susa, e Pinerolo se ne farà publicare all'occasione un circolare tendente appunto alla mag.re conservaz.ne de Trinceramenti e de Baracconi med.mi pend.e l'Inverno che è quanto m'occorre dirle in riscontro della di lei memoria dei 22. cad.e, e mi rassegno con ecc. (p. 65 r.).
AS.TO, Sez. IV, Regia Segreteria di Guerra. Lettere di S.M.all'Intendente
Generale delle Fortificazioni e Fabbriche Militari: scaff. 1, cas. 2, p. 6.

Manoscritto 13
t. ante q. 1747
Ufficiale anonimo dello Stato Maggiore
Memoires sur la campagne de l'année 1747
... S.M. en conformité de ces idées avoit ordonné vers la fin de juin au comte de Briquerasc de visiter exactement la chaine des montagnes et les postes dont on vient de parler, et de deteminer sur les lieux, avec le secours de M.r Vedani ingenieur, les retranchmens qu'il etoit a propos de faire pour rende ces postes meilleurs et de suplier peu-la' en quelque façon a l'inegalité des forces avec les quelles on devoit faire tete à l'ennemi.
Les retranchemens avoient été determinés le 29 de juin et l'on avoit mis la main a l'ouvre dés les premieres jours de juillet, ayant assemble pour cela gran nombre de paysans, outre les travailleurs tournisserent le 1 e bataillons des gardes et celui de Casal que l'on avoit fait camper au plan de l'Assiette ... (p. 3 v., p. 4 r.).
... le 1er bataillon des Gardes ... furent destribués dans les differens retranchemens du plan e du Col de l'Assiette qui n'etoient point encore perfectionnés ... (p. 7 v.).
... la colonne du centre ... s'avança en suivant le fourmet de la montagne ... pour l'attaque de la tenaille qui est a fermer la tête de nos retranchemens ... (p. 10 v.).
... leur colonne du centre ... s'aprocha de la redoute, qui est à la tête de nos retranchemens ... elle s'avança ... jusqu'a la portée de pistolet de la tenaille ... les premieres troupes vinrent en courent aux deux angles saillants de cet ouvrage ... (p. 11 v.).
... les ennemis ... s'avançaient hardiment jusqu'au pied du retranchement ... les uns en arrachoient les saucissons avec les mains et d'autres en sappaient les fondemens avec des outils ... Nos grenadiers leurs tiroient cependent d'une seule ma in pardessus le parapet, leur lançaient. des gros cailloux et montoient même sur les retranchmens pour les tuer a coup de bayonnette ... M. le Chevalier de Bellisle ... se fit apporter un drapeau et le planta de sa main sur une espece de breche que les ennemis avoient commencee a l'angle rentrant de la tenaille ... (p. 12 r., p. 12 v.).
... quoiq'on eut travaille avec tante diligence possible aux retranchemens de l'Assiette ils n'etoient encore pour ainsi dire qu'ebauchés e jour de l'affair comme ces retranchemes etoient fort etendus, la brevite du tems n'avoit point permis qu'on les redujet au point de perfection ou l'on pouvoit les souhaitter. Le Roi ordonna incessamment que l'on travaillat à les perfetionner et l'on y ajouta même des nouveaux ouvrages que l'esperience avoit fait reconnaitre necessaires ... (p. 16 r.)[60].
Pubblicato in parte in: A. Alberti, La battaglia del’Assietta (19 luglio del 1747). Note e documenti, Torino 1902, p. 85.
BRT, Manoscritti Militari 2.

Manoscritto 14
s.d. (1747 secondo l'Alberti)
[Vedani]
Carta topografica delle montagne dalla Sietta alle Valette, e dalle falde d'esse dalla parte di Pragelato, ed ora con la pianta de' trinceramenti del Cavalier Vedani disegnati e trassati nella Campagna del 1747.
La Butta interiormente ha quattro tagliate n° 1 e può disputarsi pezzo per pezzo.
La ridotta n° 2 è stata costrutta per occupar un'altezza, la sola a portata per le batterie del Nemico ... (p. 13).
Pubblicato in parte in: A. Alberti, La battaglia dell’Assietta (19 Luglio del 1747). Note e documenti, Torino 1902, p. 95.
BRT, Manoscritti Militari 73; Dis. II (24).

Manoscritto 15
aprile 1748
[VedaniJ
Carta topografica delle montagne dalla Sieta a la Valletta, e lateralmente verso la valle di Pragelato, le falde d'esso sino al Chisone, e verso la Dora fino a detta Dora, in cui vedesi la pianta de' trinceramenti in seguito ad ordine indicativo dell'll.mo Sig. Commendatore Bertola per la visita de' posti, dal Cavaliere Vedani trazzati nella Campagna del 1747, vaI a dire alla Butta, alle rovine del Rio Bacone, alla Sieta fino al Serano, alle Corbiere, ed alle Cravasse, eccettuata una ridotta ivi trovata; e quanto sia all'Orgoglio, Gran Lago, Vallone dei Morti, e Valleta dal detto Cavaliere Vedani fatti costruere a seconda de' trazzamenti in questi ultimi posti ritrovati, con aggiunta di diverse opere, il tutto come segue. La Butta oltre alle fortificazioni esteriori à cinque tagliate interiormente marcate al n° 1 mediante i quali si può disputare al nemico dopo preso il primo fronte pezzo per pezzo della lunghezza d'essa Butta.
Al n° 2 marca una Ridotta fatta costruire sulle altezze ove il nemico piazzò la batteria in tempo d'attacco sito il solo a portata e che domina la detta Butta, la comunicazione alla quale e per le altezze inacesibili sulla sinistra, e sostenuta per la dritta dalle linee marcate n° 3. che dominano il basso e le venute e dalle ridotte n° 4 fiancheggianti la detta Butta ... (pp. 10-11).
BRT, Manoscritti Militari 73; Stampe O.V. (128); sotto voce Vedani: Dis. III (97).

Manoscritto 16
28 marzo 1749
[Miglijna]
Stato delle scritture che si ha l'onore di rimettere alla Seg.ria di guerra concernenti le teppate fattesi nel 1742 alle Baricate e Montagnetta Valle Superiore di Stura[61]
... Nell'anno 1747 si fecero altresì dei trinceramenti i colli dell'Assietta med.te pagamenti all'estimo ed a giornata.
Per essi trinceramenti si sono formate tanto avanti, che doppo l'opinione delle teppate, le quali dalla misura esistente presso qt.o Uff.o risulta essere state descritte per misurate a trab. superficiali nella grossezza d'oncie dieci.
Le d.e teppate sono state estimate parte a lire sette, sette e mezzo, otto, e nove, ed altre a lire quindici e parte anche a lire sedici per ogni trabucco superficiale ...
Torino li 28 Marzo 1749 ... (p. 2 r., p. 2 v.).
AS.TO, Sez. IV, Azienda Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni. Memorie alle Segreterie: scaff. 68, cas. 8, p. 7.

Manoscritto 17
20 agosto 1766
de Brunsvick
Project que S. A. S. Monseigneur Le Prince Ereditaire Charles Guigliame Ferdinand de Brunsvick V0lfembutel a cammuniqué au Chevalier D’Antonij Le 20 Aoust 1766 a Turin. La conference a duré deux heures et trois quarts.
... Enfin pour complet du Projet de defensive, Le Prince voudroit. qu'on costruisit en maconerie quatte redoutes hors d'insulte, au Col de l'Assiette capables chacune 250 à 400 hommes, qu'on ne pourroit forcer qu'en conduisant la grosse artilerie, et en ouvrant la tranchée, car il voudroit placer 4 à 5 canons de fer dans chacune. Ces redoutes serviront a empecher l'ennemi a se placer au Camp de L'Assiette, et d'investir Le Fort d'Exilles; et donneroit un tems plus que suffisant à nos troupes de se porter sur les hauteurs, qui separent Les Vallées de Doire, et du Cluson, et vers les endroits qu'on jujeroit le plus convenable. Voici l'emplacement des quatre redoutes selon Le Prince. La premiere seroit à la tete de La butte; la seconde sur le roc qui est à L'origine du ruisseau Baccon, la 3.e dans le meme poste, ou il y avoit La redoute principale du Camp de L'Assiette, et la quatrieme à La tete du Gran Seran ...
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 9 d'addizione, n. 29.

Manoscritto 18
t. ante q. 1766
[de Brunsvick]
Extrait des reflections de SA.S. Monseign.ur le Prince Hereditaire de Brunsvik, pendant son voyage dans l'été de 1766 par les vallées qui entourent le Piemont reduites en projet de défence contre la France.
... En faisant l'ecuil premierernent à la butte de l'Assiette, pour defendre ce post avec peu de monde, S.A.S. a cm quì il seroit à propos de faire construire 4. redoutes quarrées en bonne maçonnerie, entourée chacune chemin couvert, et pourerîees de munitions de guerre, et de bouche sur les hauteurs comprises entre le Grand Serran, et la Butte de l'Assiette avec les communications entr'elles, que la situation puisse accorder. Il proposa aussi de munir ces redoutes de canons de fer…
BRT, Manoscritti Militari 130.

Manoscritto 19
12 ottobre 1768
s.a.
Memoire sur les débouchés du Dauphiné qui conduisent en Piemont ou en Savoye.
... Si l'Ennemi se porte du coté de Mont-Genevre, ses vues portent sur Exilles, or il est nécessaire de s'assurer avec peu de monde du col de l'Assiette, & voici comme je pense que l'on pourroit s'en tenir assuré; l'on construiroit quatre redoutes, la premiére à la butte, la seconde aux dessus des ruines, la 3.eme à l'Assiette même, et la 4.eme sur le Serran, ces redoutes seroient construites comme je l'ai dit plus haut[62], chaqu'une à 400 homes tirés des Garnisons de Turin, de Fenestrelle, et de Suze ...
Si l'Ennemi veut entraprendre sur Exilles, il ne pourra jamais en faire l'nvestissement sans être devenu le maître du Col de l'Assiette, les redoutes qu'il y trouvera n'etant absolument pas à prendre par un coup de main, il sera oblige de s'y prendre dans les régles, et en moins de huit, ou de dix jours, il n'en prendra pas une, si dis-je, elles sont bien construittes et bien defendues ...
AS. TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 9 d'addizione, n. 32.

Manoscritto 20
24 giugno 1770
de Laudon
Description des Vallées de Pragelas, et de tous les Cols limitrophes à la France depuis la source de Po jusqu’au Montcenis. De plus une letre de S. E. M.r le Baron de Laudon Général Autriachien, en date du 24 Juin 1770.
... En l'année 1745, que les Ennemis avoient occupé, et rétranché L'Assiette pour n'y étre coupés, avoient porté, et mis au Col de Lauzon une grande garde qui fut attaquée par deux compagnies franches, et par quelques Compagnies de Milice de la plaine du côté du puits ... (p. 16 r.).
... Les Ennemis ont feut occuper en 1745 le Col de Côte Plane, et si etoient rétranchés, soit pour couvrir leur convois, et leurs marches investir le fort d'Exiles, dont ils avoient tenté le siege, soit pour <ou pour> n'être coupés par les dits Cols ... (p. 17 r..).
... Les Ennemis ont pareillement occupé le dit Col [Colle Bourget n.d.a.] en 1745 et s’y etoient aussi rétranchés comme à Côte Plane ... (p, 18v,).
… Le dit col [Colle del Sestrieres n.d.a.] est extremement larg, ... ayant sur le sommet un promontoir, soit petite Colline ... la ditte Colline est divisée en trois sommités isolées, Elles sont appellées Serre des peirilles, les françois les ont occupées en 1745, Et s'y etait retranché pour couvrir leur marche, et convois en descendant à Exilles, de même que leur campement à Champlas du Col prés leur retraite d'Exi1les ... (p. 19 r.)[63]
BRT, Manoscritti Militari 153.5 = 153,14, uguale a: Manoscritti Miscellanei 111,30.

Manoscritto 21
1770
d'Antoni
Reflexions préliminaires de M.r le Commendeur D’Antoni pour dresser un Projet de Defence.
Projet de Defensive pour nos Frontieres depuis Le Mont Genevre au Col de L’Argentiere.
... On trove sur Les hauteurs qui sont entre la Doire et Le Cluson les emplacement suivans pour y tenir des Corps de troupes considerables, et qui peuvent attendre L'ennenmi de pied ferme 1°, L'Assiette, qu'il faut cepandant bien rétrancher ... 2°, La Vallette ... 3°. Le camp de Catinat … Le premier de ces emplacemens couvre Exilles, La Brunette et Fenestrelle ... (p. 1/2).
... Si les françois savent profiter des avantages que La nature du pays Leur fournit, il est bien difficile … qu'ils ne nous surprennent L'investure du Fort d'Exilles en s'avançant à l'Assieta ... Il faut faire deux redoutes sur les butes principales de L'Assiette, et une autre à La Tete du Seran garnies avec du canon, et disposées de façon qu'elles emprechent L'ennemi d'entrer dans Les autres rétranchemens qui doivent aussi etre faits d'avance pour couvrir Le Camp de L'Assiette (p, 6/2).
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 10 d'addizione, n. 1.

Manoscritto 22
1788
S.B, Nicolis de Robilant (firma)
Relation d’une tournée dans les etats du Roi.
... L'Assiette est une hauteur qui domine la Vallée d'Exilles, et cette du Pragelas; ses retranchemens presentent sa tête sur la crête descendant Au col par une tenaille, et ensuite, par un double retranchement en montant, elle communique à la butte plus elevée dite du Seran. Du coté d'Exilles ce Col defend par la montagne des Cravasses; du coté de Fenestrelles par le Vallon des Morts ... (p. 26).
BRT, Manoscritti Saluzzo 644.

Manoscritto 23
1788
S.B. Nicolis de Robilant (firma)
Memoire Militaire sur le Piemont.
... On ne saurais passer sous silence l'endroit celebre de l'Assiette, hauteur qui domine la vallée d'Exilles e de Pragelas, où se donna la fameuse bataille du Col de l'Assiette ... le retranchemen existe en partie et presente sa tête sur la crête, descendans au col par une tenaille et ensuite par un double retranchemens en montan elle comunique à la butte plus elevée dite du Seran ... (p. 46).
BRT, Manoscritti Militari 112.

Manoscritto 24
t. ante q. 1829
Capitani Mariani e Cossato
Etat Major Général. Description des Lignes de défence des Vallées de la Doire Susine et du Cluson et de leurs diramations. Reconnues dans la Campagne de 1829 d’après les instructions de Monsieur le Général Baron de Monthouse par les Capitaines, Chev.rs Mariani et Cossato.
... Par le Col de Blejer passe le Chemin à mulet qui de village de la Rua porte a Salbertrand Sur le Col et a côté du Lac qui verse dans la Doire on trouve encore les restes du chemin que les Armées Gallo-Ispanes avaient fait construire pour conduire l'artillerie pour attaquer les positions de l'Assiette. Ce chemin provenant d'Oulx passait au village de Sauze d'Oulx (*) ... la partie comprise entre le Col de Bleyer et l'Assiette est encore en assez bon état ...
(*) mais le tems l'a fait disparettre en plusieurs endroits et particulierement dans les terres labourées (p. 60).
Position de 1’Assiette
... Des retranchemens en pierres séches et en terre, dont on peut encore trés bien suivre les traces couronnaient autrefois les deux versans de cette partie du contrefort en suivant les sinuosités de la montagne. Entre les retranchemens un Chemin pratequé expré pour la communication des troupes, parcourt tout le sommet du Contrefort ... On voit encore les restes de plusieurs petites redoutes en pierres séches, liéés entr'elles par des retranchemens, destinées a croiser leur feux sur le Col, ou à defendre le crête de la Montagne sur son devant. Ces redoutes devraient être nôtablies ainsi que les baracons qu'elles renferment.
Sur le monticule du Gran-Serin intermediaire entre le Col de l'Assiette et celui du Vallon-Cros ou du Gran Lac, on voit aussi des traces d'une redoute formant un'exagone de 16 pas de côté. La poste dominant le Col de l'Assiette est de la plus grande importance, c'est la resistence prolongée qui à decidé de la fameuse victoire remportée en 1747 par les troupes piemontaises commandèes par le Comte de Briquerasc contre les françaises commandés par le Chev.r de Bellisle ... (pp. 74-75).
BRT, Manoscritti Militari 166.

Manoscritto 25
26 maggio 1836
Câpele (firma)
... On voit, d'après cela, que l'ancienne methôde de camper les troupes, et d' les assurer leurs camps par des retranchements, demeure exclusivement restreinte à la guerre defensive, lorqu'on a faire avec un ennemi superieur en nombre, à defendre le propre pays, et à boucher les avenues, par où il peut penetrer.
Dans ces circostances ... il faût, de necessité, les [les troupes n.d.a.] camper, et couvrir leur camp avec des fortifications de campagne ... Ces sortes de camps retranchès sont d'une grand resource sur les montagnes, dans des endroits, dont le paysage est limite à l'ennemi, car s'ils sont bien gardes sur leurs flanc, ils presentent une resistence trés-difficile à vaincre (dd) quoique defendus par des petits corps de troupes, contre des assailans plus nombreux ...
(dd) Tel fut le retranchement au Col de l'Assiette en 1747 – Tel le camp retranché de l'Aution en 1793 defendu par quattre mille soldats contre vingt mille assaillans, et plus (chap. XIII, p. 77 v.).
BRT, Manoscritti Militari 157b.

Abbreviazioni


  • AS.TO, Corte

Archivio di Stato di Torino, Sezione di Corte, Piazza Castello 209

  • AS.TO, Sez. IV

Archivio di Stato di Torino, Sezione IV, Via Piave 21

  • BRT

Biblioteca Reale di Torino, Piazza Castello 191

Note al testo


[1] Si ricorda che le considerazioni e le proposte ricostruttive qui presenti sono il fruttodi ricerche e discussioni collettive tenutesi fra gli autori e che soltanto la presentazione in ordine cronologico degli argomenti e la necessità pratica della redazione hanno imposto una divisione del lavoro. Si desidera soprattutto ringraziare per la sua iniziativa e la sua costante presenza il generale Guido Amoretti, che ha contribuito con la propria esperienza storico-militare a dirimere questioni interpretative e ricostruttive proprie della logistica delle fortificazioni in esame. Si fa presente che nelle note al testo vengono indicati con il termine Manoscrittoseguito dal numero d’ordine di riferimento, i documenti d’Archivio raccolti nell’Appendice.
[2] Secondo piano, seconda anticamera. Per una trattazione sistematica delle fonti iconografiche relative alla battaglia dell’Assietta A. Signorelli, Assietta. Iconografia di una battaglia, in “Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti” XLVI, 1994, pp. 179-200. Si fa notare che tutte le fonti iconografiche concordano nel rappresentare le difese della Butta come appaiono nel quadro citato. Si coglie l’occasione di ringraziare il dott. Bertana della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte per la sua cortese assistenza e disponibilità durante il lavoro di studio del quadro del La Pegne.
[3] BRT, Inc. IV, 95
[4] Manoscritti nn. 8, 13, 22, 23; E Patria, Due ricerche storiche sull’Assietta. I – La piazza dell’Assietta al tempo della Triplice Alleanza. II – Gli Altovalsusini durante la battaglia del 1747, in “Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano” 1973, pp. 275-358; a p. 348 l’autore pubblica una Breve memoria sulla battaglia dell’Assietta, probabilmente dell’inizio del sec. XIX, che di nuovo, parlando della morte del Belle-Isle cita l’espressione “angle rentrante de la tenaille”.
[5] Si nota infatti che all’estremità della faccia destra del rientrante della ridotta un tratto di muro pare convergere in un punto con angolo saliente; l’aspetto piuttosto ottuso di quest’angolo potrebbe essere determinato da un’esigenza pittorica rappresentativ, che deve adeguarsi alla frontalità del punto di vista principale da Ovest.
[6] Il testo è “Ne’ due angoli della tenaglia, nel ridotto a destra, in quello a sinistra sopra la rupe e finalmente in un’altura pur a sinistra parallela alla tanaglia, sisparava da’ Nostri ad un tempo contro i due corpi della seconda colonna” (G Bartoli, La battaglia del Colle dell’Assietta, Torino 1747, Stanza LIX, nota n. 2).
[7] Cfr. M. Viglino, G. A. Massa, A. Bruno Jr., La cartografia storica, in G. Amoretti, M. F. Roggero, M. Viglino (a cura di), I trinceramenti dell’Assietta 1747-1997, Torino 1997, pp. 121-198, schede n. 12, n. 17; cfr. inoltre l’illustrazione 52 alla fine di questo contributo.
[8] A tal proposito ricordiamo che si iniziò a tracciare sul terreno il percorso dei trinceramenti in 29 giugno 1747, come dice il Manoscritto n. 13 e confermano le prime parole dei Manoscritti n, 14 e n. 15 e il Manoscritto n. 6, che riporta una lettera indirizzata al Conte di Bricherasio (datata al 30 giugno 1747), per render note immediatamente le modalità di pagamento degli impresari e operai impegnati nella costruzione delle fortificazioni. Inoltre A. Alberti, La battaglia dell’Assietta, 19 luglio 1747. Note e documenti, Torino 1902 pubblica un passo delle memorie dell’Abate Pasini, in cui si dice che “le trincee erano senza fossi, senza palizzate e di artiglieria di qualunque genere sprovvedute”. L’assenza di fossato è ribadita anche nella succitata memoria della battaglia pubblicata da Patria cit., p. 348. Riguardo al problema della preesistenza di fortificazioni all’Assietta non si sono reperiti documenti che ne parlino, e neppure che riferiscano di lavori iniziati negli anni precedenti al 1747; sono soltanto noti la ridotta della Cravassa (già esistente nel 1711: Manoscritto n. 1) e i trinceramenti del Colle delle Finestre e Fattieres, realizzati fin dall’agosto del 1709 (M Mensa, Pragelato notizie storiche, Pinerolo 1976, p. 177; Manoscritto n. 1) Tuttavia il Manoscritto n. 20, confermato dal Manoscritto n. 2, parlando dei trinceramenti francesi costruiti lungo la dorsale dal Sestrieres all’Assietta nel 1745, ai tempi della cosiddetta “diversione di Exilles”, riferisce che i Gallo-Ispani avevano occupato e trincerato l’Assietta: la cosa confermerebbe la preoccupazione da parte piemontese di una ripetizione dell’invasione lungo la dorsale (Patria cit., p. 282), tale da indurre a prendere misure preventivegià nell’estate del 1746, progettando i lavori di fortificazione nell’Alta Val Chisone, citati nei Manoscritti n. 3, 4 e 5, e suggerendo al Marchese Balbiano, Governatore di Susa, di accumulare salsiccioni, fascine e legname per “i baraccamenti della Sieta” (Patria cit., p. 283).
[9] AS.TO, Corte, Carte Topografiche Segrete, Assetta e Serano, 15.A.I rosso. È importante far notare che la pianta vuole rappresentare la fortificazione al momento della battaglia. Cfr. Viglino–Massa–Bruno cit. la scheda n. 1. Il riscontro fra il rilievo e l’ipotesi ricostruttiva è illustrato nella Ill. 53 alla fine di questo contributo.
[10] Carta topografica dei Colli … Collezione Gilibert; cfr. Viglino–Massa–Bruno cit. la scheda n. 20. Cfr. inoltre la Ill. 54 alla fine di questo contributo.
[11] Manoscritti n. 14 e n. 15. Alberti cit., p. 95 pubblica il testo di una delle due, quella che egli data al 1747 e che attribuisce al Vedani, e disquisisce sull’eventualità che le tagliate fossero state aggiunte dopo il 19 luglio, concludendo che la natura stessa del terreno obbligava i trinceramenti a creare successive strozzature.
[12] V. Dabormida, La battaglia dell’Assietta. Studio storico, Roma 1891, p. 165; L. F. Peracca, La valle d’Oulx e la Guerra per la Successione d’Austria (1740-1750). La battaglia dell’Assietta (1747), Torino 1909, p. 31; M. Borgatti, Storia dell’Arma del Genio (dalle origini al 1914), Roma 1928-1931, p. 1137; A. Castro, I trinceramenti dell’Assiettanella battaglia del 19 luglio 1747, in Di qua e di là dai monti, savigliano 1975, pp. 283-284.
[13] E. Faldella, La battaglia dell’Assietta, in “Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di san Marciano” 1964, p. 180.
[14] Patria cit., p. 283, p. 325.
[15] M Minola, La gloriosa Assietta, in C. Bocca, C. Centini, M. Crema Giacomasso, M. Minola, Grandi battaglia in Piemonte. Gli event, i personaggi, la visita ai luoghi degli scontri, Cuneo 1993, p. 129, nota n. 5; M. Minola, La battaglia dell’Assietta, Torino 1996, pp. 16-18.
[16] Patria cit., p. 325.
[17] Una copia è conservata alla Biblioteca Reale (Manoscritto n. 8), la relazione è anche pubblicata da Alberti cit., pp. 6-7.
[18] Due copie sono conservate alla Biblioteca Reale (Manoscritto n. 13), la relazione è in parte pubblicata da Alberti cit., p. 85 con collocazioni e titolo diversi.
[19] Bartoli cit., Stanza LX.
[20] Per esempio C. Ratti (Pseudoacrofilo), Un pellegrinaggio all’Assietta. Passeggiata storica, in Miscellanea di Storia Subalpina, Vol. IV, Torino 1880-82, pp. 26-29; V. Turletti, Attraverso le Alpi. Storia aneddotica delle guerre di montagna a difesa dell’Italia (1742-1748), Pavia 1913, pp. 258-260.
[21] Si può aggiungere H. Moris, Operations militaires dans les Alpes et les Appennins pendant la Guerre de Succession d’Autriche, paris 1886, pp. 283-284.
[22] Dabormida cit., p. 165.
[23] Opzione propria della presente ricostruzione.
[24] Manoscritto n. 24; Costa de Beauregard, Memoires historiques sur la Maison de Savoye, Torino 1816, pp. 251-252 ; A. Saluces, Histoire militaire du Piemont, Torino 1818, pp. 531-533 ; D. Carutti, Storia del regno di carlo Emanuele III, Torino 1859, pp. 20-21; Dabormida cit., p. 165; Peracca cit., p. 31; Faldella cit., p. 180; Patria cit., p. 283. Per l’assetto dei muri cfr. le Ill. 55 e 56, alla fine di questo contributo.
[25] supra note nn. 117, 18, 20; il Manoscritto n. 7 indica specificamente l’azione d’attacco con le zappe ai piedi del trinceramento, così come ricorda Moris cit., pp. 283-284.
[26] Patria cit., p. 325, in cui è citata una relazione del Comune di Exilles che rende conto della raccolta ordinata dal Vedani per ammassare “les gazons tant qu’yl en avait pour revetir tous le retranchements”.
[27] supra note nn. 12, 13, 14, 15, 17, 18; il Batoli indica in nota all’espressione “rami attorti” la spiegazione “Ciò che i Franzesi chiamano les saucissons du retranchement”. I salsiccioni erano fasci di rami abbastanza regolari, strettamente legati alle due estremità, per evitare vuoti che permettessero il passaggio delle palle di fucile. Essi sono ben descritti e raffigurati nelle opere del Vauban (Traité des Sièges et de l’Attaque des Placet, Nouvelle Edition Paris 1829, pp. 31-32, Planche 4), sotto la denominazione di “fascines”, dove si indica una lunghezza di 6 piedi per un diametro di 8 pollici (m 1,95´0,35). Cfr., in proposito, Ill. 57 alla fine di questo contributo. Riguardo all’argomento, inoltre, si possono trarre informazioni da M. Z. Hermann, Ramparti. Fortificationfrom the Renaissance to West Point, New York 1992, pp. 48-52, p. 179; D. Chandler, The Art of Warfare in the age of Marlborough, Ipswich 1994, p. 248, p. 263; C. Duffy, Fire & Stone. The Science of Fortress Warfare, 1660–1860, London 1996, pp. 131-134, p. 223. Nel caso dei salsiccioni impiegati all’Assietta si potrebbe ipotizzare una lunghezza di m 2 per un diametro di m 0,37, applicando alle misure del Vauban il valore di m 0,343 attribuito al piede piemontese da costruzione (E. Ferrero, Le campagne di guerra in Piemonte (1703–1708) e l’assedio di Torino (1706). Studi, documenti e illustrazioni, Vol. I, Torino 1907, Introduzione metrologica). I paletti per il fissaggio inoltre, stando al Vauban, dovevano essere lunghi 3 piedi con un diametro di 5 o 6 pollici, perciò in Piemonte circa m 1 di lunghezza per m 0,12 di diametro.
[28] Manoscritto n. 13.
[29] La posizione occupata dalla Butta sulla sommità della dorsale occidentale della Testa dell?assetta che si configura come un leggero pendio erboso facilmente accessibile, ne faceva un obiettivo raggiungibile senza difficoltà da parte dell’assalitore, a differenza di quanto avveniva per altri settori difensivi, sistemati invece sul ciglio di profonde e ripide scarpate. Inoltre, la possibilità di sfruttare come copertura le particolari caratteristiche orografiche del terreno, permetteva ad una colonna avanzante di percorrere gran parte del pendio al riparo dai tiri della difesa, utilizzando le asperità fornite dal terreno fino in prossimità della Butta. Soltanto l’ultimo tratto della china, formato da un’ampia area scoperta caratterizzata da una lieve pendenza, veniva a formare una sorta di spalto naturale, esposto pertanto al tiro incrociato proveniente dalla tenaglia. Infine, come precedentemente accennato, un ulteriore elemento naturale sfavorevole era legato alla presenza, di fronte alla Testa dell’Assietta, a circa cinquecento metri di distanza, di un’altura dalla cui cima, dominante le posizioni piemontesi e sufficientemente spaziosa da permettere la sistemazione di alcuni pezzi d’artiglieria, era possibile battere la Butta.
[30] Cfr. Viglino–Massa–Bruno cit. le schede n. 13 e n. 15. Purtroppo non è possibile quali opere fra quelle eseguite ex novo dopo la battaglia fossero già previste nell’originario progetto del Vedani e non realizzate per l’insufficienza del tempo a disposizione, e quali fossero invece il risultato di riflessioni fatte sulla base delle nuove indicazioni fornite dall’esperienza della battaglia. Pare logico propendere verso la prima ipotesi dal momento che, molto probabilmente, il Vedani non si era lasciato sfuggire l’importanza di tenere determinate posizioni avanzate, la cui occupazione avrebbe messo la Butta in condizioni svantaggiose (Alberti cit., p. 95, nota n. 1).
[31] Tali strutture generalmente definite lunette o frecce (J. Hogg, Storia delle fortificazioni, Novara 1982, p. 251; Herman cit., p. 182; Duffy cit., p. 224) rappresentavano una delle opere più avanzate incontrate dall’attaccante, e si trovavano principalmente alla base dello spalto. Nel nostro caso la difesa dello spalto naturale di fronte alla Butta risponde allo stesso principio.
[32] Cfr. per esempio AS.TO, Corte, Carte topografiche Serie III, (252), Plan de retrenchements et attaque du Col de l’Assiette per les Françaises le 19 Juillet 1747; AS.TO, Corte, Carte Topografice. Raccolte iconografiche dell’Archivio di S. M., 5 – Accampamenti e battaglie, Piano dell’attacco ai Trinceramenti dei Colli dell’Assietta e Serano fatto dalli Gallispani li 19 luglio 1747; BRT, O. V. 121, Plan des retranchements du Col de l’Assiétte & de la Sommité du grand Chareun; BRT, Dis. III, 97, Carta Topografica delle Montagne dalla Sieta alla Valletta, e delle d’esse dalla parte di Pragelato, ed ora con la pianta dei Trinceramenti dal Cavag.e Vedani disegnati e trassati nella Campagna dell’1747; cfr. inoltre Viglino–Massa–Bruno cit. le schede nn. 5, 13, 15, 17.
[33] Cfr. a questo proposito la definizione “Retranchements qui regardent le bas de l’accessible à la dite Butte” data a queste due opere nella mappa in Viglino–Massa–Bruno cit., scheda n. 5.
[34] Le posizioni difensive dette dei Volontari e di riobacon, già ultimate prima della battaglia, oltre a sbarrare l’accesso, rispettivamente sui versanti della Val Chisone e della val di Susa, al Pian dell’Assietta, dovevano impedire l’aggiramento della Butta.
[35] Manoscritto n. 14.
[36] Si confrontino i Manoscritti nn. 14 e 15. Per altre rappresentazioni topografiche si può vedere quanto indicato nella nota n. 32. È bene chiarire che i tracciati tanagliati e le opere a corona servivano spesso ad occupare zone che potevano rivelarsi vantaggiose per il nemico (Hermann cit., p. 178).
[37] I lavori di completamento dell’intero campo trincerato furono portati a termine dopo la battaglia ed occuparono il periodo compreso fra la seconda metà di luglio e l’autunno dello stesso anno. Quest’attività è documentata nel Conto Tesoreria Fabbriche e fortificazioni, relativo al medesimo anno (AS.TO, Sez. IV, Archivio camera dei Conti – Fabbriche e Fortificazioni, Art. 183, Fabbriche e Fortificazioni – Tesorieri Conti n. 14 [1747], cap. VII, p. 50, nn. Ord. 714, 721, 722, 731, 753; cap. VIII, p. 59, nn. Ord. 765, 804, 810, 841, 846, 860, 902, 913, 915, 926, 928; cap. IX, p. 72, nn. Ord. 942, 951, 961, 992, 995, 1039, 1042, 1047, 1048, 1052, 1069, 1071, 1073), in cui si leggono sotto la definizione di “Lavori fatti sulle montagne fra finestrelle ed exilles” oppure con l’indicazione di “trinceramenti sul Colle dell’Assietta” le spese relative ai lavori svolti. Il cantiere, probabilmente, non proseguì oltre il 1747, per il fattoche non solo nello stesso Conto della Tesoreria, al cap. XIII, p. 113, n. ord. 1526, si registrano in data 14 gennaio 1748 Lire 837 come rimborso spese al Capitano Vedani per aver rilevato il tracciato dei trinceramenti, ma anche per il fatto che nel Manoscritto n. 9, p. 40 retro, si affronta il problema della manutenzione delle difese “sendo stati ridotti al loro compimento i trinceramenti”. Nel Manoscritto n. 16 è ribadita la data del solo anno 1747, riferendo come criterio di pagamento l’estimo delle “teppate per ogni trabucco superficiale”.
[38] Un’immagine esplicativa della conformazione di una barriera viene presentata nelle opere del Vauban cit., planche III.
[39] Manoscritti nn. 9, 10, 11 e 12.
[40] Manoscitto n. 9. Un altro manoscritto (n. 24), ci informa, inoltre, che nel 1829 almeno i baracconi erano ancora visibili.
[41] supra nota n. 8.
[42] È necessario ricordare che la realizzazione delle palizzate e di altre opere accessorie in legno, facilmente deperibili, determinavano costi piuttosto elevati, tanto che assai spesso nell’ambito della fortificazione permanente venivano poste in opera solo nell’imminenza dell’assedio (Duffy cit., p. 70); la preoccupazione per la loro salvaguardia, che emerge dai manoscritti nn. 9, 10, 11 e 12, precedentemente citati, è pienamente giustificata anche a causa delle inclementi condizioni climatiche.
[43] supra nota n. 11.
[44] Da quanto si evince dagli scritti del Principe di Brunswick e del Papalino d’Antoni le fortificazioni dell’Assietta avrebbero dovuto trasformarsi in un dispositivo difensivo assai più resistente di quello realizzato nel 1747. In un altro manoscritto (n. 19), di autore anonimo, emerge chiaramente l’idea di trasformare l’Assietta in un caposaldo difensivo tale da costringere il nemico a regolari operazioni d’assedio , scongiurando il pericolo di fortunati colpi di mano.
[45] In particolare, ad esempio, il Principe di Brunswick (Manoscritto n. 17) proponeva di ricostruire integralmente le quattro ridotte a pianta quadrata, una delle quali alla testa dell’Assietta, dotando ognuna di un cammino coperto e di una propria polveriera. Veniva ribadito dunque per il settore avanzato della difesa il ruolo fondamentale della vecchia Butta dei Granatieri, del quale troviamo conferma nella tesi del Papalino d’Antoni (Manoscritto n. 21), che la vedeva munita addirittura di due ridotte.
[46] Essa è presente, infatti, sulla carta topografica del Gola nel 1793 (cfr. Ill. 54 alla fine di questo contributo), ma non compare ancora, per esempio, in quella datata all’aprile del 1748 cui fa riferimento il Manoscritto n. 15. La mappa è in BRT (Dis. III, 97; supra nota n. 32). Rappresenta probabilmente la redazione finale del rilievo realizzato dal Vedani nel 1747, per il quale è noto il rimborso al Vedani stesso (supra nota n. 37) ed i pagamenti per i “trabuccanti” (AS.TO, Sez. IV, Camerale, Art. 183, Fabbriche e Fortificazioni – Tesorieri Conti n. 14 [1747], cap. IX, p. 72, n. 979). La stessa struttura figura inoltre, isolata da interventi successivi, in due mappe che devono pertanto riferirsi alla fase compresa nell’arco cronologico in esame. Cfr. Viglino–Massa–Bruno cit. le schede n. 17 e n. 15. Per le immagini cfr. l’Ill. 52 alla fine di questo contributo e le immagini di cui alle schede citate nella raccolta della cartografia storica.
[47] Nella mappa essa viene convenzionalmente indicata con una serie di punti che rappresentano i singoli elementi lignei che la compongono. Nel XVI e nel XVII secolo la palizzata veniva sovente disposta lungo il ciglio superiore del cammino coperto, in posizione tale da essere quasi subito danneggiata dalle artiglierie avversarie. Dai tempi del Vauban in avanti, i singoli elementi della palizzata vennero infissi direttamente nella banchina di tiro, cioè lungo il lato interno del parapetto, dal quale sporgevano per un’altezza sufficiente a proteggere i tiratori appostati lungo la stessa. Cfr. Ill. 58 alla fine di questo contributo.
[48] La presenza del saliente centrale, che formava una piccola piazzola interna, in opposizione al rientrante della tenaglia conferma quella che era ormai da tempo una regola tradizionale della fortificazione, qui riprodotta in scala minore, e l’identificazione dell’opera come cammino coperto. In tutte le fortificazioni infatti, dove il cammino coperto descriveva un angolo rientrante, ad esempio fra un bastione e un rivellino, veniva realizzata una “piazza d’armi rientrante”, il cui parapetto aggettante verso l’esterno formava un saliente dalla pianta a V, aperto alla gola (Duffy cit., pp. 69-71).
[49] Non è possibile stabilire tuttavia se gli scritti del principe precedano la realizzazione dell’opera o viceversa quest’ultimaabbia potuto offrire suggerimenti per le proposte di ristrutturazione.
[50] Anche i camminamenti di comunicazione fra i due livelli della Butta risultarono meglio definiti in seguito a questa operazione. Cfr. Ill. 54 alla fine di questo contributo.
[51] La tenaglia inferiore conserva immutato l’assetto planimetrico rilevato per le fasi precedenti; il suo fianco settentrionale, in particolare, rimane assolutamente invariato rispetto al 1747, a causa dell’orografia del sito che strapiomba verso il Vallone di Riobacon.
[52] È molto probabile che il fossato avesse subito interventi di regolarizzazione, anche se alla fine non doveva risultare eccessivamente profondo per la natura rocciosa del terreno. Infatti nella pianta del Gola esso risulta molto ben delineato con limiti tracciati in modo preciso, cosa che invece nella mappa dell’AS.TO precedentemente citata (supra nota n. 46; Ill. 52) non avveniva.
[53] La ridotta, rivestita interamente in legno, viene così definita su una copia della mappa del Gola, datata al settembre 1882. Cfr. Viglino–Massa–Bruno cit. la scheda n. 21. Si intende per cavallo di frisia “un ostacolo a forma di barricata dotato di spunzoni metallici, rivolti verso il nemico” (Hogg cit., p. 53; inoltre Hermann cit., p. 177)
[54] Duffy cit., p. 53.

Note alla documentazione archivistica


[55] Per ciascun documento sono riportati nell’ordine data, autore, titolo, brani significativi del testo, collocazione archivistica. Vedere le abbreviazioni alla conclusione del contributo.
[56] Nello stesso fascicolo in cui si conserva questo dispaccio vi sono due lettere, una in copia, scritta dal Capitano de Rouzier, comandante della Milizia Valdese, e dal Governatore di Pinerolo Vassallo de Morgenex, l’altra autografa del Bogino, datate rispettivamente 6 agosto e 8 agosto 1746, in cui si parla della necessità di costruire nuovi trinceramenti fra i Colli del Pis (Puis) e dell’Albergian; il contenuto del presente dispaccio allude alle fortificazioni di Fenestrelle, come dimostra una copia di esso, conservato in AS.TO, Sez. IV, Regia Segreteria di Guerra, Lettere di S. M. all’Intendente Generale delle Fortificazioni e Fabbriche Militari (1740-1797), scaff. 1, cas. 5, p. 4, in cui compaiono i preventivi di spesa riferiti alle “Fortificazioni Superiori” e alle “Fortificazioni Inferiori” di Fenestrelle.
[57] L’originale è stato trasmesso dalla Segreteria di Guerra al Sig. Conte di Bricherasio.
[58] Altre copie:
- 21 luglio 1747
Relation de la victoire remportée par les Troupes Piemontoises et Imp.les sur les François le 19 Juillet 1747, lorque ceux-ci sont venus attaquer les retranchemens qui couvroient Exilles et fenestrelles. Envoyée aux Ministres du Roy dans les Cours etrangeres le 22 et 26 Juillet 1747
in particolare l’introduzione è diversa: A Turin le 21. Juillet 1747. Le Chevalier Panissiere Major du Regiment de Casal, arrivé hier matin, a apporté au Roy la nouvelle de l’avantage remporté le 19 sur les françois par les Troupes Piemontoises et Imperiales aux retranchemens sur les hauteurs d’Exilles, avec le detail suivant […]
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 8 d'addizione, n. 14;
- 21 luglio 1747
19 Juillet 1747. Relation de l’affaire du Col de l’Assiette
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 8 d'addizione, n. 14.
[59] Altre Copie:
- 11 settembre 1747
Al S.r Vass.o Miglijna
in particolare si tratta di copia del documento citato conservata nell’archivio della Segreteria di Guerra e dotata di una parte ulteriore dedicata alle fortificazioni di altre località
AS.TO, Sez. IV, Regia Segreteria di Guerra. Lettere di S. M. all’Intendente Generale delle Fortificazioni e Fabbriche Militari, scaff. 1, cas. 2, p. 6.
[60] Altre copie:
- t. ante q. 1747
Relation de la Campagne du 1747 ou journaliér d’un officier de l’Etat major de l’Armée
BRT, Manoscritti Militari 20.
[61] Si tratta di una minuta, quanto meno nelle parti dedicate ai trinceramenti dell’assietta e in quella finale ; manca pertanto la firma, ma la calligrafia assomiglia a prima vista a quella delle memorie sottoscritte dal Miglijna.
[62] Nelle due pagine precedenti si dice : «quelque bonne redute, ou fortin à 4 ou 500 hommes, ces ouvrages seroient maçonnés, casamattés, avec chemin couvert, et des contremines, garnìs de quelques piéces de fer …».
[63] Altre copie:
- t. ante q. 1770
BRT, Manoscritti Militari 153.14;
- t. ante q. 1770
BRT, Manoscritti Miscellanei 111,30;
- t ante q. 1770
Description de la Valée du Cluson
AS.TO, Corte, Materie Militari, Imprese Militari: Mazzo 9 d'addizione, n. 24.

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