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Sulla prima uniforme e lo stemma dei Dragoni di Piemonte

Pubblicazioni > Articoli e contributi > Età Moderna


da «Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di San Marciano», 1995 (1998), pp. 75-81

Roberto Sconfienza


SULLA PRIMA UNIFORME E LO STEMMA
DEL REGGIMENTO DRAGONI DI PIEMONTE


ILLUSTRAZIONI

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TESTO


E' conservato a Torino, presso la Galleria Sabauda, un dipinto dell'inizio del sec. XVII, raffigurante l'allegoria della provincia di Susa[1]; si tratta di una figura femminile stante, vestita di color rosato, con uno scialle nero sulle spalle, e drappeggiata da capo a piedi con un manto giallo. La fascia azzurra della Casa di Savoia cinge la donna sotto il seno; il braccio sinistro, parallelo al torso, fa da appoggio ad uno stemma di forma ovale con cornice dorata, raffigurato in scorcio e sorretto dalla mano sinistra. Su di esso si riconoscono i colori e le armi di Susa: due torri, una rossa e una bianca, rispettivamente in campo bianco e rosso. Alle spalle della figura femminile, che poggia i piedi su quinte di terreno roccioso, si scorgono l'arco augusteo di Susa e le montagne; ai piedi invece sono rappresentate le allegorie dei due fiumi della valle.
Una pubblicazione dell'inizio del secolo[2] riporta due verbali del consiglio comunale di Susa del 14 Aprile 1581, conservati presso l'Archivio comunale della città, ed altri documenti, che con il dipinto della Galleria Sabauda completano le notazioni relative ai colori della città.
Il primo verbale ricorda che Susa ebbe una propria bandiera fin dal 1561, realizzata in occasione della visita del Duca Emanuele Filiberto di Savoia. L'insegna fu, dal 1561 al 1581, nelle mani di importanti famiglie della città, i cui membri erano ufficiali o, probabilmente, comandanti delle genti d'arme urbane[3]; dal 1581 la bandiera venne conservata nel Palazzo del Comune.
Nel secondo documento[4] vengono elencati i colori dell' "... Insegna della Comunità di Susa, gialda, rossa et negra ..." e si indica esplicitamente il grado di alfiere dell'ultimo custode, Lorenzo Bardassano[5].
Quanto allo stemma della città, sempre la stessa pubblicazione[6] riporta la descrizione redatta da Francesco Pingone (1525-1582): " in bipartito scuto, prima parte argentea turris rubra, secunda parte rubra turris argentea"[7]. Nel sec. XVIII lo stemma pare non aver subito cambiamenti rispetto all'assetto precedente; nel 1840 venne pubblicato con corona marchionale[8].
Venendo all'argomento principale, è noto che lo stemma del Reggimento Dragoni di Piemonte, oggi Nizza Cavalleria (I°), era quello della città di Susa e corrispondeva ad una delle numerose "pezze di possesso", che Vittorio Amedeo II trasse dal proprio grande stemma, per assegnarle a ciascun reggimento dell'armata[9]. Ma un'osservazione, forse più interessante, in quanto complementare alla questione dello stemma, è relativa ai colori della prima uniforme del reggimento; i "Dragons Jaunes" erano così chiamati per via del giustacorpo di colore giallo, corredato da mostre di panno nero, come si legge nell'atto di capitolazione approvato e firmato il 4 Luglio 1690 da Vittorio Amedeo II[10]. Completavano la divisa un mantello rosso e un paio di pantaloni presumibilmente rossi; la veste non è ancora citata nell'atto della prima levata[11].
Dunque i colori portati dai Dragoni erano il giallo, il nero, il rosso, gli stessi presenti sull'antica bandiera segusina dal 1561 e caratterizzanti l'abbigliamento della raffigurazione allegorica alla Galleria Sabauda. Pare evidente che esista nell'insegna e nei colori del Reggimento un riferimento insistente alla città di Susa ed al suo apparato araldico.
E' bene innanzitutto chiarire che l'indicazione dei colori giallo e nero per il giustacorpo e rosso per il mantello è presente nella seconda parte dell'atto di capitolazione del 4 Luglio 1690, concernente le incombenze a carico del colonnello e dei capitani; si tratta delle condizioni aggiunte, per volontà di Vittorio Amedeo II, al memoriale per dodici capi redatto e presentato al Duca stesso dal Conte di Macello nel Giugno del 1690, ancora privo evidentemente delle formule di approvazione di S.A.R.[12]. E' verosimile che i colori siano stati scelti nello stesso mese di Giugno dal Duca di Savoia in accordo con il colonnello fondatore, essendo il primo il sovrano approvante e fruitore dell'iniziativa, il secondo il contribuente principale alle spese della levata e il gentiluomo che avrebbe dato il nome al Reggimento[13].
Il motivo per cui, in quell'anno, si sia deciso di qualificare e vestire un Reggimento di Dragoni nella maniera descritta, con le chiare allusioni conseguenti, va certamente collegato al fatto, che un centro delle dimensioni e dell'importanza di Susa doveva essere adeguatamente rappresentato anche nell'araldica militare.
Si potrebbe tuttavia individuare una ragione ulteriore in un legame forse esistente fra la famiglia Solaro di Macello e la città di Susa. E' possibile recuperare un primo indizio, tenendo conto che il Conte Antonio Bonifacio Solaro di Macello, fondatore dei "Dragons Jaunes", appartenne ad un ramo secondario della famiglia Solaro di Moretta, il cui feudo, appunto Moretta, sulla via fra Torino e Saluzzo, era già nel sec. XI una "morra" (parva mora = moretta) dell'itinerario benedettino fra Lombriasco-Carignano e Susa-Novalesa[14]. Inoltre il ramo dei Solaro di Macello si distinse dai Moretta al momento in cui, nel 1396, Filippo Solaro di Moretta acquistò il castello di Macello da Antonio Savio di Susa, con il titolo di Conte; perciò il feudo che dava il nome al casato del fondatore del Reggimento era, immediatamente prima dell'acquisto da parte dei Solaro, nell'orbita dei domini di un nobile segusino[15]. Fu poi il figlio di Filippo, Bonifacio, che nel 1419 ricevette l'investitura feudale per tutti i suoi domini, compreso il castello di Macello, dal Duca Ludovico di Savoia, innaugurando la secolare tradizione di fedele servizio della famiglia alla dinastia sabauda[16]. Per dovere di cronaca, è interessante, inoltre, notare la similitudine delle carriere dei Conti Bonifacio e Antonio Bonifacio di Macello; il primo, non solo nel 1449 ricevette il governo delle valli di Perosa e la soprintendenza alle fortificazioni di Pinerolo[17], ma già prima, nel 1447, fu nominato da Ludovico di Savoia "Commissario della Cavalleria" col grado di capitano, incarico simile a quello conferito poi al Conte Antonio Bonifacio, che, nel 1684, divenne, per volontà di Vittorio Amedeo II, "Luogotenente generale dei Dragoni".
Questo filo conduttore, che pare emergere da antichi legami con le vicende dei Solaro di Macello e stare anche forse a fondamento delle scelte in materia di colori ed insegna del nuovo Reggimento, va a parare presso un'altra città piemontese, Asti. Laggiù, il 28 Luglio 1690, si svolse il primo "rendez vous" del Reggimento Dragoni di Piemonte, i cui effettivi, presenti per l'occasione, contavano ventisette ufficiali, sedici sottoufficiali, otto tamburi, duecentoquarantatre dragoni[18].
Pare effettivamente proponibile che il Conte di Macello, e non altri, abbia scelto la città di Asti, essendo essa indicata come luogo per la "prima mostra" al punto dodicesimo del memoriale per la levata del Reggimento, redatto dal Conte stesso[19]. La scelta può essere giustificata dal fatto che la famiglia Solaro apparteneva, in origine, al patriziato astigiano e soltanto dalla seconda metà del sec. XIV la ritroviamo insediata nel feudo di Moretta[20].
In conclusione, è verosimile che, al momento in cui il Conte Solaro di Macello istituì il suo Reggimento di Dragoni[21], esso fu caratterizzato in modo da evocare Susa, una delle più importanti città degli Stati del Duca, nonché porta del Piemonte, aperta verso la Savoia; d'altro canto fu al Principato di Piemonte che si dedicò il nome del Reggimento. Inoltre, pur nella consapevolezza che le notizie presentate precedentemente sembrano soltanto adombrare una realtà di riminescenze storiche, sottesa alla fondazione del Reggimento, ma non hanno l'autorità di argomentazioni probanti, si può pensare che il colonnello fondatore volle riunire, per la prima volta, il nuovo Reggimento nell'antica città d'origine del suo casato, legato in qualche modo anche a Susa. L'uniforme, infine, riprodurrebbe i colori della bandiera di Susa, presenti anche, ed evidentemente ammirabili nel 1690, sul dipinto, oggi alla Galleria Sabauda, e che furono portati dagli alfieri della milizia segusina, all'origine anch'essa, come molte altre compagnie simili, dell'esercito sabaudo[22].

Abbreviazioni bibliografiche


BARETTA 1980:
BARETTA ERNESTO, Baudunasca. Storia della nostra terra e della nostra gente, e cenni storici su Macello, Buriasco e San Luigi, Cavour 1980.

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BIANCO DI SAN SECONDO ERNESTO, Il Conte Antonio Bonifacio Solaro di Macello, fondatore dei Dragoni di Piemonte. Notizie e carteggi, Torino 1928.

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BRANCACCIO 1922:
BRANCACCIO NICOLA, L'esercito del vecchio Piemonte (1560-1859). Sunti storici dei principali corpi, Roma 1922.

BRANCACCIO 1923:
BRANCACCIO NICOLA, L'esercito del vecchio Piemonte (1560-1859). Gli Ordinamenti. Parte I. Dal 1560 al 1814, Roma 1923.

CHIAPUSSO 1907:
CHIAPUSSO FRANCESCO, Susa. Bandiera e stemma della città, Susa 1907.

CORONA 1982:
CORONA PALMIRO, La città di Asti e il Nizza Cavalleria, un legame da non dimenticare, in: “Il Platano”, ANNO VII, 1982.

CRAVERI 1893:
CRAVERI GIOVANNI, Biografie di Morettesi illustri, Torino 1893.

FERRERO 1907:
FERRERO ERMANNO, Le campagne di guerra in Piemonte (1703-1708) e l'assedio di Torino (1706). Studi, documenti e illustrazioni, Torino 1907.

FIORA 1971:

FIORA PAOLO EDOARDO, Bandiere in Piemonte. Documentazione storica, Torino 1971.

GENTILE 1993:
GENTILE LUISA CLOTILDE, APPENDICE VII. Lo stemma di Susa e la Porta Savoia, in, La Porta del Paradiso. Un restauro a Susa, a cura di Liliana Mercando, Torino 1993, pp.361-364.

GERBAIX DE SONNAZ 1911:
GERBAIX DE SONNAZ CARLO ALBERTO, Bandiere stendardi e vessilli di Casa Savoia, dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861), Torino 1911.

GOBETTO 1946:
GOBETTO TERESA, Il Comune di Moretta, Tesi di Laurea (Anno Accademico 1945-1946).

GRIMALDI 1963:
GRIMALDI EMILIO, Un secolo di uniformi per i Dragoni di Piemonte (1690-1798), in: “Armi Antiche. Bollettino dell’Accademia di san Marciano” 1963.

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1° GRUPPO SQUADRONI CORAZZATO "NIZZA CAVALLERIA", Nicaea fidelis. Trecento anni di storia di Nizza Cavalleria, Roma 1990.

PULETTI 1973:
PULETTI RODOLFO, Caricat. Tre secoli di storia della Cavalleria, Bologna 1973.

RICCHIARDI 1989:
RICCHIARDI ENRICO, Il costume militare sabaudo. Vol 1°, Carlo Emanuele III (1730-1773), Torino 1989.

Note


[1].Il dipinto (olio su tela) è opera di Pier Francesco Mazzuabelli, detto il Morazzone (Morazzone 1571 - Piacenza 1626). Eseguito a Milano, fu commissionato da Carlo Emanuele I per la sala delle Provincie del palazzo ducale, in cui si potevano apprezzare diciotto allegorie, raffiguranti le suddivisioni degli Stati del Duca di Savoia fra il 1618 e il 1623.
[2].CHIAPUSSO FRANCESCO, Susa. Bandiera e stemma della città, Susa 1907.
[3].CHIAPUSSO 1907 op.cit., p.III, in cui si indicano i nomi dei conservatori della bandiera, che sono, in ordine cronologico: Claudio Porterio, Gaspardo Vista, Lorenzo Bardassano. Vale la pena ricordare che l'uso di conservare le insegne in casa del tenente-colonnello era assai diffuso nell'ambito dell'esercito sabaudo a partire dal 1715, per quanto concerne i Reggimenti provinciali, che non avevano un aquartieramento fisso nelle caserme (RICCHIARDI ENRICO, Il costume militare sabaudo. Vol 1°, Carlo Emanuele III (1730-1773), Torino 1989, p.15).
[4].CHIAPUSSO 1907 op.cit., p.V.
[5].Nel documento si specifica che il Bardassano ricevette il grado di alfiere dal capitano Francesco Sollaro e che nel 1581, al momento della consegna del vessillo, presso il Palazzo Comunale, avrebbe mantenuto il suo grado con l'approvazione dei sindaci e dei soldati della Milizia di S.A. e avrebbe portato la bandiera là dove le genti d'arme fossero scese in campo.
[6].CHIAPUSSO 1907 op.cit., pp.V-VII.
[7].Il Chiapusso riporta l'opinione di un altro antico studioso, il Della Chiesa, secondo il quale le torri avrebbero rappresentato il Moncenisio e il Monginevro, a guardia dei cui passi vigilavano i Marchesi di Susa. Secondo il Chiapusso, invece, lo stemma rappresenta la porta romana che si affaccia attualmente su Piazza Savoia; egli basa le proprie affermazioni in conseguenza ad una ricognizione autoptica su verbali comunali segusini del 1640, su cui era presente il disegno dello stemma cittadino, eseguito dal redattore del verbale, il segretario comunale, notaio Giuseppe Rana, e conforme alla codificazione dello stemma, stabilita nelle ordinanze comunali del 1613, relative all'argomento. In questi verbali e nel disegno del 1640, le due torri sono unite da un arco sormontato da una croce e sovrastante un ponte levatoio, così come doveva presentarsi Porta Savoia all'inizio del sec. XVII; una conferma verrebbe pure dalle tre finestre disegnate per ciascuna torre, pari a quello delle torri di Porta Savoia nel '600. Lo stesso numero di finestre è anche rappresentato sullo stemma del dipinto della Galleria Sabauda. Recentemente le affermazioni del Chiapusso sono state contestate in nome del fatto che la stilizzazione dei disegni impedisce, in realtà, di identificare il disegno con un tratto preciso della fortificazione segusina (GENTILE LUISA CLOTILDE, APPENDICE VII. Lo stemma di Susa e la Porta Savoia, in, La Porta del Paradiso. Un restauro a Susa, a cura di Liliana Mercando, Torino 1993, p.361).
[8].CHIAPUSSO 1907 op.cit., p.VIII.
[9].FERRERO ERMANNO, Le campagne di guerra in Piemonte (1703-1708) e l'assedio di Torino (1706). Studi, documenti e illustrazioni, Torino 1907, VOL I, pp.XLIV-XLVI; GERBAIX DE SONNAZ CARLO ALBERTO, Bandiere stendardi e vessilli di Casa Savoia, dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861), Torino 1911, p.34; BRANCACCIO NICOLA, L'esercito del vecchio Piemonte (1560-1859). Sunti storici dei principali corpi, Roma 1922, p.240, in cui si ricorda anche la data di fondazione e la prima denominazione del Reggimento; GRIMALDI EMILIO, Un secolo di uniformi per i Dragoni di Piemonte (1690-1798), in: Armi Antiche 1963, p.186 e p.202; 1° GRUPPO SQUADRONI CORAZZATO "NIZZA CAVALLERIA", Nicaea fidelis. Trecento anni di storia di Nizza Cavalleria, Roma 1990, p.721, in cui, a proposito dello stemma, si citano FERRERO 1907 op. cit. e GERBAIX DE SONNAZ 1911 op. cit. . Lo stemma del Reggimento compare, per la prima volta su un documento ufficiale, il 20 Maggio 1692, in appendice ad un editto sui disertori, che porta le rappresentazioni degli stemmi dei Reggimenti, da riprodurre sui sigilli per i lasciapassare (GENTILE 1993 op. cit., p.363); la tavola con gli stemmi è riprodotta in: FERRERO 1907 op. cit., p.XLV, tav.III, e in FIORA PAOLO EDOARDO, Ipotesi evolutiva della bandiera dall'origine ai giorni nostri, in, Bandiere in Piemonte. Documentazione storica, Torino 1971, p.42.
[10].BOSI PIO, Il Reggimento di Cavalleria Nizza (I), 1690-1890, Milano 1890, pp.283-286; GRIMALDI 1963 op.cit.,p.187; PULETTI RODOLFO, Caricat. Tre secoli di storia della Cavalleria, Bologna 1973, p.16. In queste fonti è pubblicato il "Memoriale a capi con risposte di S.A.R. per la levata di un reggimento di Dragoni, proposto dal Conte di Macello", conservato presso l'Archivio di Stato di Torino. In: GRIMALDI 1963 op.cit., p.191 nota n.10, si cita un altro documento, del 1747, conservato all'Archivio di Stato di Torino (H-VIII-53), in cui si ricordano i colori giallo e nero come caratteristici della prima divisa dei Dragoni di Piemonte.
[11].BRANCACCIO NICOLA, L'esercito del vecchio Piemonte (1560-1859). Gli Ordinamenti. Parte I. Dal 1560 al 1814, Roma 1923, p.201; GRIMALDI 1963 op.cit., p.192. Per quanto concerne il colore rosso del mantello, la notizia è riportata nell'atto della prima levata (supra nota n.10): "... un mantello di panno rosso ..."; invece, nello stesso documento, non si fa menzione del colore dei pantaloni, denominati "calze", ma si specifica: "... a dosposizione del Colonnello ...", cioé il colore poteva essere scelto dal Conte di Macello ed è verosimile che egli abbia optato per il rosso in coerenza con il mantello.
[12].Il documento è pubblicato in: BIANCO DI SAN SECONDO ERNESTO, Il Conte Antonio Bonifacio Solaro di Macello, fondatore dei Dragoni di Piemonte. Notizie e carteggi, Torino 1928, pp.22-23, e conservato presso l'Archivio di Stato di Torino. Il Bianco di San Secondo (1928 op.cit., p.22) indica anche: DUBOIN, Raccolta di Leggi ed Editti, Vol.XXVIII, Tomo 26°, pp.111-113.
[13].I Dragoni di Piemonte, oltre all'appellativo di "Dragons Jaunes", portarono, almeno per i primi anni di vita, anche quello di "Dragons de Masel" (GRIMALDI 1963 op.cit., p.186).
[14].GOBETTO TERESA, Il Comune di Moretta. Tesi di Laurea (Anno Accademico 1945-1946), Torino 1946, p.3.
[15].Nella prima metà del sec. XIV, il castello di Macello fu di proprietà di Caterina di Vienna. Nella seconda metà del secolo Giacomo d'Acaja tolse il castello ad un tal Francesco di Macello e lo consegnò ad Antonio da Romagnano, ma nel 1373 Francesco con l'aiuto dei Visconti riconquistò il feudo. Tuttavia ben presto Francesco di Macello passò la proprietà ad Antonio Savio di Susa, che a sua volta lo alienò a Filippo Solaro di Moretta (BARETTA ERNESTO, Baudunasca. Storia della nostra terra e della nostra gente, e cenni storici su Macello, Buriasco e San Luigi, Cavour 1980, p.107).
[16].CRAVERI GIOVANNI, Biografie di Morettesi illustri, Torino 1893, pp.120-121; BIANCO DI SAN SECONDO 1928 op.cit., pp.17-18.
[17].BIANCO DI SAN SECONDO 1928 op.cit., p.18.
[18].BOSI 1890 op.cit., pp.283-286; GRIMALDI 1963 op.cit., p.187 e nota n. 6; CORONA PALMIRO, La città di Asti e il Nizza Cavalleria, un legame da non dimenticare, in: Il Platano, ANNO VII, 1982, pp.105-109; in queste fonti è pubblicato un documento che ricorda l'avvenuto "rendez vous", presso la città di Asti, titolato: "Stato della forza del Reggimento Dragoni di Piemonte, quale si trovava alla prima mostra passata dall'Uffizio del Soldo, lì 28 Luglio 1690 in Asti" e conservato presso l'Archivio di Stato di Torino.
[19].Memoriale poi approvato da Vittorio Amedeo II nel Luglio 1690: vd. supra p.4 nota n.12.
[20].L'antica famiglia astigiana dei Solari, intorno all'inizio del sec. XIV dovette lasciare Asti, in seguito a lotte civili; i tre figli di Antonio Solari, Bonifacio, Stefano e Marchetto, rifugiatisi col padre in Lorena, vendettero i feudi francesi e ritornarono in Piemonte acquistando nel 1362, insieme allo zio Agostino, il castello di Moretta, come consignori, dopo il consenso del Conte Verde. Il 17 Agosto 1362 la famiglia Solaro ricevette dal Conte di Savoia il diploma di infeudazione, in cui è ben specificata l'origine astigiana del casato. Fu il primogenito di Bonifacio, Filippo, ad acquistare il castello di Macello (vd. supra pag.5 e nota n.15)
[21].Egli tenne il comando del Reggimento per meno di un anno e lo lasciò il 10 Febbraio 1691, quando divenne colonnello del Reggimento Dragoni di Sua Altezza Reale, in seguito ad una sua espressa preferenza, confermata in una lettera dell'1 Febbraio 1691 (BIANCO DI SAN SECONDO 1928 op.cit., pp.27-28), conservata presso l'Archivio di Stato di Torino e indirizzata a Vittorio Amedeo II; il Duca infatti aveva offerto al Conte il comando di un nuovo Reggimento a scelta.
[22].BRANCACCIO 1923 op.cit., pp.25-28 e pp.39-42; PULETTI 1973 op.cit., pp.13-14. Erano definite "genti d'arme" le compagnie montate che, dalla seconda metà del sec. XVI, ancora armate di spada e mazza ferrata e protette da armatura, dettero origine alla Cavalleria pesante d'ordinanza; concorsero alla formazione dell'arma anche le Milizie a cavallo paesane e feudali. In particolare i Dragoni erano reclutati per atto di capitolazione e non dalle file della Milizia paesana, per coscrizione comunale, come la futura Cavalleria pesante. Se c'è perciò un ricordo della Milizia di Susa nell'aspetto esteriore dei Dragoni di Piemonte, esso non va oltre l'evocazione della tradizione ed è slegato da una derivazione effettiva di questo Reggimento da quella specifica compagnia di armati.

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